Archive for Febbraio, 2013

Feb 23 2013

CROCIFISSIONE? … MEGLIO GLI PSICOFARMACI!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Se Cristo fosse vissuto ai nostri giorni, non sarebbe stato crocifisso.

Avrebbe avuto una diagnosi di bipolarità e con una manciata di psicofarmaci, qualche visita dallo psichiatra o, alla peggio, un T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio), sarebbe stato messo fuori gioco.

Senza martirio, senza scalpore e con indifferenza.

Oggi l’insensibilità ha sostituito la brutalità.

La crocifissione è superata.

Al suo posto c’è un uso sapiente dei meccanismi psicologici, finalizzato a controllare i comportamenti delle persone.

Per ottenere consensi e mantenere indisturbati il loro potere, i farisei moderni adoperano la psicologia e non più la tortura.

Esiste un meccanismo psichico chiamato rimozione, che consente di censurare tutto ciò che ci provoca disagio, occultandolo alla nostra consapevolezza.

La rimozione agisce automaticamente, ogni volta che dobbiamo affrontare un conflitto irrisolvibile.

Rimuovere la percezione delle difficoltà che sembrano senza via d’uscita, ci consente di superare i momenti difficili rimandando a tempi migliori le soluzioni che ancora non siamo in grado di trovare.

I bambini fanno ricorso spesso alla rimozione, per mantenere in armonia la propria visione della vita. 


RIMOZIONE: una prigione per nascondere l’amore


Carlo ha cinque anni. La nonna gli ha regalato una bella fattoria con tutti gli animali. Ci sono i cavalli, i maialini, le oche, le galline, i pulcini, le mucche e i vitelli.

Carlo gioca tutto il giorno con quei pupazzetti di plastica così verosimili che, se non fosse per la misura ridotta, sembrerebbero proprio veri. Dà loro da mangiare, li porta a scorrazzare nel prato e, quando fa buio, li mette a dormire, ognuno nella propria stalla.

Durante il pranzo, però, la mamma gli spiega che la bistecca è fatta con la carne del cavallo, un cavallo come quello della sua fattoria.

Carlo la guarda inorridito.

“Io non voglio mangiare gli animali della fattoria!” esclama, allontanando bruscamente il piatto da sé.

Ma la mamma, con pazienza, gli insegna che gli animali sono fatti per essere mangiati e che, se noi esseri umani non li mangiassimo, non potremmo vivere e moriremmo di fame.

Carlo adesso non sa più cosa fare.

E’ sicuro di non voler mangiare gli animali della fattoria, li considera i suoi amici e l’idea di cibarsi degli amici gli sembra orribile.

Però la mamma sa tante cose… e se dice che bisogna mangiarli per non morire di fame… deve avere ragione!

Carlo è in conflitto tra il suo amore per gli animali e la fiducia verso la sua mamma.

Un conflitto irrisolvibile perché qualunque scelta gli appare comunque sbagliata.

Infatti, se mangerà la bistecca, si sentirà un criminale che uccide i suoi amici tradendo la loro fiducia ma, se si schiererà in difesa degli animali, ben presto morirà di fame come gli ha spiegato la mamma.

Per fortuna la rimozione accorre in suo aiuto, censurando quel conflitto in un angolo segreto dell’inconscio.

Grazie a questo magico meccanismo di difesa, Carlo adesso sa che la carne che ha nel piatto è la carne degli animali che lui ama, ma può evitare di mettere questa informazione in relazione con l’amore che sente per loro.

La rimozione, infatti, ha occultato il conflitto.

Così, crescendo, potrà amare i vitellini e indossare le scarpe fatte con la loro pelle delicata, senza provare alcun rimorso.

Potrà addirittura sorridere davanti alle immagini degli animali della fattoria stampate sulle etichette di salumi e formaggi ottenuti uccidendo e torturando proprio quegli animali.

Carlo ha appreso tutto questo ma, grazie alla rimozione, si può permettere di censurare il conflitto.

Un giorno, quando sarà diventato grande, potrà spiegare con pazienza ai suoi bambini che gli animali sono stati creati per essere mangiati dagli uomini.

E, senza rimorsi, potrà anche insegnare loro che si devono amare gli animali perché sono ingenui e indifesi ed è giusto volergli bene.

In virtù di questo prezioso meccanismo di difesa, voler bene agli animali e mangiarne la carne, non sarà più una contraddizione!

La rimozione consente a tutti noi di censurare i conflitti tra la nostra anima e le nostre scelte di vita, e rende possibile l’indifferenza davanti al martirio di tanti esseri innocenti.

Uccidere per vivere è una scelta che fa orrore. Istintivamente.

Non c’è bisogno di pensarci. Nemmeno per un momento.

Perché la vita non può cibarsi della morte e perché vivere infliggendo dolore e sofferenza è ingiusto e crudele.

Eppure, grazie alla rimozione di questa consapevolezza, consideriamo sensata e inevitabile la sofferenza di tante creature.

Preferiamo continuare a credere di poter morire di fame e nascondiamo a noi stessi la ben più comune realtà delle innumerevoli morti… per malattia.

Le malattie sono la conseguenza di un cattivo funzionamento del nostro organismo e questo cattivo funzionamento a sua volta deriva dalle condizioni innaturali in cui viviamo.

Nelle nostre moderne società occidentali nessuno muore più di fame, si muore di cancro, di diabete, di obesità, di alzheimer e, soprattutto, di dolore.

