Archive for Agosto, 2013

Ago 30 2013

PER FORTUNA NON SONO PIU’ INNAMORATA!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Da principio era impensabile per me la vita senza di lui.

L’argomento separazione è arrivato come un fulmine che mi ha spaccato in due.

Io pensavo a una ricostruzione e a un nuovo cammino insieme, più maturo e consapevole.

Ma nel momento in cui non mi sentivo più amata come donna, stare affianco a un uomo solo per paura di stare sola… ho accettato (anche se non lucida completamente) la separazione.

Firmai, a occhi chiusi, quel documento; prima maledetto e ora benedetto. Ahahaha.

Non siamo riusciti a sciogliere molti nodi, soprattutto il dialogo. Vuoi per debolezza, incapacità, dolore e vuoi perché effettivamente l’amore era svanito, anzi spostato in altre direzioni.

Se una coppia si allontana, si attribuiscono le responsabilità a terze o quarte persone, ma non sono d’accordo; qualcuno entra solo quando non vi è più solidità e tanto spazio disponibile tra i due.

Ho sbagliato un milione di cose nel rapporto con mio marito prima della crisi e anche durante, ma sono umana e riconosco i miei limiti assumendomi tutte le mie responsabilità.

Non sono invece assolutamente disposta a caricarmi anche delle sue responsabilità, che ci pensi lui se ci riesce.

Io sono scesa fino all’inferno, erosa dai sensi di colpa, e con una fragilità tale che mi sono umiliata come una deficiente ai suoi occhi.

Convinta di essermi ri-innamorata di quest’uomo, non riuscivo a vedere la sua pochezza e la sua cattiveria e ho sperato tanto in una riconciliazione.

Per fortuna, e ora lo posso veramente affermare, ciò non è accaduto.

Con l’aiuto di un buon sostegno psicologico, sono riuscita a mettere a nudo questa persona spogliandola di ogni gioiello che io gli avevo cucito addosso, eliminando l’idealizzazione che mi ero fatta di lui.      

Tante cose sono cambiate in me a seguito di questa triste e dolorosa situazione, ho acquistato la consapevolezza di potenzialità nascoste, ho trovato il coraggio di affrontare vecchie storie e risolverle emotivamente, ho potuto realizzare un grande sogno ringraziando solo me, ho provato la gioia di stupirmi di me stessa per come sono riuscita a districarmi in difficili situazioni, ma sopratutto ho imparato a perdonarmi e ad amarmi così, per quello che sono.                 

Come hanno reagito gli altri?

Mia figlia all’inizio non si è meravigliata tanto, visto che si era già accorta di “qualcosa che non andava”; sembrava serena fino a quando le cose non si sono complicate e io non sono crollata.

E’ difficile per una madre vedere la propria figlia soffrire e non avere la forza di poterla aiutare, ma ho dovuto aiutare prima me stessa per poter sostenere la mia ragazza e starle accanto.

Giuro che più volte stavo per abbandonare tutto e mollare, ma l’amore per lei mi ha fatto scoprire delle risorse molte profonde che pensavo neanche esistessero in me.

Tutti gli altri, amici e parenti, sono rimasti basiti e sconvolti dalla nostra separazione. Ahahaha! eravamo un esempio per parecchi, poveri!!!!









 

La mia nuova realtà è fatta di alti e bassi, momenti di sconforto e solitudine alternati a intensi attimi di gioia.

Pian pianino ricostruisco parti di me demolite, con spirito nuovo e materiale ottimo.

Godo della libertà, anche per le piccole cose che sembrava non mi pesassero.

Purtroppo non ho un lavoro fuori casa, vivo con mia figlia di venticinque anni che da poco ha perso il lavoro; oltre ad essermi separata da mio marito mi sono separata anche da alcune attività che svolgevo con piacere, canto e danza del ventre, attività che ora non mi regalano più emozioni piacevoli. 

Ora posso scegliere, senza dovere rendere conto, cosa fare, dove fare, quando fare e con chi fare qualsiasi cosa. Ah!! che meravigliaaaaaa!!!!!









                 

Con il mio ex non c’è un bel rapporto, nonostante ci fossimo promessi di restare amici. Ahahaha… mai l’avessimo detto!

Siamo nemici e non ci parliamo, io voglio essere lasciata in pace e mi turba assai il suo comportamento prepotente e piagnucoloso che ancora manifesta con amici in comune e parenti ( miei per giunta).

Ah!! A proposito, ha fatto di tutto per isolarmi da amici e parenti e guarda caso ci è riuscito con quasi tutta la mia famiglia, da buon manipolatore narcisista.

Per ora non vorrei averci più nulla a che fare con un essere così!!!

