Archive for Giugno, 2011

Giu 25 2011

Le personalità creative: SANNO VEDERE LE COSE IN MODI NUOVI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La caratteristica principale di chi possiede una personalità creativa è lacapacità di spostare il proprio punto di vista; capacità che si può esprimere sia nell’empatia sia nella creatività, che in entrambe.

Questa peculiarità spinge a sperimentare opportunità e situazioni sempre nuove, ma perché sia possibile assaporarne la ricchezza è necessario avere un’adeguata conoscenza di se stessi e dei propri meccanismi interiori, per non cadere in fraintendimenti e trappole psicologiche.

 

Alessandra, i dolci e il design


 

Alessandra ha trent’anni e una personalità creativa.

Dall’età di diciannove anni si è trasferita a Roma per studiare grafica e design.

Autonoma e indipendente, lavora e si mantiene da sola costruendo plastici in miniatura per scuole, imprese, ingegneri, architetti, ecc. ma, quando conosce Marco, decide che la frenetica vita nella capitale non  le si addice più.

Così, nel giro di qualche settimana, abbandona il suo avviato laboratorio di miniaturista e si trasferisce in un paesino della Sardegna, per concedersi un’esistenza fatta di mare, natura, amore e tempi ordinatamente scanditi dagli orari della farmacia in cui lavora Marco.

In un angolo del garage organizza il suo laboratorio creativo, senza il quale le sembra di non riuscire a vivere, ma la giornata, modulata dalle cadenze della farmacia, non lascia spazio ai ritmi totalizzanti della sua creatività e il fervore dei nuovi progetti grafici ogni giorno a mezzogiorno deve cedere il posto ai preparativi per il pranzo, mentre dopo le sette ricominciano quelli per la cena.

“Recupererai il tempo per dedicarti alle tue creazioni durante i pomeriggi!” la rassicura Marco, rientrando a casa affamato e allegro “ è così bello mangiare insieme e con calma!”.

Ma dopo aver riordinato la cucina e sistemato alcune cose in casa, Alessandra non trova più l’ispirazione giusta e, mentre i giorni volano via, tutto ciò che riesce a creare sono i dolci che confeziona per tutti; fidanzato, amici e parenti.

E’ per questo che decide di prendere un appuntamento con me.

Un blocco creativo la opprime e avviluppa la sua autonomia facendola sentire come paralizzata nel portare avanti i suoi progetti.

“Credevo di esser capace nel mio lavoro e come designer” racconta tra le lacrime “ e invece adesso l’unico grafismo che riesco a creare è con la glassa sopra ai biscotti!”.

Per riuscire a produrre con successo, i creativi hanno bisogno di avere a disposizione un tempo senza limiti.

In quei momenti non sentono fame, sonno, sete, caldo, freddo… niente!

L’ispirazione, che sembra possederli totalmente, è la conseguenza della concentrazione a-temporale che si attivain loro. Si tratta della capacità di focalizzare tutta l’attenzione sul momento presente e su ciò cui si dedicano proprio adesso, mentre il resto perde momentaneamente d’importanza (atemporalità) .

In quell’istante, che può durare un attimo o più giorni, per loro non esiste nient’altro!

Ma per Alessandra, empatica e creativa, questo meccanismo si è spostato dal design al fidanzato. Ed è su di lui che la ragazza, senza nemmeno rendersene conto, focalizza ora tutta la sua attenzione.

L’empatia la porta a sentire le esigenze di Marco come se fossero le proprie e la creatività la spinge a inventare forme sempre nuove.

Ecco quindi arrivare i dolci, che a Marco piacciono tanto, mentre spariscono tutti i progetti della sua attività lavorativa.

Perché Alessandra ritrovi l’ascolto dei suoi bisogni e sperimenti di nuovo l’entusiasmo per la propria creatività (fatta di immersioni totali e senza limiti di tempo) sarà necessario intraprendere insieme un percorso individuale.

Un lavoro psicologico che comporterà lo strutturarsi di un nuovo equilibrio all’interno della coppia e, per Alessandra, una gestione migliore della propria disponibilità e della propria capacità di amare.

