Archive for Novembre, 2012

Nov 28 2012

… MA LE MAMME FANNO SESSO?

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Solitamente l’immagine della maternità è proprio l’antitesi del sesso.

Forse perché il tabù dell’incesto ci porta a escludere istintivamente la sessualità dalla genitorialità…

Forse perché l’archetipo della Madonna, madre e vergine, condiziona la nostra fantasia…

Forse perché le mamme hanno sempre così tante cose da fare che non gli rimane più nemmeno una briciola di tempo da dedicare a se stesse… figuriamoci al sesso!

Forse perché ci dimentichiamo che le mamme diventano tali proprio grazie al sesso e perciò la sessualità le riguarda quanto ogni altro essere umano, se non di più.

Forse…

Fatto sta che è difficile immaginare una mamma erotica e sensuale.

Sembra che la parola “mamma” escluda la sessualità.

La mamma ce la raffiguriamo sempre alle prese con bambini, pannolini, merendine e compiti da fare… talmente indaffarata che probabilmente del sesso non si ricorda nemmeno.

Le nostre fantasie però sono ingannevoli e, separando la sessualità dalla maternità, censurano un aspetto importante dell’amore e inibiscono le mamme nel loro percorso di crescita interiore, sessuale e affettiva.

Ogni giovane donna, per costituzione, può diventare mamma.

E proprio questa potenzialità biologica rende le donne sensuali, affascinanti, erotiche e sexy.

La maternità è un aspetto imprescindibile della femminilità e ha un ruolo importante nella sessualità.

Anche quando una ragazza decide di non fare bambini.

Perché, a prescindere dalle gravidanze avute o non avute, tutte le donne hanno bisogno di sentirsi amate per la loro capacità di generare la vita.

L’uomo che sa amare e valorizzare il potere creativo della femminilità, permette alla sua compagna di raggiungere una più profonda intimità. Sessuale, emotiva e spirituale.

Separare la maternità dalla sensualità, invece, significa disprezzare la parte più intima e misteriosa di una donna, ferendo la sua femminilità.

Niente è più erotico per una ragazza, di un partner che trovi affascinante la sua creatività e che desideri avere dei bambini con lei.

(E questo è vero anche nel caso in cui lei stessa abbia scelto di non avere figli)

Maternità, creatività e sensualità sono aspetti inscindibili della femminilità, appartengono a tutte le donne e hanno bisogno di ricevere riconoscimento e attenzioni.

(Anche quando non è possibile né opportuno mettere al mondo dei figli)

Il potere creativo delle donne si può manifestare in tanti modi diversi, però affonda sempre le sue radici nella capacità femminile di generare la vita.

La maternità svela gli aspetti irrazionali e inquietanti della femminilità: l’istintività, l’attitudine e la curiosità verso tutto ciò che è invisibile e sconosciuto.

Il mistero della vita (e della morte) fa parte dell’universo femminile e intreccia la passione con la sensitività.

La maternità si colloca a pieno titolo nell’erotismo e nella sessualità.

Per questo le mamme hanno tanto a che vedere col sesso!

In un rapporto di coppia, la genitorialità non dovrebbe mai eclissare la sessualità ma, al contrario, dovrebbe condurre verso un più grande erotismo e una maggiore condivisione fisica, emotiva e spirituale. 

Quando nasce un bambino, però, le mamme si lasciano assorbire totalmente dagli impegni e dal piacere della maternità e spesso dimenticano quasi del tutto la sensualità, trascurando il bisogno di intimità, di tenerezza e di coccole che precede e permette l’unione affettiva e sessuale.

Mentre i papà, invece di aiutarle, onorarle, apprezzarle e corteggiarle, finiscono per delegare l’accudimento dei figli, dedicandosi agli impegni fuori di casa.

Questa frattura tra la vita famigliare, considerata prerogativa del femminile, e il mondo esterno, considerato territorio maschile, corrisponde a una frattura nella relazione di coppia e si ripercuote inevitabilmente sulla sessualità, creando una distanza che impedisce la condivisione e l’intimità.

La gravidanza, il parto e l’arrivo di un bambino, sono momenti di grande trasformazione per una donna, che affronta il mistero della nascita e della morte ed entra in un contatto più profondo con la propria spiritualità.

E’ proprio in quei momenti che lo scambio nella coppia si fa più intimo e profondo, rendendo l’orgasmo un’occasione di abbandono e di conoscenza reciproca, un momento in cui spogliarsi dei ruoli e delle responsabilità e condividere la nudità dell’anima insieme con quella del corpo.

