Archive for Aprile, 2014

Apr 27 2014

SENSIBILITA’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Si chiama sensibilità ed è l’arma più rivoluzionaria del pianeta.

Chi la possiede non sempre ne comprende il valore.

Ma è solo grazie a lei che il mondo potrà finalmente diventare un posto migliore.

La sensibilità è la capacità di vivere il dolore di un altro come se fosse il proprio.

E’ lo strumento che permette di identificare i soprusi e la violenza anche quando non ci riguardano direttamente.

E’ il radar che segnala le cose che non vanno per il verso giusto.

E’ il bisogno di mettere fine ai conflitti per creare equilibrio e opportunità uguali per tutti.

E’ un dono di saggezza, di comprensione e di reciprocità.

La sensibilità è un principio di uguaglianza, fraternità e amore che prende forma nell’anima di chi la possiede.

Perciò le persone sensibili sono creature speciali, dotate di una grande umanità, pronte a difendere i più deboli e a combattere le ingiustizie per portare nella vita un messaggio di rispetto, di condivisione e di accoglienza per tutto ciò che vive.

Ma in questa nostra società malata di prepotenza, la sensibilità è invisa.

Al suo posto coltiviamo la durezza, l’arroganza e il cinismo.

Così, chi ha il cuore tenero, spesso si sforza di nascondere i sentimenti dietro una maschera d’imperturbabilità, nel tentativo di apparire tutto d’un pezzo, sprezzante o indifferente davanti alle sofferenze che non gli appartengono.

Purtroppo (o per fortuna), però, per le persone sensibili, questo distacco è un compito irrealizzabile!

La capacità di sentire dentro di sé la sofferenza degli altri impedisce al cinismo di prendere piede nella personalità e costringe a scelte che spesso sono in antitesi con le esigenze personali.

(Scelte rivolte al vantaggio di tutti e non ai privilegi di pochi)

E’ in questo modo che gli uomini e le donne sensibili vanno incontro alla derisione e al disprezzo da parte di chi si fa forte dell’opinione della maggioranza per giustificare l’egoismo e l’indifferenza.

“Pensa per te e smetti di preoccuparti per tutto, non puoi mica cambiare il mondo!”

Ripetono, scrollando la testa con commiserazione i sicuri di sé, gli intoccabili del successo e della carriera, i senza scrupoli, quelli che hanno capito come si vive e come salvarsi la pelle in tutte le situazioni.

Ma per chi è dotato di sensibilità, l’indifferenza è una strada preclusa.

Una grande accoglienza interiore riempie la vita con le emozioni di tutti, perciò queste persone non riescono a sentirsi bene se anche gli altri non stanno bene.

E’ in questo modo che, nella nostra società, la sensibilità complica la vita delle persone, creando imprevisti, incomprensioni, polemiche e derisione.

L’amore non è normale.

E’ vero.

Avere un cuore significa ascoltare la voce dell’anima, prima del proprio egoismo, e dare forma a un mondo in cui ci sia spazio per tutti.

Davvero.

Le persone sensibili portano avanti le loro scelte di disponibilità, solidarietà e partecipazione, nonostante i risolini ironici e le battute dei furbi.

E, a dispetto del consumismo, dell’egoismo e della prepotenza, compiono ogni giorno una piccola grande rivoluzione.

Una rivoluzione muta, ma inarrestabile e determinata, che capovolge i presupposti della nostra civiltà per fare spazio ai sentimenti e ridare valore a ogni vita.

Pionieri di una società migliore, le persone sensibili reggono sole il peso del proprio sentire profondo, e silenziosamente costruiscono con tenacia un mondo nuovo.

Fondato sull’amore. 

Finalmente.

* * *

Elisabetta sta andando a lezione quando scorge sul ciglio della strada un piccolo gabbiano disorientato e con un’ala sporgente.

E’ primavera e i pulcini stanno imparando a volare ma purtroppo quando perdono la planata è difficile per loro riprendere il volo insieme agli altri…

Il gabbianino cammina indeciso lungo il guard rail, guardandosi intorno in cerca di aiuto.

Le piume ancora maculate segnalano la sua giovane età.

Le auto sfrecciano veloci senza accennare a fermarsi.

Nessuno sembra notare quella presenza piumata e insolita in mezzo al traffico cittadino.

Elisabetta è in ritardo e non si ferma.