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Giu 19 2011

LA PERSONALITA’ CREATIVA: ISTRUZIONI PER L’USO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La personalità creativa è una personalità sana e capace che possiede molte qualità e riguarda, a mio avviso, persone un po’ “speciali”.

Uomini e donne che è bello incontrare, conoscere e avere vicino perché la loro disponibilità a voler bene e a creare armonia rende più bella la vita e fa del mondo un posto migliore.

Ritengo che questa struttura di personalità sia caratterizzata da un più attivo funzionamento dell’emisfero destro e che, in conseguenza di ciò, possieda una serie di risorse che la rendono capace di adattarsi in ambienti diversi.

Perché possa esprimere le qualità che possiede è necessario, però, che le sue caratteristiche siano comprese.

Infatti, quando le personalità creative non sono riconosciute, o peggio, sono fraintese, la loro creatività le porta a costruire un falso sé “normalizzato” per adattarsi alle richieste dell’ambiente.

Questo falso sé, nascondendo la personalità autentica, causa un malessere psicologico che in alcuni casi può arrivare fino alla depressione o agli attacchi di panico.

Vediamo qui di seguito i punti di forza e i punti deboli di questa struttura di personalità:

Sanno vedere le cose in modi nuovi


La caratteristica principale di queste persone è la capacità di spostare il loro punto di vista, che le porta a sperimentare opportunità, cose e situazioni sempre diverse.

Sono empatici


Ascoltare, comprendere e condividere i sentimenti sviluppa in loro l’altruismo e l’emotività.

Chi possiede una personalità creativa è attento ai bisogni degli altri, sensibile, accomodante e disposto a sacrificarsi per il bene comune.

Sono creativi


La creatività li rende poliedrici, pieni d’interessi diversi, pronti a fare progetti e a trovare soluzioni per affrontare la vita e le difficoltà di tutti i giorni.

Molteplicità di sé


Sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle, si trasforma in ricchezza interiore e nella possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Altruismo


Comprendere gli altri li spinge a considerare l’interesse di tutti, a volte anche contro il loro stesso interesse.

Questo costituisce, probabilmente, il loro requisito meno compreso.

Sempre pronti a cambiare


Le personalità creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento.

Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Leadeship poco appariscente


Poco propense a mettersi in mostra, le personalità creative possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Sono quelli cui tutti fanno riferimento, anche se spesso si tratta di leader poco appariscenti.

Intuizione


Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi, conoscenza istintiva dei pensieri degli altri, percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi, sesto senso…

Le personalità creative possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente e istintivamente queste risorse.

Radar inconscio


Le personalità creative sono dotate di una sorta di radar inconscio e captano gli stati d’animo degli altri.

Questo fenomeno avviene in loro spontaneamente e involontariamente.

Può succedere che si sentano “male”, “a disagio” o “tristi” senza nessun motivo; perché, inconsapevolmente, stanno sentendo “il male”, “il disagio” o “la tristezza” di qualcun altro.

Piccoli gruppi


Proprio perché la loro attenzione è sempre totale, preferiscono dedicarsi a poche persone alla volta e, di solito, prediligono i gruppi poco numerosi o le relazioni individuali.

Discontinui e dispersivi


La loro innata curiosità li rende poliedrici e originali, ma anche tendenzialmente discontinui e dispersivi perché il bisogno di cambiare si scontra con la costanza necessaria per portare avanti i progetti.

Eccessiva razionalità


In alcuni casi, la paura della propria “diversità” le spinge a costruire una rigida razionalità, cioè un potente emisfero sinistro, con cui tenere a bada le attività dell’emisfero destro, considerate responsabili di tutte le loro sofferenze.

Insicurezza


Gestire una molteplicità di sé può portare a sentirsi insicuri e incoerenti e può generare idee di auto svalutazione e bassa autostima.

La plasticità, infatti, non è sempre facile da condividere e, purtroppo, a volte può essere interpretata come incoerenza e mutevolezza del carattere.

Camaleontismo


Davanti alle incomprensioni, possono costruire un falso sé, apparentemente ben adattato, che nasconde abilmente l’apparato emotivo e lascia trapelare la propria sofferenza solo in forma criptata.