La sessualità è il motore della crescita interiore, un luogo di passaggio in cui aprirsi alla verità, di se stessi come dell’altro.

Troppo spesso, però, le immagini erotiche di cui nutriamo la nostra immaginazione sono malate di sopraffazione e violenza, somigliano alla pornografia e finiscono per metterci a disagio quando le associamo alla maternità.

Per paura di sporcare la genitorialità di perversione, si censura l’erotismo, considerato ingiustamente colpevole di un immaginario pornografico e superficiale, e si evita la scoperta di una sessualità più intima e complice.

In questo modo cestiniamo in blocco la sensualità impedendoci di sperimentarne gli aspetti più belli, legati alla conoscenza reciproca e al piacere di usare il corpo per rivelare le profondità dell’anima.

Essere mamma significa anche: entrare in contatto con una più profonda passionalità.

Scoprire una sessualità che rivela l’anima e parla all’autenticità di ciascuno.

Le mamme non dovrebbero MAI dimenticare che il sesso ha un posto importante nell’Amore.

Nella sessualità, come nella maternità, si conosce il mistero della vita.

In un rapporto di coppia il sesso è la via maestra per incontrare la spiritualità. 

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 commenti

Nov 23 2012

NON SEI NORMALE? Questi i sintomi creativi…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Quando si parla di pensiero creativo, l’archetipo dell’artista, fantasioso, geniale e un po’ svitato, colora l’immaginario collettivo, spingendoci a credere che la creatività sia un’abilità rara, riservata soltanto a pochi eletti, sicuramente in possesso di qualche prezioso talento artistico ma anche detentori di una pericolosa diversità.

Tuttavia la creatività non riguarda una particolare propensione per l’arte.

Il fuoco sacro dell’ispirazione creativa è uno stato d’animo assai comune, che tutti sperimentiamo più volte nel corso dell’esistenza.

La creatività è il nucleo di una pulsante energia, il cuore radiante del nostro essere, la fonte da cui traiamo alimento, ispirazione e motivazione per dare forma alla realtà e sentirci al centro della nostra vita.

Senza creatività non potremmo vivere.

Non potremmo amare, non potremmo sognare, non potremmo cambiare… non potremmo crescere.

La creatività è un modo di essere e di sentire, profondamente legato alla sensibilità interiore e alla capacità di voler bene.

E’ la nostra maestria nel danzare la vita al ritmo della trasformazione. Mutevole, imprevedibile, cangiante.

Perciò, sì. Certamente la creatività è un dono! Ma non per pochi. Anzi! E’ una dote che possediamo tutti.

Solo che per vivere appieno la creatività è necessario avere un saldo contatto con il mondo interiore.

E questo non tutti ce l’hanno.

Per molti, purtroppo, la sfera affettiva, l’intuizione, la flessibilità, l’immaginazione, sono cose inutili, roba di cui ci si deve sbarazzare in fretta, senza perderci troppo tempo.

Ma, è proprio dal mondo interiore che la creatività prende forma arricchendo la nostra vita di possibilità espressive, di soluzioni inedite, di stimoli e di ispirazioni, ed estraendo, come da un cilindro magico, opportunità sempre diverse per affrontare le difficoltà.

La civiltà dei consumi concede poco spazio al pensiero creativo e censura la sensibilità, facendo crescere il mito dell’uomo tutto d’un pezzo, sicuro di se, imperturbabile e concreto, capace di gestire i sentimenti con la forza della ragione.

Ma il cuore funziona seguendo parametri diversi dalla logica e per sentirci parte di questa società siamo costretti a nascondere le emozioni e a indossare una maschera di freddezza e d’impassibilità.

Impersonare con successo il ruolo dell’insensibile significa rinunciare all’ascolto della parte più profonda e più vera di se stessi, e fingere (fino a crederci) che tutto sia sempre e soltanto una questione di numeri e di materialità.

Nel nostro mondo, promuovere la competizione, far crescere l’economia, cavalcare l’andamento del mercato, sono obiettivi importanti, traguardi da raggiungere con ogni mezzo.

Hanno bisogno di persone disposte a comprare e a produrre seguendo schemi e modi stabiliti dalle operazioni commerciali.

Il gioco, l’immaginazione, la tenerezza e la fantasia diventano zavorre pericolose per gli equilibri economici. Intoppi lungo il percorso della produzione e dei consumi.

Per questo oggi, il mondo interiore è considerato quasi inesistente, e i cambiamenti troppo repentini sono giudicati destabilizzanti e pericolosi.

