Archive for Maggio, 2011

Mag 29 2011

UNA PERSONALITA’ CON UNA MARCIA IN PIU’…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Da oltre venticinque anni mi occupo di psicoterapia, realizzazione personale e creatività, e, nel corso della mia professione di psicoterapeuta, ho potuto identificare una struttura di personalità caratterizzata dalla capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista. Per semplicità ho definito questa tipologia: personalità creativa.

L’abilità nel vedere le cose da punti di vista differenti, favorisce l’emergere di soluzioni nuove anche di fronte a problemi apparentemente irrisolvibili e può essere considerata una via verso il benessere mentale e la premessa per una vita appagante.

La Personalità Creativa è quindi una personalità che possiede “una marcia in più” ma, come succede a tutte le auto da corsa, perché il suo motore possa dare il massimo ha bisogno di attenzioni e cure.

Le principali caratteristiche di questa struttura di personalità sono:

  • Creatività

  • Empatia

  • Sensibilità

  • Generosità

  • Altruismo

  • Intuizione

  • Facilità al cambiamento

  • Concentrazione sul presente

  • Leadership “poco appariscente”

Mentre i suoi punti deboli sono:

  • Insicurezza

  • Bassa autostima

  • Discontinuità

  • Dispersività

  • Solitudine

  • Relazioni “una per una”

Quando non si sentono capite, le personalità creative, nello sforzo di raggiungere l’armonia con il mondo esterno, utilizzano tutte le loro risorse per adeguarsi alle richieste dell’ambiente e possono arrivare fino a trasformare se stesse, pagando così un caro prezzo di sofferenza.

In questi casi diventa necessario seguire un percorso psicologico volto a ripristinare dapprima un’adeguata percezione di sé e poi la naturale espressione della sensibilità e della creatività individuale.

Durante il lavoro clinico mi è capitato spesso di incontrare uomini e donne che chiedevano un aiuto psicologico nonostante le loro capacità di adattamento, comprensione e intuizione. Persone che si sentivano diverse, inadeguate o “poco normali” proprio a causa di queste loro capacità!

Quando ero più giovane, rimanevo sconcertata davanti alla richiesta di limitare la ricchezza interiore pur di ottenere una presunta “normalità”, ma la sofferenza che i pazienti raccontavano e mostravano mi ha spinto ad approfondire la ricerca delle ragioni che provocano questa paradossale situazione di sofferenza, nonostante tanti talenti.

Nel tempo sono giunta a evidenziare, nascosta dietro alla domanda inconsueta di limitare le proprie risorse, una struttura di personalità particolarmente dotata; una personalità che non si adatta al conformismo sociale e alle prigioni mentali nelle quali molti riescono a vivere indisturbati, perché possiede una libertà naturale e inalienabile. Ho definito questa personalità: personalità creativa.

Il mio impegno da allora è diventato quello di far comprendere, dapprima a loro stessi e poi agli altri, questa tipologia e di riconsegnare gli strumenti e la dignità necessari per una piena espressione di se stessi.

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Mag 26 2011

IO NON SONO NORMALE: AMO TROPPO!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Io non sono normale,

  • amo troppo!

  • amo in modo sbagliato!

  • amo senza selezionare nulla!

  • amo anche quando non voglio!

  • amo senza nemmeno rendermene conto!

  • amo a sproposito!

  • amo stupidamente!

  • amo senza ritegno!

  • amo goffamente!

  • amo incessantemente!

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!


Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando “normale”?” domando ogni volta.

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere!

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza…

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure” rispondo “il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo alla fine dell’ora con un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

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Mag 24 2011

“io non sono normale: IO AMO” ha compiuto il suo primo mese!

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Un grande grazie a tutti voi! ;)

Grazie a tutti quelli che stanno contribuendo all’esistenza di questo movimento, leggendo e curiosando qua e là tra gli articoli del blog, condividendo la propria esperienza nei commenti e diffondendo il link tra le conoscenze.


Quasi cinquemila ingressi, in soli trenta giorni, mi sembrano un bellissimo risultato!!!

L’A-normalità, che caratterizza ognuno di noi, esprime la creatività, l’originalità e il contributo personale alla vita.

Per questo deve essere tutelata e rispettata.

SALVIAMO L’A-NORMALITA’ DALL’ESTINZIONE

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE


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Mag 22 2011

CREATIVITA’ & EMPATIA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Quando parlo di creatività, intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica. Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo. E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità, anche se molte volte può essere così.


Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo anche dove gli altri non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Una signorina molto creativa, ad esempio, fece pubblicare un libro che andò subito a ruba e fu regalato a tanti mariti e fidanzati in tutto il mondo.

Il libro s’intitolava: – Tutto quello che gli uomini sanno sulle donne – e aveva circa 300 pagine. Tutte bianche.



Spostare il punto di vista significa, quindi, saper identificare altre possibilità dentro quelle cose, fatti o situazioni che incontriamo abitualmente.

E’ stato dimostrato (B. Edwards – Disegnare con la parte destra del cervello – Longanesi, 1982) che, per semplicità, comodità, abitudine o sopravvivenza, il nostro cervello tende a riconoscere solo le immagini che conosce e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.


Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco che si sovrappone a tre cerchi neri. Ma si tratta soltanto di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi.

Da un punto di vista strettamente geometrico, a livello della realtà fisica, si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro.

Al triangolo bianco che noi distinguiamo con tanta chiarezza, non corrisponde nessun oggetto fisico!

Il cervello, però, costruisce un’immagine che non esiste e riconosce quello che gli è più familiare, piuttosto che vedere ciò che è stato realmente rappresentato.



In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno dell’albero e dei tre uccelli in volo, che sono stati effettivamente disegnati.

Anche in questo caso, il cervello riconosce per prima la forma di una faccia umana e solamente in seguito distingue gli uccelli e l’albero, che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica del viso umano, infatti, tende a prevalere sulle altre, proprio perché è una delle prime che riconosciamo, sin dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno, realtà e finzione si alternano, creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta. Perché non lo esclude a priori, anzi, lo cerca. E proprio perché lo cerca, prima o poi, lo trova.

Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?



Non può trattarsi di un processo logico, poiché non si sa neanche cosa si stia cercando… E’, invece, una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la logica non capisce, ma di cui si scopre l’esistenza soltanto con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.” pensa la sarta, mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa. Non fa nulla. Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività fa così. Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.



Non serve saper cucire per essere creativi. Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, invece che essere solamente un difetto.

E’ la fiducia che mette in moto il processo? No. La fiducia da sola non basta. Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà, per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere?

Lasciare andare le proprie certezze per spostarsi in altre “realtà”. Chi è creativo fa questo.



E chi è empatico? Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è “la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando” (Sabatini Coletti – Dizionario della lingua italiana – Rizzoli Larousse, 2007) e, come spiega Daniel Goleman, per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro (D. Goleman – Intelligenza Emotiva – BUR saggi, 1999).

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi, nuovi e aumenta la nostra ricchezza interiore.



Chi è capace di accantonare le proprie idee per provare a sperimentarne altre, acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così, creatività ed empatia, anche se sono cose diverse, spesso camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative…

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il loro punto di vista e per questo sono spontaneamente portate all’empatia e alla creatività.



Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni costituiscono, come vedremo meglio nei prossimi articoli, le loro caratteristiche principali.


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Mag 18 2011

IL CERVELLO DEI CREATIVI

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I due emisferi del cervello


Negli anni ’60, gli studi sul funzionamento del cervello, del dottor Roger W. Sperry e dei suoi allievi Michael Gazzaniga, Jerre Levy, Colwin Trevarthen, Robert Nebes e altri, hanno dimostrato come creatività e empatia siano funzioni dell’emisfero destro del cervello.

Ho ipotizzato, perciò, che la personalità creativa sia una struttura di personalità caratterizzata da un emisfero destro particolarmente attivo.

Vediamo meglio come funziona il cervello e cosa significa avere un emisfero destro attivo.

Il nostro cervello è formato da due emisferi, destro e sinistro, con funzioni e abilità specifiche. Entrambi gli emisferi collaborano tra loro ma funzionano in modi diversi.

Approssimativamente possiamo dire che l’emisfero sinistro coglie le cose in modo analitico, lineare, logico matematico, razionale, consequenziale e oggettivo. Mentre l’emisfero destro comprende in modo intuitivo, analogico, immaginativo, relazionale, sintetico, divergente e soggettivo.

Come si può intuire da questo elenco, empatia e creatività sono funzioni che appartengono all’emisfero destro.

Perciò quando ci sentiamo creativi o siamo in empatia con qualcuno, questo emisfero è al lavoro e tutte le sue competenze sono attive.

