Archive for Aprile, 2011

Apr 29 2011

“DOTTORESSA, IO NON SONO NORMALE!”

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia


La possibilità di essere se stessi, che è alla base di una sana autostima, si conquista sentendosi bene con i propri pensieri e con i propri sentimenti.

Qualsiasi essi siano.

Purtroppo, però, noi psicologi ci troviamo spesso davanti ad una sconcertante richiesta: i pazienti vogliono essere aiutarti a cancellare le loro emozioni per arrivare a non provarle più.

Raccontano di sentirsi diversi dagli altri proprio a causa di ciò che provano.

Giudicano eccessiva e sbagliata, la loro emotività.


“Aiutami a essere normale. Voglio essere come tutti gli altri!” ci chiedono pieni di dolore e di speranza.

Mi è capitato spesso durante la pratica clinica.

Tante persone approdano al mio studio disperate e arrabbiate con se stesse, pronte a disfarsi di una sensibilità che ai loro occhi appare sbagliata o, peggio, malata.

IO NON SONO NORMALE


“Dottoressa io non sono normale… spesso, quando guardo il telegiornale, mi viene da piangere”.

Angela mi guarda con i grandi occhi azzurri colmi di disapprovazione per se stessa.

E’ imbarazzata e preoccupata.


La ascolto senza commentare.

“… e non è solo il TG, mi succede anche con le amiche o addirittura con gente che non conosco. Basta che qualcuno mi racconti qualcosa e tac… io scoppio a piangere”

Fa un gesto con le mani come se aprisse una scatola e tutte le lacrime del mondo ne saltassero fuori.

“L’altro giorno ero al lavoro,” continua “una collega mi ha raccontato che è stato investito il suo cane ed io… mi sono dovuta allontanare con una scusa!

Altrimenti mi sarei messa a piangere. E le assicuro che non era proprio il caso!”

“Perché non era proprio il caso?” indago, alla ricerca di una spiegazione capace di convincermi che la comprensione e la condivisione del dolore degli altri siano qualcosa di così insopportabile e sbagliato.

“Perchèèèèè…?!!!!!” Angela sgrana gli occhi e mi guarda esterrefatta, sorpresa dal mio non capire quelle ragioni per lei fin troppo ovvie.

“Perché ho il cuore troppo tenero. Perché mi commuovo sempre, anche quando vorrei essere tutta d’un pezzo. Perché mi preoccupo per gli altri e finisco per dimenticarmi che dovrei pensare prima di tutto ai miei interessi. Perché non sono competitiva e per questo non riesco a fare carriera!” esclama tutto d’un fiato.

Poi tace, in attesa del mio consenso.

Cosa non va in queste cose?

Credo che se tutti fossero sensibili, capaci di provare emozioni e di comprendere gli altri, pronti a cooperare invece che a competere, il mondo sarebbe migliore.


Eppure i portatori di queste straordinarie caratteristiche vogliono disfarsene, per trasformarsi in esseri cinici senza un cuore, adatti a vivere in un mondo che, così facendo, corre soltanto verso la propria distruzione.

L’amore, le emozioni e la sensibilità non sono mai da curare.

Nella loro accettazione, espressione e valorizzazione sta il segreto della salute e la via per costruire un mondo più sano.

Il movimento Io non sono normale: IO AMO cerca di dare riposta a questa disperata (e ingiustificata) richiesta d’aiuto.




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Apr 28 2011

SPOSTARE IL PUNTO DI VISTA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

In tanti anni di attività professionale ho potuto verificare l’esistenza di una struttura di personalità che appare quasi “geneticamente” predisposta a spostare con agilità e disinvoltura il proprio punto di vista e che per questo motivo diventa molto empatica e creativa. Ho chiamato questa tipologia: personalità creativa.


Coloro che hanno una personalità creativa si rivolgono frequentemente a uno psicologo. Infatti, queste persone incontrano molta sofferenza quando sono costrette a vivere in ambienti che non le riconoscono e non le comprendono. E siccome viviamo in un mondo che sembra strutturato apposta per colpevolizzare la creatività e l’empatia, purtroppo, questo succede frequentemente.

Con la parola creatività intendo: la capacità di vedere le cose da tanti punti di vista contemporaneamente. E non una qualche abilità artistica, musicale o poetica. In questo senso, essere creativi significa avere anche una grande empatia.