“Devo andare a lezione e ho già troppi animali!”

Ripete tra sé come un mantra, pensando ai cani e gatti che complicano la sua organizzazione quotidiana tra lavoro e lezioni all’università.

Cerca di infondersi un po’ di sano cinismo.

Stringe i pugni intorno al volante.

Ma è tutto inutile!

Quello sguardo smarrito le è entrato dentro come una lama nel burro.

Così gira la macchina e torna indietro.

Con pazienza avvicina il pulcino e cerca di immobilizzarlo senza fargli male, evitando i suoi colpi di becco spaventati e nervosi.

Farà tardi a lezione… o forse non ci andrà … ma come si può condannare a morte qualcuno solo perché si è di fretta e il mondo non rallenta la sua corsa?

“Peggio per il mondo! Una vita senza amore non è vita…” pensa tra sé Elisabetta, mentre cerca di capire a chi rivolgersi per aiutare quel piccolino e con pazienza compone ad uno ad uno i numeri del pronto soccorso per gli animali…

* * *

Sergio è un omone tutto di un pezzo.

Lavora in un grande magazzino tessile e la sua giornata è sempre piena di scadenze, d’impegni e di cose da fare.

Quando esce dall’ufficio è già tardi e vorrebbe soltanto riposare in silenzio, ma oggi non sembra proprio la giornata giusta per questo genere di programmi.

Infatti, non fa a tempo a varcare la soglia di casa che si trova davanti uno spettacolo insolito.

Moglie e figlia, in piedi sul tavolino dell’ingresso, abbracciate e urlanti gli indicano terrorizzate qualcosa sul pavimento.

“Ammazzala! Ammazzala!! Ammazza la blatta! Ammazza quell’orribile bestia!!” gridano in coro, in preda al panico, indicando terrorizzate un grosso scarafaggio che corre velocissimo rasente al muro.

Sergio non prova schifo ma l’idea di uccidere lo fa sentire peggio di un boia e per lui è impraticabile.

Perciò, armatosi di un contenitore di plastica, comincia una caccia ecologica, incurante delle proteste di sua moglie e di sua figlia che invocano la morte istantanea dell’insetto.

Imperterrito, nonostante la stanchezza e il bisogno di silenzio, Sergio porta avanti la sua missione di pace, tra le urla e l’agitazione generale… e quando finalmente riesce nell’impresa, esce di casa e libera il piccolo animale sul marciapiede, nonostante le proteste dei parenti…

* * *

Giulia non mangia la carne, il pesce, le uova, il formaggio e i latticini, non porta scarpe di pelle, non indossa cose di lana né, tantomeno, di pelliccia…

Gli amici la prendono in giro.

“Sei fissata!!! Non puoi vivere così! Il tuo è fanatismo!”

E Giulia si sente un’aliena, in mezzo a tanta gente che la deride perché cerca di vivere la sua vita senza infliggere sofferenza.

Ha provato a far finta di niente e a non chiedersi sempre quale sia la provenienza delle cose… ma è stato inutile!

Farsi domande è più forte di lei.

Così si complica la vita, cercando di non comprare prodotti che comportino lo sfruttamento di altri esseri viventi, di non calpestare le formiche, di salvare le lumache che incontra sul marciapiede quando piove, di lasciare, d’inverno, le briciole sul davanzale a disposizione degli uccellini e, in estate, di mettere fuori dalla porta di casa i contenitori con l’acqua per gli animali randagi…

Vive con poco ma spende molto.

Perché, in questo nostro mondo malato, le cose prive di sofferenza sono rare e costano di più.

Carla Sale Musio

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Apr 21 2014

TIPI PSICOLOGICI E DISTORSIONI DELLA CREATIVITA’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La creatività è la caratteristica che contraddistingue la specie umana, il dono che siamo venuti a condividere con gli altri esseri viventi.

Nasciamo tutti con una personalità creativa naturalmente portata a esplorare, conoscere, scambiare, amare, creare, trasformare e migliorare.

La creatività è un’energia spontanea e naturale che spinge a esprimere le peculiarità e i talenti, dando forma, per ognuno di noi, a un modo di essere unico e speciale.

Creare significa abbandonare i criteri abituali con cui interpretiamo le cose per esplorare un punto di vista nuovo.

La capacità di mettere da parte il proprio mondo per accogliere in sé l’esperienza di un altro è il fondamento dell’empatia.

