Archive for Luglio, 2011

Lug 29 2011

Le personalità creative: SONO SEMPRE PRONTE A CAMBIARE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Le personalità creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento. Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Quando vivono in ambienti e situazioni che le riconoscono, le considerano e le rispecchiano, possono esprimere tutte le loro peculiarità, ma quando si trovano in situazioni rigidamente strutturate, finiscono per forzare se stesse e conformarsi a stili di vita che non le comprendono e non le rispettano.

Quest’adattamento forzato, anche se ben riuscito, tradisce il loro naturale bisogno di libertà e provoca nel tempo sofferenza psicologica.

Più rigida sarà la necessità di adattarsi, tanto maggiore sarà anche la sofferenza conseguente alla repressione della personalità.


UN GABBIANO IN GABBIA

Elena ha incontrato Cristina in ufficio, durante una riunione di lavoro.

E’ bastato uno sguardo perché tra loro scoccasse la scintilla e si creasse una complicità immediata.

Elena sente che quella è la donna giusta per lei. La sa con il cuore. A dispetto di qualsiasi logica.

Non importa se tra loro ci sono venti anni di differenza. Non importa se abitano in due regioni diverse con il mare di mezzo. Non importa se Cristina ha un marito.

Elena la ama.

Questo basta.

Tra loro nasce una storia, fatta di telefonate, lettere, pensieri e incontri fugaci.

Una storia che va avanti nel tempo, nonostante tutte le difficoltà.

Dopo due anni di clandestinità, Cristina pensa di separarsi e Elena… decide di trasferirsi.

Così, lascia il lavoro, la famiglia e gli amici. Prende un aereo. E arriva.

Pronta a ricominciare tutto.

Ma “tutto con Cristina” non è possibile.

Cristina pensa… di separarsi… però ancora non ha deciso…

Elena la aspetta.

Cerca un lavoro. Affitta una casa. Trova nuove amicizie. La solitudine non la spaventa. L’ha messa in conto.

Cristina, invece, teme le voci della gente. La città è un paese. La conoscono tutti. La separazione richiede tempi lenti e movimenti cauti.

Elena non fa pressioni. La capisce. Comprende quelle paure. Conosce i suoi problemi.

Cerca di non intralciarla.

“Ho scelto io di venire a stare qua” racconta “ a Cristina non lo avevo nemmeno detto. Ho voluto fare tutto seguendo il mio istinto. Come sempre.”

Il tempo passa.

Avere una relazione con una donna sposata non è facile per una ragazza sola, in una città sconosciuta e senza altri legami.

Le telefonate agli amici, rimasti nella sua città, la inondano di solitudine.

Un grande vuoto affettivo riempie le giornate.

Cristina ha una vita colma di cose e d’impegni.

Elena lo sa… la separazione non è una scelta facile.

Poi un giorno si sente male.

Un male improvviso, che non capisce e non si spiega. E’ come una crisi cardiaca. Le si ferma il cuore. Le gambe cedono. Le braccia molli.

Corre dal medico.

Ma… è un attacco di panico.

Il cuore non ha nulla.

Quella vita di attese l’ha progressivamente paralizzata. Le ha come “fermato il cuore”. Gli entusiasmi si sono ripiegati su se stessi. La solitudine ha sbriciolato i progetti.

Solo la comprensione resiste.

A dispetto di tutto.

“Cristina ha tanti problemi” mi dice “voglio aiutarla. Sono venuta qua per lei. Però ultimamente mi sento dentro a una gabbia. Mi sono chiusa e non riesco più a ritrovare la chiave…”

La chiave sarà un volo di ritorno. Verso la sua città.

Partire.

Riguadagnare l’autonomia.

Per ritrovare la voglia e il gioco nella sua vita.

Inseguendo il desiderio di amare Cristina, Elena ha ingabbiato se stessa dentro i ritmi e le scelte della compagna.

Cristina non ha saputo comprendere l’altruismo e la generosità celati dietro i silenzi e le lunghe attese, non è riuscita a fugare la solitudine e il vuoto affettivo dalle giornate di Elena.

Per amore, Elena ha costretto se stessa dentro una vita che non è più la sua.

L’attacco di panico segnala il tradimento di sé, la rinuncia pericolosa all’autonomia che ha sempre caratterizzato tutte le sue decisioni.

