Archive for Marzo, 2014

Mar 28 2014

AIUTO!!! Ho paura di parlare in pubblico!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Parlare davanti a tanta gente crea spesso difficoltà e imbarazzo.

Ci si sente inadeguati, impacciati, confusi e poco spontanei.

La lingua si blocca, i sudori freddi imperversano, tutto diventa scuro… fino a raggiungere, in casi estremi, un blackout emotivo e psichico che annichilisce i pensieri e ammutolisce la parola, lasciandoci paralizzati e privi di risorse al cospetto della platea.

Le persone che assistono o partecipano, spesso non sanno cosa fare per mettere a proprio agio chi, dovendo intervenire, non riesce a pronunciare verbo e, purtroppo, nel tentativo di migliorare la situazione, si finisce per creare dei veri e propri traumi.

L’attenzione degli altri, gli sguardi puntati addosso ma anche la noncuranza simulata  o il disinteresse, aggravano l’insicurezza e il disagio e fanno lievitare le paure, lasciando dentro la sensazione di non valere niente insieme a una profonda vergogna di sé.

Parlare in pubblico rievoca scenari infantili, teatrini familiari in cui la considerazione o il distacco dei genitori, degli insegnanti o di altre figure importanti, hanno marchiato a fuoco la nostra anima, alimentando la sensazione d’indegnità o, al contrario, facendo crescere la sicurezza e il piacere di esporre le proprie opinioni.

Ma, in aggiunta alla storia infantile che caratterizza ciascuno di noi, la paura di parlare in pubblico affonda le sue radici nell’empatia e nella leadership.

m

EMPATIA E LEADERSHIP

m

Chi possiede una personalità creativa si trova spesso a dover fare i conti con difficoltà di questo tipo e di solito preferisce le relazioni con pochi interlocutori, attenti e partecipi, alle riunioni affollate in cui l’energia del gruppo prevale sulle peculiarità dei singoli.

L’empatia, che caratterizza tutte le personalità creative, porta con sé la necessità di un ascolto mirato e attento alle esigenze di ognuno di momento in momento.

Parlare insieme diventa perciò un modo per conoscersi e condividersi, uno scambio in cui la reciprocità è fondamentale per costruire il dialogo.

La leadership delle persone dotate di creatività e di empatia è centrata sul soddisfacimento dei bisogni di tutti e sull’ascolto di ogni singola richiesta.

Si tratta di una leadership che mira al benessere comune e non all’appagamento delle esigenze di potere, supremazia, autorità o superiorità.

I leader che possiedono una personalità creativa, sana e vitale, sono capaci di risolvere i problemi nell’interesse collettivo, collocando le proprie esigenze sullo stesso livello di quelle degli altri.

Sono persone cui tutti fanno riferimento per mille cose, grandi o piccole, ma che non sempre appaiono immediatamente per la loro centralità nelle relazioni e nei gruppi, perché emergono in tutta la loro prestanza emotiva e direttiva soltanto nel tempo o in seguito a un’analisi approfondita.

Per questo tipo di leader, sempre attenti all’espressione individuale e alla reciprocità, parlare in pubblico può diventare un tormento quando non sono soddisfatti i criteri della condivisione e del dialogo.

Avere una personalità creativa, infatti, significa anche essere dotati di un radar interiore, una sorta di antenna psichica che capta i bisogni, gli stati d’animo e le sensazioni degli altri.

Quando si rivolgono al pubblico, questi leader sono sempre attenti allo scambio e, nonostante la quantità di gente, sono portati a coinvolgere tutti in una relazione basata sulla condivisione, sulla sintonia e sulla reciprocità, più che sul potere.

Al contrario, leader con temperamenti più egocentrici e direttivi parlano per il piacere di ascoltarsi e presuppongono negli ascoltatori la stessa soddisfazione, perciò appaiono più disinvolti e spigliati davanti alle platee numerose.