Mentre l’emisfero sinistro tiene conto della sequenza dei fatti, ha una visione analitica e si basa sul ragionamento e sulla logica, l’emisfero destro è attento alle relazioni tra le cose, ha una visione d’insieme ed è focalizzato sul presente.

Inoltre, ha un contatto diretto e immediato con l’inconscio, da cui spesso attinge conoscenze e consapevolezze “non logiche”. Questa sua capacità è la fonte delle intuizioni improvvise, di quel sapere che si accende come una lampadina senza bisogno di passaggi intermedi.


L’inconscio, infatti, è, per definizione, la sede di ciò che non sappiamo, delle cose di cui non ci ricordiamo più.

E’ il serbatoio in cui finiscono tutte le consapevolezze che, occupando troppo la nostra mente, renderebbero la vita sovraccarica di informazioni inutili e piena di confusione.

Nell’inconscio si trovano tutte le esperienze che abbiamo vissuto, le cose che abbiamo visto, i libri che abbiamo letto, le parole che abbiamo detto e ascoltato, e via dicendo… tutto quello che ci è successo!

Tutto questo sapere è contenuto nel nostro inconscio ed esiste sotto la soglia della consapevolezza cosciente.




L’emisfero destro, grazie alla sua propensione alla sintesi e alla globalità, pesca da quel bagaglio di conoscenza ciò che gli serve, con immediatezza e senza passare attraverso la sequenza del ragionamento logico.

Mentre l’emisfero sinistro, ricercando le cause e gli effetti di tutte le cose impiegherebbe moltissimo tempo per trovare e mettere in ordine le informazioni.

Entrambi gli emisferi del cervello sono indispensabili per avere una visione corretta della realtà, ma, solitamente, durante la crescita l’emisfero sinistro tende a prevalere su quello destro, che progressivamente vi si sottomette, finendo per essere utilizzato meno.

I programmi scolastici, infatti, prediligono lo studio analitico, razionale e logico matematico, peculiarità che appartengono tutte all’emisfero sinistro, e danno meno importanza alle sintesi, alla creatività, al ritmo, all’utilizzo delle immagini e a tutte le funzioni che competono all’emisfero destro.

Si struttura così, durante gli anni della scuola, una sorta di “dittatura” di un emisfero sull’altro e si forma l’abitudine mentale a operare seguendo la logica senza considerare più il pensiero creativo, le sensazioni e le intuizioni.

Credo che le Personalità Creative possiedano un emisfero destro incapace di sottomettersi all’emisfero sinistro.

In loro, nonostante il bombardamento “logico matematico” subito durante gli anni di scuola, si mantengono sempre vive tutte le sue funzioni: ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, atemporalità, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni, creatività ed empatia.


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Mag 14 2011

BAMBINI CON UNA PERSONALITA’ CREATIVA

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Quando la capacità empatica dei bambini non viene riconosciuta dagli adulti, si possono creare molte difficoltà durante l’infanzia.

L’attitudine a vivere come propri i sentimenti degli altri fa si che per un bimbo piccolo sia difficile distinguere con chiarezza i propri stati d’animo e bisogni. Si creano, perciò, delle trappole psicologiche.


LA MAESTRA HA LA LUNA STORTA


E’ lunedì mattina. La maestra Giovanna arriva in classe molto agitata e nervosa perché, durante il tragitto da casa a scuola, ha litigato con il suo partner. O meglio, non è riuscita a litigare con il suo partner!

La discussione tra i due, infatti, non è finita. Anzi è appena cominciata. Ma l’arrivo a scuola ha messo bruscamente fine alle argomentazioni e troncato i discorsi a metà.

La ragazza scende dall’auto del fidanzato sbattendo la portiera e si avvia nell’atrio della scuola, sentendosi bruciare dalla rabbia che non ha potuto sfogare.



Nonostante il turbinio dei sentimenti, s’impone di essere calma e disponibile e, giunta in aula, fa appello a tutta la sua professionalità per cercare di apparire serena.

“I bambini non hanno colpa di nulla e non devono essere coinvolti nella mia vita personale” pensa tra sé cercando di allontanare le emozioni di poco prima.

Il piccolo Roberto, di sei anni e mezzo, le corre incontro per regalarle, tutto orgoglioso, un grande disegno colorato che ha fatto per lei durante il weekend.