L’empatia, infatti, è la capacità di comprendere i vissuti e le emozioni degli altri. E per capire gli altri… bisogna saper spostare il proprio punto di vista!

Ecco perché empatia e creatività spesso si trovano insieme.

Ma queste abilità sono difficili da gestire quando si è ancora piccoli, perciò coloro che hanno una personalità creativa durante la crescita attraversano momenti di crisi e di malessere psicologico.

Infatti, se un bambino è creativo, spontaneamente vede e sente le cose in tanti modi diversi. Ma più è piccolo e più è egocentrico. Tanti punti di vista tutti insieme non vanno d’accordo con l’egocentrismo infantile e finiscono spesso per creare confusione e insicurezza!


Francesco:


quattro anni e una personalità creativa

Francesco ha quattro anni e una personalità creativa.

La sua giovane mamma, Simona, sta male perché ha appena ricevuto una brutta notizia. Mentre gioca accovacciato a terra con le automobiline, il bambino sembra assorto in un suo mondo ma, con una consapevolezza profonda, egli sa che la mamma sta soffrendo. Lo sente automaticamente perché la personalità creativa lo porta a vivere i vissuti degli altri insieme con i suoi. E questo gli succede soprattutto con quelli cui vuole bene.

Così, mentre tutto contento continua il suo gioco, sente anche che la mamma non lo è.

Dentro il bambino esistono ora due punti di vista diversi, due differenti modi di sentire, e questo lo mette in difficoltà.

Infatti, l’egocentrismo porta a riferire tutto a se stessi e rende complicato distinguere tra i sentimenti propri e quelli degli altri. Il piccolo sente le emozioni della mamma dentro di sé, come se fossero le sue.

Francesco è un bimbo sveglio. Gioca con la pista delle automobiline e sta improvvisando un bel distributore con la scatola vuota quando la mamma entra nella stanza. La lunga fila delle auto è ferma per fare benzina e lui sa che la mamma sta male.

” Mamma sei triste?” chiede, con lo sguardo sempre rivolto al suo gioco.

“No, tesoro, sono tanto stanca.” risponde la mamma, che non vuole opprimerlo con i suoi problemi.

Francesco continua a giocare e sembra non far caso alla risposta. Ma dentro si sente confuso e presto il gioco smette di interessarlo.

Era sicuro che la mamma fosse triste, invece è stanca.

Poiché quello che sentiva dentro come una certezza non corrisponde a ciò che afferma la mamma, il bambino diventa insicuro e confuso sulle sue sensazioni. Forse è lui stesso ad essere triste?

E’ così che Francesco impara, nel tempo, a lasciar perdere il suo “radar interiore”.

Tanto è sbagliato. La mamma ha ragione.

Se in futuro ci saranno altri episodi simili a questo, egli comincerà, purtroppo, a non fidarsi più di se stesso e di ciò che intuisce spontaneamente.

E’ così che le personalità creative sviluppano la loro insicurezza.

Occorre essere sempre spietatamente sinceri con questi bambini, che spesso sembrano agli adulti quasi dei sensitivi.

Che a volte creano imbarazzo.

Che trasformano la loro ingenua “voce dell’innocenza” in una voce quasi profetica.

Talmente sincera da far paura.

Soprattutto a quegli adulti imprigionati nel nostro mondo delle apparenze.

Un mondo dove il pensiero è nascosto e occultato da parole adatte alle circostanze.

Questi adulti, per non turbare i bambini… rimangono turbati dalla sincerità dei loro bambini!

E si sentono costretti a negarla per paura di riconoscere le loro stesse emozioni.



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Apr 26 2011

DEPRESSIONE: un tentativo sano di ritrovare se stessi

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Il nostro frenetico stile di vita ci spinge sempre di più all’apparire, ad aderire a modelli preconfezionati, piuttosto che a riconoscere la nostra autenticità.

In questo triste scenario anche le emozioni, purtroppo, devono presentarsi nel modo giusto per potersi adattare alle varie occasioni.


Così, di volta in volta, DOBBIAMO essere:

  • Allegri e pieni di entusiasmoquando siamo in vacanza.

  • Concentrati, propositivi e instancabiliquando lavoriamo.