Perché il dolore di cui ci alimentiamo (convinti che sia indispensabile per vivere) circola nel nostro inconscio e alimenta le nostre paure.

Si muore perché si costringe il corpo a vivere innaturalmente, occultando alla coscienza la verità dell’anima.

Allevare altre creature per ucciderle e mangiarle, significa dare legittimità alla tortura e alla violenza, significa accettare che ci sono vite di serie A e vite di serie B, significa permettere il razzismo, lo sfruttamento e l’abominio, significa legalizzare l’assassinio.

Le specie diverse dalla nostra possiedono culture e stili di vita differenti, ma altrettanto importanti.

Dovremmo imparare a conoscerle e a comprenderle.

Dovremmo imparare a condividere con loro la vita sul pianeta Terra.

Dovremmo costruire insieme le condizioni di una convivenza basata sul rispetto.

Invece, grazie alla rimozione, censuriamo il sapere della nostra anima e tramandiamo la prepotenza, lo sfruttamento, la crudeltà e la violenza, costruendo una cultura della morte e dell’indifferenza.

Una cultura in cui la vita è solamente la spasmodica ricerca di piaceri effimeri e non un’occasione di scambio, di amore e di conoscenza.

In questo modo trasformiamo la morte in un’esperienza tragica e piena di dolore.

E poi viviamo cercando di rimuoverla dalla nostra coscienza perché ci fa paura.

La morte, inflitta con crudeltà e indifferenza, diventa un mostro da allontanare, un abisso infinito capace di dissolvere nel nulla i nostri affetti più cari.

Uccidere senza dare valore alla vita, crea una cultura in cui la morte non ha valore.

Non è un caso che la paura della morte sia la più grande di tutte le paure.

Non si può vivere in pace e in armonia con se stessi, affermando con indifferenza che uccidere è giusto e necessario quando riguarda esseri più deboli, docili, fragili, amorevoli e accondiscendenti.

Esseri che andrebbero tutelati e protetti, non massacrati.

La rimozione della morte, che imponiamo con insensibilità a tante creature, ci impedisce di esplorarne l’intima profonda verità.

Trasformiamo il momento più sacro e importante della vita in qualcosa di oscuro e minaccioso.

Qualcosa che infliggiamo con noncuranza, leccandoci i baffi e sentendo l’acquolina in bocca, imperturbabili davanti al dolore e alla paura.

Qualcosa di cui poi non abbiamo nemmeno più il coraggio di parlare.

Qualcosa su cui preferiamo fare finta di niente.

Il prezzo che paghiamo per questi crimini ci lascia inermi e soli davanti al nulla creato dalla nostra indifferenza.

Perché, quando la morte  non vale nulla, anche la morte dei nostri cari, purtroppo, diventa nulla.

Un nulla che inghiottisce affetti e presenza, lasciandoci impotenti, svuotati e soli.

Soltanto quando onoreremo la vita e daremo valore all’esistenza di ogni essere, la morte smetterà di farci paura.

La nostra anima lo sa. 

La sua sapienza aspetta, in un angolo dell’inconscio, di essere liberata dalle pastoie della rimozione.

Se Cristo fosse vissuto ai nostri giorni, sarebbe stato reso innocuo molto prima che predicasse e illuminasse il mondo con l’esempio della propria vita.

I farisei di oggi hanno armi più scaltre che duemila anni fa.

Mangiare la carne di qualcuno è un rito quotidiano, satanico e crudele.

Annienta l’amore per la vita e imbavaglia la nostra profonda verità, legittimando il cinismo, la crudeltà e la tortura, sotto la maschera ipocrita della necessità.

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Feb 17 2013

CAMPO ENERGETICO… ne parliamo con Benedetta Veroni

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Ciao Benedetta, potresti spiegare in parole semplici che cos’è la Sintesi Personale?

La Sintesi Personale è un approccio all’attività’ dell’aiuto relazionale, basato sulla considerazione che la Persona è l’insieme di corpo, psiche ed energia.

Nella Sintesi Personale oltre al lavoro psicologico e corporeo, si interviene direttamente a livello energetico, mettendo in movimento l’energia dell’individuo, indirizzandola dove la situazione di disagio lo richiede.

Il nome Sintesi Personale si riferisce alla sintesi dell’approccio, ovvero un approccio equilibrato, focalizzato contemporaneamente sui tre aspetti esistenziali dell’essere umano: 

  • corpo
  • mente (psiche)
  • spirito (energia, emozioni, spiritualità)

La persona e’ intesa come la somma interfunzionale dei tre aspetti esistenziali.

Un intervento di aiuto relazionale parte dall’analisi delle relazioni interne, verso il sé, ed esterne, verso gli altri.

Ogni tipo di relazione coinvolge sempre entrambi gli aspetti: interiore ed esteriore.

Il lavoro, viene orientato contemporaneamente sui tre aspetti interfunzionali e viene bilanciato a seconda della situazione che si presenta.

L’integrazione dell’aspetto energetico nello studio dell’essere umano è fondamentale, perché esso contiene in sé la chiave della guarigione.

Questo approccio permette di andare in profondità e scoprire come e perché si creano i disagi interni ed esterni di tutti i giorni.

Le tecniche energetiche utilizzate, provengono dagli insegnamenti della Barbara Brennan School of Healing; il lavoro mente/corpo proviene dagli studi della Core Energetica.