Quest’apertura interiore ci porta a sperimentare un’idea nuova, grazie alla quale diventa possibile realizzare un diverso modo di fare le cose.

La salute mentale è strettamente legata alla possibilità di esprimere la propria creatività nella vita di tutti i giorni.

Infatti, senza questo ingrediente prezioso, l’esistenza perderebbe il suo significato per ridursi a una sequenza di doveri senza senso.

Tutti i bambini sono naturalmente creativi, curiosi, privi di pregiudizi e desiderosi di sperimentare la realtà da innumerevoli punti di vista differenti.

La creatività è alla base della fantasia, dell’immaginazione, dell’inventiva e della genialità ma anche dell’ascolto, della partecipazione, della condivisione e dell’amore.

E’ il presupposto dell’entusiasmo, della voglia di vivere e della realizzazione personale.

Creatività ed empatia camminano insieme dando forma a un percorso di arricchimento e di trasformazione senza fine.

La vita stessa è un processo di cambiamento in cui tutto si modifica per diventare costantemente nuovo e migliore.

I bambini lo sanno d’istinto.

Gli adulti invece lo dimenticano e, spesso, condannano se stessi a una monotonia esistenziale da cui originano tante patologie, mentali e fisiche.

Empatia e creatività, vitali e spontanee nei piccoli, troppe volte si estinguono nell’esperienza dei grandi perché il bisogno di riconoscimento, di accettazione e di amore, spinge a nascondere i talenti naturali pur di ottenere approvazione e stima dagli altri.

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CREATIVITA’ ED EMPATIA PORTANO A VIVERE CON INTENSITA’ TUTTE LE SITUAZIONI

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L’apertura davanti ai sentimenti è il presupposto che permette all’energia creativa di manifestarsi e di fluire.

Bloccare l’espressione delle emozioni conduce inevitabilmente a censurare la creatività che, privata del suo naturale nutrimento emotivo, limita l’avventura della vita a un cumulo di abitudini, prevedibilità, ripetitività e controllo.

Il nostro modo di vivere, improntato a soddisfare principalmente le esigenze dell’economia, non ha rispetto per la sensibilità interiore e tende a considerare le emozioni come se fossero velleità improduttive, disprezzabili e inutili.

In quest’ottica, sensibilità e creatività sono considerate buone soltanto per perdere tempo, espedienti per evadere dalla realtà e dalla materialità della vita.

Uno stile educativo inflessibile e prevaricatore imperversa insidiosamente negli spazi dedicati all’infanzia, censurando l’ascolto dei sentimenti a vantaggio di una disciplina rigida, centrata sui bisogni dell’adulto e funzionale al mantenimento del potere di pochi e della sottomissione di molti.

Da questa pedagogia nera hanno origine la maggior parte dei traumi e delle sofferenze che caratterizzano la vita infantile e che, nel tempo, portano alla costruzione di un falso sé, apparentemente ben adattato alla realtà sociale ma profondamente disfunzionale e patologico.

Ne segnalano l’esistenza e la pericolosità, gli inspiegabili attacchi di panico e le tante depressioni senza causa, che affliggono la nostra vita “moderna”.

Per proteggersi dalla propria vulnerabilità emotiva i bambini sono costretti a chiudersi all’ascolto dei sentimenti, impedendo all’empatia e alla creatività di fluire liberamente e naturalmente, ed erigendo dei blocchi nell’espressione del carattere e dei comportamenti.

Blocchi che, col tempo, provocano una deformità nella loro personalità creativa e che portano allo strutturarsi di una struttura difensiva chiamata appunto: falso sé.

Il falso sé nasconde le ferite infantili sotto una maschera che impedisce al dolore di emergere e che imprigiona, insieme alla sofferenza, anche l’entusiasmo e la voglia di vivere.

L’angoscia dei bambini, infatti, è lacerante e priva di difese e le sofferenze vissute nei primi anni di vita costringono la personalità a limitare se stessa, nel tentativo di evitarne l’intensità, provocando il surgelamento dell’emotività e una pericolosa chiusura esistenziale.

E’ così che i traumi infantili deformano la naturale poliedricità della personalità creativa arrestandone lo sviluppo naturale e determinando un’alterazione del suo potenziale che,  incapsulato nell’anestesia emotiva, riduce insieme alla sofferenza anche l’espressione dell’individualità e dell’originalità.