Isolamento


La necessità di ritrovare se stesse, dopo aver esplorato altre “realtà”, spinge le personalità creative ad aver bisogno di isolarsi periodicamente.

Selezionare i climi emotivi


Per questi caratteri, sempre partecipi e attenti al presente, non fa differenza che si tratti di un film o di una realtà e devono selezionare i contenuti in cui s’immergono per evitare di soffrire inutilmente.

A-temporalità


La loro attenzione è totale, perciò perdono la percezione del tempo che passa quando s’immergono in ciò che stanno facendo. Questo rende difficile la programmazione…

Con questo elenco ho voluto mostrare soltanto una panoramica molto sintetica della personalità creativa, ma nei prossimi articoli approfondirò queste “Istruzioni per l’uso” illustrando, uno per uno, tutti i punti descritti sopra.

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Giu 15 2011

Io non sono normale: AMO GLI ANIMALI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Un giorno la mia ex collega, la signora Pistis, morì.

San Pietro venne a prenderla e la scortò in una sorta di sala d’aspetto che sta tra il Paradiso e il Purgatorio.

La signora Pistis non era una persona cattiva, perciò l’Inferno per lei era fuori discussione.

Però era puntigliosa e poco sensibile alla sofferenza degli altri.

“Aspetta qui.”

Le disse Pietro. 

“Vado ad accertarmi sulla tua destinazione. L’Inferno è stato escluso, ma tra Paradiso e Purgatorio c’è ancora qualche indecisione. Be’… vado a vedere…”

E così dicendo sparì (come solo i santi sanno fare).

La signora Pistis rimase sola.

La sala d’attesa era vuota.

Si sedette su una sedia, lisciandosi il vestito (che non aveva più) e aspettò pazientemente che Pietro ritornasse.

Dopo un tempo indefinibile e senza che nulla si fosse mosso o avesse fatto rumore… un grosso cane comparve nella saletta.

Era vecchio, sporco, accaldato e pieno di pulci e di zecche. Aveva visibilmente fame e sete.

La signora Pistis scattò in piedi.

“Pietro!”

Urlò.

“Pietro!! Questo disgustoso animale non può entrare qui! I cani non possono entrare. Portatelo via. Mandatelo giù all’Inferno! Gli animali non sono ammessi in Paradiso e nemmeno in Purgatorio!”.

Ma Pietro non apparve e il cane la guardò con i suoi occhi buoni e tristi.

Si grattò la schiena con una grossa zampa sporca di fango. E poi parlò.

Si.

Parlò.

Con una voce dolce e profonda.

“Io sono Dio.”

Disse.

“Colui che tanto hai pregato durante la tua vita.

Tutte le volte che hai avuto paura, quando non c’era nessuno e ti sentivi abbandonata e sola, nei momenti difficili e davanti alle prove che non riuscivi a superare, ho cercato di avvicinarmi a te.

Oggi sono venuto a prenderti per portarti in Paradiso…”

Ma non finì la frase perché la signora Pistis si era già allontanata a grandi passi.

“Un cane pieno di zecche e che, in aggiunta, parla da solo.”

Borbottava tra sé. 

“Che schifo. Deve, trattarsi senz’altro di una maledizione!”

E intanto camminava rapidamente in cerca dell’addetto al canile municipale perchè finalmente la liberasse da quella presenza, per lei così sgradevole.

Dopo un po’ anche un animalista terminò la sua vita.

E anche lui fu accolto da San Pietro nella saletta d’attesa che sta tra il Purgatorio e il Paradiso.

“Aspetta qui”

Gli disse Pietro. 

“Vado a vedere dove sei stato assegnato.”

E anche questa volta sparì all’istante.

Poco dopo, come al solito, apparve il cane, sporco e pieno di pulci e zecche, ma, in quello stesso momento, rientrò Pietro.

“Paradiso!”

Esclamò sorridendo.

“Seguimi.”

“Non posso.”

Disse serio l’animalista.

“Non vedi che c’è un cane?! Non vado in nessun posto se prima non lo sistemo. Devo lavarlo, accudirlo, sterilizzarlo, trovare un veterinario e qualcuno che si prenda cura di lui.