Le due correnti si fondono in un approccio a 360 gradi, che offre gli strumenti per operare nelle tre sfere esistenziali ed è quindi in grado di offrire un supporto molto efficace e meno limitante.

In che modo il campo energetico influisce sulle nostre relazioni?

Se noi consideriamo l’essere umano come la somma di corpo, mente e spirito, non possiamo non riconoscere che in ogni esperienza che l’individuo vive, tutte e tre le parti sono chiamate in gioco. L’una non può agire e reagire senza l’influenza dell’altra.

Il campo energetico umano (Aura) che circonda e permea tutto il nostro essere e i coni energetici (Chakra), collocati in punti strategici del nostro corpo fisico, reagiscono ai nostri pensieri e alle nostre emozioni e ci forniscono spesso la chiave di lettura di un nostro comportamento.

L’Aura riflette la storia di ogni vita individuale, ci indica, ad esempio, come un dolore nell’infanzia, che in seguito ad un blocco emozionale, si è cristallizzato in uno spazio nel profondo, altera, in età adulta, l’intero funzionamento dell’organismo sia dal punto di vista fisico, che energetico ed emozionale.

Questo è rivelato non solo nel modo in cui la persona si rapporta alla vita, ma anche nel modo in cui si atteggia e muove il proprio corpo.

Il campo energetico umano fornisce informazioni essenziali e importanti strumenti per il processo di crescita e di guarigione.

Esistono delle tipologie dell’energia?

Il nostro campo energetico è in continuo movimento. I vari livelli (o corpi) che lo compongono vibrano a frequenze diverse la cui intensità diminuisce man mano che si distanziano dal corpo fisico. Ognuno di essi ha una posizione, una luminosità, un colore, una forma e una funzione differente.

Questi corpi reagiscono a seconda delle nostre reazioni, influenzandosi l’un l’altro.

L’energia vitale é una ma con diverse manifestazioni.

La nostra Aura é composta da questa energia che si manifesta sui differenti corpi stratificati a seconda del nostro stato emotivo e dell’attività che stiamo svolgendo.

Cosa pensi di salute e malattia?

Dal mio punto di vista, la salute è una condizione di equilibrio dato dalla consapevolezza di chi siamo, di quali sono i nostri bisogni, della capacità di accoglierci in tutti i nostri aspetti e della capacità di riconoscere i nostri limiti e i nostri talenti.

Nel momento in cui prendiamo coscienza di noi stessi, stiamo bene, siamo in salute.

Una persona che non ha mai avuto malattie, considerata quindi sana, che vive relazioni distruttive e dolorose, che non si piace, che vorrebbe essere sempre dove non è, che vede la porta mezzo chiusa piuttosto che mezzo aperta, non la considero una persona in salute.

Dimenticare chi siamo, dà origine a pensieri ed emozioni che conducono ad un insano stile di vita ed eventualmente alla malattia.

La malattia è uno squilibrio che si manifesta come ultimo stadio nel nostro corpo fisico. Essa nasce da un disagio emotivo non espresso o negato, che spesso risiede in uno spazio molto profondo. È un messaggio diretto che ci arriva, non solo per mostrarci la distorsione e la separazione da noi stessi, ma ci indica anche il percorso che dovremmo intraprendere per ripristinare l’armonia nel nostro essere, a tutti i livelli.

Nel tuo lavoro quanto sono importanti la spiritualità e la creatività?

Quando entro in uno spazio di accoglienza e accettazione, sento di essere in contatto con la mia parte spirituale. Le tensioni del mio corpo spariscono, sento fluire l’energia vitale, si accendono i sensi di percezione e mi sento supportata e assistita dalle mie guide. Sento di essere in armonia con me stessa e con il “Creato”. 

Questo contatto apre la porta all’accoglienza dell’altro, condizione necessaria e  fondamentale nel mio lavoro. 

Nello spazio spirituale, sento molta chiarezza, leggerezza ed ispirazione. L’empatia aumenta e con essa la capacità di ascolto e osservazione.

Questa meravigliosa condizione energetica fisica ed emotiva  è  energia creativa,  l’energia primaria che contiene e fa muovere ogni cosa.

Lo spazio spirituale è, per me, uno spazio creativo.

Qual è il tuo percorso formativo?

Un maestro una volta mi disse: “La risposta a ciò che stai cercando é dentro di te.” regalandomi il libro ‘’Mani di Luce’’ scritto dalla Brennan.

Sul momento non potevo capire, ma il libro mi aprì un mondo che sentivo così reale, da non poterlo più abbandonare.

Il mio percorso é iniziato circa 30 anni fa, e sono ancora su questo meraviglioso cammino.

Negli anni 80 io e mio marito frequentiamo un corso di Psicodinamica Mentale che mi fa scoprire per la prima volta una sorta di predisposizione personale per certe tecniche che hanno a che fare con la forza del pensiero e l’energia vitale.

Nel 1988, a causa di una banalissima epatite alimentare, mio marito attraversa un brutto e lungo periodo di ospedalizzazione, che ci porta in seguito ad imparare la pratica della Meditazione Trascendentale di Maharishi.

Nel frattempo mettiamo al mondo tre meravigliosi bambini.