Non sorprende che tante persone considerino la creatività: roba per pochi. E tirino dritto davanti all’intimità di se stessi, cercando di anestetizzare l’emotività e facendo le spallucce alla propria anima.

Non tutti però hanno successo in questa impresa.

Alcuni non riescono ad ammutolire il cuore.

Ci sono persone che, nonostante l’impegno e i tentativi compiuti, si sentono incapaci di surgelare la propria sensibilità per chiudersi dentro la corazza d’impassibilità e d’indifferenza richiesta dal nostro stile di vita.

Sono uomini e donne che combattono ogni giorno una battaglia personale per sopravvivere in un mondo che non li riconosce e perciò non li vede e non li rispetta.

Gente con un cuore insopprimibile e una grande generosità.

Esseri umani considerati spesso poco normali, inadeguati al ritmo competitivo della nostra società.

Sono gli sciocchi che ancora si fidano del prossimo, quelli che credono nella bontà e contano sulla lealtà di tutti.

Creature senza malizia, facili prede per i prepotenti.

Queste persone hanno una grande creatività e grazie alla disponibilità a cambiare riescono a trasformarsi, adattando se stessi ai bisogni di un mondo che non li identifica e non li considera.

Cercano, inutilmente, di nascondersi dietro un’apparente normalità.

Ma tutto questo ha un alto costo psicologico e capita spesso che proprio queste persone arrivino in terapia. Con gli occhi gonfi e l’anima a brandelli. Vittime della violenza che circola dappertutto, oramai anche dentro i pensieri.

Colpevoli di non riuscire a smettere di voler bene.

Sono questi gli individui che possiedono una personalità creativa.

Esseri dotati di una grande umanità e di una poliedrica capacità intuitiva, in grado di conoscere i sentimenti degli altri e di adattarsi velocemente alle necessità comuni, così spontaneamente e naturalmente da non rendersene, a volte, nemmeno conto.

Creature disposte ad abiurare se stesse pur di generare armonia tra tutti.

Gente difficile da inquadrare. Nascosta sotto strati di necessità… altrui.


I SINTOMI CREATIVI


Le personalità creative sono mutevoli, imprendibili, cangianti e poco comprensibili. Anche a se stesse.

Hanno bisogno di poter cambiare e di trasformarsi, come di respirare.

Non si spaventano nel mettere sempre tutto in discussione e possono, da un momento all’altro, modificare se stesse o il proprio ambiente, diventando (quasi) irriconoscibili agli occhi degli altri.

Ma, nonostante la loro poliedricità, possiedono una lealtà affettiva talmente grande da non riuscire a distaccarsi neanche da chi palesemente le fa soffrire e si approfitta delle loro peculiarità per soddisfare i propri bisogni egoistici.

I sintomi creativi, perciò sono molteplici e non è facile identificarli:

  • Di sicuro c’è sempre una grande necessità di trasformazione.

  • E c’è una grande stabilità affettiva. Le personalità creative amano con costanza e devozione, anche quando sanno di non potersi aspettare niente in cambio.

  • Hanno sempre bisogno di creare armonia. Nei luoghi, tra le persone e nelle situazioni in cui si trovano a vivere.

  • Sono donne e uomini dotati di una forte energia, che usano per raggiungere i loro scopi affettivi… poco concreti, poco commerciabili e perciò anche poco condivisibili. Traguardi osservati con sospetto e diffidenza da chi insegue gli status della materialità: soldi, potere, bellezza, successo, sesso, eccetera.

  • Persone che non fanno nessuna differenza tra le razze e tra le persone.

  • Che si commuovono facilmente.

  • E facilmente si lasciano incantare da cose piccole e di scarso valore.

  • Gente che ama amare. E che per amore è capace di compiere grandi imprese. Senza clamori. E molto spesso anche senza che nessuno se ne accorga.

  • Non sono appariscenti e non fanno tendenza. Si mimetizzano in un mondo indaffarato e distratto da apparenze più sgargianti e più scenografiche.

  • La loro generosità non appare.

  • L’ingenuità… la nascondono come possono.

  • E la profondità nel voler bene sfugge allo sguardo della materialità.

Bisogna saper leggere con gli occhi dell’anima per riconoscerli in mezzo alla gente…


“L’essenziale è invisibile agli occhi. Si vede bene soltanto con il cuore.”

(Antoine da Saint-Exupéry)

leggi anche:

CREATIVITA’ & EMPATIA 

LA PERSONALITA’ CREATIVA: ISTRUZIONI PER L’USO 

GENTE CON L’ANIMA  

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

5 commenti

Nov 18 2012

L’ADOLESCENZA DEI GENITORI…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Quando nasce il primo figlio, la vita di coppia subisce un cambiamento radicale.