Mi dispiace, dì a Dio che non ho tempo adesso.”

E così dicendo prese il cane e cominciò a levargli le zecche… ma, in quella, il cane si rivelò!

“Io sono Dio”

Disse sorridendo e assumendo la sua forma abituale di cane pulito e fedele.

“L’Amore è tutto ciò che possiedo.”

Continuò aprendo la porta del Paradiso.

“Accomodati!”

Carla Sale Musio

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Giu 11 2011

BAMBINI CON UN FALSO SE’

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Con il termine “falso sé” s’intende una personalità di copertura che nasconde quasi completamente la reale struttura della personalità.

Il falso sé rappresenta una sorta di maschera o di ruolo teatrale nel quale la personalità finisce per identificarsi completamente e, poiché occulta il carattere naturale, è vissuto come se fosse un’autentica individualità.

Il falso sé si costruisce, di solito, come risposta alle richieste dell’ambiente familiare.

Come già è stato detto, i bambini che hanno una personalità creativa colgono anche le emozioni inespresse e modellano se stessi in modo da rendersi funzionali ai bisogni profondi degli adulti che per loro sono importanti.

Per questo, possono arrivare a costruire un falso sé.

UNA PICCOLA RIBELLE

Silvia, la giovane mamma di Alice, ha un atteggiamento sottomesso e remissivo nei confronti del marito Antonello, il papà di Alice.

Primogenita di una famiglia numerosa e poco abbiente, fin da bambina Silvia ha dovuto occuparsi degli altri rinunciando ai propri bisogni di sicurezza e protezione.

Quando conosce Antonello, s’innamorata soprattutto dei suoi modi risoluti e sicuri di se.

Con Antonello, Silvia può finalmente soddisfare il desiderio infantile di sentirsi protetta e guidata da qualcuno capace di pensare a lei.

Ma, nel corso degli anni, anche grazie al rapporto col marito, Silvia è cresciuta e, dopo la nascita di Alice, emerge in lei un bisogno di emancipazione e di maggiore autonomia.

Anche se ha solo quattro anni, Alice percepisce inconsciamente l’insofferenza della mamma nei confronti del papà e, interpretando il suo bisogno di ribellione, sfida Antonello ogni volta che le capita.

Inutile dire che le disubbidienze della bambina non incontrano il favore della mamma.

Al contrario, Silvia la rimprovera e la biasima per quegli atteggiamenti spavaldi e competitivi.

Alice soffre in silenzio, ma non cambia i suoi atteggiamenti. Sente istintivamente che dietro ai rimproveri, la mamma è anche soddisfatta di lei.

“E’ proprio una ribelle“ racconta Silvia alle amiche, con tono compiaciuto, “magari ce l’avessi anch’io un po’ della sua temerarietà!”.

Alice ha imparato che non si deve essere ribelli e temerari, ma sente che questo suo comportamento rende la mamma orgogliosa.

E ciò che più desidera… è far contenta la mamma!

Per questo continuerà a dar voce alla sua insofferenza.

Per questo continuerà a contestare il papà.

Per questo continuerà a sentirsi inadeguata e cattiva.

Per questo, col tempo, identificherà se stessa in quel ruolo di bambina spavalda e aggressiva (il falso sé che gli adulti le hanno attribuito) colpevolizzando il suo istintivo e altruistico impulso di dar voce alla ribellione negata della mamma.

Alice approda in terapia da grande, per problemi di alcol-dipendenza, e così mi descrive se stessa durante il primo colloquio:

“Ho un pessimo carattere, m’infurio per niente, alzo subito la voce e per questo motivo faccio soffrire le persone che mi amano, ma soprattutto mia madre che è tanto dolce, buona e gentile con tutti”.

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Giu 06 2011

UN MODO MULTIFORME DI LEGGERE IL MONDO…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Le personalità creative sono caratterizzate da un emisfero destro del cervello particolarmente attivo e da un’innata elasticità nello spostare il proprio punto di vista.