Nel ’93 ci trasferiamo in America per motivi di lavoro, e ho l’opportunità di frequentare una scuola di Massage Therapy & Structural Bodywork/ Idrotherapy/ Sporting Massage, oltre ad un Seminario di Riflessologia Plantare, a Tallahassee, in Florida, e successivamente il corso di Cranio Sacral Therapy I e II – Upledger Institute, a Palm Beach, sempre in Florida.

In tutto questo tempo, dentro di me, continuavano a rimbombare le parole del mio maestro e questo, finalmente, mi portò a decidere di iscrivermi alla scuola di Barbara Ann Brennan, Barbara Brennan School of Healing, prima con sede a  New York, poi a Miami.

Ho conseguito nel 2001 la laurea,  e successivamente ho frequentato il tirocinio per l’insegnamento (Barbara Brennan Advanced Program and Teacher Training). Ho insegnato nella sezione europea della BBSH a Bad Neuhenar, in Germania.

Il mio percorso é stato una sorta di sviluppo attraverso tappe apparentemente non collegate e tantomeno progettate, ma direi che mi si sono presentate in diversi momenti della vita, alla cui chiamata ho risposto seguendo un impulso interno che solo molto più tardi ho imparato a riconoscere e a comprendere.

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Feb 12 2013

Campo energetico, chakra, aura, prana… e altre pericolose verità!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Le parole chakra, aura, prana… suscitano sempre curiosità e scetticismo insieme.

Le nostre parti bambine sentono che la vita non può essere soltanto materialità e concretezza.

Le parti adulte, invece, hanno imparato a considerare vero solo ciò che può essere toccato e misurato.

Di solito, di fronte a questi argomenti, nella personalità si scatena il conflitto e, se per un po’ ci appassioniamo, ci interessiamo, seguiamo questa o quella teoria tenendo a bada il nostro scetticismo, finisce sempre che poi, per un motivo o per l’altro, abbandoniamo tutto.

Non è facile mantenere la continuità quando si tratta di realtà che la maggior parte delle persone ignora o condisce con risolini di sufficienza.

Occuparsi di ciò che non si percepisce con i sensi fisici è poco agevole, la derisione e lo sfottò degli altri finiscono per catapultarci nello scoraggiamento, inducendoci a interrompere le nostre ricerche.

Tutto ciò che non si può toccare, solitamente è bocciato come inesistente.

Gli psicologi lo sanno bene. E nel tempo hanno dovuto imparare a farci i conti.

Si. Perché la psiche non si può toccare, non si può misurare, non si capisce bene in quale parte del corpo sia localizzata e soprattutto non si può MAI replicare.

Insomma ce n’è abbastanza da ottenere il discredito di qualunque scienziato!

Così, con la sensazione di essere un po’ pazzi e anche un po’ sciocchi, gli psicologi hanno dovuto misurarsi da sempre.

Soprattutto alla nascita della psicologia.

Un tempo, infatti, i nostri studi non erano presi neanche in  considerazione dalla accademia scientifica.

Per la scienza esisteva la medicina… tutto il resto era filosofia!

E poiché la psicologia non è mai stata né l’una cosa né l’altra… be’… per i primi psicologi la vita non è stata facile!

Ancora oggi, capita di sentire qualche “non addetto ai lavori” affermare con superiorità: “Noooo. Io alla psicologia non ci credo!” come se si trattasse di una superstizione e non di una scienza con tanto di facoltà universitarie, esame di stato, specializzazioni, albo e ordine.

Gli psicologi hanno imparato a cimentarsi con ciò che non è visibile, misurabile o replicabile, ma che ci mostra la sua esistenza dai suoi effetti.

La prova certa, per gli psicologi, non è, come per i fisici o i biologi, la misurazione in laboratorio ma il cambiamento.

E sul cambiamento basano le loro teorie.

Mi spiego meglio.

Se il sig. Giovanni soffre di attacchi di panico e, nonostante le rassicurazioni degli amici, i tranquillanti e le vacanze, non riesce a vederli sparire, agli psicologi non importa sapere in quale punto del suo stomaco è localizzato quel senso di vuoto che lo fa andare in pezzi e lo terrorizza.

Agli psicologi importa cosa ha il potere di cambiare questa situazione facendo sentire il sig. Giovanni tranquillo, soddisfatto e partecipe in ciò che fa.

Di solito, questo cambiamento non si ottiene grazie a una ricetta pratica e concreta del tipo: “Indossi solo abiti di colore blu” o “Mangi prevalentemente frutta”.  Ma è la conseguenza di una ridefinizione globale delle aspettative, dei sogni, delle scelte e dei pensieri che il sig. Giovanni dovrà compiere da solo, aiutato dalle domande del suo psicoterapeuta.

Il cambiamento negli atteggiamenti del sig. Giovanni provoca la scomparsa dei suoi attacchi di panico e, per noi psicologi, costituisce una certezza scientifica dell’esistenza della psiche e dell’efficacia della psicoterapia.

Il campo energetico delle persone è qualcosa di molto simile alla psiche, infatti, anch’esso non è localizzato in un punto preciso, non è misurabile, non si può toccare, ma, proprio come la psiche cambia quando cambiano le nostre scelte, le nostre aspettative, i nostri sogni e i nostri pensieri.

E lo stesso si può affermare a proposito dell’aura, dei chakra o del prana.

Per chi non lo sapesse:

  • campo energetico e aura sono nomi differenti per indicare: un corpo impalpabile, luminoso e vibrante che circonda e compenetra il corpo fisico.