Il nuovo arrivato catalizza quasi tutte le energie dei genitori, lasciando ben poco spazio alla loro intimità.

La passione e il desiderio di stare insieme cedono il posto all’avventura di crescere una nuova vita e i ruoli di marito e moglie passano in secondo piano davanti dall’impegno di essere padre e madre nel migliore dei modi. 

Le responsabilità verso i figli monopolizzano quasi del tutto le attenzioni di entrambi i partner:

  • ci sono i problemi dell’allattamento…

  • e subito dopo quelli dello svezzamento…

  • poi arrivano i primi passi…

  • gli approcci con la socializzazione…

  • la scuola…

  • i compiti…

  • lo sport…

  • le amicizie…

lo scenario familiare si modifica costantemente assorbendo sempre più risorse ed energie.

Ogni conquista lungo il percorso della crescita è soppiantata da nuovi traguardi, in un continuum di cui non si riesce a scorgere la fine.

Aiutare i propri figli a diventare grandi monopolizza tutte le attenzioni e, quando infine sopraggiunge l’età dell’adolescenza, ci si ritrova intrappolati dentro un’organizzazione (delle giornate e dei pensieri) così automatica da non lasciare quasi più nessuno spazio alla vita privata.

Col passare del tempo, la paternità e la maternità diventano un impegno sempre più coinvolgente, fino a trasformarsi in un abito di cui è difficile spogliarsi.

Anche quando si è da soli.

Anche quando i figli, impegnati nelle loro attività personali, sono diventati “refrattari e quasi allergici” alla presenza di mamma e papà.

Arriva un momento nella vita della famiglia in cui i bambini, ormai adolescenti, cominciano a richiedere meno attenzioni e reclamano una sempre maggiore indipendenza dai genitori.

L’impegno che un tempo era stato così totalizzante si affievolisce, le maglie della genitorialità si allargano e lasciano ai coniugi una maggiore autonomia, uno spazio da dedicare a se stessi.

Capita spesso, però, che proprio quei momenti di ritrovata intimità nella coppia, quel tempo finalmente libero da potersi dedicare, coincidano con un periodo di difficoltà e di crisi.

I doveri genitoriali diminuiscono e la vita anziché alleggerirsi si complica!

Le difficoltà germogliano.

Il clima in famiglia si fa più teso.

Di solito il conto emotivo di questi malumori finisce per essere a carico dei figli.

Le responsabilità della tensione familiare sembrano ricadere interamente sulle loro spalle.

Papà e mamma spesso hanno opinioni differenti in merito alla libertà da concedere, agli orari di svago e di studio, alle uscite e all’impegno in casa o a scuola, e questo provoca frequenti discussioni e litigi, sia con i figli sia tra di loro.

A volte sembra che in famiglia nessuno vada più d’accordo con nessuno.

Altre volte, imprevedibilmente, una bonaccia emotiva consente momenti magici di intensa complicità.

Ma, al di là dei permessi da concedere ai figli, nascosta dietro le preoccupazioni per le loro scelte e per il loro futuro, si annida una crisi personale che riguarda i partner della coppia e poco o nulla ha a che vedere con l’educazione dei ragazzi.

Spesso le scelte educative diventano solo un pretesto per nascondere, anche a se stessi, la presenza di un cambiamento personale e interiore.

Dopo tante fatiche sostenute come genitori, dopo tutto l’impegno profuso insieme nel creare una famiglia, ritrovarsi nuovamente l’uno di fronte all’altro a parlare di sé (e non più dei figli) può fare paura.

Col passare dei giorni, l’identità genitoriale ha sostituito quasi totalmente l’identità personale e, per sperimentare l’intimità emotiva e riannodare il filo di un dialogo interrotto da tempo, è necessario prima di tutto ritrovare se stessi.

  • Chi sono diventato ora che il compito di crescere i figli sta arrivando al traguardo?

  • Com’è cambiata la mia identità lungo il percorso della genitorialità?

  • Quali sono oggi i miei desideri, i miei sogni, i miei obiettivi? 

Tanti quesiti che spesso non si ha il coraggio di indagare… nascosti dietro crescenti impegni di lavoro” o dietro a un improvviso mal di testa”, segnalano il bisogno di stare soli, in ascolto di se stessi.

Esplorando con sincerità il proprio mondo interiore, pian piano emergono le risposte e prende forma una relazione di coppia “aggiornata al presente”, cioè arricchita dall’esperienza del fare i genitori, resa più profonda dall’insegnamento ricevuto nella relazione con i figli ma anche trasformata, cresciuta e, a volte, poco conosciuta.