Vedere il mondo in tanti modi diversi porta ad avere una molteplicità d’informazioni, osservazioni, atteggiamenti e stati d’animo e, di conseguenza, fa crescere la creatività e l’empatia.

Possiamo dire, perciò, che le personalità creative hanno sempre:

  • tanti punti di vista

  • creatività

  • empatia

Ma un emisfero destro attivo porta con sé anche altre abilità e le personalità creative solitamente possiedono anche:

  • intuizione

  • capacità di sintesi

  • a-temporalità (cioè concentrazione sul presente)

     

  • facile accesso all’inconscio

  • attenzione alle relazioni

  • ascolto dei sentimenti

Analizziamo queste loro caratteristiche una per una:

INTUIZIONE


L’intuizione è la capacità, non logica, di sapere qualcosa senza sapere come si fa a saperla.

E’ la conseguenza di un contatto profondo con l’inconscio, cioè con la sede di quello che non è consapevole, perché, appunto, non raggiunge la soglia della nostra coscienza.

Nell’inconscio, secondo Carl Gustav Jung (psicologo svizzero allievo e contemporaneo di Sigmund Freud) sono conservate tutte le memorie; quelle personali, ma anche quelle familiari, del proprio paese e della propria etnia.

Egli sostiene che nell’inconscio collettivo sono archiviate tutte le esperienze vissute dall’umanità.

Le personalità creative sono dotate di un sesto senso che le informa su diversi argomenti (e che, purtroppo, spesso non ascoltano perché la loro logica si ribella!).

CAPACITA’ DI SINTESI


La capacità di sintesi è la qualità che permette di avere una visione d’insieme.

Ciò che ci fa cogliere l’armonia anche tra cose apparentemente molto diverse tra loro, i nessi che stanno dietro alle parole, i legami che uniscono le persone.

La creatività utilizza spesso questo meraviglioso talento e l’empatia se ne avvale per comprendere l’apparente illogicità delle relazioni affettive.

A-TEMPORALITA


L’a-temporalità è la conseguenza di un’attenzione focalizzata sul momento presente.

Quando siamo talmente assorbiti in ciò che stiamo facendo da perdere completamente la percezione del tempo, dei nostri bisogni (fame, sete, sonno, ecc.) e di tutto ciò che ci succede intorno, stiamo vivendo uno stato di a-temporalità.

I creativi parlano di “ispirazione”, gli innamorati invece la chiamano “estasi”. In entrambi i casi non ci si rende conto del tempo che passa!

FACILE ACCESSO ALL’INCONSCIO


Nei sogni, ma anche in tutti quei momenti in cui lasciamo che i nostri pensieri fluiscano liberamente senza esercitare un controllo razionale, l’inconscio ci invia dei messaggi sotto forma d’immagini, sensazioni, stati d’animo e consapevolezze improvvise.

Le personalità creative utilizzano spesso “informazioni” che emergono dall’inconscio come una visione improvvisa quando sono soprappensiero.

Può succedere alla fermata dell’autobus, o quando stanno lavando i piatti, o mentre guidano.

Di colpo arriva una soluzione o appare un nesso che non si era visto fino a quel  momento.

ASCOLTO DEI SENTIMENTI


L’ascolto dei sentimenti, propri e altrui, comporta una grande capacità empatica che diventa tanto maggiore quanto più la si esercita.

Le personalità creative si trovano facilmente in situazioni di ascolto e relazione con gli altri.

Si tratta di persone che hanno un’innata abilità nel comprendere gli stati d’animo e nel saperli ascoltare.

Sono quelli che tutti cercano per “sfogarsi”.

Ma anche quelli cui facilmente ci si dimentica di chiedere: “Come stai?”, proprio perché la capacità di ascolto è tale da far scomparire completamente i loro problemi agli occhi dell’interlocutore.

ATTENZIONE ALLE RELAZIONI


L’attenzione alle relazioni è la conseguenza di una buona capacità di sintesi, della capacità di ascoltare i sentimenti, di una buona intuizione e di un contatto profondo con l’inconscio.

E’ ciò che ci permette di capire cosa tiene insieme le cose e le persone.

Riguarda l’abilità nel creare armonia anche fra realtà apparentemente incompatibili e appartiene alle persone creative.