  • chakra, invece, sono dei vortici energetici a forma di cono, che si trovano in diversi punti dell’aura, ubicati rispetto al corpo fisico in corrispondenza delle 7 principali ghiandole endocrine, e che permettono al prana di fluire verso l’esterno e verso l’interno.

  • prana letteralmente significa vita, ma anche respiro e spirito. Secondo la filosofia induista tutti gli esseri viventi, in quanto tali, sono dotati di prana, la cui conservazione deriva dal corretto svolgimento di tutte le funzioni psicologiche, emotive e fisiologiche necessarie al mantenimento armonico dell’equilibrio.

In occidente, la medicina e la scienza hanno sempre deriso e snobbato la saggezza orientale che parla di aura, chakra e prana, ignorandone gli insegnamenti, enfatizzandone i fallimenti e chiamando altezzosamente “guarigioni miracolose” i risultati positivi ottenuti applicando le sue metodiche.

Come psicologa e come persona, ne sono sempre stata attratta e me ne sono spesso occupata, cercando di selezionare le informazioni corrette da quelle dettate dall’ignoranza e dal discredito che purtroppo circonda questi studi.

Secondo quanto sostenuto dai Maya, il 21 dicembre 2012 si è compiuto un cambiamento epocale importantissimo.

Questo cambiamento non riguarda la fine del mondo fisico, ma la fine di una limitazione energetica che da tanto tempo bloccava le nostre possibilità spirituali ed emotive rendendo difficile l’osservazione dei campi energetici.

Tutti quanti abbiamo notato, già da qualche anno, un aumento della sensitività, del sesto senso e delle percezioni paranormali.

Queste sono soltanto alcune evidenze di quel cambiamento.

Altre meravigliose scoperte si aprono in questo ricchissimo momento storico, dandoci nuove opportunità per non finire stritolati dal pessimismo delle crisi politiche ed economiche che stiamo attraversando. 

Ritengo che queste verità non possano più essere trascurate. E’ importante condividerle e divulgare un’informazione priva di pregiudizi, in modo da permettere a tutti l’esperienza personale con l’energia interiore e con il cambiamento dimensionale che stiamo vivendo. 

Per poterlo fare in modo competente ed efficace, ho chiesto la collaborazione a una persona che ha dedicato la propria vita allo studio di questi argomenti e che ha strutturato un interessante approccio metodologico, chiamato Sintesi Personale.

Nei prossimi giorni pubblicherò un’intervista a Benedetta Veroni che da anni si occupa dell’uso dell’energia nel campo del benessere individuale, e che ha accettato di condividere la sua esperienza con il movimento io non sono normale: IO AMO.

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Feb 07 2013

IN AMORE I CONTI DEVONO TORNARE!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

L’amore è un sentimento generoso, disinteressato, umile, attento, premuroso, passionale… giusto e ardentemente leale!

Forse può sembrare strano o poco opportuno parlare di conti quando si tratta di sentimenti, ma anche l’amore segue una propria contabilità, basata su regole non scritte che portiamo tatuate nell’anima.

Esiste un codice di equità che sottende ogni relazione affettiva, anche se tutti noi lo abbiamo dimenticato.

In un rapporto di coppia, i flussi dell’amore, il dare e l’avere emotivo, devono essere equilibrati, altrimenti il rapporto perde le sue caratteristiche “di coppia” per trasformarsi in una relazione filiale o genitoriale.

L’amore coniugale va protetto e curato con attenzione, perché a volte la distrazione porta a vivere comportamenti che sono antitetici all’intesa e ne distruggono l’esistenza.

Voler bene significa anche impedire alla persona che amiamo di approfittare di noi, perché la disparità in una coppia, sbilancia i conti dell’amore e sgretola l’unione.

Ogni sentimento possiede le sue regole primordiali, archetipi invisibili che orientano le relazioni, proteggendole e rendendole eterne.

Quando le storie sentimentali trasgrediscono queste norme, ostacolano l’amore e sono destinate a finire.

Nelle relazioni di coppia, i conti emotivi devono essere in parità.

Così, mentre nell’amore tra genitori e figli è naturale e giusto che i genitori siano generosi e i figli ricevano più di quanto danno, nell’amore di coppia lo stesso comportamento crea uno squilibrio che impedisce l’erotismo e fa evaporare la passione.

Questo non vuol dire stare costantemente attenti a non eccedere nei regali o nel volersi bene, significa piuttosto non creare sbilanciamenti nel darsi e nell’accogliere, perché la disparità provoca un progressivo, ma inesorabile, annientamento dell’amore coniugale.


STORIE DI CONTABILITA’ AFFETTIVA


Francesca sta finalmente attraversando un periodo d’inebriante libertà.

Ha acquistato una piccola casa tutta per sé, ha un gruppo di amiche con cui è bello divertirsi e anche condividere i dispiaceri, ha un lavoro che le lascia del tempo libero e si è appena iscritta all’università per prendere una seconda laurea in archeologia.

Ma proprio mentre assapora questo momento di gioiosa autonomia, ecco che, come uno tsunami imprevisto e dirompente, Marcello fa capolino nella sua vita sconvolgendone tutti i programmi.

Nei primi tempi della loro conoscenza, Francesca tenta di opporsi a quella relazione, che sente precipitosa e troppo stretta per il suo bisogno d’indipendenza, ma quasi subito la gravidanza della piccola Roberta, mette fine di colpo a ogni sua perplessità.