Non sempre scoprirsi diversi conduce a una maggiore complicità fra i partner.

Il cambiamento genera confusione, paure e disorientamento.

E’ un momento di crisi.

Le certezze consolidate nel tempo non funzionano più e la vita, nonostante la maturità, ci pone di fronte a una nuova “adolescenza”.

Così, mentre i ragazzi affrontano il percorso verso l’emancipazione e l’autonomia, anche i genitori attraversano un momento analogo, ritrovando la propria autenticità e la propria indipendenza dai figli, ormai cresciuti, e dalle abitudini consolidate nella relazione con il partner.

E’ un momento delicato e difficile.

Si ha bisogno di stare con se stessi e si ha paura di essere lasciati soli.

Si avverte l’esigenza di mettersi nuovamente in gioco e si ha timore di fallire.

Si cercano spazi diversi di condivisione e di intimità ma il cambiamento suscita confusione e paure. 

L’adolescenza dei figli fa intravedere la fine della genitorialità intesa come responsabilità educativa, e spinge alla ricerca di significati nuovi nel rapporto tra marito e moglie.

Non sempre questo è facile.

E non sempre è possibile.

A volte ci si ritrova cambiati e ci si scopre troppo distanti per vivere ancora la complicità.

Altre volte invece ci si sente più uniti, desiderosi di scrivere insieme un capitolo nuovo della vita.

Si tratta sempre, però, di un momento prezioso in cui si sperimenta un rinnovamento interiore.

Un momento in cui i sogni, a lungo censurati, escono finalmente dal cassetto e spesso incontrano opportunità inaspettate.

La vita premia chi ha il coraggio di essere se stesso.

Essere “giovani” non è soltanto avere la pelle fresca e le articolazioni elastiche.

Essere “giovani” è darsi il permesso di rischiare l’avventura della propria autenticità.

Lungo il percorso della genitorialità arriva un momento in cui la vecchiaia incombe e una nuova giovinezza attende di essere esplorata.

La differenza è nascosta nella capacità di ascoltare col cuore.

Quando i figli sono pronti a spiccare il volo, i genitori possono allargare le ali e lasciarsi trasportare dall’amore verso una nuova avventura nella conoscenza di sé.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

Nessun commento

Nov 12 2012

“NON SI DEVE… viziare i bambini!”

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

“Non prenderlo in braccio!”

“Lascialo piangere!”

“Non dargli il ciuccio!”

“Non imboccarlo!”

“Digli di no e fatti rispettare!”

“Lascia che si addormenti da solo!”

 “Non c’è bisogno che gli spieghi tutto!”

“Non dargliela sempre vinta!”

“Non viziarlo!”

I buoni consigli ingabbiano le mamme dentro una prigione di prescrizioni il cui fine ultimo è sempre quello di insegnare il rispetto e la disciplina ai bambini.

Come se i bambini fossero dei barbari da addestrare e non persone con un cuore e una sensibilità da coltivare.

Viziare è una parola carica di pericoli.

Letteralmente significa: “alterare, deformare, guastare…” e nell’immaginario comune evoca scenari caotici, ricordi di bambini antipatici e prepotenti in balia di genitori votati al sacrificio.

Ma nella realtà educativa è una parola priva di senso.

Infatti, non si può “viziare un bambino”.

Si può maltrattare un bambino oppure lo si può coccolare.

La pedagogia nera trova sbagliato coccolare i bambini e ritiene giusto, invece, educarli con durezza e con freddezza per abituarli già da piccoli alle difficoltà della vita.

La pedagogia nera è causa di tante sofferenze e ha fatto crescere generazioni di bambini nella paura e nella violenza.

Coccolare i bambini è indispensabile.

I piccoli hanno un sistema emotivo ancora privo di difese e perciò più sensibile e delicato di quello degli adulti.

Le coccole sono il nutrimento dell’amore, la prima e più grande fonte di benessere psicologico.

(Questo vale per tutti, sia adulti che bambini)

I bambini devono imparare a dare e ricevere amore e possono farlo proprio grazie alle coccole.

Le coccole non sono MAI troppe!

Tenere in braccio i bambini, consolarli quando piangono, permettergli di succhiare il ciuccio o il dito, spiegare le ragioni dei divieti e delle regole… sono modi per farli sentire protetti e al sicuro.

Servono per aiutarli a crescere in un clima di fiducia, rispetto e condivisione.