E’ un’ombra e spero che il tempo dia una mano perché si possa avere un rapporto civile e tranquillo, per fortuna non lo amo più e già questo è un bene per me, non sentirne la mancanza.

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un consiglio…

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Dipende… ci sono tanti fattori da considerare, il carattere, la forza la situazione che ha portato a questo stato.

Una cosa la posso dire certamente, ed è questo: non dare per scontato nulla, non pensare di conoscere la persona che ti trovi di fronte o di conoscerti a fondo, tutto cambia nei momenti di dolore e rabbia, e non mancano di certo le sorprese, si manifestano lati dei caratteri che prima erano latenti, cose brutte, facce brutte, ti trovi dinanzi ad uno sconosciuto che pur di ottenere la ragione è disposto a tutto.

Tutelati giuridicamente e non ti fidare, quando finisce l’amore finisce anche il rispetto e farà di tutto per mettertela nel di dietro, ripeto non dare per scontato nulla!!!

Naturalmente poi esistono anche le persone intelligenti, buone che riescono in armonia a risolvere ogni cosa.

Io non ho avuto questa fortuna o non ci siamo riusciti!!!!!

Artemisia

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Ago 24 2013

DONGIOVANNI E OMOSESSUALITA’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Ci sono uomini che hanno così tanto bisogno di sentirsi attraenti e pieni di fascino da dimenticare l’intimità e la sessualità con la propria donna, per inseguire sempre nuovi (ed effimeri) corteggiamenti.

Per loro la seduzione è finalizzata a se stessa, più che rispondere al bisogno di conoscersi e di condividersi in una relazione.

Ciò che conta è raggiungere la certezza di piacere.

Perciò, nel momento in cui sentono di aver ottenuto l’attenzione e catturato la curiosità di una creatura di sesso femminile, il rapporto con lei perde d’interesse mentre una sorta di bulimia seduttiva li costringe a solcare altri lidi alla ricerca spasmodica di nuove conferme.

A questi uomini il fascino, il carisma e la seduzione sembrano non bastare mai.

Hanno costantemente bisogno di verificare il loro sex appeal e, pur di ricevere consensi, sono disposti a mettere a rischio qualunque relazione, sia essa un’avventura o un matrimonio.

La rottura dei rapporti, infatti, li spaventa meno della paura di non essere affascinanti.

Nei loro vissuti la mascolinità è sinonimo di conquista.

L’uomo è un “vero uomo” quando piace alle donne.

Per questo i dongiovanni hanno un bisogno smodato di ricevere conferme.

Tutti i seduttori, infatti, conservano intatto dentro di sé lo stereotipo del maschio cacciatore e, incuranti di costruire relazioni profonde e durature, coltivano la convinzione che la virilità sia proporzionale alla disponibilità delle femmine che incontrano.

Ma cosa tiene in piedi un comportamento così faticoso e frustrante dal punto di vista dell’intimità, della profondità e della conoscenza reciproca?

Nascosta e censurata nell’angolo più remoto dell’inconscio, la paura di non essere abbastanza maschili e il terrore di ammettere la propria omosessualità, sono le cause della compulsione alla conquista che anima queste scelte affettive e relazionali.

Questi uomini, di solito, hanno poche relazioni con gli altri maschi.

Quasi tutti, infatti, si dichiarano entusiasti delle conoscenze femminili ma scarsamente interessati ad avere qualsiasi genere di rapporti con persone del loro stesso sesso.

La paura di scoprirsi poco conformi allo stereotipo maschilista (che li vuole sempre pronti a lanciarsi in nuove avventure) è la molla che determina i loro atteggiamenti seduttivi e che nasconde abilmente (anche ai loro stessi occhi) l’insicurezza, proprio rispetto alla loro sbandierata eterosessualità. 

Nell’immaginario collettivo un vero uomo deve essere sempre pronto alla sessualità.

E’ l’uomo:

  • che non deve chiedere mai

  • infedele per natura

  • geneticamente predisposto alla caccia delle donne

Donne che per lui non sono partner con cui scambiare la conoscenza reciproca, ma oggetti finalizzati al piacere sessuale.

In questo modo il dongiovanni disprezza il sesso femminile, al quale invidia segretamente la possibilità di amare gli uomini alla luce del sole.

“Se io fossi una donna…” dichiara spesso con fare noncurante.

Queste persone sentono di doversi impegnare costantemente nel raggiungimento degli standard maschilisti ed esorcizzano l’ansia, provocata in loro dall’intimità, lanciandosi in avventure sempre nuove.

Così facendo sfuggono le relazioni.

Le prodezze sessuali, infatti, son piuttosto racconti di seduzione da condividere con il pubblico delle amiche, o peggio ancora, con la fidanzata gelosa, testimone importante che attesta con la sua gelosia l’identità e la virilità del suo uomo.