  • Capaci di accontentarci, collaborativi e pazientiquando lavoriamo (soprattutto se siamo femmine).

  • Calmi, sereni e posatiquando discutiamo.

  • Riflessivi” quando prendiamo le decisioni.

  • Felici e colmi d’amore per tuttiin tutte le ricorrenze familiari (escluso i funerali) (soprattutto il giorno di Natale).

  • Pronti a ricominciare con entusiasmoquando abbiamo fallito.

  • Forti e capaci di reagire con tenaciadavanti alle malattie, anche gravi.

  • Soddisfatti comunque vadanelle competizioni (soprattutto quando perdiamo).

  • Umili e rispettosi anche davanti alla prepotenza degli altriquando siamo più giovani.

  • Pronti a lasciar correrepur di salvare le apparenze.

  • Pronti a tuttoquando si tratta di fare carriera (soprattutto se siamo maschi).

Chi non riesce a provare i sentimenti conformi alle circostanze secondo le richieste sociali, deve fare i conti con un senso d’inadeguatezza, di anormalità e, pur di sentirsi normale, finisce per nascondere la propria sensibilità sotto la maschera delle emozioni prescritte.

A volte, tutto ciò che rimane percepibile è solamente un senso di disagio o di malessere, senza nessuna causa apparente.



Attutire questa pressione emotiva stereotipata, rimanendo in silenzio con se stessi (quel non avere voglia di fare nulla, oggi così temuto) è il modo più naturale di ripristinare un ascolto profondo di sé e delle proprie reali esperienze, quando la corsa al conseguimento di tutti gli status impedisce il contatto con i bisogni e con i valori di ciascuno.

In questa chiave, la de-pressione costituisce un tentativo estremo per de-pressare la girandola vorticosa delle emozioni prescritte dalla corsa al raggiungimento dei beni materiali, un modo per interrompere lo sforzo innaturale del dover essere e per ripristinare l’ascolto sano dei propri bisogni e delle proprie emozioni.



Essere depressi significa, allora, non aver più voglia di giocare quei giochi sociali che non ci appartengono e lasciare che dalla totale assenza di emozioni, dal vuoto interiore che fa tanta paura, emerga il significato profondo della vita, il senso che ritrova le chiavi della propria esistenza.

Fuori dal consumismo e dai raggiungimenti materiali, lontana dal giudizio e dal conformismo, la nostra anima osserva il mondo e, seduta sul bordo della vita, aspetta che il silenzio interiore le permetta finalmente di esprimere se stessa.

Libera da falsi bisogni.

Autentica.

Nella sua essenziale verità.

Da sempre.



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Apr 25 2011

IL CUORE NON E’ NORMALE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Nasciamo tutti diversi e ciascuno con il proprio peculiare modo d’interpretare la vita. Ognuno portatore di una ricca gamma di emozioni e sentimenti. Ognuno con il suo modo di amare.

Poi cresciamo, diventiamo grandi e viviamo in un mondo che ci spinge come pecore dentro un recinto di conformismo,dal quale spesso non è più possibile uscire senza sentirsi emarginati, incompresi e soli.

Dentro questo recinto, stereotipato e prevedibile, il cinismo e la competizione, purtroppo, sono i valori più quotati e chiunque si senta tenero, emotivo o sensibile è costretto a pagare il prezzo della diversità o a dover nascondere, a volte anche a se stesso, il proprio mondo interiore.




Questo stile di vita, teso soprattutto a raggiungere il consenso sociale, chiamato successo o realizzazione, poggia sui conseguimenti materiali e convenzionali e su un alto tasso di conformismo.

Per sentirsi socialmente realizzati bisogna avere:

1) un reddito. Col quale comprare…

2) una casa. Dove fare…

3) una famiglia. Con cui trascorrere…

4) le vacanze… viaggiare… e incontrare gli amici e i parenti.

E bisogna farlo nei giorni prescritti, detti festivi o prefestivi, riunendosi e possibilmente mangiando insieme. Ma anche…

5) andando sempre d’accordo.

Chiunque non sia interessato a raggiungere e a rispettare questi traguardi in un tempo ragionevole, è considerato strano, socialmente emarginato, disadattato e, probabilmente, mentalmente malato.