Riappropriarsi di un tempo per se stessa, permetterà a Elena di ritrovare l’indipendenza che è incisa a fuoco nella sua anima e che fa parte del suo esistere.

La libertà caratterizza il suo pensiero e le sue scelte.

E’ un ingrediente base per la salute.

Il cuore non è normale… è libero.

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Lug 23 2011

A PROPOSITO DEGLI ANIMALI…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

  • Perché alcune persone evitano gli animali?

  • Perché altri provano disgusto anche solo a guardarli?

  • Perché spesso non ci si accorge nemmeno delle loro sofferenze?


Gli animali, simbolicamente, ci raccontano la nostra istintualità, parlano del nostro mondo emotivo, di ciò che facciamo spinti da un impulso interiore e, a volte, senza nessuna logica.

Oggigiorno l’istintualità è malvista.

Esiste una “dittatura” della razionalità che, purtroppo, porta con sé anche tanta sofferenza psicologica, perché, privilegiando la ragione, spesso finisce col trascurare il cuore, le emozioni e i sentimenti.

Gli animali, l’istinto e il cuore hanno in comune l’ascolto di se stessi.

Noi psicologi riteniamo che riconoscere e ammettere ciò che si sente dentro, senza reprimerlo, sia una via per la salute mentale (D. Goleman “Intelligenza Emotiva”; G. Bateson “Verso un’ecologia della mente”).

Gli animali non soffrono di malattie mentali, non prendono psicofarmaci, non vanno dallo psichiatra.

Ascoltano il loro istinto.

Hanno poco a che fare con la sofferenza psicologica che affligge il nostro mondo e che ci spinge a usare delle pillole per sentirci bene.

Nella nostra civiltà, l’istinto e le emozioni, purtroppo, sono spesso in conflitto con la ragione e il controllo.

La parte animale di noi stessi, non ascolta ragioni e sfugge al controllo.

Non è civilizzabile.

E’ selvaggia.

Libera.

Il mondo animale, perciò, parla alle nostre parti indomabili e indipendenti.

Gli animali sanno, senza bisogno di parole.

Sanno ritrovare la strada di casa.

Sanno quando è il momento di migrare.

Sanno quando fare il nido.

Sanno di non potersi fidare dei sorrisi e delle belle maniere.

Conoscono l’istinto e non ne hanno paura.

L’uomo, invece, preferisce seguire la ragione, l’istinto lo ascolta poco (e a volte se ne pente).

Censura le emozioni.

Soffre di depressione e attacchi di panico.

Il simbolismo degli animali ci mette in contatto con un sapere immediato e ancestrale, che spinge a fare la cosa giusta al momento giusto, senza passare per la ragione.

In questo senso, i rapporti che abbiamo con gli animali ci raccontano i rapporti che abbiamo con le nostre emozioni.

Ci dicono in che modo gestiamo la nostra istintività. Parlano dei nostri aspetti emotivi, passionali, teneri, fragili, aggressivi, istintivi.

Spesso la fobia per un animale nasconde la paura di ciò che quell’animale rappresenta per noi.

Ogni animale assume un significato simbolico diverso per ogni persona, ma nell’immaginario collettivo alcuni contenuti sono universali e si possono fare delle generalizzazioni.

Così, i cani rappresentano spesso la dedizione, la capacità di darsi totalmente e incondizionatamente a qualcuno.

La paura dei cani, di solito, nasconde la paura di abbandonarsi alla devozione per un altro essere.

I gatti sono invece un simbolo d’indipendenza e di eleganza.

La paura dei gatti sottende la paura di vivere pienamente la propria autonomia.

Il topo porta le stimmate della capacità di sopravvivenza in situazioni difficili, rappresenta il legame con la vita e il bisogno di essere se stessi.

La paura dei topi, che oggi affligge tante persone, parla del conformismo che permea la nostra società e descrive la paura che molti hanno nel permettersi di essere profondamente e radicalmente ciò che sentono di essere.

Quando abbiamo paura di un animale, teniamo alla larga tutto ciò che simbolicamente rappresenta per noi.

Quando invece ci avviciniamo a un animale, avviciniamo quella parte dentro di noi e, cercando di fare amicizia, la integriamo nella nostra personalità.