Fidanzata con cui spesso il desiderio sessuale è assente, proprio perché il dongiovanni nasconde dentro di sé l’esatto contrario di quello che proclama ai quattro venti.

Il suo tanto ostentato sex appeal, infatti, occulta una profonda inadeguatezza nel vivere la sessualità e un desiderio negato per gli altri uomini.

L’omosessualità è celata dietro un’esibita eterosessualità.

La donna giusta, però, il dongiovanni non la trova mai.

Per lui le donne sono tutte troppo.

Troppo noiose, troppo egoiste, troppo esigenti, troppo possessive, troppo stupide, troppo intelligenti… troppo qualcosa… per andare bene.

Ogni conquista soddisfa il bisogno di riconfermare la propria eterosessualità, e permette di nascondere l’omosessualità dietro una facciata conforme al modello “virile” ritenuto socialmente più accettabile.

Rubacuori pieni di charme, questi uomini sono sempre molto attraenti, pieni di attenzioni e di premure durante la fase del corteggiamento e capaci di infondere certezze… destinate a crollare una volta raggiunta la sicurezza del proprio potere seduttivo.

Sono molto dotati nell’arte della persuasione e le donne che se ne innamorano non accettano facilmente la delusione conseguente alla scoperta della loro inaffidabilità. Spesso combattono una battaglia estrema per ritrovare l’intimità e l’idillio vissuti durante la fase della conquista.

Purtroppo però si tratta sempre di una battaglia persa e destinata a lasciarle con l’autostima a brandelli.

Vittime della crudele indifferenza che questi uomini nutrono nei confronti del sesso femminile, si rivolgono spesso a noi psicologi chiedendo aiuto, senza riuscire a decidere se l’obiettivo della consulenza debba essere la separazione definitiva, o l’acquisizione degli strumenti necessari a ottenere una miracolosa (e improbabile) redenzione del loro uomo.

In questi casi il lavoro psicologico è rivolto al mondo interiore.

Focalizzarsi sulla patologia del dongiovanni serve a poco.

E’ certamente più utile (anche se a volte doloroso) chiedersi quale sia la molla che spinge le donne a voler conquistare un uomo… che non ama le donne!

Carla Sale Musio

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Ago 19 2013

ANNA: … LA VITA CONTINUA!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Prima della separazione pensavo di essere una donna felice e realizzata.

Due figli, un marito, un lavoro, una bella casa.

Una donna empatica… destabilizzante per gli altri perché un po’ fuori dalle logiche di facciata.

Una donna che ha sempre pensato che in una coppia si dovesse comunque mantenere la propria individualità e non annullarsi nell’altro sposando idee, pensieri, abitudini, amicizie.

Ci ho creduto nel mio matrimonio.

Amavo mio marito nonostante quelle che per me erano mancanze.

Un uomo chiuso e taciturno, io chiacchierona e allegra.

Un uomo figlio di genitori separati, di quelle separazioni che devastano, io proveniente da una famiglia “normale”, numerosa e affiatata, con altri problemi ovviamente.

Un uomo che detestava le feste comandate, soprattutto il Natale probabilmente perché la madre, dal giorno in cui la lasciò il marito, smise di festeggiare… io, maniaca nella preparazione dell’albero e nella scelta degli addobbi, dei regali, delle sorprese.

Io che amavo i fiori che lui non mi regalava mai, neanche quando nacque il primo figlio: ”Tanto ti hanno sommerso gli altri.”, senza capire che per me sarebbero stati importanti i suoi.

Nonostante tutto l’amavo, forse anche per quella sua diversità, quel suo essere alternativo che mi attraeva tanto e quel suo riuscire a stupirmi quando non mi sarei aspettata più niente. 

Non diceva mai di amarmi. Dovevo chiederglielo io ogni tanto e lui mi rassicurava sempre con la stessa frase: “Certo che ti amo, altrimenti non starei con te.”.

Aveva un grande pregio, mi faceva ridere.

Io con mio marito ho riso tanto nonostante la sua malinconia, nonostante la sofferenza del passato, un uomo di una straordinaria ironia, intelligente, pieno di interessi.

Non ho scelto io di separarmi.

Un giorno mi sono resa conto che aveva smesso di stupirmi, di fare quelle piccole cose che a me servivano tanto, quelle rassicurazioni che mi facevano sentire bene.

Non mi rassicurava perché aveva smesso di amarmi e sarebbe potuto restare a casa solo a determinate condizioni, che poi erano le stesse abitudini di sempre, ma senza Amore.

Non sono stata capace di avere accanto un uomo, per il resto dei miei giorni, senza Amore.