I genitori hanno il compito di far sentire amati i più piccini. Devono aiutare i bambini a sviluppare una sana autostima e un buon ascolto dei propri stati d’animo.

Per fare questo non esiste una regola.

Ogni momento è diverso dall’altro e bisogna adattare i comportamenti alle situazioni che si stanno vivendo.

Il fine, però, è l’obiettivo che sottende ogni metodologia pedagogica e il fine che sta dietro ai comportamenti educativi è importante.

L’obiettivo della pedagogia nera è quello di crescere adulti ubbidienti e sottomessi alla volontà di chi è più forte.

Il fine di una educazione sana, invece, dovrebbe essere quello di favorire la condivisione, la cooperazione, la comprensione e la reciprocità.

Tutto questo potrà avvenire soltanto quando i bambini cresceranno in un clima di fiducia.

Insegnare ai bambini a fidarsi, di se stessi e di chi hanno intorno, è il presupposto indispensabile per realizzare una società capace di accogliere e di non discriminare, di amare e di non emarginare, di condividere e di non prevaricare, di costruire insieme e di non abusare.

La fiducia è il punto di partenza per un mondo migliore.

Si crea lasciando spazio all’amore.

Le coccole sono l’espressione della tenerezza e dell’affetto.

Il fondamento su cui può nascere la fiducia.

Coccolare i bambini è importantissimo.

Nella ricetta per un mondo migliore è un ingrediente fondamentale.

L’amore è fatto di tante piccole attenzioni.

I bambini ne hanno bisogno per vivere.

Per imparare come si fa ad amare.

E per diventare adulti capaci di condividere la sensibilità.

Non esistono bambini viziati.

Ci sono bambini amati e bambini lasciati in balia di se stessi.

Spesso l’indifferenza è fatta di troppi sì, detti senza attenzione.

L’amore è partecipazione, condivisione e impegno.

I bambini che sono molto amati diventano adulti capaci di amare molto.

I bambini abbandonati a se stessi crescono cercando di colmare il vuoto lasciato dal disinteresse dei grandi.

E diventano adulti bisognosi, in cerca di possedere col denaro quello che i soldi non possono comprare.

L’amore dato ai bambini costruisce un rifugio permanente davanti alle difficoltà della vita.

La durezza e l’eccessiva severità sbriciolano l’autostima e lasciano ferite permanenti, voragini di dolore che danno forma a tante difficoltà nella vita.

Leggi anche: 

PEDAGOGIA NERA 

NON SI DEVE PICCHIARE I BAMBINI 

ADULTOCENTRISMO

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

5 commenti

Nov 06 2012

L’AMORE E’ NORMALMENTE ANORMALE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Maria ama gli animali più di qualunque altra cosa.

Giovanni ama sua moglie più di qualunque altra cosa.

Stefania ama i suoi figli più di suo marito.

Roberta ama sua madre più dei suoi figli.

Sandro ama i suoi alunni più di se stesso.

Ognuno di noi sperimenta l’amore con una forza e con un’intensità personale, spesso capace di renderci invincibili, in grado di superare scogli e difficoltà.

L’amore è un’energia che parte dal centro del nostro essere e ci rende simili a Dio.

E’ qualcosa che, nonostante tanti studi e tante dissertazioni, non si riesce a definire, a condividere, a localizzare.

L’amore è un modo di essere.

Uno stato dell’anima.

Qualcosa che sfugge alla logica e alla ragione.

Un’energia impossibile da descrivere… si può soltanto vivere!

Perché ognuno ha il suo modo di amare.

Personale.

Diverso da chiunque altro.

Unico.

E speciale.

Per questo l’amore è normalmente anormale.


La normalità, in amore, non esiste


Ognuno di noi immagina l’amore a modo suo, e pensa che gli altri associno alla parola “amore” gli stessi pensieri, le stesse emozioni, le stesse sensazioni, gli stessi vissuti.

Quando parliamo dell’amore e di come l’abbiamo vissuto, riusciamo a capirci facendo delle sovrapposizioni di significati uno sull’altro.

Poi ci indigniamo nello scoprire che, invece, le cose funzionano in modo differente per ciascuno.

“Hai visto? Ha dato via il suo gatto!”

“Hai sentito? Ama un’altra ma non si separa dalla moglie!”

“Ma lo sai che Piero ha preso in affidamento un bambino?!”

“Pensa che Annalisa non vuole avere figli!”

Ci sorprendiamo, ci scandalizziamo, ci immedesimiamo… ma ogni storia d’amore è una storia diversa e l’amore suscita tanto scalpore proprio perché ognuno lo vive a modo suo.

