Archive for Gennaio, 2016

Gen 31 2016

IL RISVEGLIO

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Con il tempo la sua vita era cambiata.

L’entusiasmo degli anni giovani, svanito.

Un matrimonio lungo, la vita quotidiana, nessun figlio, la radio al mattino ad accompagnare i soliti gesti.

Un lavoro decoroso, poi finalmente la pensione.

Lei, la moglie, tutti i giorni ad aspettarlo a casa, le labbra colorate di rossetto.

Poi, col tempo, era impallidito anche quello.

*** *** *** *** ***

La donna, paziente, gli preparava il caffè al risveglio.

Il saluto mattutino, da vecchi amici consumati.

“Hai dormito bene?”, lei chiedeva.

Un tempo lui trovava attraente la voce di lei.

E il suo saluto.

Poi lui metteva il guinzaglio al cane.

Le uscite a comprare il giornale gli permettevano di distrarsi.

Lo sforzo per condurre l’animale lo scuoteva: il cane procedeva rapido, curioso di tutto.

La loro passeggiata li portava all’edicola, poi al bar per un altro caffè.

Il cane lo aspettava fuori, ansioso, legato ad un palo.

Quando lo vedeva tornare, si agitava sempre: era come se vedesse il padrone per la prima volta.

Ma quello non amava più gli entusiasmi e lo zittiva deciso, finché la gioia del cane era solo un guaito leggero, che non disturbava.

*** *** *** *** ***

Ormai lo prendevano pensieri cupi, nessun progetto né curiosità per il domani.

Tutti i giorni uguali.

E mediocri.

Senza l’impegno del lavoro, si annoiava.

Negli ultimi anni di servizio, invece, aspettava con ansia il tempo futuro.

Quello che gli apparteneva, libero da obblighi e impegni.

Un tempo da riempire.

Adesso, invece, davanti a quello stesso tempo, si sentiva inutile e vuoto, come gli spazi che non sapeva colmare.

*** *** *** *** ***

Vento forte, attesa di pioggia, proprio un tempo scuro.

Decise di uscire comunque: il cane, come sempre, felice di tutto.

La loro uscita quel giorno li condusse lontano, fino alla spiaggia.

Lui si fermò a scrutare le onde.

Dai pensieri cupi gli era sorta un’idea.

Forse nascosta da tempo, quella mattina si era fatta strada, insieme ai suoi passi.

Si chinò a parlare al suo cane e gli chiese di stare fermo lì, sulla riva, qualunque cosa fosse accaduta.

L’animale sembrò ribellarsi al comando, ma la voce ferma di lui lo costrinse.

L’uomo si tolse le scarpe ed entrò piano, tra onde e vento.

Non sapeva nuotare e pensò a quella fortuna.

Non potersi salvare.

*** *** *** *** ***

Il cane aveva seguito con lo sguardo ansioso il padrone.

Poi, finalmente, infranse il comando.

Si lanciò con furia dietro di lui, annaspando, abbaiando disperato, sorreggendosi a fatica per raggiungerlo.

Ma quello era lontano.

Deciso, l’animale proseguì.

Riuscì appena ad agguantargli un braccio.

E un’ondata potente li sommerse entrambi.

Mentre si abbandonava, lui pensò che morire con un amico era di grande consolazione.

Allora provò una tenerezza immensa per il suo cane.

Ed una sconfinata pietà per lui.

*** *** *** *** ***

Un respiro profondo, uno scossone.

Si trovò nel suo letto, le lenzuola scomposte, il pigiama intriso di sudore.

Era stato solo un sogno.

Allora sospirò con sollievo.

E si sciolse nel conforto.

Un abbaiare leggero rivelò che il cane l’aveva sentito svegliarsi.

L’uomo si alzò e aprì la porta della stanza.

Quello si precipitò dentro, pieno di entusiasmo.

Lui non gli permetteva di salire sul letto: ma quel mattino non ebbe cuore di fermarlo.