Ho incominciato a provare una gelosia fastidiosa all’inizio, dolorosa alla fine, una gelosia che mi impediva di vivere.

Gli chiedevo conferme sui sentimenti, verificavo le cose che mi diceva, mi confrontavo con le sue colleghe, con le amiche e nel confronto sentivo di perdere sempre.

Non si è mai difeso dalle mie accuse, giustamente secondo lui, ingiustamente secondo me.

Finché ho perso la fiducia che ci aveva legato per tanti anni.

Ho smesso di fare qualunque cosa.

Vivevo in uno stato di prostrazione totale, non avevo più voglia di fare niente, mi guardavo allo specchio e mi vedevo orribile, avevo perso il sorriso e vivevo nel terrore che mi lasciasse. Mi bastava una sua smorfia di disapprovazione per sentirmi inadeguata.

Nonostante tutto non sono riuscita ad accettare le sue condizioni: sarebbe rimasto in casa come un amico o peggio un marito disinteressato e stanco di me. 

Un giorno, dopo l’ennesimo litigio, ha fatto le valige ed è andato via. 

Il distacco è stato dolorosissimo ma ho scoperto che preferivo quella sofferenza solitaria a quella condivisa con lui.

Soffrivamo tutti e due ma sotto tetti diversi. Io non vedevo più le sue spalle la notte, quando insonne e affranta mi chiedevo perché lui dormisse ed io no.

Ho chiesto aiuto a uno specialista perché l’angoscia mi faceva vivere male ed ho avuto la fortuna di avere accanto la mia famiglia, gli amici più cari, i colleghi. 

Non ho perso un giorno di lavoro. Se mi veniva voglia di piangere lo facevo senza reprimere il dolore e senza vergogna.

Un giorno parlando con un’amica psicologa le dissi che mi stava capitando quello che di solito capita agli altri e che io non avevo mai messo in discussione il mio matrimonio, ne pensato neanche per un momento, che mio marito potesse lasciarmi. Mi rispose che il mio era stato “un grande atto di presunzione”, mi disse proprio così.

Partii da quella frase dura e dolorosa.

Ho capito una cosa fondamentale e cioè che l’Amore non si può ne comprare ne pretendere e che non è sempre “per sempre”. 

O c’è o non c’è.

E se non c’è, non c’è niente che si possa fare o dire, si può solo decidere di continuare a vivere, senza utilizzare i figli, arrecando loro inutili sofferenze aggiuntive, senza chiedere agli amici di scegliere o schierarsi, senza portare avanti estenuanti battaglie in tribunale.

Si rincomincia a vivere in modo diverso, riappropriandosi della vita.

Ho smesso di piangermi addosso e ho dedicato più tempo a me stessa, al mio corpo, alle mie passioni, ai miei interessi.

Ai miei figli devo molto, sono stati comprensivi e forti anche nel farmi notare che il loro rapporto con il padre, pur non essendo fatto più della quotidianità di un tempo, era migliorato una volta venuti meno i litigi e le incomprensioni tra me e lui.

Abbiamo sofferto e superato insieme il primo periodo, il peggiore, quello che ti fa contare fino a tre ogni volta che devi apparecchiare la tavola, quel posto in meno… un giorno ti svegli e ti accorgi che è la tua nuova vita.

Non mi hanno mai sentito colpevolizzare o denigrare il loro padre che resta, e resterà sempre, una figura necessaria e fondamentale della loro esistenza.

Il discorso cambia quando si parla degli altri, quelli che ti circondano e ti commiserano anche quando tu sei distratta dalla tua nuova vita e non perdono occasione per ricordarti ciò che, secondo loro, sei: una donna separata quindi “poverina”

Non capiscono che la separazione non è una brutta malattia e che il matrimonio può non durare per sempre.

Vivere senza il padre dei propri figli sotto lo stesso tetto, non è una vergogna anzi.

E’ decisamente meglio un padre che esercita il suo ruolo anche se non più in casa perché è  più presente e attento di un marito che non ti vede, non ti ama e ti sopporta, di un uomo che preferisce stare fuori di casa tutto il giorno pur di non avere a che fare con la madre dei propri figli quando questa passa il suo tempo a lamentarsi e disperarsi.

La mia famiglia d’origine mi ha supportato e mi supporta ancora oggi nei momenti di difficoltà e non si è mai permessa di esercitare alcun tipo di pressione nei confronti di mio marito né prima né dopo la separazione. 

Faccio una vita “normale”, e lo scrivo volutamente tra virgolette perché non sono sicura che la normalità esista, o meglio che ciò che trovo normale io possa essere normale per qualcun altro.  

Ho un lavoro, mi occupo dei figli, ho delle amicizie che durano da una vita, mi piace viaggiare e cerco di ascoltarmi di più.