Ci sono animali che ci piacciono e animali che non ci piacciono.

Proprio come esistono aspetti di sé con cui è più facile entrare in rapporto, e aspetti che, invece, ci mettono in difficoltà o che evitiamo.

Sempre, però, l’amore per gli animali rappresenta l’amore per la vita.

Mentre, l’odio verso gli animali nasconde un disprezzo profondo per se stessi e per quella parte di se che alla vita è maggiormente legata.

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Lug 18 2011

Le personalità creative: SONO ALTRUISTE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La grande capacità di comprendere gli altri spinge le personalità creative a considerare sempre l’interesse di tutti, a volte anche contro il loro stesso interesse.

Questo costituisce, probabilmente, il loro talento meno compreso!

Infatti, la generosità che ne guida le azioni non è facilmente intuibile e le motivazioni altruistiche possono non essere immediatamente chiare neanche a loro stessi.

Occorre spesso un’attenta valutazione per cogliere le ragioni cooperative celate dietro le azioni delle personalità creative.

L’ingegnere?


… meglio che faccia la casalinga!!

Quando s’innamora di Luciano, Roberta ha una laurea in ingegneria e una brillante carriera universitaria davanti a sé.

Creativa e piena d’interessi, sa coniugare dolcezza e determinazione in un mix veramente affascinante.

Luciano è incantato da quella poliedrica intelligenza e le chiede di accelerare i tempi del matrimonio.

Così, insieme, decidono di sposarsi e di mettere su una bella famiglia.

Dopo qualche anno nasce Valeria, poi arriva Romina e infine Stefano.

Per seguire meglio i bambini, Roberta abbandona il lavoro all’università e, ben presto, le attività creative cedono il posto alle attività domestiche.

In breve tempo il brillante ingegnere si trasforma in una colf sottopagata e brontolona che insegue i bambini per fare i compiti e urla davanti a un calzino scompagnato.

“Sono confusa e non so neanche perché vengo qua da lei…” mi racconta “I miei bambini sono la mia vita, li amo sopra ogni cosa, però, ormai, per loro sono diventata la strega cattiva e mi sembra che nessuno voglia più avermi vicina.”

Una strega che dichiara se stessa?!

E’ abbastanza inusuale nello studio di uno psicologo… Perciò decido di non fidarmi troppo di quelle affermazioni.

Nel corso dei colloqui, infatti, emerge una mamma divertente, complice e capace di organizzare giochi, feste e merende non solo per i suoi figli ma anche per i loro amici.

Ma allora?!

Roberta ha mentito?

Quand’è che si presenta la strega?

Rifletto tra me, sentendo crescere i sospetti.

Come scoprirò durante il percorso terapeutico, la strega appare alla presenza di Luciano!

E con le sue sfuriate e i suoi rimbrotti riesce a sollevarlo dalla paura segreta di non farcela a reggere il passo dell’ingegnere, poliedrico e creativo, che ha sposato.

E’ così che, nascosta dietro la veste da strega, scopro una grande passione!

Infatti, per amore di Luciano, Roberta ha occultato (anche a se stessa) quasi tutte le sue risorse professionali e creative.

Abbandonando il suo lavoro da ingegnere e lasciando alla strega il compito di gestire il ruolo della casalinga, rassicura il marito facendolo sentire costantemente “il migliore”.

Per merito della strega Luciano, che ha soltanto la licenza media e che si è fatto tutto da se, diventa l’unico ad avere successo professionalmente, economicamente e con i bambini.

Rinunciare a usare molti aspetti di se stessa è il modo che Roberta ha trovato istintivamente, per non far pesare al marito il suo titolo di studio, le sue possibilità di guadagno, la sua creatività e la sua empatia.

Quando diventa “la strega”, Roberta perde ogni “successo” mentre Luciano diventa ricco.

Forse non ricco di titoli… ma, certamente, ricco di possibilità, empatia, creatività e risorse!

Nel corso della terapia Roberta dovrà riappropriarsi della carriera professionale e lasciare che il suo anticonformismo entri a far parte della relazione di coppia.

Solo così il rapporto con i tre figli potrà essere vivificato dai metodi nuovi e originali con cui è solita risolvere i problemi e superare le difficoltà.