Sconvolto dalla gioia, il cane si sfogò leccandogli la faccia e le mani e finendo di scompigliare lenzuola e copriletto.

Poi l’uomo uscì dalla stanza e si fermò silenziosamente sulla soglia della cucina: lei, di spalle, preparava il caffè, come ogni giorno.

La scrutò con attenzione: la vestaglia rosa stretta in vita, i capelli scomposti.

Ma la figura morbida sembrava quella di allora.

E lui si chiese, stupito, da quanto tempo non le avesse detto che era bella.

Allora le si avvicinò in punta di piedi.

Le labbra calde di lui, improvvise sul collo, la sorpresero. La donna si voltò piano, lo guardò a lungo.

Poi si abbandonò al sorriso.

Gloria Lai

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LA LUCERNA

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Gen 25 2016

CIBO ETICO E CIBO TOSSICO: MANGIARE SENZA UCCIDERE

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Da sempre, gli  esseri umani hanno affermato la propria superiorità su tutti gli altri animali, ricorrendo ai poteri della spiritualità, dell’intelligenza e dell’etica.

Se analizziamo le molteplici ragioni che giustificano l’abuso di tante creature innocenti, troviamo al primo posto le religioni che, di comune accordo, affermano tutte la discendenza della nostra specie dalla Divinità, e che, dall’alto dei loro poteri soprannaturali, sanciscono il diritto alla dominazione.

Grazie a una presunta somiglianza con Dio (o chi per lui), ci siamo posti all’apice di una piramide in cui, a seguire, troviamo gli animali, le piante e, infine, i minerali.

In seguito a questa visione, poco amorevole e decisamente egocentrica, abbiamo autorizzato il predominio e lo sfruttamento di ogni altra forma di vita.

Continuando a scorrere l’elenco dei motivi che sostengono la nostra supremazia, dopo i poteri spirituali incontriamo i poteri intellettuali.

Naturalmente quelli della nostra razza!

Le valutazioni dell’intelligenza, infatti, sono basate esclusivamente sulle abilità degli esseri umani e riguardano: le proprietà di linguaggio, le capacità di calcolo matematico, le competenze nell’associare simboli e cose, la memoria di cifre… e altre performance del genere.

Nessun riferimento, invece, è riservato al rispetto dell’ecosistema, alle capacità di sopravvivenza in ambienti naturali e non colonizzati dall’uomo, alla comprensione della biodiversità, all’intelligenza emotiva, alle abilità telepatiche, alla possibilità di orientarsi istintivamente per ritrovare luoghi o percorsi, all’intuizione e alle molteplici altre risorse che appartengono agli animali.

Tutte le valutazioni delle capacità cognitive sono calibrate su competenze umane e, in questo quadro, le altre specie non possono che apparire carenti, confermando una visione antropomorfa e priva di empatia, che arroga insindacabilmente alla specie eletta da Dio il diritto allo sfruttamento del pianeta.

Al terzo posto, infine, troviamo l’etica, cioè la capacità di valutare il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Ma ahimè, questo parametro subisce irrimediabilmente l’influenza degli altri due.

Il bene e il male, infatti, sono il bene e il male dell’uomo, e le bestie, ritenute prive di valore, sono esonerate da qualsiasi considerazione.

Così, mentre inorridiamo davanti al cannibalismo e sosteniamo che cibarsi di altri esseri umani sia una perversione e un abominio, nessuna importanza è data alla pratica comune di uccidere gli animali per farne il nostro pasto.

L’etica è sempre e solo quella della nostra specie e ogni altra creatura è considerata uno strumento, per il nostro piacere o per il nostro servizio.

L’elenco delle ragioni che attestano la superiorità della specie umana potrebbe continuare ancora, ma bastano soltanto questi pochi punti per comprendere quanto l’egocentrismo e la presunzione contaminino la nostra cultura, condizionando le nostre scelte e portandoci a calpestare il diritto all’esistenza di tanti altri esseri viventi.