In questo modo la ricchezza creativa degli esseri umani viene ingabbiata dentro uno stereotipo emozionale limitante, a sua volta fonte di nuove sofferenze.

Da sempre la psicologia e la psichiatria hanno concentrato la loro attenzione sulle patologie, tralasciando lo studio di come debba essere una struttura di personalità sana, vibrante di entusiasmo e di vitalità.

Le teorie della personalità descrivono un’infinità di tipi psicologici, ognuno portatore di un difetto, ossia di una patologia da curare opportunamente con i farmaci o con la psicoterapia.

Ma, dietro tutte le caratterologie, esiste sempre una personalità creativa, avventurosa, libera, poliedrica, empatica, innamorata della vita e pronta a dispiegare tutte le sue potenzialità per dare forma alla speciale unicità di ciascuno.

Inibire la creatività è l’origine e la causa di tutte le sofferenze psicologiche.

Soltanto ristabilendo il flusso vitale dell’energia emozionale e creativa, all’interno della personalità di ciascuno, diventa possibile riscattare la salute mentale e restituire alla vita il suo profondo e unico significato.

In natura non esistono i tipi psicologici.

Ognuno è unico e speciale, pronto a guardare negli occhi la diversità e a sperimentare se stesso assecondando il flusso della creatività.

Ognuno scopre la propria originalità di momento in momento, lungo un percorso di crescita e cambiamento che non ha fine.

Creatività ed empatia sono le uniche armi che ci permettono di conquistare l’amore e di incontrare gli altri nel rispetto, nella condivisione e nell’autonomia.

Carla Sale Musio

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Apr 15 2014

LA PERSONALITA’ CREATIVA: libertà e complessità interiore

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La personalità creativa è quel modo di essere naturale, sano e vibrante di emotività che ognuno di noi porta con sé alla nascita.

Atterriamo nel mondo con una carica innata di empatia e creatività e muoviamo i nostri primi passi spinti dalla curiosità e dal desiderio di incontrare la vita in tutta la sua meravigliosa poliedricità.

La personalità creativa ci rende aperti davanti all’intensità delle emozioni, sensibili e partecipi di tutto ciò che ci circonda, fiduciosi nell’infinità bontà dell’esistenza e desiderosi di dare e ricevere amore.

Ma la capacità di accogliere i sentimenti, la spontaneità dell’intuizione e il potere della creatività, fanno di noi delle creature vulnerabili e impreparate ad affrontare una società che sembra costruita apposta per colpevolizzare ed annientare la sensibilità, la fantasia, l’autenticità e l’empatia.

Appena nati dipendiamo in tutto e per tutto dai nostri genitori e dall’ambiente, e abbiamo bisogno di aiuto per comprendere e mettere in ordine i messaggi emotivi che affollano il nostro mondo interno.

Gli adulti hanno il compito di insegnarci a contenere le emozioni e a gestirne l’intensità senza reprimerle e senza negarle, accogliendone l’energia fino a renderla uno strumento di comprensione e di conoscenza di se stessi e della realtà.

La creatività è la chiave che permette di esprimere questa grande ricchezza interiore, lo scalpello che forgia il nostro peculiare modo di essere, il dono che ci rende unici e speciali e che siamo venuti a condividere con gli altri in questa esperienza di vita.

Purtroppo però, una pedagogia nera, basata sul sopruso e sulla prevaricazione, impedisce a chi si occupa dell’infanzia, di accogliere e  comprendere i bisogni dei bambini e trasforma il sostegno, che i grandi dovrebbero offrire ai piccoli, in una dittatura del più forte, cui bisogna sottomettersi senza discutere.

Ancora oggi, infatti, sono tanti i grandi pronti a umiliare, prevaricare, deridere, punire, picchiare e sottomettere i piccoli… “per il loro bene”.

Così impariamo a non chiederci più cosa sentiamo davvero, e finiamo per fare soltanto quello che ci è stato detto di fare, anche quando appare ingiusto e privo di significato.

Questo progressivo estraniarsi dalla verità del proprio mondo interiore ed emotivo, porta con sé innumerevoli sofferenze, paure e insicurezze, e fa sì che, nel tentativo di evitare il dolore, si formino delle chiusure nella personalità e nella percezione della realtà.