I leader centrati su se stessi, grazie al narcisismo che li caratterizza, sono capaci di non perdere il filo rimanendo imperturbabili, anche quando chi ascolta è disattento, chiacchiera, va via o, come succede con i mass media, è del tutto invisibile.

Per un leader sensibile e partecipe, invece, il confronto con il pubblico è un elemento imprescindibile e, quando non riesce a trovarlo, può sentirsi così in difficoltà da non essere più in grado di parlare.

Il suo radar inconscio, infatti, coglie ininterrottamente i segnali delle persone cui si rivolge e, non potendo sintonizzarsi con tutti, modulando le sue parole in base alle necessità di ciascuno, non riesce più a calibrare l’intervento.

Per questi motivi, spesso, la paura di parlare in pubblico può manifestarsi in ottimi oratori, capaci di dialogare senza alcun imbarazzo ma anche pronti ad andare in crisi quando la reciprocità è impedita o ostacolata.

Queste persone sentono sempre il bisogno di interagire con chi ascolta e, quando non è possibile, devono almeno poter “allucinare” un dialogo con qualcuno disposto a far loro da “spalla”.

Non riuscendo a stabilire una relazione di reciprocità con i propri interlocutori, infatti, non possono realizzare un intervento efficace e si sentono in difficoltà tanto più quanto minore è la relazione col pubblico.

“Nessun intervento può essere adeguato e opportuno quando non si conosce l’interlocutore e non si sa a chi è diretto.”

Sembra affermare caparbiamente il loro inconscio, sensibile e attento alle esigenze di chiunque.

E’ importante che le persone che possiedono una personalità creativa sana, attiva e vitale, conoscano i meccanismi e le caratteristiche dell’empatia e della creatività, che contraddistinguono questa loro preziosa struttura di personalità, in modo da poter gestire al meglio le risorse che possiedono.

Evitando così di sentirsi inadeguati in un mondo che invece è gravemente ammalato, costruito a misura dell’egoismo e della sopraffazione, e privo di riconoscimento per chi vive la reciprocità e la condivisione come valori imprescindibili in qualunque relazione. 

Carla Sale Musio

leggi anche:

CREATIVITA’, LEADERSHIP E POTERE

LEADER OCCULTI

Le personalità creative: HANNO UN RADAR INCONSCIO

Le personalità creative: HANNO UNA LEADERSHIP POCO APPARISCENTE

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

5 commenti

Mar 22 2014

SI PUO’ AVERE UNA PERSONALITA’ SANA?

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Quando gli specialisti parlano di personalità, si danno sempre molto da fare nel definire le più svariate patologie.

Ci sono gli introversi e gli estroversi, i depressi e gli ansiosi, i narcisisti, gli ipocondriaci, i bipolari… e chi più ne ha più ne metta!

Basta leggere la descrizione di qualche tipologia caratteriale, in una delle innumerevoli teorie della personalità, per riconoscere un pezzetto di sé in tante identità differenti. Tutte problematiche.

A nessuno degli esperti, però, viene in mente di mettere nero su bianco come dovrebbe essere una personalità sana e vitale.

Sembra che l’obiettivo della psichiatria e della psicologia, più che descrivere una buona condizione psicofisica, sia scovare sempre nuove malattie da curare.

La salute e il benessere non portano guadagni nelle casse delle case farmaceutiche e perciò, chi lavora al servizio dei loro interessi preferisce dimenticarsene, privilegiando una definizione del carattere e dei comportamenti in cui sia possibile identificarsi grazie alla presenza di qualche disfunzione.

In questo modo si garantisce una lunga dipendenza dalle cure mediche e psicologiche.

La problematicità porta con sé una sfiducia nelle risorse personali e nella possibilità di far fronte da soli alle difficoltà, e genera insicurezza, stimolando il bisogno di ricevere conferme dagli altri e di uniformarsi ai comportamenti condivisi, per sentirsi accettati.

Questo scenario di conformismo e sudditanza psicologica è indispensabile per vendere con successo tanti prodotti, spesso inutili e costosi.

La sanità non fa tendenza, è di moda la malattia.