“Io al suo posto avrei fatto così”

“No, io non l’avrei mai fatto!”

“Io si che gliel’avrei detto!”

Ci piace curiosare nella vita degli altri, indossare i loro sentimenti e provare a viverli come se fossero i nostri, per poi concludere che la nostra vita è solo nostra… ed è fatta così.

Con l’amore che funziona, o non funziona, ma a modo nostro.

L’amore è un fatto personale.

Possiamo raccontarcelo, ma è molto difficile condividerlo davvero.


Io non sono normale: IO AMO


Nel mio lavoro incontro tanta gente e sento tante, tantissime storie, quasi sempre d’amore.

L’amore muove il mondo e sconvolge la vita.

Possiamo parlarne, discutere, confrontarci, arrabbiarci, litigare, perfino odiarci! Ma poi, ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di impersonare l’amore.

Personificare, incarnare, interpretare, indossare, essere l’amore.

Perché l’amore è tutto.

E senza amore non si può vivere.

Possiamo avere tante sfumature dell’amore ma non possiamo ignorare che l’amore è la sostanza di cui è fatta la vita ed è impossibile estirparlo.

Tutte le emozioni sono espressioni diverse dell’amore.

(Anche l’odio, purtroppo, attinge in modo distorto alla stessa potente energia)

L’unica antitesi all’amore è l’indifferenza.

E nessuno può essere totalmente indifferente.

Ecco perché, come esseri viventi, incontriamo l’amore ad ogni passo e dobbiamo imparare a conoscerlo e ad attraversarlo senza esserne travolti.

Tante persone si rivolgono a noi, specialisti della psiche, per avere un supporto nelle questioni d’amore.

Quasi tutti chiedono di essere aiutati a veleggiare il fiume dei sentimenti senza essere trascinati via dalle sue correnti e senza incagliarsi nelle secche delle passioni.

Io non sono normale: IO AMO è il frutto di tante storie d’amore raccontate e condivise nel segreto di uno studio psicologico. Una bussola emotiva per viaggiatori solitari. Un diario di bordo, per condividere insieme il clima e i venti delle perturbazioni emozionali.

Lo studio di uno psicologo è simile a un faro che illumina il percorso ai naviganti.

Non spetta allo psicologo decidere quale sarà la rotta di ciascuno, è importante, invece, aiutare ogni persona a liberare la vista dalle nebbie del pregiudizio, del conformismo e della paura, in modo che possa riprendere velocità e veleggiare senza incertezze e senza pericoli, fino al prossimo porto.

Dal mio punto di osservazione ho potuto vedere marinai di tutti i generi destreggiarsi con ogni tipo di condizioni meteorologiche: immobilità delle depressioni, mareggiate delle passioni, brezze fresche dell’entusiasmo, vortici del lutto e dell’abbandono, tempeste della separazione…

Da tutto questo nasce il blog io non sono normale: IO AMO.

Ogni volta che pubblico un post, cari lettori, amici e curiosi, spero che possiate trovarvi uno spunto di riflessione e un incentivo a continuare la vostra traversata emotiva fra le onde dei sentimenti, e se anche una persona soltanto riceverà un beneficio dalla lettura di questi articoli, i miei obiettivi saranno stati raggiunti.

L’amore è un enigma talmente misterioso e personale che toccare un cuore è già un successo incredibile.


Grazie a te che leggi queste mie parole.

Dentro c’è tutto il mio amore.

E anche (quasi) tutta la mia vita.

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 commenti

Nov 01 2012

ADULTOCENTRISMO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Un modo di pensare inflessibile e coercitivo si annida in quei metodi educativi basati sull’uso delle punizioni e sul rispetto incondizionato di regole stabilite senza tante spiegazioni.

E’ chiamato adultocentrismo e fa parte di un’ideologia educativa che colloca gli adulti al centro del mondo imponendo ai bambini di adeguarsi al loro stile di vita.

L’adultocentrismo  ci porta a guardare le cose esclusivamente dal punto di vista dei grandi senza considerare né rispettare la vita emotiva dei piccoli.

Sia l’adultocentrismo che la pedagogia nera basano i loro presupposti su una rigida struttura di potere, e così facendo perpetuano realtà dominate dalla violenza e dalla mancanza di comunicazione.

Nell’adultocentrismo, infatti, il trauma (conseguente ai maltrattamenti fisici e alla mancanza di comprensione e dialogo) è considerato parte integrante dell’educazione, necessario a temprare il carattere e a forgiare adulti “ubbidienti e rispettosi”, sottomessi alla volontà del più forte.