Vivo a modo mio, serenamente.

Non amo particolarmente la vita mondana, mi rattristano le uscite tra donne single o separate, quelle che durante le cene ripetono sempre lo stesso leit motive e cioè che “gli uomini sono tutti uguali e i migliori sono già sposati”… lo trovo patetico.

I rapporti con il mio ex marito… direi che sono ottimi.

Ci sentiamo quotidianamente per portare avanti l’educazione dei nostri figli, le decisioni che li riguardano, dalle cose più banali a quelle più importanti, le prendiamo sempre di comune accordo.

Cerchiamo di riunirci per i compleanni e le feste comandate e a volte anche soltanto per il piacere di farlo, di stare insieme.

Io adoro mio marito ma non potrei più vivere con lui.

Mi preoccupo per lui e per stare bene ho bisogno di sapere che sta bene anche lui.

Non parliamo della nostra vita privata, forse è ancora troppo presto o addirittura non necessario. C’è un tempo per ogni cosa, forse per quell’argomento, non è ancora arrivato.

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UN CONSIGLIO…

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E’ difficile dare dei consigli.

Sicuramente se il dolore e il risentimento sono soffocanti è meglio chiedere aiuto.

Sicuramente evitare il coinvolgimento dei figli nel tentativo comprensibile, ma tremendamente ingiusto, di farli schierare dalla propria parte.

I figli hanno bisogno di entrambi i genitori. Io ancora oggi  ripeto ai miei figli di non permettere mai a nessuno di commiserarli, perché la vita continua e bene, a volte anche meglio di tante famiglie che hanno scelto la facciata e l’ipocrisia e che poi, questo insegnano ai loro figli: apparire piuttosto che essere.

Spero che la mia esperienza possa essere d’aiuto e speranza… la vita continua…

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Ago 13 2013

AIUTO!!! Ho paura di essere omosessuale!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Tante persone nascondono in un angolo di se stesse la paura di scoprirsi omosessuali.

Amare una persona dello stesso sesso, sentirsi attratti da corpi uguali al proprio e desiderare un’intimità fisica, sono ancora considerate espressioni deformi dell’erotismo e non manifestazioni naturali della sessualità.

L’omofobia, la paura viscerale e irrefrenabile dell’omosessualità, purtroppo, si annida nell’inconscio di tanti e impedisce alla sessualità di dispiegare per intero la propria energia, creando pericolosi blocchi nel raggiungimento della maturità affettiva.

La sessualità, infatti, è il termometro della maturazione fisica e psichica e segnala la conquista dell’autonomia e della indipendenza, dalla famiglia prima e dagli stereotipi culturali dopo.

Come già Freud aveva evidenziato più di un secolo fa, la bisessualità è un’espressione naturale della sessualità e provare attrazioni omosessuali (e eterosessuali) è l’inevitabile conseguenza della crescita.

Nasciamo dotati di una disponibilità erotica amplissima, rivolta dapprincipio verso noi stessi e, in seguito, verso gli altri; indipendentemente dal loro sesso.

Ma poi la paura del giudizio e della disapprovazione sociale ci costringe a rimuovere gli impulsi omoerotici, a causa del condizionamento culturale in cui, più o meno inconsapevolmente, viviamo immersi.

Nella maggior parte dei casi, la scelta sessuale è guidata dalla ridondanza dello stereotipo eterosessuale, dichiarato ossessivamente l’unica scelta sessuale naturale e perciò, inevitabilmente, anche l’unica possibile.

Già dal 1990 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha depennato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola “una variante naturale del comportamento sessuale umano”.

Questo allargamento dell’espressione sessuale, però, non ha raggiunto il pensiero comune che purtroppo continua a ritenerla impropriamente una patologia e ad interpretarla come una perversione.

Per questo, lungo il percorso che porta alla sessualità adulta, in tanti temono di scoprire in se stessi alcuni di quei pericolosi indicatori che segnalano l’esistenza dell’omosessualità.

“Mi eccito guardando immagini di nudi del mio stesso sesso”

“Ho delle fantasie erotiche omosessuali”

“Nei sogni vivo storie omosessuali”

“Da bambino ho fatto dei giochi sessuali con altri bambini, maschi come me”

“Da bambina ho fatto dei giochi sessuali con altre bambine, femmine come me”

“Provo un sentimento tenero per il mio migliore amico”

“Provo un sentimento tenero per la mia migliore amica”

Questi e altri sintomi turbano i pensieri e l’identità di tanta gente che, per paura di ammettere la propria componente omosessuale, censura nell’inconscio una parte della sessualità, nel tentativo di costruire un’immagine di sé ritenuta socialmente più rassicurante.