Gettata la veste da strega e ritrovata quella da sposa, Roberta dovrà lasciare che la passione e la creatività la trasformino in uno “sciamano” (invece che in una megera) capace di muoversi con maestria tra le tante dimensioni della vita familiare, lavorativa, sociale e coniugale.

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Lug 12 2011

Le personalità creative: POSSIEDONO UNA MOLTEPLICITA’ DI SE’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La capacità di sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle, si trasforma in ricchezza interiore e nella poliedrica possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Quando, però, non è riconosciuta, può creare momenti di confusione e incertezza.

La possibilità di avere un ventaglio di punti di vista contemporaneamente (ad esempio tanti quanti sono i partecipanti a una discussione) mette in serio pericolo la percezione della propria coerenza.

Le personalità creative riescono a immedesimarsi con facilità nei vissuti degli altri e scoprono molto presto che ognuno (calandosi nel suo punto di vista) ha ragione.

Infatti, partendo dagli stessi presupposti si giunge di solito alle stesse conclusioni.

AURORA, JACOB E LE VACANZE

IN SARDEGNA


Quando arriva al primo appuntamento Aurora non sa più cosa fare… con se stessa!

Il suo tirocinante Jacob è svogliato e perditempo e sembra interessato più al mare della Sardegna che al tirocinio nel laboratorio di ceramica etnica.

Aurora è sempre piena d’impegni e conduce una vita indaffarata e senza soste, dividendosi tra la ceramica etnica, la ricerca universitaria sulle tradizioni popolari e una vita di coppia appena cominciata e già problematica.


Ha accettato di prendere con sé un tirocinante, soltanto perché glielo ha chiesto una persona che per lei è speciale, l’insegnante di antropologia con cui ha fatto ricerca all’università.

Adesso, però, si rende conto che il giovane straniero, promettente e pieno d’inventiva (così le è stato proposto), è qui soprattutto per farsi una vacanza pagata dalla borsa di studio.

I ritmi lenti di Jacob la innervosiscono e quel suo vivere perennemente alla giornata, senza progetti, lo sente come un fardello che grava su di lei.

“Come mai si assume totalmente la responsabilità del rendimento di Jacob?” le domando, cercando di comprendere le ragioni di quell’esagerato senso del dovere.

“Non posso esonerarmi!” sospira, giocherellando col bordo della giacca “Non voglio che la professoressa di antropologia pensi che trascuro il lavoro che le ho promesso.”

“Ma è stata proprio la sua insegnante a proporle Jacob, di sicuro ne conosceva l’indolenza.”

Aurora mi guarda interdetta, sa benissimo che è così. Ma non riesce a restare fedele a quella comprensione.

La molteplicità dei suoi punti di vista la porta a essere contemporaneamente tre persone diverse e coinvolte in questo problema: Aurora, Jacob e la professoressa di antropologia.

Mi armo di pazienza.

Ci vorrà un po’ di tempo per chiarire insieme la pluralità dei suoi sé.

La capacità di essere diversa in situazioni diverse, è ciò che in questo momento rende Aurora confusa e insicura rispetto al comportamento da tenere con Jacob.

Infatti:

  • Quando lavora con lui, sente che l’attenzione mutevole del ragazzo dipende dalle diverse aspettative sul tirocinio. In pochi mesi Jacob vorrebbe imparare la ceramica etnica… ma anche conoscere il mare e le spiagge della Sardegna. Perciò Aurora cerca di assecondarlo, organizzando il suo apprendimento in modo elastico e non troppo impegnativo.

  • Quando parla con l’insegnante di antropologia, un’Aurora efficiente e attiva si sostituisce alla tutor di Jacob e propone un corso altamente specializzato e intenso che renda in pochi mesi una preparazione adeguata sia nella teoria che nella pratica.

  • Quando poi rientra a casa, l’Aurora innamorata occupa il posto delle altre due e progetta vacanze e momenti magici da trascorrere in coppia, per far crescere l’intimità e la condivisione di un progetto di vita insieme.

E fino a qui di Aurora ce ne sono solo tre!