C’è un bisogno crescente di condividere la sofferenza, una sorta di gara a chi sta peggio, per conquistarsi la commiserazione degli altri e l’autorizzazione ad abdicare alle responsabilità imposte dalla vita.

Nella salute, infatti, è implicita la capacità di saper scegliere per se stessi.

Le responsabilità di questi tempi fanno paura.

Si preferisce il conformismo alla libertà.

L’indipendenza è giudicata troppo impegnativa.

Mettersi al centro della propria esistenza, significa ammettere che le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono la conseguenza di un modo personale di affrontare la vita, piuttosto che il frutto dei capricci di Dio, del Destino, della Sfiga o di qualche altro potere incomprensibile ed esterno a noi.

Prendere su di sé la responsabilità di quello che viviamo, è un azzardo riservato a pochi coraggiosi, intrepidi e solitari avventurieri nell’oceano del conformismo e dell’indifferenza che caratterizzano questa nostra società malata d’ipocrisia.

Ma lamentarsi non serve per cambiare il mondo, serve piuttosto osservare come l’ipocrisia interiore generi un mondo ipocrita e beffardo, pronto a deridere l’indipendenza con la stessa arroganza con cui segretamente abbiamo ucciso la libertà dentro di noi e nella nostra vita.

Così, chi sceglie l’autonomia, e la creatività che ne consegue, deve affrontare il rischio di essere se stesso, diverso e uguale a una realtà che riflette costantemente le scelte compiute nel mondo interiore e che ci tratta nel modo in cui segretamente trattiamo la nostra verità individuale.

La creatività è l’ingrediente base di una personalità sana e piena di energia.

Fa parte del bagaglio genetico di ogni essere umano ed è importante imparare a conoscerla e a gestirla per sentirsi in ottima salute.

La sua espressione ci rende pieni di entusiasmo, di progetti e di possibilità.

Censurarla o reprimerla, invece, colora di grigio la vita e ci lascia emotivamente svuotati, privi di partecipazione e di significato nel portare avanti le incombenze quotidiane.

La creatività è la premessa dell’originalità e dell’unicità di ciascuno, il suo potere trasforma le cose di ogni giorno in momenti speciali, rivelando punti di vista sempre nuovi lungo il percorso di evoluzione e di crescita che chiamiamo vita.

La sua peculiarità è la scoperta di un modo di osservare le cose: in costante cambiamento.

Spostare il punto di vista, infatti, ci aiuta a vedere in profondità e arricchisce le esperienze di possibilità nuove.

Possibilità che stimolano trasformazioni e novità.

In questo modo la creatività ci fa diventare grandi e competenti e ci fa sentire piccoli e inesperti.

Infatti, se da una parte la sua poliedricità arricchisce di saggezza le esperienze, dall’altra le sue infinite potenzialità ridimensionano l’egocentrismo e l’onnipotenza rammentandoci la nostra marginalità di fronte al Tutto.

La creatività è un modo di essere. Permette di dare espressione alla vita e di osservare ciò che ci circonda con curiosità, ammirazione e rispetto.

alla-scoperta-del-mondo-web

Creatività e libertà camminano insieme, consentendo alla unicità di ciascuno di interagire col mondo, in una danza i cui passi si rinnovano di momento in momento.

La responsabilità è la via che conduce alla scoperta della creatività dentro di sé.

Creare, infatti, significa scegliere e perciò assumersi le proprie responsabilità.

L’originalità che, per definizione, caratterizza ogni processo creativo impedisce la delega, facendo emergere l’autonomia e la libertà individuale.

Accettare pienamente la creatività porta a osservare le scelte personali con lucidità, ed evidenzia la responsabilità di vivere la vita procedendo lungo il percorso mutevole e cangiante del proprio punto di vista.

Abbiamo tutti una personalità sana e creativa, vibrante di salute e di possibilità, libera di esplorare lo sconosciuto interpretando la realtà in forme sempre nuove e migliori.

Abbiamo tutti il dovere di esprimere la nostra unicità, affrontando la solitudine e la profondità di essere noi stessi.