La rimozione della propria autenticità, però, impedisce alla crescita emotiva di seguire il suo percorso e blocca il processo di maturazione, confinandolo dentro una prevedibilità che spesso inibisce la sessualità fino ad anestetizzarla quasi del tutto. 

Il calo del desiderio che caratterizza questo nostro periodo storico, dipende in gran parte da questa inibizione e dalla censura che spesso accompagna la scoperta di se stessi e della propria sessualità.

La tanto sbandierata libertà sessuale, infatti, è ingannevole e propone soprattutto cliché maschilisti stereotipati e prevedibili, mentre trascura completamente la scoperta del vero sé e delle emozioni che accompagnano il dispiegarsi della propria sessualità.

Il sesso è un’energia preziosa, un potere che coinvolge cuore, mente, fisicità e creatività, e ci guida a scoprire dimensioni sempre nuove di noi stessi e della relazione con gli altri.

Ma perché la sessualità possa rivelare tutto il suo potenziale creativo, emotivo e conoscitivo, occorre che ci sia un’accettazione piena di ciò che siamo interiormente, senza l’aspettativa di un dover essere conforme al modello socialmente previsto.

Ognuno è se stesso di momento in momento e le scelte, i gusti e le preferenze, cambiano al ritmo della crescita e del desiderio di conoscere e di conoscerci.

Siamo tutti potenzialmente… tutto!

L’unica cosa che è doveroso proibire è la violenza.

Tutto il resto fa parte del percorso di maturazione, della creatività e dell’espressione individuale.

Possiamo osservarlo negli altri e sperimentarlo in noi stessi ma non possiamo giudicarlo, né censurarlo, senza bloccare contemporaneamente la manifestazione della nostra peculiare unicità.

Ognuno per poter essere pienamente se stesso, deve esprimere i propri gusti, le proprie preferenze e i propri desideri, in piena libertà, accettando ciò che sente dentro e permettendo a se stesso il cambiamento e la poliedricità  che rende diversi da un istante all’altro.

Solo così potremo raggiungere la realizzazione personale e sprigionare il suo corollario di saggezza ed energia, invece che disperderla nello sforzo di tenere in piedi muri, gabbie e censure in cui intrappolare la vitalità e l’espressione individuale.

In una libera e spontanea evoluzione della sessualità non è necessaria nessuna scelta di genere perché l’attrazione erotica, fisica ed emotiva, coinvolge il suo oggetto d’amore a prescindere dal sesso.

La sessualità è la manifestazione dell’espressività e dell’affettività di ciascuno e ognuno la esprime a modo suo.

Omosessualità ed eterosessualità sono varianti della stessa energia che ci porta ad abbandonarci, a fonderci, a scoprirci e a conoscerci nel rapporto con un altro essere, uguale e diverso da noi.

 * * *

“Ciao! Come stai?”

“Benissimo! Sono felice!”

“Davvero? E come mai?”

“Sto vivendo una storia d’amore con una persona meravigliosa!”

“Ehi! Che bella notizia! E’ un uomo o è una donna?”

* * *

Carla Sale Musio

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DONNE CHE AMANO LE DONNE/UOMINI CHE AMANO GLI UOMINI  

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Ago 07 2013

LA SEPARAZIONE DI IOLANDA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Prima della separazione: situazione disperata senza aiuto di nessun genere, completamente sola e contro tutti.

Il nodo: l’amore che mancava.

Le mie responsabilità nell’ultima fase: intolleranza, insofferenza all’eccesso e risentimento.

Le sue: totale assenza nel rapporto, soprattutto affettiva. Non era di nessun aiuto a casa, non c’era dialogo, confidenza, complicità, né stima, né fiducia, né rispetto.

A un tratto la ribellione, trattenuta per  anni per amor di pace e dei figli, è esplosa dentro di me, non potevo più tollerare di essere trattata  come una pezza da piedi e il rispetto  stava venendo meno anche da parte dei figli.

Dovevo assolutamente riscattarmi come essere umano e come donna, mi sentivo uno zerbino, una schiava.

Sapevo di essere una persona capace ma venivo trattata da scema, nel migliore dei casi da “bambina”

In quello stato non potevo essere d’aiuto a nessuno, ne potevo essere una buona mamma.

Ero stressata, stanca.  Lavoro fuori, lavoro a casa, i bambini da seguire, tutto da sola, senza nessun riconoscimento, nessun aiuto né gratificazione.

Divergenze anche nei principi educativi, ai quali tenevo molto.  Lui tendeva a viziare i figli e, quando cercavo di correggerli, si metteva contro di me in loro presenza, accattivandosi sempre più il loro affetto e mettendo me in cattiva luce.