Il matrimonio diventa un obbligo e in men che non si dica la vita familiare spazza via tutta la libertà che Francesca era riuscita a conquistarsi con impegno e fatica.

Marcello, Roberta e poi Matteo, che nascerà qualche anno dopo, monopolizzano il suo cuore, il suo tempo e la sua vita.

Il tempo passa… e quando Roberta festeggia il suo diciassettesimo compleanno, Francesca sente che la dedizione alla famiglia può finalmente essere ridimensionata.

Così decide di concedersi una nuova libertà, fatta di uscite con le amiche, di nuovi interessi e anche di nuovi incontri.

Nel tempo, il suo rapporto con Marcello è diventato fraterno, il desiderio tra loro si è volatilizzato e il rispetto e la solidarietà hanno pian piano sostituito la passione.

La separazione sembra oggi l’unico epilogo possibile alla loro storia sentimentale.

“Una storia nata col piede sbagliato e nel momento sbagliato…” commenta Francesca amaramente mentre, come tanti anni prima, si trasferisce in un piccolo appartamento, frequenta persone nuove, coltiva interessi diversi.

Inspiegabilmente, però, dopo aver avviato le pratiche della separazione, la relazione con Marcello si riaccende di passione e insieme assaporano momenti di sensuale complicità.

Francesca è sconcertata e non sa più cosa fare.

Sente di volersi separare ma desidera anche vivere l’intimità che finalmente ha ritrovato con il marito.

“Dottoressa, mi aiuti! Io non ci capisco più niente. So che voglio separarmi, eppure sento per Marcello un’attrazione mai vissuta prima. Mi sembra di essere diventata pazza!”

Il cuore, però, ha le sue regole.

Imprescindibili.

La rinuncia all’autonomia, che la donna ha vissuto in passato, davanti all’urgenza di far nascere la sua bambina e di sposarsi, ha creato uno sbilanciamento tra lei e il partner.

E, mentre per Marcello il matrimonio è stato una conquista giunta al momento opportuno, per Francesca invece ha significato tante rinunce e troppe privazioni.

Sacrifici che oggi hanno bisogno di essere pareggiati con altrettanta autonomia e libertà.

Ecco perché, solo mantenendo l’impegno preso con se stessa, Francesca può finalmente assaporare i sentimenti di reciprocità e vivere di nuovo la passione.

La sua autonomia è il deterrente che permette all’amore di riprendere a pulsare e, infischiandosene delle consuetudini, la spinge a separarsi… per poter amare!

*  *  *

Miriam e Giorgia stanno insieme da circa dieci anni, quando Miriam scopre che Giorgia ha avuto una breve relazione con una ragazza conosciuta in vacanza.

Il loro rapporto subisce una forte crisi.

Dapprima Miriam prova a chiudere la storia, poi, davanti alle suppliche di Giorgia, accetta una riconciliazione.

Insieme passano giorni interi a discutere e a chiarirsi. Infine sembra che tutto abbia ripreso l’armonia di sempre.

“La scappatella di Giorgia è stata la conseguenza di un momento di confusione e di un bisogno di conferme.” commenta Miriam scrollando le spalle “Acqua passata. Difficoltà superate e dimenticate.”.

Ma i flussi dell’amore devono quadrare e la comprensiva tolleranza di Miriam crea un pericoloso sbilanciamento nella coppia.

L’erotismo comincia a evaporare e la complicità si trasforma in una cameratesca solidarietà.

Qualche tempo dopo, Miriam si sente attratta da una collega, e nonostante i tentativi di evitamento e le strategie di fuga, ben presto tra le due donne nasce una relazione clandestina e piena di passione.

A questo punto Miriam decide di concludere il rapporto con Giorgia.

Riorganizza la sua casa e la sua vita e si concede momenti magici di passione.

Ma quando la collega le chiede di ufficializzare la loro relazione, Miriam si tira indietro.

Le piace la loro clandestinità, fatta di sguardi e ammiccamenti, però non vuole costruire niente di più.

Gli incontri si diradano e presto Miriam riassapora la solitudine e la libertà.

E’ in questo clima di ritrovata autonomia che lei e Giorgia riprendono a vedersi, non più come amiche e nemmeno come fidanzate.

“Non saprei dire in che rapporti siamo adesso…” racconta Miriam qualche mese più tardi “… so solo che l’intesa tra di noi è diventata profondissima. Giorgia è più di un’amica e più di un’amante! Sento per lei lo stesso coinvolgimento di quando ci siamo conosciute…”

L’amore ritrova la sua pulsante energia quando i conti del dare e dell’avere tornano a essere pari.

*  *  *

Nel matrimonio, Omar ha sempre giocato a fare il bambino, richiedendo coccole, attenzione, comprensione e spazi di libertà.

Alessandra glielo ha permesso, assecondando le sue lune, i suoi capricci e i suoi malumori, senza protestare ma, dopo la nascita dei bambini, le cose tra loro hanno cominciato a precipitare.

Omar è spesso fuori per lavoro, e Alessandra si occupa a tempo pieno della casa e dei figli, con pazienza e impegno.

Tutto andrebbe bene se Omar non si arrabbiasse in continuazione davanti ai capricci dei bambini.

“Non puoi delegarmi tutto e poi protestare!” lo accusa Alessandra.