Giovanna lo ammira e lo loda ma, mentre riceve i complimenti, il bimbo comincia a sentirsi agitato e diventa sempre più nervoso. Torna al banco tutto imbronciato e se la prende con il suo compagno. Lo provoca e lo infastidisce sino a far scoppiare un bel litigio.

A quel punto la maestra interviene per separare i due bambini e, mentre li sgrida arrabbiata… finisce per scaricare anche una parte del suo personale nervosismo di prima.

Poco dopo, mortificato in un angolo del banco, Roberto piange in silenzio e non capisce perché ha finito col prendersi una punizione. Era arrivato a scuola tutto felice, pronto a fare contenta la maestra… invece è riuscito solamente a farla infuriare!

Ciò che Roberto ancora non comprende è quanto la maestra (con una parte di se censurata e rimossa) si sia sentita alleggerita nel potersi arrabbiare almeno un momento. Era arrivata in classe con addosso una gran voglia di urlare… e a quel bisogno Roberto è riuscito a dare un po’ di soddisfazione, agendo il suo comportamento disubbidiente.

I bambini con una personalità creativa sentono istintivamente i bisogni degli altri. Anche quando sono ancora troppo piccoli per capirlo. Li sentono insieme ai propri, come se fossero i propri, e si comportano di conseguenza. Cercando il modo di soddisfarli.

Roberto voleva far contenta la maestra ma, sfortunatamente per lui, la maestra quel giorno aveva bisogno di arrabbiarsi.

Perciò Roberto, poteva “accontentarla” permettendole di sfogare il nervosismo che lei aveva dentro e a cui non aveva concesso nessuna espressione.

Spinto dal suo amore, il piccolo ha usato istintivamente (e inconsciamente) le proprie capacità empatiche e, trasformandosi nel “parafulmine” che serviva alla maestra, ha raggiunto il suo scopo.



Solo che adesso si sente confuso, colpevole e cattivo.

Per aiutarlo a capirsi e a stare meglio con se stesso, occorre l’intervento di un adulto capace di riconoscere la sua empatia e di spiegargliela.

Vediamo come.


A VOLTE, ARRABBIARSI FA BENE…


La maestra Giovanna si avvicina al bambino, “Grazie Roberto” dice ad alta voce “stamattina venendo a scuola ero nervosa e avevo proprio bisogno di arrabbiarmi. Tu lo hai sentito, anche se non lo sapevi perché io non lo avevo detto a nessuno, e mi hai aiutata a esprimere la mia rabbia. Adesso mi sento meglio. Però mi dispiace che voi due bambini abbiate litigato.”



Poi continua, rivolta alla classe: “Bambini, non vi capita mai di aver voglia di arrabbiarvi? E cosa fate quando vi succede? Che cosa possiamo fare quando ci sentiamo arrabbiati?”



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Mag 13 2011

Che cos’è una STRUTTURA DI PERSONALITA’?

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Prima di analizzare nel dettaglio pregi e difetti della personalità creativa è necessario definire cosa si intende con struttura di personalità.

Il termine personalità indica l’insieme delle caratteristiche psicologiche e dei comportamenti che spiegano le differenze individuali e una struttura di personalità è un modello del funzionamento della personalità.


faccine

La psicologia ha teorizzato differenti strutture di personalità, adoperando obiettivi e metodologie diverse.

Il più antico studioso della personalità fu Ippocrate che definì quattro tipi psicologici: il melanconico, il collerico, il flemmatico e il sanguigno.

Dopo di lui moltissimi altri approfondirono lo studio dei diversi temperamenti e tra i più conosciuti troviamo sicuramente Sigmund Freud, neurologo e psicoanalista austriaco, fondatore della psicoanalisi.



Freud ipotizzò che la crescita procedesse attraverso quattro fasi di sviluppo, orale, anale, fallica e genitale, e suppose che la fissazione a una di queste fasi, portasse alla costruzione di una relativa struttura di personalità.

Una fissazione alla fase orale, ad esempio, avrebbe potuto provocare nell’adulto un eccessivo attaccamento alle abitudini che coinvolgono l’utilizzo della bocca, come il tabagismo, l’alcolismo, la logorrea o la bulimia e avrebbe dato origine a una personalità orale.

Carl Gustav Jung, allievo e contemporaneo di Freud, utilizzò il termine tipi psicologici per definire due grandi orientamenti della personalità: l’introversione e l’estroversione; mentre Alexander Lowen, fondatore della bioenergetica, ipotizzò cinque tipi di carattere: schizoide, orale, psicopatico, masochistico e rigido.