Sentivo solo disprezzo nei miei confronti, non so perché… ma questo sentivo: disprezzo, nonostante mi prodigassi a fare del mio meglio in tutte le circostanze.

L’amor proprio ha fatto capolino un bel giorno e ho deciso di trasferirmi in un’altra stanza.

Non avevo ancora intenzione di separarmi e ho vissuto così altri quattro anni prima di cambiare casa.

Ho affrontato la situazione non so neanche io come… un aiuto mi è arrivato dal Cielo, sicuramente!

Ero cosi timida e insicura… ma ciò nonostante  ho chiesto la regolare separazione.

Sono riuscita a trovare casa e a comprarla, completamente sola, senza aiuti, solo con le mie povere forze, contro il parentado, che si è schierato a favore del mio ex marito.

Solo qualcuno, impietosito dal mio stato emotivo, si è ricreduto un po’ dimostrandomi un po’ di comprensione.

Dopo che ho lasciato la casa, mio figlio (16 anni) ha  voluto restare a vivere col padre, anche se qualche volta veniva anche da me. Mia figlia (19 anni) invece è venuta a stare con me.

In seguito, ho conosciuto un amico che mi ha aiutata a superare e dimenticare i conflitti ancora esistenti  con mio marito e in parte anche  con i figli, che non mi perdonavano di essermene andata.

Mi sentivo una madre snaturata, egoista, a volte mi facevano sentire una “donnaccia“.

Ma se questo era quello che poteva apparire all’esterno io sapevo che invece non era cosi. E ho continuato  a riprendere la mia vita in mano, cercando di rimettere insieme i pezzi di una personalità in frantumi.

Ora posso dire davvero di essere rinata, non rinnego niente ma non tornerei indietro, non ho rimpianti, sono contenta.

Ora vivo sola ma non mi sento sola.

Mi godo questa situazione, ho i miei spazi, i miei ritmi, guardo il tramonto e l’alba e questo mi da gioia.

Amo stare con la gente ma mi piace anche la solitudine. Il silenzio è il mio migliore amico, mi sa dire tante cose….spesso mi sento felice e fortunata.

Avendo ritrovato me stessa riesco a pensare al mio ex marito con uno spirito diverso.

Non ci sono grandi rapporti.

Tra noi solo qualche rara telefonata per parlare dei figli, e rarissime passeggiate, parlando sempre dei problemi familiari.

Ora lui ha un’altra relazione, l’ho scoperto per caso, ma avrei preferito saperlo in modo più chiaro.

Se io dovessi avere un altro amore, credo che non mi andrebbe la convivenza.

A nessuno dei due per ora interessa divorziare.

Per quanto mi riguarda il matrimonio deve essere uno e basta, soprattutto se nascono dei figli.

un consiglio…

Consiglierei a chi sta per separarsi di non perdersi d’animo, né perdere mai la calma.

E’ importante muoversi in modo tale da non aggravare il conflitto.

Fare ogni passo nel rispetto di stessi ma anche di ogni membro della famiglia coinvolto nella separazione.

Infine, ma importantissimo: per affrontare il cambiamento bisogna avere fede …fede nelle proprie capacità, fede, fede… fede in Dio.

Iolanda

leggi anche: DONNE SEPARATE

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Ago 01 2013

UN WEEKEND SENZA FIGLI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

L’armonia nella coppia è il presupposto su cui si fonda il benessere della famiglia.

Quando il papà e la mamma vanno d’accordo, tutte le cose sembrano andare magicamente per il verso giusto.

Quando invece marito e moglie sono in conflitto, la vita familiare ne risente moltissimo e spesso sono proprio i più piccoli a farne le spese.

Il clima teso, le discussioni e i litigi dei grandi si ripercuotono sul clima familiare e generano irritazione, instabilità e insicurezza.

E’ facile, allora, che qualcuno dei figli presenti sintomi apparentemente inspiegabili. Malesseri, ansie, paure o fobie che, impropriamente attribuite alle vicende individuali, segnalano, invece, una disfunzione all’interno del sistema familiare.

In questi casi la cura dei sintomi dovrà comprendere l’intera famiglia, e non soltanto chi si rende inconsciamente portavoce del disagio di tutti.

La fonte di quella sofferenza, infatti, ha le sue radici nelle incomprensioni tra i genitori.

Succede spesso che, dopo la nascita dei figli, marito e moglie sacrifichino la loro intesa sull’altare delle innumerevoli mansioni da sbrigare, ritrovandosi a non avere più tempo da dedicare a se stessi e alla loro intimità.

In questo modo, purtroppo, il sogno di avere una famiglia finisce per trasformarsi nell’incubo di una quotidianità fatta principalmente di doveri e di recriminazioni.