Abbiamo tutti il bisogno di scoprire e condividere la creatività, accogliendone la diversità con amore e rispetto.

Ma soprattutto, abbiamo bisogno di sperimentare l’autonomia, consapevoli che solo nella libertà interiore prende forma la salute e finalmente può realizzarsi un mondo a misura di tutti.

E non solo di pochi.

Carla Sale Musio

leggi anche:

LA CREATIVITA’ E’ ENERGIA

ABBIAMO TUTTI UNA PERSONALITA’ CREATIVA

AIUTO!!! … MIO FIGLIO HA UNA PERSONALITA’ CREATIVA!

NON SEI NORMALE? Questi i sintomi creativi…

Sensibile, intuitivo, altruista? ATTENZIONE! Potresti avere una personalità creativa…

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

2 commenti

Mar 16 2014

LA SENSIBILITA’ E’ INVISIBILE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La sensibilità non si può toccare.

Si esprime nell’ascolto e nell’accoglienza.

Si annienta nell’indifferenza e nella crudeltà.

La sensibilità è la capacità di vivere con empatia e di sentire dentro di sé emozioni, sensazioni e stati d’animo, propri o degli altri.

La sua energia è invisibile eppure è un’arma così potente da trasformare il mondo.

La sensibilità, infatti, ci rende forti, in grado di accogliere il dolore e di affrontare la diversità senza averne paura.

Le persone sensibili, perciò, hanno una marcia in più, sanno stare in ascolto della propria anima e sanno stare insieme con gli altri, condividendo la vita senza rinunciare alla propria unicità.

Purtroppo però l’anestesia emotiva che abbiamo messo in atto da bambini per non essere travolti dal dolore, annienta queste potenzialità lasciandoci aridi e privi di entusiasmo, vittime di un’imperturbabilità che si nutre dell’indifferenza e del cinismo.

Rinunciare alla sensibilità priva la vita dell’entusiasmo e della creatività che derivano all’ascolto dei sentimenti, e ci costringe a vivere rinchiusi dentro una maschera di freddezza.

In questa nostra società malata ci vuole molto coraggio per permettersi di riconoscere pienamente le emozioni, affrontando la realtà interiore senza nascondere le cose che non ci piacciono ma anzi, osservandole per poterle cambiare.

La sensibilità è un bene prezioso che apre il cuore e la mente permettendo a ciascuno di noi di comprendere il valore di ogni vita e di scoprire realtà diverse.

Accogliere il suo potere misterioso è la via che conduce alla conoscenza di se stessi e degli altri, e permette di  creare comunione e condivisione. Nell’uguaglianza come nella diversità.

Accettare questa impalpabile e misteriosa energia nella nostra vita, però, presenta spesso delle difficoltà perché, insieme all’entusiasmo e alla vitalità, porta con sé anche la consapevolezza della sofferenza che abbiamo vissuto  e che abbiamo voluto dimenticare nello sforzo di diventare grandi, maturi e… distaccati.

Ascoltare quel dolore rimosso significa sperimentare di nuovo le angosce vissute nell’infanzia mentre, in passato, cancellarne completamente le tracce e ammutolire la sensibilità fino a spegnerne l’esistenza in se stessi, è stato l’unico modo per non impazzire.

Riaprire la porta della consapevolezza alle sensazioni e ai ricordi fa paura, anche quando si tratta di esperienze che noi stessi abbiamo vissuto e che potrebbero trovare una soluzione soltanto nell’accoglienza e nella comprensione.

Questa chiusura difensiva preclude la possibilità di vivere una vita soddisfacente e conduce inevitabilmente alla depressione.

Quando siamo molto piccoli, infatti, sfuggire il dolore, anestetizzando le nostre percezioni emotive, ci consente di sopravvivere rinviando ad una maggiore maturità l’ascolto delle emozioni e la comprensione del significato delle esperienze.