  • C’è poi un’Aurora che vorrebbe andare ogni tanto a trovare i genitori…

  • Un’Aurora che ama uscire insieme alle amiche…

  • Un’Aurora che sogna di avere un bambino…

  • Un’Aurora che ha bisogno di leggere e viaggiare per aggiornarsi sul suo lavoro con la ceramica etnica…

  • Un’Aurora che sta cercando di riordinare gli appunti per dare forma alla pubblicazione di un libro…

  • Un’Aurora (ma questa è completamente schiacciata dal peso delle altre) che ama passeggiare in mezzo alla natura senza doversi preoccupare di niente…

Nel corso di colloqui Aurora diventerà più consapevole delle sue poliedriche possibilità di espressione e riuscirà ad armonizzare le diverse “se stessa” fino a trovare un nuovo equilibrio interiore più rispettoso delle sue personali esigenze e priorità.

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Lug 07 2011

Le personalità creative: SONO CREATIVE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La creatività rende poliedrici e pronti a trovare soluzioni nuove per affrontare le difficoltà della vita ma, quando non trova spazi per esprimersi, finisce per manifestarsi nell’unico luogo rimasto disponibile: il corpo fisico.

Per questo le personalità creative a volte hanno sintomi “creativi”.

Cioè sintomi fisici senza nessuna causa organica.

L’attacco di panico è uno di questi.

Stefania e la paura di guidare


Stefania ha circa quarant’anni quando si presenta nel mio studio per una psicoterapia.

E’ una donna bella, colta, intelligente e piena d’interessi ma, da un po’ di tempo, non riesce più a uscire sola da casa.

Non se la sente di guidare e spesso anche andare a piedi la fa sentire in pericolo.

Avverte un malessere fisico che la lascia spossata, impotente e sempre più insicura.

“ E’ successo all’improvviso” racconta “mentre andavo a trovare un’amica. Volevamo progettare insieme una vacanza. Stavo guidando. E mi sono sentita male.”

“Male… come?” domando.

“Un malessere strano. Qualcosa che somiglia alla fine del mondo. Sudavo freddo e mi sentivo sprofondare dentro la gelatina. Il cuore si è bloccato, le orecchie ronzavano, un silenzio irreale ha permeato tutto e la paura di impazzire si è fatta largo. In quei momenti ho creduto di morire!”

Stefania si fa piccola dentro la sciarpa bianca che le avvolge le spalle. Solo parlarne la mette a disagio.

Teme, da parte mia, una condanna senza appello: schizofrenia!

Allo sconforto per la propria impotenza si aggiunge la vergogna di avere una “mente” che non funziona come dovrebbe.

Indugiare sui sintomi fisici in questi casi non serve.

Amplifica la paura e nasconde l’origine “creativa” di quelle sofferenze.

E’ nella storia che si possono trovare le radici.

Le briciole che indicano la strada smarrita, conducono a una Stefania imprigionata e resa impotente da se stessa e dal suo voler bene senza riserve.

Nel corso dei colloqui la verità criptata prende forma.

Figlia unica e molto amata dalla mamma (vedova da quando lei era bambina), Stefania si sta per sposare.

Il suo futuro marito lavora in una città vicina, dove la coppia si trasferirà subito dopo il matrimonio.

La mamma allora rimarrà sola nella grande casa di famiglia, un tempo riempita dalla vitalità e dall’entusiasmo di Stefania e dei suoi amici.

L’anziana signora non vuole pesare sulla ragazza e non mostra a nessuno la tristezza che le morsica il cuore.

Ma Stefania sa.

Senza bisogno di parole.

E “creativamente” manifesta un sintomo che risolve proprio quella solitudine.

Non lo fa con consapevolezza.

Lo fa istintivamente, come quando si mettono le mani avanti mentre si cade.

La sua paura di muoversi da sola, quel bisogno di essere sempre accompagnata, permette alla mamma di continuare a starle accanto e di occuparsi di lei, anche quando il matrimonio spinge verso una vita più indipendente.

Nel corso della terapia, l’emergere del significato profondo dei sintomi consentirà a Stefania di dare parole alla separazione dalla mamma e di trovare soluzioni meno dolorose.

Oggi Stefania, che di mestiere fa la fisioterapista, ha aperto un piccolo studio anche nella città di sua madre e per un giorno la settimana si trasferisce da lei.


Proprio come quando era bambina.