E’ in seguito a questi traumi che la nostra originaria e naturale personalità creativa si deforma fino ad abiurare se stessa, generando un falso sé protettivo, cioè una personalità di copertura che nasconde le ferite e i tormenti che queste hanno generato.

Il dolore dei bambini è lacerante, senza confini e privo di tempo.

Esiste immutabile in un eterno presente dal quale non è possibile liberarsi senza l’aiuto di un adulto capace di accogliere, senza censurarla, la complessità e l’intensità del mondo interiore.

In assenza di questa presenza soccorrevole e partecipe, la vibrante creatività che caratterizza ogni essere umano si surgela dentro un’armatura di insensibilità che nasconde le possibilità originarie e la verità individuale, obbligandoci a indossare una maschera conforme ai dettami del più forte, pur di ottenere dal mondo quel riconoscimento e quell’amore che abbiamo sentito di non meritare con la nostra spontaneità.

Dall’amputazione e dalla censura della personalità creativa prendono forma le patologie psichiche che ci costringono a vivere una vita non nostra e che, come una corazza indelebile, ci impediscono di raggiungere proprio quell’amore così disperatamente cercato e desiderato.

La maschera del falso sé, infatti, ottiene sempre un consenso incapace di appagare davvero il bisogno di riconoscimento e amore che ci ha spinto a indossarla, perché, con la sua stessa esistenza, conferma l’idea infantile di non meritare altro che disprezzo, rifiuto ed emarginazione.

Questo circolo vizioso ci allontana sempre più dalla spontaneità e dalla libertà e, dissociando la comprensione di sé dal dolore e dalla verità, impedisce di sviluppare le parti immature della personalità, confinandoci in una ignoranza di noi stessi che genera ulteriore alienazione, chiusura e malattia.

Per superarle e ritrovare la spontaneità, la salute e la libertà, è necessario intraprendere un cammino a ritroso fino a incontrare le parti bambine e rivivere il dolore rimosso e lacerante dell’infanzia, con la consapevolezza dell’adulto.

Nell’inconscio il tempo non esiste e un cucciolo terrorizzato aspetta per l’eternità una presenza amorevole, capace di rassicurarlo e di incoraggiarlo a crescere.

Quando l’adulto di oggi si apre con sincerità al bambino sofferente e spaventato che siamo stati, quel cucciolo incontra finalmente un altro essere capace di dargli l’amore incondizionato di cui ha bisogno per crescere, e il processo di maturazione e di accoglienza di se stessi può finalmente riprendere a scorrere.

Dall’incontro delle parti adulte con le parti bambine della personalità, si sviluppano la maturità interiore e l’armonia nel mondo.

Occorre rivivere la sofferenza lacerante dell’infanzia lasciando che l’energia emotiva (bloccata nel tentativo di evitare l’angoscia) riprenda a fluire.

In questo modo la creatività e la spontaneità si liberano, permettendoci di evolvere gli aspetti immaturi della personalità.

E’ così che i danni di una pedagogia nera possono essere superati.

Solo incontrando la totalità del proprio sé, la personalità creativa può aprirsi all’empatia e alla creatività che la caratterizzano, permettendo il fluire della sensibilità e della libertà, e rivelando, nella saggezza della sua poliedricità, il dono che è venuta a condividere nel mondo:

  • Ognuno è unico e indispensabile alla vita.

  • Si può integrare ogni diversità, senza reprimerla e senza emarginarla.

  • Nella creatività ogni cosa evolve armonicamente in qualcosa di nuovo, diverso e migliore.

  • L’amore non è normale. E’ vero.

Carla Sale Musio

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Apr 09 2014

INFINITE REALTA’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La realtà è sempre la conseguenza di ciò che profondamente crediamo vero.

Anche quando non ne siamo consapevoli, scegliamo costantemente gli eventi di cui facciamo esperienza.

Questo processo, chiamato sincronicità, si fonda sulla concomitanza degli accadimenti interiori con gli avvenimenti fisici ed è il principio che ci fa essere come per magia “al posto giusto nel momento giusto” o “al posto sbagliato nel momento sbagliato”.

La sincronicità è il navigatore di cui la vita ci ha dotato perché potessimo viaggiare lungo le sue infinite strade.

Inconsciamente ne impostiamo la destinazione, in base alle nostre convinzioni, emozioni e stati d’animo, e dopo qualche tempo le esperienze congrue si presentano nella nostra esistenza, come se fossero attratte da una potente calamita.