Da adulti, però, questo meccanismo di difesa narcotizza il cuore creando l’illusione di aver superato i traumi, e impedisce il raggiungimento di una reale maturità rendendoci schiavi delle tante maschere che siamo costretti a indossare per sfuggire la memoria delle sofferenze vissute.

Entrare in contatto con la sensibilità significa perciò lasciar emergere le ferite per poterle medicare e riprendere finalmente in mano le redini della vita, ritrovando, insieme al dolore, anche l’entusiasmo che appartiene ai bambini.

Al contrario, negare il potere dell’emozione e dell’empatia ci rende vuoti e soli, vittime di un conformismo indispensabile all’occultamento delle verità individuali.

La sensibilità, infatti, ci costringe a guardare in profondità dentro noi stessi e rivela la vera natura di ciascuno, senza giudizi e con sincerità.

Dall’ascolto di questa profonda autenticità interiore scaturisce la possibilità di esprimere pienamente se stessi realizzando la missione che siamo venuti a svolgere nel mondo.

Gli esseri umani sono naturalmente portati a condividersi con gli altri e, proprio per soddisfare questa loro innata socialità, la vita li ha dotati di sensibilità e di empatia.

La sensibilità è il fine e lo strumento di una società basata sull’ascolto e sull’accoglienza.

Aprendosi con coraggio alla sua preziosa energia è possibile superare le barriere del cinismo, dell’individualismo e dell’egoismo e realizzare un mondo capace di accogliere le differenze e di riconoscerne il valore rispettando l’unicità di ogni vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

L’EMPATIA CAMBIERA’ IL MONDO

L’ALLEGRA FATTORIA DEGLI ORRORI

ANIMALI, BAMBINI E PEDAGOGIA NERA

DIO E’ IN ESTINZIONE   

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

Nessun commento

Mar 10 2014

CIO’ CHE E’ REALE SUPERA I CINQUE SENSI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Esiste una realtà che va oltre i cinque sensi.

E’ una realtà quotidiana fatta di sentimenti e comprensioni che la ragione ignora e che il buon senso comune ridicolizza.

Siamo stati abituati a considerare vere, e perciò reali, soltanto le cose che si possono toccare, gustare, annusare, vedere o ascoltare, e non ci rendiamo conto che, quasi sempre, ciò che è veramente importante non si può stringere tra le mani.

Quello che ci fa stare bene o male, infatti, sono pensieri, stati d’animo, sentimenti… capaci di infondere alla vita il suo profondo significato o di renderla inutile e priva di futuro. 

La nostra verità interiore modella la percezione di fatti, cose, eventi, relazioni e situazioni.

Non esiste una realtà oggettiva, esistono tante verità soggettive.

Ciò che percepiamo con i cinque sensi è sempre il risultato di una convinzione che cerca e trova (più o meno inconsapevolmente) le sue conferme. 

La qualità delle nostre credenze determina la qualità della vita che conduciamo.

Gli psicologi lo sanno da sempre e, da sempre, a dispetto delle altre scienze, sostengono il benessere e curano la sofferenza, aiutando le persone a esprimere la propria autenticità.

La soggettività è una realtà che deve essere accolta, compresa e accettata, perché è la trama che intesse costantemente la realtà, l’ingrediente fondamentale di un’esistenza ricca di significato.

All’interno della soggettività esiste un mondo di sensazioni così potenti da infondere fiducia, entusiasmo, coraggio, desiderio, amore e passione… o, al contrario, paura, depressione, dolore, ansia, umiliazione e annientamento.

La percezione della realtà è fatta di stati d’animo che scandiscono lo scorrere degli eventi colorando la vita di qualità diverse per ciascuno di noi.

Si tratta di una realtà viva e vitale, che non trova le sue conferme in laboratorio ma nel cuore di ogni persona.

Parliamo quindi di verità che non soddisfano i requisiti necessari per ottenere la patente dell’autenticità dalla scienza ufficiale, ma che sono reali per chi ne sperimenta la veridicità sulla pelle, nella pancia, nel cuore e nell’anima.

L’amore è una di queste verità.