Chi è empatico ne fa largo uso quando mette d’accordo le persone in conflitto tra loro.

In aggiunta alle abilità elencate sopra (che dipendono tutte da un emisfero destro attivo) le personalità creative di solito hanno anche:

  • molti interessi

  • curiosità

  • autonomia

  • originalità

  • cooperazione

ma anche:

  • discontinuità

  • dispersività

Le personalità creative sono caratterizzate da una pluralità d’interessi che le porta a saper fare molti mestieri.

La loro innata curiosità le spinge a interessarsi a cose diverse, anche se, spesso, le rende discontinue e dispersive.

Sono persone che partono piene di entusiasmo e che si perdono strada facendo, catturate da nuove attività che a loro volta lasceranno il posto ad altri affascinanti richiami… in una catena senza soluzione di continuità.

Danno vita a tante idee che non sempre portano a compimento, ma tutte le iniziative intraprese arricchiscono il bagaglio della loro esperienza e amplificano la loro indipendenza.

Sono autonome e originali per natura, perché la capacità di cambiare e il desiderio di conoscere le spingono a sperimentare sempre nuove possibilità di se stesse.

Sono spontaneamente portati alla cooperazione e del tutto disinteressate alla competizione.

Per queste persone creare è molto più divertente che vincere.

Creare significa dare forma a un progetto che le appassiona e per la cui realizzazione desiderano impegnarsi.

Mentre la competizione le lascia sempre inappagate, per loro è sempre molto avvincente realizzare qualcosa di nuovo, diverso e… possibilmente migliore!

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Giu 02 2011

NEONATI CON UNA PERSONALITA’ CREATIVA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

I bambini che hanno una personalità creativa possiedono un’innata empatia e sono capaci di percepire i climi emotivi già da molto piccoli. Questi bambini “sentono” gli stati d’animo degli altri anche quando non sono ancora in grado di comprendere i propri vissuti e non si sono formati gli strumenti necessari per interpretarli.

L’egocentrismo che caratterizza l’infanzia, li porta a vivere le emozioni di chi li circonda come se fossero proprie e questo può creare confusione nella comprensione delle relazioni.


PAPPA E THRILLER


Marco ha soltanto pochi mesi e all’ora della pappa si sveglia in lacrime, in preda ai morsi della fame.

Sentendolo piangere a squarciagola, la mamma, Sabina, che stava guardando un film alla televisione, corre a prenderlo in braccio. Consola Marco con tanti bacetti e con dolcezza lo attacca al seno per dargli la sua poppata delle nove.

Mentre il bimbo succhia avidamente il latte, la donna riprende a seguire la tv.



Marco si sente tranquillo e al sicuro tra le braccia della mamma e Sabina si lascia catturare progressivamente dalla trama del film, vivendo momenti di tensione e di paura durante le scene di pathos.

Contemporaneamente Marco, soddisfatto e felice della pappa, comincia a sentirsi anche teso, impaurito e in pericolo, proprio come se qualcosa di brutto stesse per accadere da un momento all’altro.

Ben presto riprende a piangere ma, questa volta Sabina non ne capisce le ragioni. Tenta di calmarlo in tutti i modi, senza riuscirci, e diventa sempre più nervosa.

In poco tempo si innesta un circolo vizioso tra mamma e bambino.

Più Sabina si sente incapace di rassicurare Marco, più diventa tesa e nervosa, più Marco percepisce in se le emozioni della mamma, più diventa nervoso e piange.

Nel bambino, infatti, la coesistenza dei propri sentimenti (protetto, rilassato e al sicuro) con quelli della mamma, che egli vive come suoi (teso, in pericolo, e nervoso), fa nascere uno stato di confusione e di instabilità emotiva che il piccolo manifesta diventando irrequieto.

Questa mescolanza di vissuti, se non viene opportunamente capita e gestita, nel tempo potrà trasformarsi in confusione sulla comprensione dei propri bisogni emotivi.

Solo quando la mamma ritrova la calma in se stessa, riuscirà finalmente, a rassicurare Marco e a tranquillizzarlo.



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