Per ritrovare l’equilibrio e ripristinare l’intesa, i genitori hanno bisogno di spogliarsi delle tante maschere, costruite nel tentativo di far fronte alle difficoltà e di evitare i problemi, e di mostrarsi l’uno all’altro con sincerità e autenticità.

Non sempre questo è facile.

La nudità dell’anima spaventa molto più della nudità del corpo e la vergogna della propria verità spinge a nascondersi dietro un’apparente indifferenza, generando incomprensioni, malumori e solitudine nella coppia.

E’ importante ritrovare lo scambio, il confronto, la fiducia e la voglia di stare insieme, perché soltanto così è possibile tenere vivo il dialogo  indispensabile all’amore, e dare nuova linfa al rapporto tra marito e moglie.

Ma per far questo è necessario un tempo in cui potersi guardare, raccontare, odiare, amare… senza l’intromissione dei bambini, dei parenti, degli amici e dei tanti impegni che costellano la vita di una famiglia.

Un tempo in cui rivelare all’altro le proprie insicurezze e le proprie paure.

Un tempo in cui stare in silenzio insieme.

Un tempo in cui guardarsi e riconoscersi.

Un tempo in cui capirsi e rispettarsi.

Un tempo per ridecidere la vita insieme.

Un tempo prezioso per ritrovare la complicità e l’entusiasmo, necessari alla vita familiare.

Quando il papà e la mamma si vogliono bene, anche le divergenze tra loro funzionano bene e i figli crescono con più opportunità e meno paure.

Ma, per raggiungere quest’obiettivo, occorre programmare dei momenti in cui i genitori possano stare insieme e coltivare l’intimità.

Un tempo senza i figli. E per i figli.

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UN WEEKEND DA SOLI

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Un weekend da soli è una buona medicina che aiuta i genitori a coltivare l’armonia insieme e fa crescere felici i bambini.

Troppe volte le mamme e i papà sono portati a credere di dover condividere con i loro figli ogni momento libero, dimenticandosi di essere una coppia, oltre che un padre e una madre.

E’ vero, la nostra organizzazione quotidiana è piena di cose da fare, il lavoro porta via una gran fetta di tempo e i momenti da trascorrere tutti insieme sono rari e preziosi.

Ma, proprio per i figli, è necessario possedere una buona intesa di coppia, evitando che i bambini si trovino eccessivamente al centro della vita familiare e diventino l’unico fulcro dell’unione tra i genitori.

La responsabilità del rapporto tra la mamma e il papà non può essere messa sulle spalle dei figli.

I piccoli devono sapere che i genitori sono presenti nella loro vita, ma devono anche avere la certezza che il loro rapporto può bastare a se stesso e che non si fonda esclusivamente sulla genitorialità.

Solo così si sentiranno liberi di crescere e di seguire le proprie passioni senza il timore di abbandonare i genitori. 

Partire ogni tanto, da soli, significa rassicurare i figli che la mamma e il papà non hanno sempre bisogno di loro, e fornisce il modello di una coppia che funziona.

Consente ai bambini di fare l’esperienza di stare senza genitori per un po’ e di sperimentarsi in situazioni nuove:

  • con la baby sitter…

  • dai nonni…

  • dagli zii con i cuginetti…

  • a casa dell’amico del cuore…

In queste occasioni i bambini trascorrono qualche giorno in famiglie differenti dalla propria e sperimentano  regole e modi diversi di stare insieme, imparando a gestire situazioni nuove e verificando la propria autonomia.

Così mentre la mamma e il papà trascorrono i loro momenti insieme, i piccoli collaudano la propria indipendenza e muovono i primi passi sulla strada del diventare grandi e della libertà.

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RACCOMANDAZIONI AI GENITORI


Se decidete di partire per un weekend da soli:

  • avvertite i bambini un po’ prima, in modo che possano prepararsi psicologicamente alla nuova esperienza

  • ascoltate le loro proteste, se ce ne sono, e spiegate la vostra necessità di stare insieme da soli come fanno gli innamorati”

  • fate in modo che i bambini trascorrano il tempo della vostra assenza in una situazione divertente e piacevole per loro

  • evitate di telefonare in continuazione per sapere come stanno i figli

  • affrontate la vostra ansia nel ritrovarvi soli e cercate di non parlare esclusivamente dei figli

  • accettate le difficoltà che ci possono essere nello stare insieme da soli e provate a parlarne tra di voi con sincerità

  • permettetevi di affrontare i conflitti che esistono nel vostro rapporto

  • godetevi il tempo che vi siete dedicati, senza sentirvi in colpa come se fosse un tempo rubato

Nel corso dell’anno, quattro o più weekend da soli costituiscono una buona terapia di coppia e un buon ricostituente della vita familiare.

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