Ci mostra una realtà che non si può clonare, duplicare, autenticare o invalidare, perché soltanto chi la prova può garantirne l’autenticità.

Ma, nonostante la sua universale soggettività, a nessuno verrebbe in mente di affermare che l’amore non esiste, solo perché non si può riprodurre in laboratorio.

L’amicizia, l’altruismo, la generosità, la fedeltà, la fiducia… sono soltanto alcune delle innumerevoli verità che superano i cinque sensi e affermano la realtà, impalpabile ma indiscutibile, della soggettività.

Negarne l’importanza e il valore significa ridurre l’esistenza a un cumulo di doveri senza significato e scivolare inesorabilmente nella depressione.

Accoglierne la verità e la realtà ci porta ad affermare un nuovo paradigma esistenziale, non più basato su valori assoluti, ma sulla tolleranza della diversità e delle sue mutevoli manifestazioni.

Esiste una veridicità che supera i cinque sensi e si apre alle emozioni, affermandone l’esistenza senza incertezze.  

E’ una realtà coraggiosa, capace di accogliere punti di vista diversi e di immergersi all’interno di un’onda di probabilità, scegliendo di volta in volta una delle sue innumerevoli possibilità.

Esiste un campo energetico che circonda ogni cosa, ogni pensiero, ogni azione, sentimento o avvenimento.

Un campo di probabilità mutevoli e cangianti, pronte a concretizzarsi nella realtà, o a sparire in un’onda di eventualità infinite.

Imparare a conoscerne l’esistenza significa aprirsi a un modo nuovo di leggere gli avvenimenti e imparare a cavalcare una complessità in grado di renderci padroni della nostra vita e creatori del nostro destino.

Esiste un’energia fluttuante dalla quale attingiamo il nostro presente di momento in momento.

Possiamo ignorarla e continuare a incolpare il destino, trasformando noi stessi nelle vittime impotenti dei capricci del mondo.

Oppure possiamo conoscerla e imparare a gestirne il potenziale, diventando gli artefici e i padroni della nostra vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

Campo energetico, chakra, aura, prana… e altre pericolose verità!

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE!

SCEGLI LA TUA REALTA’ 

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

3 commenti

Mar 04 2014

LA CREATIVITA’ E’ ENERGIA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La creatività è l’energia di cui è fatta la vita.

Senza questa misteriosa e inafferrabile propulsione, infatti, non esisterebbe niente.

La creatività permea la nostra sensazione di esistere, motiva le passioni, stimola il desiderio di conoscenza, libera l’avventura, portandoci a scoprire la verità profonda nascosta dietro il velo delle apparenze che comunemente chiamiamo realtà.

La creatività non si può definire, non si può catturare, non si può riprodurre in laboratorio e non si può comprare.

Si può solo viverla, sperimentandone dentro di sé il potere magnetico e misterioso.

Ma che cosa s’intende con la parola: creatività?

A dispetto di ciò che si crede comunemente, la creatività non è un’abilità artistica.

E’ creatività: tutto ciò che rende unica e speciale l’esistenza.

Creatività è sperimentare un punto di vista nuovo!

E’ l’entusiasmo che hanno i bambini.

E’ un pensiero che attraversa la mente, colmo di ispirazione.

E’ la sconfinata bellezza di un fiore.

E’ una danza intensa di passione.

E’ una carezza che asciuga le lacrime.

E’ una forza capace di cambiare il mondo e trasformare la vita.

La creatività è il segreto della felicità.

Ma per raggiungerla, per esprimerla e per viverla, bisogna saper affrontare la solitudine e la soggettività che l’accompagnano.

Creatività e soggettività vanno insieme.

Non è possibile sperimentare la creatività cercando conferme e approvazione perché, per definizione, la creatività è originalità, novità, cambiamento e trasformazione e perciò, incompatibile con la necessità di omologarsi a scelte prestabilite e convenzionali.

Tutto ciò che è comune, standard, conforme o uguale, è sempre l’antitesi della creatività.