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Lug 01 2011

Le personalità creative: SONO EMPATICHE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La capacità di ascoltare, comprendere e condividere i sentimenti, sviluppa l’altruismo e l’emotività.

Chi possiede una personalità creativa é interessato ai bisogni degli altri, sensibile, accomodante e disposto a sacrificarsi per il bene comune, ma deve stare attento a non lasciarsi trascinare dalle necessità altrui perché, dimenticandosi dei propri bisogni, sacrifica il suo equilibrio emotivo.

Pietro e Simone: emozioni pericolose!


Pietro gestisce una bella palestra nel centro storico della città e conduce una vita ricca di soddisfazioni e di amicizie. Ma, nonostante i ritmi indaffarati che riempiono le sue giornate, ogni tanto la solitudine gli morsica il cuore e si ritrova a piangere un fiume di lacrime solitarie.

E’ uscito da più di un anno da un rapporto importante e si considera ormai single per vocazione quando, all’età di circa quarant’anni, s’innamora di Simone.

Premuroso e sollecito, Simone esprime il suo affetto soprattutto in cucina e imbandisce per lui ogni genere di manicaretti, coccolandolo con i cibi e conquistandolo con i suoi modi materni.

Infatti, Pietro, che è orfano di entrambi i genitori, nella vita si è dovuto abituare molto presto a cavarsela da solo e trova nelle attenzioni di Simone il rifugio e la protezione che gli mancano da sempre.

Mentre Pietro si lascia conquistare dalle pietanze di Simone; Simone, che pure è affascinato dalla sua poliedrica creatività, appare poco partecipe e distante davanti all’energia degli entusiasmi di Pietro.

Per lui le passioni hanno sempre costituito un rischio da evitare con cura.

La scarsa attenzione di Simone per gli stati d’animo (propri e degli altri) inizialmente rassicura Pietro, a cui sembra di essere protetto anche dall’intensità delle sue stesse emozioni.

Ma ben presto l’apatia di Simone comincia a farlo sentire insofferente e nervoso e, nel tentativo di coinvolgerlo, Pietro confida a Simone le angosce che a volte lo tormentano nei momenti di solitudine.

Simone, però, evita il dialogo trincerandosi dietro a una prigione di luoghi comuni:

“Stai male? Avanti, non farne un dramma. Tutti hanno i loro problemi.”

“Ti senti solo? Ma cosa dici! Non puoi sentirti solo. Conosci un sacco di gente!”

“Insicuro tu? Dai, non farmi ridere!”

In breve tempo il muro dell’apatia emozionale di Simone rende Pietro insoddisfatto e ansioso.

Simone disprezza sistematicamente i suoi interessi e le sue proposte, vuole soltanto vagabondare per i locali, commentando i vestiti e gli amanti degli altri e lamentandosi per la noia che sembra consumare la sua vita.

Percependo che la monotonia nell’esistenza di Simone è frutto della sua sordità emotiva, Pietro spinge al massimo il volume dei propri sentimenti, diventando sempre più passionale, irascibile, impulsivo e geloso e alimentando in questo modo le critiche e il disprezzo da parte del compagno, in un parossismo di passione e incomprensione cui diventa difficile sottrarsi.

Quando infine approda alla terapia, si sente intrappolato in un circolo vizioso di delusione e dipendenza.

Piange per un nonnulla, è geloso fino a perdere le staffe e spaccare tutto ciò che gli capita a tiro, implora Simone di vivere con lui ma subito dopo lo supplica di lasciarlo, ha paura degli altri e non riesce più a stare solo.

Vorrebbe allontanarsi da Simone, che giudica troppo diverso e lontano da sé, eppure cerca di smuoverne l’inerzia emozionale amplificando i propri sentimenti in un crescendo che spaventa lui stesso.

Il percorso che affronteremo insieme lo aiuterà a riconoscere dentro di sé l’empatia che muove quei comportamenti esagerati e il dono di impulsività che istintivamente e inconsciamente offre a Simone, nel tentativo di aiutarlo a riprendere contatto con le emozioni rimosse.

Un dono talmente generoso da minare l’equilibrio emotivo di Pietro e da rendere impossibile proprio quella reciprocità che egli tenta di costruire, inutilmente.

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