Sosteniamo che mangiare sia indispensabile per la sopravvivenza e, senza rendercene conto, condanniamo noi stessi alla coercizione e alla prepotenza, nel momento in cui affermiamo la legalità dell’uccisione e dello sfruttamento.

Nella visione gerarchica, che impronta le nostre scelte alimentari, l’unico obiettivo da raggiungere, infatti, è il tornaconto dell’uomo, e questo rende inevitabili l’aggressività e l’ingiustizia.

Così facendo perdiamo di vista la cooperazione, la solidarietà, la condivisione e la fratellanza (che pure auspichiamo, quasi fossero mete irraggiungibili) e coltiviamo interiormente la solitudine e la paura.

La cooperazione, la solidarietà, la condivisione e la fratellanza, però, diventano un’utopia nel momento in cui le censuriamo in noi stessi, soffocandone l’energia e dimenticandone l’importanza.

In questo modo ci incateniamo a uno stile di vita privo di valori umani e alimentiamo la violenza e lo sfruttamento, non solo verso le altre creature ma anche verso noi stessi.

Il nostro credo interiore e i principi che affermiamo, infatti, sono i pilastri su cui edifichiamo le relazioni e la società, le regole che danno forma al nostro modo di essere nel mondo.

Quando autorizziamo il predominio, inevitabilmente confermiamo una realtà fondata sul potere e sulla gerarchia, diventando carnefici, ma anche vittime della prepotenza di chi detiene un potere maggiore del nostro.

È così che facciamo crescere l’arroganza e la competizione al posto della solidarietà e della condivisione.

Cibarsi della vita di un altro essere vivente non è un gesto senza conseguenze, ma un atto carico di implicazioni (spesso del tutto inconsce), di cui inevitabilmente subiamo le ripercussioni.

Nel mondo interno, infatti, un sapere profondo afferma il valore della reciprocità e rifiuta la prevaricazione, riconoscendone istintivamente l’ingiustizia e la crudeltà.

L’amore e la consapevolezza del bene e del male sono parti inscindibili della vita interiore e ci pongono, di momento in momento, davanti alla responsabilità delle scelte che compiamo.

Uccidere per il piacere del palato è un atto gravido di conseguenze, poiché sancisce nella psiche la legge del più forte, creando i presupposti dell’angoscia, dell’emarginazione e della sofferenza.

Viviamo in una civiltà basata sullo sfruttamento di pochi su molti e, spesso, ci sentiamo vittime di un potere ingiusto, senza fermarci mai a considerare quanto gli abusi che siamo costretti a subire siano la conseguenza dei nostri stessi gesti e valori interiori.

La sofferenza, la tortura e la morte di esseri innocenti lasciano un segno indelebile nell’anima, anche quando la rimozione cancella abilmente le tracce delle nostre responsabilità e la proiezione ne trasferisce all’esterno le cause, facendoci apparire privi di colpe e di potere.

L’inconscio conosce d’istinto l’importanza di ogni essere vivente.

Condannando a morte l’innocenza e la diversità degli altri animali, neghiamo a noi stessi il diritto alla vulnerabilità e rinneghiamo la nostra sensibilità e la nostra unicità, imprigionandoci dentro una esistenza di sofferenza.

La necessità di mangiare ci pone davanti alla scelta tra la vita e la morte, creando ogni giorno le basi del nostro futuro e, purtroppo, i presupposti di tante guerre.

Esistono cibi etici e cibi tossici, cibi che fanno bene all’anima e cibi che avvelenano la psiche rendendoci inconsapevolmente complici dei crimini del mondo.

Scegliere di non uccidere per vivere è un atto coraggioso e crea le fondamenta di una società basata sul rispetto e sull’accoglienza, dapprima della nostra verità profonda e poi di quella di ogni altro essere vivente.

Carla Sale Musio

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Gen 19 2016

QUELLA SANA INCAPACITÀ DI ADEGUARSI A UN MONDO MALATO…

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Da quando faccio questo mestiere, penso che le cose siano spesso alla rovescia!