Ho citato solo alcuni degli studi più importanti sulla personalità e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

Fino ad oggi, però, la psicologia, prendendo le mosse dalla medicina, si è concentrata maggiormente sugli aspetti disfunzionali della psiche e le strutture della personalità sono state utilizzate per definire le diverse patologie.



La psiche sana non ha appassionato gli psicologi clinici, che evidenziavano semplicemente una presunta “normalità” in contrasto con la “anormalità” della malattia mentale.

Il mio obiettivo è, invece, quello di descrivere una personalità sana e adeguata, in grado di sopravvivere anche in ambienti sfavorevoli o malati, riuscendo a sopportare un carico di stress molto elevato.

Ho definito questa struttura di personalità: Personalità Creativa.

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Mag 10 2011

LA PERSONALITA’ CREATIVA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Nel corso del tempo, il lavoro clinico mi ha permesso di evidenziare una struttura di personalità, che ho definito personalità creativa, le cui principali caratteristiche sono:

  • Creatività

  • Empatia

  • Sensibilità

  • Emotività

  • Generosità

  • Altruismo

  • Intuizione

  • Concentrazione sul presente

  • Leadership “poco appariscente”

  • Facilità al cambiamento

  • Disinteresse per il potere

  • Cooperazione

Mentre i suoi punti deboli sono:

  • Insicurezza

  • Bassa autostima

  • Discontinuità

  • Dispersività

  • Solitudine

  • Relazioni circoscritte

  • Scarsa competitività

  • Ipersensibilità al rifiuto

  • Emotività cangiante

La personalità creativa possiede notevoli capacità di adattamento e di relazione ma paradossalmente proprio questi punti di forza determinano talvolta la sua sofferenza.


Si tratta di una struttura di personalità molto plastica e cooperativa che può arrivare fino a deformare se stessa pur di conquistare l’approvazione e l’armonia intorno a sé.

Mi spiego meglio…

Davanti allo sforzo necessario per sopravvivere in climi psicologicamente rigidi, la maggior parte delle persone è costretta a censurare le proprie sensazioni interiori, permettendosi di vivere solamente i sentimenti che non provocano reazioni negative da parte dell’ambiente circostante.

Le personalità creative, invece, non perdono mai il contatto con le proprie emozioni ma, poiché possiedono una notevole poliedricità, possono modificare i loro comportamenti fino a renderli funzionali alle situazioni sfavorevoli, nonostante la sofferenza che devono affrontare per ottenere questo risultato.



La percezione dei vissuti psicologici rimane sempre cosciente in loro, anche se, a volte, nel corso dell’adattamento comportamentale si perdono le tracce delle ragioni che li hanno provocati.

La scissione tra il dolore psichico e le sue radici è il risultato del meccanismo creativo che questi individui utilizzano per sopravvivere nelle situazioni avverse.

Una buona predisposizione al cambiamento li rende, infatti, facilmente adattabili e capaci di mettersi nei panni degli altri ma, proprio questo comprendere sempre le ragioni degli altri è ciò che li spinge a modificare se stessi.


La loro principale caratteristica consiste nello spostare agilmente il proprio punto di vista e nel riuscire a vedere cose e situazioni in tanti modi diversi contemporaneamente ma, questa innata poliedricità a volte finisce per confonderli, allontanandoli dalla propria posizione personale rispetto a ciò che stanno vivendo.

Ritengo che se questa struttura di personalità fosse maggiormente capita e riconosciuta, soprattutto durante l’infanzia, molti dei loro problemi potrebbero essere evitati e le loro peculiarità si potrebbero esprimere a vantaggio di loro stessi e di tutti.



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Mag 07 2011

IO NON SONO NORMALE: SONO LIBERO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia


Tutte le cuoche sanno fare una torta di mele…

La torta di mele si fa sempre con gli stessi ingredienti, ma ogni cuoca la prepara a modo suo, mescolando le dosi in quell’irripetibile mix che fa di lei uno chef unico al mondo.


E’ così che atterriamo nella vita. Con la nostra alchimia originale che è insieme l’espressione di noi stessi e il dono che portiamo agli altri, la nostra speciale: torta di mele.



Credo che un cuoco sia grande quando le sue ricette diventano uniche, perché unico è il modo in cui ciascuno gusta la vita.