Questo delicato e prezioso meccanismo, psicologico e fisico, rende possibile osservare al di fuori di noi quello che succede dentro di noi, permettendoci di sperimentare la nostra intima verità come in un teatro che la vita organizza apposta per aiutarci a comprendere i nostri meccanismi interiori.

La sincronicità dimostra come il mondo esterno sia lo specchio del nostro mondo interno e ci insegna che per vivere in pace è indispensabile coltivare l’accoglienza, la comprensione e il rispetto per ogni aspetto di se stessi.

Ma conoscere il proprio il mondo interno e arrivare a cambiarlo, modificando così anche gli eventi esterni che esso richiama nella nostra vita, non è sempre facile.

Per riuscirci è indispensabile mettersi costantemente in discussione, avviando un processo (senza fine) di conoscenza e di trasformazione di sé.

Un processo che ci colloca al centro della realtà, rendendoci responsabili di ogni avvenimento, dal più insignificante al più maestoso.

Modificando e migliorando il mondo interno, infatti, possiamo trasformare le circostanze della vita, rendendole congrue al nostro profondo modo di essere, in un dialogo e cambiamento continui.

Per raggiungere questo meraviglioso obiettivo, però, è indispensabile assumersi l’onere della propria esistenza, interiore ed esteriore.

Delegando il peso delle circostanze al destino, a Dio, alla fortuna o a qualche altro misterioso potere, infatti, perdiamo lo scettro del comando, condannando noi stessi a diventare schiavi di un mondo privo di controllo e di significato.

Nonostante ormai da quasi un secolo, i saperi della fisica quantistica abbiano posto l’osservatore al centro di ogni avvenimento osservabile, la centralità della nostra realtà interiore nel determinare gli accadimenti che viviamo è ancora un fenomeno largamente ignorato dalla maggior parte delle persone.

Si preferisce coltivare la convinzione che il mondo in cui viviamo sia separato e distante dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni, e appartenga a una materialità predeterminata e immodificabile cui dobbiamo adattarci senza discutere.

Lo studio della fisica quantistica non è stato incluso nei programmi ministeriali, la fisica che si impara a scuola si ferma alle soglie della teoria della relatività di Einstein.

Per questo motivo i grandi passi avanti compiuti dalla scienza rimangono sconosciuti alla maggior parte delle persone che invece continua a basare la propria percezione della realtà sulle scoperte di una fisica classica, ormai superata dalla ricerca.

Non c’è da sorprendersi, perciò, se l’esistenza di tante realtà soggettive è ancora considerata un fenomeno fantascientifico più che un’opportunità nelle nostre mani.

Per uscire dalla convinzione limitante che ci condanna a diventare le vittime di un destino capriccioso e imprevedibile, pronto ad accanirsi sui buoni e a premiare ingiustamente i cattivi, occorre rimboccarsi le maniche e documentarsi personalmente, scoprendo da soli le informazioni che la scuola non ci ha saputo (o voluto) fornire.

Esistono infinite realtà pronte a manifestarsi nella quotidianità, attratte dal richiamo silenzioso della nostra vita interiore.

Analizzare l’inconscio e scoprire le guerre intime, combattute ingiustamente contro le parti deboli e tenere di se stessi, permette di scoprire e accogliere la propria inflessibilità per trasformarla, fino ad attrarre realtà comprensive e amorevoli.

Al contrario, occultare la verità individuale, censurare la creatività, negare i sogni e costringersi dentro un’armatura di apparenze, attira sulla nostra strada prigioni di dolore e di fatica che amplificano la sofferenza, in un circolo vizioso senza fine.

Per liberarsi dalle difficoltà e costruire una società senza dolore, non basta compiere le scelte giuste nei momenti difficili che costellano l’esistenza, occorre anche chiedersi cosa la vita stia segnalando con le esperienze che ci propone e utilizzare questo insegnamento per cambiare le leggi interiori che animano il nostro mondo.

I crimini commessi nell’omertà e nel silenzio della propria anima, affliggono gli scenari dell’esistenza, indicandoci la necessità di costruire una diversa realtà interiore.

Una realtà libera da segreti nascosti nei sotterranei dell’inconscio.

Una realtà senza castighi e senza vendette,  capace di autenticità e di comprensione per se stessi e per il mondo che ne consegue.