Lo penso soprattutto quando ascolto le richieste d’aiuto della gente e verifico come la maggior parte delle persone che si rivolgono agli psicologi si sentano sbagliate in un mondo gravemente malato.

Credo che per risolvere la maggior parte delle malattie mentali bisognerebbe rimboccarsi le maniche e curare il mondo.

La sofferenza psicologica, infatti, è il risultato di una sana incapacità ad adeguarsi a uno stile di vita che non rispecchia i bisogni profondi di chi lo vive.

Non voglio inneggiare ai bei tempi antichi e neanche proporre una vita solitaria sulle montagne, voglio sostenere che gli esseri umani non sono quei mostri di cinismo che, invece, si impongono di essere per sentirsi parte di una società gravemente malata di insensibilità.

La nostra specie è sensibile, arrendevole, cooperativa e, soprattutto, creativa.

Per vivere bene e in buona salute, ha bisogno di imparare a riconoscere la propria emotività e di poterla condividere con gli altri.

Ogni cucciolo d’uomo atterra nella vita con l’anima scoperta e le emozioni traboccanti.

La sua vulnerabilità dà senso e profondità all’esistenza: è il tesoro che dobbiamo imparare a custodire, lo strumento che ci permetterà di esprimere le nostre peculiarità.

La sensibilità è una risorsa preziosa che ogni essere umano ha bisogno di accogliere per manifestare la propria unicità.

Ma, quando l’energia emotiva non è compresa, valorizzata e supportata, i piccoli della specie umana utilizzano le proprie risorse creative per trasformarsi camaleonticamente nella maschera necessaria a ottenere la stima degli altri e, crescendo, smarriscono il ricordo dei loro bisogni originari.

Ho verificato che la perdita di contatto con la sensibilità interiore è l’origine profonda di innumerevoli sofferenze e che il mancato ascolto della vulnerabilità è la causa principale delle patologie psicologiche.

Curare, in questi casi, non serve: nasconde la vera origine dei problemi e amplifica la sofferenza e la vergogna di chi si sente diverso e perciò malato.

Per ottenere il benessere e la salute mentale è indispensabile accogliere la poliedricità di se stessi, permettendole di fluire nella quotidianità.

La creatività e l’empatia sono risorse indispensabili per affrontare i cambiamenti della vita, perché consentono di attraversare gli eventi con passo leggero, scoprendo nuove possibilità, nelle cose e dentro di sé.

Esercito la professione di psicoterapeuta da oltre trent’anni e ho sempre cercato di restituire alle persone che si rivolgono a me chiedendo aiuto, il senso e il valore della loro unicità, perché, per sentirsi bene, è indispensabile ritrovare il filo della immaginazione, dei sogni e della propria intima verità.

Sono questi, infatti, gli unici strumenti che ci consentono di attraversare il labirinto della vita con entusiasmo, fiducia e gratitudine per tutto ciò che ci succede.

La depressione, gli attacchi di panico e tante altre patologie psicologiche, nascondono una perdita di contatto con il desiderio profondo di esprimere la propria originalità e rappresentano il tentativo, inconscio e maldestro, di conciliare i bisogni di appartenenza con l’espressività individuale.

Nel corso del tempo, ho evidenziato le caratteristiche di una sana manifestazione di sé e, con stupore, ho scoperto che queste sono proprio le cose che i pazienti mi chiedono di curare!

Perciò, ho sentito la necessità e l’urgenza di scrivere un libro che permettesse a chi legge di riflettere su se stesso e su quei talenti ingiustamente scambiati per patologie.

Qualcosa che aiutasse le persone a ritrovare il significato della propria esistenza, nascosto dietro l’armatura di prescrizioni, indossata per piacere agli altri.

Il mio obiettivo è far comprendere che la diversità arricchisce la vita di possibilità nuove e che soltanto l’obbligo dell’omologazione genera le sofferenze e la violenza che stanno distruggendo l’umanità.