Così ritengo che la normalità sia la patologia del secolo, quella malattia che, incatenando la creatività, ci rende schiavi dentro una vita al servizio del conformismo.

Si può essere diversi e “a-normali”.



Ci si può permettere di avere un cuore. Con cui ognuno assapora la vita a modo suo.

Si può essere “a-normali” ed essere liberi, creativi, originali, appassionati, sinceri.

Nella ricetta della felicità questi ingredienti sono fondamentali.

L’amore è diverso per tutti.

Per questo ci rende unici e speciali.

Per questo rende speciale ogni essere che amiamo.

Nessuno è normale.

Quando ama.



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Mag 04 2011

EMOTIVITA’ A-NORMALE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Nel corso dei colloqui psicologici, i pazienti raccontano spesso una sofferenza apparentemente ingiustificata. Parlano di un dolore che si aggiunge e aggrava il dolore considerato “normale”, quello cioè che, inevitabilmente, s’incontra durante la vita. E incolpano di quel dolore “aggiunto” la propria sensibilità, il loro modo di amare.



Questa emotività A-normale costituisce ai loro occhi un fardello inutile ma, a volte, tanto pesante da non riuscire più a muoversi.

UN NORMALE ATTACCO DI PANICO


E’ quello che da un po’ di tempo capita a Laura.

Laura che non esce più da casa e che, per venire in terapia, deve essere sempre accompagnata da qualcuno.

Una ragazza alta, bella e slanciata, consumata dagli attacchi di panico.

Non molto tempo fa era attiva, indipendente, piena d’interessi e di entusiasmo. Oggi è ridotta a una dipendenza dagli altri quasi totale.

Anche lei mi racconta la stessa insopportabile sensibilità.

“Mi commuovo sempre, anche quando non sarebbe opportuno! A casa mi chiamano lacrimuccia…” stringe i pugni, arrabbiata con se stessa e con quell’emotività che la rende oggetto di scherno da parte delle persone a cui vuole bene.

“Voglio cambiare, dottoressa! Mi aiuti. Voglio essere diversa.”

“Come vorrebbe essere?” le chiedo.

“Vorrei essere indifferente, fregarmene di tutti, pensare solo a me stessa e non aver più bisogno di nessuno!” afferma, lo sguardo rivolto in alto a cercare quella se stessa, impossibile e desiderata come se fosse una vincita milionaria al superenalotto.

Per fortuna non esiste una cura in grado di cancellare il cuore!

Sulla base dell’esperienza clinica che ho maturato, credo che i sentimenti, la tenerezza e la cooperazione, siano l’unica medicina capace di curare la sopraffazione che sta avvelenando la nostra “civiltà”.


La sensibilità e l’empatia non sono malattie da curare ma, al contrario, costituiscono una cura per l’indifferenza, il cinismo e l’aridità di cuore (proprio quelle “malattie” che a volte mi viene chiesto di ottenere).

L’affermazione “Voglio essere normale” nasconde una trappola psicologica. Presuppone l’esistenza di uno standard uguale per tutti ed esclude la possibilità di esprimere l’unicità e la creatività che caratterizzano ogni essere.

Secondo la definizione del dizionario Merriam Webster, la salute mentale è “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno”.

Per raggiungere questo stato è indispensabile esprimere la propria originalità e il proprio potenziale creativo, infatti, è proprio la possibilità di manifestare ciò che siamo quello che ci fa sentire utili, soddisfatti, realizzati e felici.

Come afferma Bruno Munari: “Una persona creativa è una persona felice”, mentre chi non può esprimere la propria peculiare verità e originalità è una persona che inevitabilmente soffre, non sentendosi realizzata.

La creatività non può essere “normale”, può solo essere originale, diversa, nuova.


La “normalizzazione delle emozioni” costituisce una violenza agita a discapito della salute mentale e del benessere psicologico.

Non ci sono emozioni normali ed emozioni anormali, ci sono modi di sentire diversi per ciascuno di noi e ogni sentimento ha diritto di accettazione e di esistenza.

Per questo, cercare di raggiungere la normalità è, a mio parere, una patologia, una prigione mentale costruita intorno al proprio modo di amare.

In nome della “normalità” imbavagliamo e leghiamo la sensibilità e la creatività e troppo spesso finiamo per rinunciare alla nostra verità.

Il cuore non è normale.
E’ vero.


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