La “malattia mentale” è la paura inconfessabile di molti. L’etichetta che sancisce la diversità e la conseguente emarginazione sociale, che terrorizza. Al punto che, segretamente, tante persone ricorrono ai farmaci pur di non ascoltare un sistema emotivo in contrasto con i dettami della società.

Bisogna essere come tutti gli altri. NORMALI. Anche nei sentimenti. Anche nelle emozioni.

Ma non tutti riescono a lobotomizzare la propria emotività per conformarsi agli standard sociali. Sempre più persone risentono del livellamento emotivo e dell’amputazione della propria creatività e le malattie psicologiche oggi più frequenti, la depressione e gli attacchi di panico, segnalano una falla nel conformismo. “Falla” che, a mio parere, non andrebbe “curata” ma valorizzata, esplicitata e incentivata.

Dentro questo scenario, la sofferenza psicologica diventa la conseguenza di un dover essere “emotivamente in un certo modo” impossibile da raggiungere, lo scarto tra un sentire giudicato illecito e un sentire considerato lecito, e costituisce spesso l’unica risposta sana davanti al tentativo di livellare i propri sentimenti in uno standard socialmente prescritto, chiamato normalità.

Così, mentre ci viene detto con insistenza cosa sia ragionevole provare nelle varie circostanze della vita, il cuore funziona a modo suo e prescinde dai dettami della ragione.

Il cuore segue una logica illogica, basata su valori diversi dagli status della normalità.

AMA.

Senza preoccuparsi se questo sia conveniente, intelligente, disdicevole o giusto.

E, per quanti sforzi compia, la ragione non riuscirà mai a modificare i sentimenti.

Può solo scegliere di non ascoltarli.

Chi ascolta il proprio cuore si apre alla verità di se stesso e trova la sua unicità. La creatività che guida la sua vita e le sue scelte.

Nell’A-normalità esiste la più profonda verità interiore di ciascuno.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

BenguiatGot-Bk-BT

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Apr 24 2011

io non sono normale: IO AMO

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“Una persona creativa è una persona felice”

Bruno Munari

Il movimento io non sono normale: IO AMO vuole sostenere l’originalità, la creatività e l’unicità di ogni essere vivente e nasce dalla convinzione che ognuno abbia diritto alla propria personale A-normalità.



La difesa, il rispetto e la valorizzazione della A-normalità individuale, prendono vita dall’esperienza maturata in oltre venticinque anni di professione psicologica e grazie al confronto con colleghi psicologi, psicoterapeuti, medici e operatori della salute e del benessere psichico.


Come psicologi abbiamo potuto verificare quanto la sensibilità individuale sia ostacolata dal nostro attuale stile di vita e come venga ingiustamente incriminata, colpevolizzata e disprezzata persino dai suoi stessi portatori che, reputandola poco normale e per questo disdicevole, spesso arrivano a desiderare di eliminarla da se stessi pur di sentirsi finalmente normali.



Riteniamo che la normalità, nascondendo in sé la trappola del conformismo sociale, finisca spesso per bloccare il fluire spontaneo della espressività individuale producendo malessere e sofferenza.

Mentre, la manifestazione della propria creatività costituisce quasi sempre una cura (naturale, efficace, economica e a disposizione di tutti) capace di far evolvere il dolore psichico in realizzazione personale e appagamento.


Vogliamo contrastare l’aumento dilagante della sofferenza psicologica e il consumo di psicofarmaci, con il ripristino di un adeguato ascolto della emotività individuale e sostenere una cultura dell’espressività e del diritto alla creatività con:

  • Un approccio psicologico che rispetti le scelte esistenziali di ciascuno

  • Incontri di informazione e di discussione

  • Articoli

  • Workshop

  • Laboratori creativi

Siamo contrari alle patologie e alle etichette psicologiche. Crediamo che la psicologia, a differenza della psichiatria, lavori sulla salute individuale, e non sulla malattia, e che il compito dello psicologo non sia curare un “organo” malato, in questo caso la mente, ma aiutare le persone ad esprimere il loro peculiare modo di essere.


A Cagliari nel Centro di Benessere Interiore, in piazza Salento 7, mettiamo a disposizione le nostre competenze e la nostra filosofia per costruire un punto di unione dove possano ritrovarsi tutti quelli che vorranno affermare il diritto a essere pienamente se stessi e a vivere la propria vita in modo personale.


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