Naturalmente, comprendere non vuol dire conformarsi, ma imparare ad accogliere dentro di sé anche le cose che non ci piacciono e camminare nella vita tenendo a braccetto la diversità e il conformismo, l’amore e la crudeltà, il silenzio e la parola, la solitudine e la socialità, l’apatia e l’entusiasmo, la gentilezza e l’egoismo… il bene e il male interiori!

Perché, nel mondo della dualità, bene e male sono solo concetti relativi, aspetti di noi stessi indispensabili per riappropriarci della multiforme Totalità originaria, da cui tutti proveniamo.

Accettare questa poliedrica incoerenza non significa permettere l’abominio e la violenza ma vuol dire: imparare ad accoglierli dentro di sé.

Senza giudicare e senza emarginare nessuno.

Infatti, solo dall’accettazione interiore di infinite polarità divergenti può nascere una società pacifica, in grado di comprendere, senza discriminare, e capace di scegliere la cooperazione, l’amore e il rispetto per ogni vita.

La libertà è frutto di una profonda assunzione di responsabilità e prende forma dalla capacità di riconoscere dentro di sé la diversità, il cambiamento e la trasformazione.

Solo così si può realizzare un mondo migliore.

La descrizione della Personalità Creativa (esposta nel libro La Personalità Creativa) è la sintesi delle ricerche e del lavoro di oltre trent’anni, il messaggio nella bottiglia che ho affidato alla sincronicità degli eventi, perché incontrasse le persone giuste al momento giusto, aiutando chi legge a riconoscere il proprio inestimabile valore individuale.

Carla Sale Musio

leggi anche: DEMOCRAZIA INTERIORE

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Gen 12 2016

SCUOLA, COOPERAZIONE E SCHIAVISMO ANIMALE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La coercizione e la prevaricazione che caratterizzano ogni forma di violenza sono l’antitesi del sostegno, dell’ascolto e dell’aiuto reciproco.

In un mondo migliore, la cooperazione, l’empatia e la fratellanza, dovrebbero essere i valori sostenuti da ogni aggregazione umana.

Nel nostro mondo, invece, ciò che conta è il successo e, per raggiungerlo, ognuno si sente autorizzato a calpestare i bisogni e i sentimenti degli altri.

La sofferenza è considerata un impiccio da eliminare rapidamente.

Si deve essere sempre efficienti, produttivi e pronti a cogliere le opportunità, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Così, mentre l’egoismo e la sopraffazione si tramandano da una generazione all’altra, consolidiamo una civiltà fondata sull’abuso.

Una civiltà che ha fatto del guadagno e dell’individualismo i sui obiettivi e che, per raggiungerli, non esita a sacrificare i sentimenti, l’intimità, la crescita interiore e il significato profondo della vita.

Stimolare la competizione e abolire la collaborazione sembrano essere i principi fondanti di tante istituzioni e, in questo, la scuola ha una grossa responsabilità.

La didattica e i sistemi di valutazione previsti dagli ordinamenti scolastici, infatti, fomentano la competizione tra gli studenti, imbavagliando la cooperazione dietro la maschera del rendimento e della preparazione.

Sembra che la cultura non riguardi la vita interiore e che la competenza emotiva non faccia parte del Sapere.

Così, quei docenti che, nonostante tutto, s’impegnano a proporre l’ascolto e l’aiuto reciproco come parte integrante delle discipline scolastiche, incontrano non poche difficoltà nel tentativo di conciliare lo svolgimento dei programmi ministeriali con il tempo necessario al dialogo e alla conoscenza intima tra gli alunni (indispensabile per sviluppare empatia e solidarietà).

Nel periodo della vita in cui i bambini affrontano il mondo esterno e, per la prima volta, imparano a costruire relazioni profonde anche al di fuori del nido famigliare, è sorprendente che non esista una materia in grado di aiutarli a sviluppare l’ascolto, la comprensione e la condivisione dei vissuti interiori.