“E tu non puoi lasciarti sbranare dalla prepotenza di questi tre vandali! Sto cercando di aiutarti, ma tu non me lo permetti!” ribatte Omar, offeso.

Inutile dire che poi, quando arriva la notte, ognuno dei due si gira dall’altra parte del letto, e di tenerezza e sesso non se ne parla certo!

Omar si comporta con i bambini come un fratello maggiore, geloso delle attenzioni che la mamma dedica loro.

La sua assenza, come padre e come marito, impedisce la complicità con Alessandra che, in questo modo, si sente addosso tutta la responsabilità della famiglia.

I continui litigi ostacolano l’intimità e spingono Omar e Alessandra verso una separazione, ormai sentita come inevitabile.

Con grande sofferenza Omar decide di lasciare la casa coniugale per trasferirsi in un piccolo appartamento fuori città.

Ma quando ormai tra loro tutto sembra finito, ecco che l’erotismo riprende inspiegabilmente a pulsare e nella lontananza Omar e Alessandra trovano modi nuovi per occuparsi dei bambini e di se stessi.

La distanza costringe Omar a costruire con i suoi figli un rapporto indipendente da Alessandra.

Essere un padre, invece che un fratello maggiore, gli permette anche di essere finalmente un marito per sua moglie!

In questo modo lo sbilanciamento emotivo riacquista il suo equilibrio, rendendo possibili soluzioni diverse nella cura dei bambini e della vita di coppia.

Oggi Omar non fa più il figlio e Alessandra non è più solo una mamma.

Ancora non hanno ripreso a vivere insieme ma hanno trovato un modo diverso per fare i genitori e per sperimentare l’intimità e la complicità tra loro.

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Feb 02 2013

PARLARE CON GLI ANIMALI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

I nostri scienziati, dall’alto del loro sapere, sostengono che le bestie, non avendo tante circonvoluzioni nel cervello sono sicuramente meno intelligenti di noi esseri umani, e siccome il loro pensiero non eguaglia il nostro, non si possono nemmeno considerare esseri senzienti.

Secondo la scienza, questa diversità ci autorizza a maltrattare, torturare e uccidere impunemente ogni altra specie, senza nessuno scrupolo.

Ma affianco alla scienza, il colpo di grazia al rispetto degli animali e delle loro culture, lo hanno dato le religioni. Il Cattolicesimo, soprattutto.

Infatti, la convinzione che Dio abbia creato soltanto l’uomo a sua immagine e somiglianza, sostiene il concetto della presunta superiorità umana rispetto a qualunque altra specie vivente.

Le culture animali, perciò, stritolate tra l’arroganza della scienza e l’egocentrismo della religione, non hanno avuto mai nessun riconoscimento da parte del genere umano, che interpreta l’esistenza delle altre specie come uno strumento utile per il proprio piacere e non come popolazioni diverse con cui convivere e con cui condividere la responsabilità del pianeta Terra.

Tutte le specie animali, però, sono tolleranti con la prepotenza umana e preferiscono estinguersi piuttosto che entrare in competizione con la nostra razza.

Nelle civiltà animali, infatti, le guerre non esistono.

Il loro patrimonio di conoscenze comprende altri valori.

La guerra è da sempre una prerogativa esclusiva della cultura umana.

Nei saperi degli animali, combattere fino a distruggere l’ecosistema è ritenuto un comportamento inaccettabile.

Purtroppo, però, questa loro attenzione costante verso l’ambiente, ai nostri occhi appare soltanto come una conferma della scarsa intelligenza che gli attribuiamo e non come il segno di una civiltà democratica e pacifista, attenta ai valori ecologici e ambientali.

Il mancato riconoscimento della civiltà e della cultura delle altre specie, ci impedisce di avere qualsiasi forma di comunicazione con gli animali. Che, ingiustamente, riteniamo incapaci di comunicare e bravi solo a emettere particolari suoni, da noi chiamati spregiativamente versi.

In maniera egocentrica ed arbitraria, infatti, abbiamo stabilito che la lingua parlata sia l’unica forma di comunicazione degna di essere definita cultura. 

Ma, nonostante la crudeltà e l’indifferenza che ci caratterizzano, le creature di razza diversa dalla nostra comunicano con noi nelle forme e nei modi che gli sono propri, e che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro.

Imperturbabili e pazienti davanti all’ottusa presunzione umana, gli animali ci parlano. Da sempre.

La telepatia è per tutti gli esseri viventi la più antica forma di comunicazione che si conosca.

Gli uomini, però, l’hanno abbandonata ormai da tempo a vantaggio della lingua, parlata o scritta, e della tecnologia.

Gli animali invece, estremamente attenti all’ecologia, preferiscono servirsi del linguaggio universale, evitando così la babele delle lingue e l’utilizzo di tante protesi tecnologiche.

Tutte le specie non umane vivono a stretto contatto con la natura e non reprimono le proprie sensazioni, ma anzi! Le utilizzano per comunicare, conoscere ed esplorare la realtà che hanno intorno.

La telepatia è linguaggio utilizzato dagli animali e avviene proprio grazie all’uso delle immagini e delle sensazioni.

Tutti i membri di un gruppo sviluppano tra loro una sorta di legame impalpabile.

E, dentro a questo legame, viaggiano le comunicazioni telepatiche.