Vivere in una società migliore è il risultato di una vita interiore in cui non ci siano più soprusi, razzismo e violenza.

Carla Sale Musio

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Apr 03 2014

RESPONSABILITA’ E LIBERTA’

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La possibilità di vivere un’esistenza soddisfacente poggia sulla capacità di mettersi al centro della propria vita e di assumersi la responsabilità di quello che succede, sia all’interno che all’esterno di sé.

Impropriamente riteniamo che gli eventi appartengano a una realtà immutabile e separata dentro la quale ci muoviamo come su un palcoscenico, vittime di una regia imperscrutabile con cui siamo costretti a confrontarci senza poter intervenire a modificare il copione, i testi o le scene.

Così, quando le cose vanno bene, ringraziamo Dio, la provvidenza o la fortuna, e quando invece vanno male, incolpiamo il destino, la casualità o la sfiga, nella convinzione di dover subire quello che ci succede senza intrometterci nella creazione.

Ma ciò che chiamiamo realtà è la conseguenza di un’interazione energetica costante che esiste tra noi e l’ambiente.

Uno scambio che avviene anche quando non ce ne rendiamo conto e che plasma ininterrottamente gli eventi, modellando il mondo esterno sulla forma dei nostri pensieri, stati d’animo e vissuti, consci o inconsci.

La consapevolezza di questo scambio permette di influire intenzionalmente sugli avvenimenti imparando a cavalcare la casualità con consapevolezza e con maestria, mentre ignorarne l’esistenza ci porta a interagire con un mondo incomprensibile e imprevedibile, pieno di ostacoli e di pericoli.

La fisica quantistica ha dimostrato come le particelle infinitesimali che compongono la materia siano legate tra loro da una sorta di consapevolezza reciproca, che si manifesta anche in assenza di un contatto fisico o di una trasmissione di energia.

L’informazione viaggia nell’invisibile fino a raggiungere la realtà, manifestando la sua presenza senza bisogno di legami evidenti o concreti.

Ogni cosa nasce da un’onda di informazione che, di volta in volta, assume uno degli infiniti aspetti di sé, concretizzandosi in un evento quando un osservatore vi porta la sua attenzione e che, in assenza di questa attenzione, si perde dentro un’immaterialità brulicante di inesauribili possibilità.

E’ la coscienza che definisce lo scenario in cui prenderà forma la nostra vita e lo fa materializzando la propria verità interiore nelle circostanze che, in modo solo apparentemente casuale, costellano l’esistenza.

La casualità, infatti, non esiste, al suo posto c’è un pulsare di probabilità, pronte a coagularsi negli eventi che ci succedono, richiamate e magnetizzate dall’energia del nostro mondo interiore.

Ciò che profondamente crediamo vero dentro di noi, le cose su cui concentriamo la nostra attenzione, modellano gli avvenimenti della realtà attraendo le esperienze che ne confermano l’esistenza, in base a un criterio speculare al nostro mondo interno.

In questo modo possiamo fare esperienza di noi stessi e della nostra profonda verità.

Ma possiamo anche modificare la materialità, nel momento in cui ci apriamo a nuove teorie e a nuove possibilità, in un percorso di crescita e di esplorazione senza fine.

Assumersi la responsabilità di ciò che succede e guardare con onestà e con profondità dentro se stessi, permette di portare l’attenzione alle matrici interiori che modellano la realtà consentendoci di intervenire a cambiarle e modificando le nostre esperienze di vita.

La libertà è la conseguenza di un percorso (senza fine) di conoscenza di se stessi.

Un cammino indipendente e personale in cui la creatività aiuta a liberare l’espressività e a trasformare le asperità interiori, dando vita a un mondo in costante miglioramento ed evoluzione.

La realtà in cui viviamo riflette la verità che coltiviamo nel nostro inconscio, mostrandoci, negli eventi che incontriamo, le leggi e i modi con cui interiormente trattiamo noi stessi.

Un mondo malato manifesta le leggi ingiuste con cui segretamente incarceriamo la nostra anima.

Un mondo sano riflette la capacità di accogliere con amore e con comprensione la propria verità.

Guardare se stessi con onestà, consente di migliorare le zone oscure della coscienza fino a renderle luminose e pulsanti di energia. 

Assumersi la responsabilità della propria vita è il primo passo verso la libertà.

 Carla Sale Musio

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