La scuola dell’obbligo è focalizzata su acquisizioni nozionistiche e lontane anni luce dalle necessità psicologiche degli studenti.

Sembra che una volontà perversa abbia decretato l’inutilità di coltivare l’intimità, sostenendo l’importanza di perseguire il successo individuale, anche a costo di ignorare le esigenze della collettività.

Ma, se da bambini impariamo a sottovalutare la fratellanza e la cooperazione, diventa molto difficile realizzare una società orientata verso il bene di tutti.

La scarsa importanza attribuita dalla scuola alle relazioni affettive e al mondo dei sentimenti genera un annichilimento della vita emotiva e una grande sofferenza psicologica.

Questo malessere interiore cerca all’eterno una soluzione in grado di arginare quell’insoddisfazione esistenziale che annichilisce l’anima, ma il male di vivere, proiettato sugli oggetti, genera una bulimia consumistica che non sfama il bisogno d’amore e provoca soltanto altro malessere.

In un circolo vizioso senza fine.

Bullismo, nonnismo, cinismo, abusi e persecuzioni di ogni genere, sono la conseguenza della grave analfabetizzazione affettiva che ammala il mondo.

In questo quadro desolante, lo sfruttamento degli animali diventa la via maestra per permettere al dolore interiore di fluire all’esterno, proiettando sui rappresentanti dell’ingenuità, dell’istintualità, dell’arrendevolezza e dell’emotività, la rabbia che consegue all’uccisione delle proprie parti infantili.

Uccisione inevitabile per crescere e conquistare, finalmente, il rispetto degli adulti.

Le bestie, infatti, incarnano proprio le qualità che gli uomini hanno soppresso dentro di sé per diventare grandi e sentirsi parte della società.

Lo sfruttamento e la violenza di cui gli animali sono oggetto quotidianamente, ci mostrano lo sfruttamento e la violenza con cui, da bambini, siamo stati costretti a sopprimere la nostra vulnerabilità, nel tentativo di sentirci apprezzati e riconosciuti.

Abolire lo schiavismo e rispettare la diversità e le peculiarità di ogni specie, sono passi indispensabili per costruire una società che sappia cooperare invece che sopraffare.

La fratellanza è la conseguenza della capacità di riconoscere la vita affettiva, dapprima dentro di sé e poi in tutti gli altri esseri viventi.

Senza discriminazioni di età, di genere, di sesso, di razza o di specie.

Carla Sale Musio

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Gen 06 2016

SE SONO SANO… LO DECIDO IO!

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Siamo abituati a pensare che gli esperti della nutrizione siano le persone più qualificate per insegnarci cosa è giusto mangiare e come mantenerci in salute.

Così, pieni di speranza e di fiducia, ci rivolgiamo agli specialisti, pronti a seguire pedissequamente le loro sapienti istruzioni a proposito di sostanze nutritive, calorie, diete, vitalità e benessere.

Sembra che la scienza dell’alimentazione sia una materia preclusa alla maggioranza e riservata solo a pochi consulenti: competenti e sempre aggiornati sulle ultime ricerche, scoperte e novità scientifiche.

Oggi, però, le informazioni viaggiano in rete e ognuno può aggiornarsi sugli argomenti più disparati, scegliendo il medico, il dietologo o il nutrizionista, in base al credo e al sapere che ritiene più vicino a sé.

La conoscenza non è mai una sola.

Esistono milioni di possibilità tutte ugualmente vere, perché la realtà … dipende da chi sceglie!

La fisica quantistica ci ha spiegato che gli eventi non sono indipendenti dalle persone che li vivono.

Esiste un’interazione costante tra pensieri e percezioni.

Da questa interazione prende forma quella che noi chiamiamo realtà, e che è soltanto una tra le infinite possibilità esistenti.

Ogni particella di realtà, infatti, prima di coagularsi nella materialità che noi percepiamo con i sensi fisici, appartiene a un’onda di probabilità infinite.