Chi possiede degli animali da compagnia sa che basta anche soltanto guardare il guinzaglio, pensando “Ora porto Fido a fare una bella passeggiata…” per vedere arrivare il cagnolino in questione, scodinzolante e pronto a uscire.

La comunicazione telepatica ha luogo in una dimensione della coscienza che esiste al là dello spazio e del tempo.

Fisiologicamente possiamo dire che nella telepatia si utilizza l’emisfero destro del cervello invece che l’emisfero sinistro.

Perciò se il papà umano di Fido pensa “Tra mezz’ora porto Fido a fare una bella passeggiata…” il risultato per il cucciolo non cambia e Fido si presenterà immediatamente, non mezz’ora più tardi.  

Infatti, al cane arrivano l’immagine e la sensazione della passeggiata, suscitate dai nostri pensieri, ma non il tempo.

Il tempo fa parte di una sequenza, cioè possiede un prima e un dopo, che è incompatibile con l’immediatezza di immagini e sensazioni.

Quando pensiamo ai nostri animali, trasmettiamo loro immagini e sensazioni che essi ricevono grazie al canale telepatico di cui sono dotati.

E questo succede tanto più quanto più stretto è il legame che abbiamo instaurato con loro.

Naturalmente la percezione di immagini e sensazioni varia da una razza all’altra e da un animale all’altro perché ogni essere traduce la propria impressione telepatica con l’esperienza personale.

Perciò, se penso “Adesso porto il gatto dal veterinario…” trasmetto l’immagine di un ambiente medico e la mia sensazione di sicurezza e affidabilità, ma per il gatto che la riceve e che è già stato dal veterinario, questa si traduce secondo la propria esperienza.

Così vedrà un luogo di tortura che odora di agenti chimici e vivrà la sensazione di sofferenze pericolose e imprevedibili da parte di esseri umani sconosciuti.

Di conseguenza correrà a nascondersi, stando ben attento a non farsi trovare.

I nostri animali ci chiamano e ci parlano sempre, usando la telepatia, ma noi dall’alto della nostra presunzione e della nostra ignoranza in materia, non decifriamo quasi nulla di quanto loro cercano di dirci.

Il rispetto della diversità è uno dei valori più importanti nelle culture animali.

Di conseguenza i nostri fratelli delle altre specie accettano senza disperarsi l’ottusa incomprensione che mostriamo davanti al loro linguaggio. Per loro è un elemento che ci appartiene e ci definisce.

Parlare con gli animali non solo è possibile, ma è anche molto interessante.

Per poterlo fare occorre abbandonare i pregiudizi razzisti e permettersi di imparare una forma comunicativa differente, basata su metodiche nuove e su valori diversi dai nostri.


MA IN CONCRETO COME SI FA?


La prima cosa da sapere per parlare con gli animali è che nelle loro culture ciò che è naturale è sempre dominante.

Un cane, un gatto, un piccione, un topo… non hanno bisogno di mettere nelle comunicazioni l’enfasi che invece solitamente ci mettiamo noi.

Tutti gli animali sono sempre noncuranti.

Comunicare telepaticamente per loro è un processo naturale, non c’è bisogno di agitarsi o sottolinearlo con la gestualità.

Per dialogare con loro, perciò, non serve mettersi l’uno di fronte all’altro o guardarsi negli occhi, come facciamo tra esseri umani.

Basta semplicemente pensare a ciò che vogliamo trasmettere, con concentrazione e senza distrarci, possibilmente usando delle immagini.

L’animale risponderà immediatamente, seguendo i propri criteri.

Per acquisire la sua risposta è indispensabile liberare la mente dal turbinio dei pensieri che la occupa incessantemente e fare il vuoto mentale.

Nel silenzio del nostro spazio interiore, prenderanno forma le immagini e le sensazioni che sono espressione dell’esperienza di chi le trasmette e che quindi porteranno quelle tipicità.

Mi spiego meglio.

Se voglio domandare al mio cane: “Com’è andata la passeggiata con Franco?” devo:

  1. concentrarmi sulle immagini di Franco e della passeggiata

  2. fare il vuoto mentale

  3. accogliere le immagini e le sensazioni che mi arrivano in risposta

In questo caso, dopo aver fatto il vuoto mentale, potrei provare un’emozione di gioia, la frustrante sensazione di un guinzaglio che tira, il gusto piacevole di qualcosa di buono in bocca, il viso di Franco sorridente, eccetera.

Naturalmente è necessario tenere a bada la nostra interpretazione degli avvenimenti e permetterci invece la “stupidità” di chi sta imparando una nuova lingua e che, perciò, ancora non decifra bene tutti i contenuti.

Gli animali vivono in un’immediatezza del presente che per noi, immersi costantemente in un prima e un dopo, è difficile da capire.

In conclusione, cari lettori, amici e curiosi di questo blog, se riuscite a superare l’antropocentrismo che caratterizza tutti noi esseri umani e a mettervi autenticamente in gioco nella relazione con i vostri animali, potrete sperimentare la comunicazione telepatica e impratichirvi nell’uso del loro affascinante linguaggio.

Gli animali hanno una visione molto interessante della vita e del mondo.

Senza razzismo e con un po’ di umiltà si può imparare a comprendere la loro cultura, scoprendone la profondità e l’intrinseca spiritualità e arricchendo la nostra vita umana di un punto di vista sano e naturale.

Un punto di vista che abbiamo perduto, ritenendolo ingiustamente poco intelligente.

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