Questo tipo di pedagogia, purtroppo, mira a eliminare tutte le peculiarità dell’infanzia, a vantaggio di un pensare incasellato e preordinato, funzionale a far crescere bravi soldatini che da grandi rispetteranno le gerarchie ed eseguiranno gli ordini senza discutere.

Sono metodi educativi che, purtroppo, ignorano le peculiarità della psiche infantile e considerano i bambini alla stregua di “piccoli adulti”, da addestrare e plasmare assecondando le esigenze di chi è più anziano.

Secondo i più comuni presupposti adultocentrici, i bambini devono sempre ricordarsi che:

  • L’ultima parola spetta a chi è più grande.

  • Si devono rispettare gli adulti, anche quando ci mancano di rispetto.

  • Piangere, lamentarsi e ascoltare i propri bisogni interiori, è segno di debolezza.

  • Si può ridere e divertirsi, solo quando i grandi lo ritengono giusto (cioè in occasioni stabilite: feste, spettacoli comici, eventi particolari).

  • Conviene parlare poco e quando è strettamente necessario.

  • Prima bisogna assolvere tutti i compiti assegnati e solo dopo, se rimarrà tempo, si potrà pensare a giocare.

  • E’ meglio stare zitti e possibilmente non fare troppo rumore.

  • La sensibilità denota stupidità, è preferibile non averla e non bisogna MAI mostrarla.

  • Eccetera…

In tutte queste norme di comportamento, l’ascolto e la condivisione delle emozioni e della vita interiore sono totalmente assenti.

I bambini devono adeguarsi ai comportamenti dei grandi e i genitori sono incoraggiati a usare punizioni, umiliazioni e castighi piuttosto che comprendere i bisogni dei propri figli e costruire con loro un rapporto di fiducia, condivisione e dialogo.

La realtà emotiva è ignorata, la sensibilità è giudicata d’intralcio e perciò da combattere, la fantasia è ritenuta pericolosa e fuorviante.

Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sulla personalità in formazione dei più piccini, creando innumerevoli danni nello sviluppo della personalità, dell’autostima e del senso di efficacia personale.

A causa di queste regole coercitive, considerate impropriamente educative, nel corso del tempo, tante generazioni di bambini (oggi diventati adulti psicologicamente sofferenti) hanno subito mortificazioni e prevaricazioni da parte di chi avrebbe avuto, invece, il compito di tutelarli e di proteggerli.

Le conseguenze di questa educazione autoritaria e repressiva sono state devastanti perché, tramandandosi da una generazione all’altra, hanno creato un mondo sempre più carico di prepotenza.

Un mondo che abiura la sensibilità, mortificando l’empatia e deridendo i sentimenti teneri, la gentilezza, la disponibilità, l’altruismo e la comprensione.

Un mondo che, negando la verità dell’infanzia e disprezzandone le caratteristiche, nasconde il dolore e la realtà delle emozioni.

Un mondo in cui prevalgono la discriminazione, il razzismo e lo sfruttamento di ogni forma di vita.

Un mondo che reprime la tenerezza e costringe chi ha un cuore a nascondersi dietro una maschera di impassibilità o, peggio, a ricorrere ai farmaci nel tentativo di zittire la propria sensibilità.

Un mondo che rispecchia la legge del più forte con la quale sono stati allevati i bambini.

La vita intima, la realtà interiore, l’emotività e tutto ciò che riguarda l’impalpabile ricchezza della sfera affettiva, sacrificato sull’altare del controllo e della razionalità, è oggi considerato inesistente e ridicolizzato.

Superare l’adultocentrismo, significa costruire con pazienza una cultura nuova, basata sull’ascolto dei bambini, sulla comprensione e sulla tolleranza della diversità e sull’integrazione e il rispetto della realtà interiore, sia dei piccoli che dei grandi.

Per uscire dalla spirale di violenza che oggi sta devastando la nostra società, bisogna partire dalle radici e dare forma a una cultura della sensibilità, consapevole che solo gli adulti in grado di accettare il proprio mondo interiore potranno aiutare i bambini a crescere, accogliendone l’emotività senza reprimerla e senza traumatizzarla.

Una cultura cosciente che la forza di un uomo sta nell’accettazione della propria debolezza e non nella sopraffazione.

Una cultura capace di condivisione, fratellanza e rispetto per tutti gli esseri viventi: bambini e adulti, uomini e donne, esseri umani e animali.

Leggi anche: 

PEDAGOGIA NERA 

NON SI DEVE PICCHIARE I BAMBINI

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 commenti