I pensieri e le credenze che coltiviamo in noi stessi magnetizzano eventualità affini, dando forma agli avvenimenti della nostra vita.

Ognuno, perciò, vive e sperimenta le situazioni che più sono in sintonia con il proprio mondo interiore.

Conscio ma, soprattutto, inconscio.

Quando vagabondiamo nella rete, inseguendo una notizia o un’altra, spinti dal nostro interesse, attiviamo una sinergia tra quel nugolo di possibilità infinite e la nostra intima verità.

E, senza rendercene conto, coaguliamo gli eventi che confermano il nostro credo profondo, materializzando la nostra specifica verità.

Ecco perché, se ci guardiamo attorno, possiamo osservare una gran varietà di situazioni, molto diverse tra loro e tutte vere per chi le vive!

Anche quando le ricerche che supportano quelle scelte appaiono contraddittorie e incompatibili.

  • Qualcuno sostiene che mangiare le arance crei una pericolosa acidità nello stomaco. Altri, invece le ritengono alcalinizzanti.

  • C’è chi è convinto che uccidere sia indispensabile per vivere perché, senza mangiare carne, si crea una carenza di proteine, e chi (come me) crede che la vita sia un diritto inalienabile di ogni essere vivente e che le proteine si trovino nella frutta e nella verdura, in quantità più che soddisfacenti.

  • Molti sostengono che bere un bicchiere di vino rosso faccia bene alla salute, e tanti lo considerano una droga, pericolosa quanto l’eroina.

Ognuno porta avanti la sua verità, trovando le obiezioni o le conferme che sono in armonia con la propria evoluzione interiore.

Poche persone, però, sanno prendere su di sé il carico delle proprie convinzioni e delle esperienze che vivono.

La maggior parte preferisce demandare ad altri la responsabilità di ciò che succede, glorificando gli specialisti quando le cose vanno bene e denigrandoli quando, invece, vanno male.

In seguito a questa delega costante della nostra salute, abbiamo permesso che ci venisse espropriata la gestione di noi stessi e, oggi, senza il parere di un esperto, non siamo nemmeno in grado di capire se siamo sani o malati, se abbiamo ancora voglia di vivere o se dobbiamo prepararci a morire.

Il verdetto dello specialista è diventato decisivo per la sopravvivenza!

Ci sentiamo in forma, quando il medico dichiara che stiamo bene, e doloranti quando, invece, decreta che siamo malati.

In questo modo, abbiamo perso la capacità di ascoltare noi stessi e di gestire autonomamente la nostra vita, caricando di responsabilità gli esperti che, nel tentativo di aiutarci, spesso finisco per soccombere, schiacciati dal peso di infinite responsabilità.

(Lo schiavismo che sta uccidendo il mondo è una patologia insidiosa e, purtroppo, si annida dentro noi stessi)

Ma, profondamente, ognuno conosce d’istinto la verità.

Soltanto noi possiamo stabilire che cosa è giusto e cosa, invece, è sbagliato per noi.

La stessa ricetta, miracolosa per alcuni, può diventare deleteria per altri.

Delegare la responsabilità del nostro benessere è una scelta pericolosa perché ci espropria dell’autonomia, riducendoci a macchine prive di volontà.

Sentirsi bene è il risultato di un ascolto profondo di sé.

Un ascolto che sviluppa la capacità di riconoscere i propri bisogni e i propri valori, e che porta a coagulare realtà sempre nuove, in armonia con le nostre scelte di vita.

La libertà nasce dalla capacità di prendere su di sé tutta la responsabilità della propria esistenza, srotolando la trama invisibile della creatività individuale nella realtà quotidiana.

La salute è il risultato dell’incontro tra le nostre propensioni interiori e le scelte che compiamo ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Gen 02 2016

RITROVARE LA PROPRIA ENERGIA

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Nel corso del lavoro clinico ho potuto verificare quanto la creatività e l’espressione individuale siano la strada maestra per il benessere e la salute.