Per questi motivi i bisogni di riconoscimento e di appartenenza si scontrano spesso col desiderio di percorrere nuove vie.

L’originalità non è conforme.

Esplora verità ancora impensabili e incontra una dura opposizione da parte di chi ha bisogno di ancorarsi alle proprie certezze per sentirsi al sicuro.

Esprimere la propria creatività rende liberi e realizza la missione che ognuno, nascendo, è venuto a svolgere nel mondo e a condividere con gli altri.

Ma l’autonomia individuale ostacola il predominio dei pochi sui molti e perciò, nei secoli, la creatività è stata combattuta e messa al rogo in nome del potere e del controllo.

Tanti uomini e donne hanno pagato con la vita l’espressione della propria genialità intellettuale, umanitaria, filosofica, scientifica o artistica.

Oggi la globalizzazione ha ridotto quasi a zero il potere miracoloso della creatività annientandolo in nome di un conformismo sempre più totalizzante e coercitivo.

Le malattie, la sofferenza, la violenza e la progressiva perdita di significato dell’esistenza, sono la conseguenza di questo annichilimento progressivo.

Ma, nonostante tanto ostracismo, eliminare la creatività è impossibile, la sua vitalità risorge dalle ceneri come una fenice, trasformando l’esistenza in una spirale infinita di cambiamento e di novità.

La creatività è un’energia che attraversa il cuore e dà forma alla vita.

Il suo potente entusiasmo interiore è l’unica medicina capace di trasformare gli ostacoli in opportunità.

Bloccare il suo flusso naturale crea dei blocchi che inibiscono l’espressione spontanea di se stessi e impediscono al pensiero di scorrere libero.

Molti sintomi psichici dipendono da una paralisi della creatività.

Infatti, quando l’espressività individuale non trova sbocchi per dispiegare la propria energia, si manifesta nell’unico spazio che trova a disposizione: il corpo.

Attacchi di panico, ansie immotivate, depressioni… segnalano una censura della creatività e sono la conseguenza di idee e comportamenti eccessivamente rigidi e conformisti.

Assecondare la creatività è perciò il primo passo per una vita soddisfacente e ricca di significato.

L’espressione delle sue potenzialità mette fine ai conflitti, alla violenza e alla sopraffazione e riempie la vita di possibilità, permettendo a ogni creatura di raggiungere la realizzazione del proprio potere evolutivo.

Tutte le personalità creative hanno un accesso immediato e spontaneo alla creatività e, per mantenersi sane, hanno bisogno di lasciarla fluire in ciò che fanno.

Questo, purtroppo, nella nostra società massificante, crea spesso molti problemi, incomprensioni e dolore.

La vita moderna, infatti, sembra progettata apposta per annientare gli entusiasmi dei creativi e promuovere un modello di comportamento unico, stereotipato e insensibile, funzionale al consumismo e ai guadagni delle multinazionali.

Per far emergere la propria creatività, oggi è necessario superare la diffidenza e il pregiudizio che da secoli ne incatenano l’energia, permettendo a se stessi di ascoltare con fiducia la propria soggettività, senza ostinarsi a cercare conferme.

Liberare la creatività, perciò, significa combattere il pregiudizio dentro di sé, sciogliendo i blocchi e medicando le ferite che ne impediscono il dispiegarsi. 

Soltanto ritrovando la chiave del potere creativo individuale potremo costruire una società capace di accogliere senza discriminare e di trasformare la diversità in ricchezza e valore.

Per tutti.

 Carla Sale Musio

leggi anche:

ABBIAMO TUTTI UNA PERSONALITA’ CREATIVA

Sensibile, intuitivo, altruista? ATTENZIONE! Potresti avere una personalità creativa…

ATTACCHI DI PANICO E CREATIVITA’

IL CERVELLO DEI CREATIVI

CREATIVITA’ & EMPATIA

LA PERSONALITA’ CREATIVA: ISTRUZIONI PER L’USO

GENTE CON L’ANIMA

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

Nessun commento