Nasce così l’idea di pubblicare una raccolta di testimonianze di persone animate dal desiderio di fare del mondo un posto migliore, e capaci di dar forma a un sogno di libertà, di giustizia e di amore. 

Ogni intervista descrive il percorso di chi, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà o dalla disapprovazione, ha saputo credere in se stesso dando forma al proprio irrinunciabile ideale di vita.

Oggi Ramita Satta ci racconta che cos’è il RAM: Riallineamento Radicale.

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RAMITA E IL SUO RAM

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Ciao Ramita, benvenuta nel nostro salotto virtuale e grazie per aver accettato di condividere con noi la tua esperienza di lavoro e di vita.

Nell’ottobre del 2014 hai creato il RAM, un metodo che consente di sanare difetti posturali, asimmetrie e dolori articolari, rivitalizzando il corpo, facendo “respirare” la colonna vertebrale e sciogliendo i blocchi che impediscono all’energia di circolare liberamente.

Vuoi raccontarci com’è nata questa idea e quali sono stati i passi che ti hanno portata a concretizzarla?

Più che un’idea è stata un’esigenza, una forte spinta a realizzare la missione per cui ho scelto di nascere sulla terra.

Mi spiego meglio.

Ho iniziato il mio percorso intro-spirituale nel Gennaio del 96 con il primo livello reiki, perché in me c’è sempre stata una sorta di insoddisfazione umana sul: “… ma cosa ci sono venuta a fare in questo pianeta???”

Insoddisfazione poi quasi colmata in tutti questi anni di ricerca sul chi sono io e chi sono gli altri (che poi comunque sempre sono io)

Le varie discipline olistiche (non ti faccio l’elenco, sarebbe troppo lungo) sono state il mezzo di trasporto per me ideale in questi vent’anni di percorso-cammino dove ho cercato, trovato… cercato… trovato… e ancora… cercato dentro di me quella scintilla del senso della vita.

Fino a chiedere a gran voce all’universo di essere una Riallineatrice.

(E qui si comprende come funziona la legge di attrazione, ho lanciato l’intento così forte e chiaro che l’universo, nel giro di un mese, ha risposto senza dubbio alcuno. Non c’era confusione nella mia richiesta, non c’era nessuna contro intenzione ma, soprattutto, è la mia missione)

Tornando alla tua domanda, più che un’idea è stata la presa di coscienza, supportata dall’apertura di un canale in me attivo (pare da secoli) durante una canalizzazione… da quel momento ho canalizzato il metodo Ram, visualizzando cosa e come dovevo fare per riallineare la colonna vertebrale, organo poco conosciuto come antenna ricevente e come albero maestro, non solo del nostro corpo fisico, ma anche del nostro corpo emozionale.

Puoi spiegarci meglio che cos’è il RAM?

Ci provo, è talmente ampio che sarà difficile essere breve.

Il Ram: Riallineamento Radicale è un energia di guarigione che, passando dalla colonna vertebrale, cambia ciò che non è più in linea e ci riconnette alla matrice del pensiero primo, riportandoci così come siamo stati pensati e poi creati, cioè: perfetti, senza storture ne gobbe ne dossi.

La formula energetica del Ram ci riporta a quello stato di giusto equilibrio tra l’alto e il basso, come se la colonna riprendesse a “respirare”.

Tanto che addirittura si riacquistano centimetri in altezza, ci si raddrizza, riallineandoci in tutta la nostra ampiezza.

Le spalle si aprono, il torace si espande e moltissimi sento la differenza di respiro quando i polmoni si riempiono d’aria.

Per quel che riguarda l’aspetto emotivo, il Ram
 apre le porte delle possibilità, velocizza ciò che è in linea con la soluzione che cerchi in quel dato momento.

Il Ram ti apre lo sguardo, traccia il sentiero, la consapevolezza trova il focus, l’intuito si affina, chi non è più nella tua frequenza si allontana, creando lo spazio per ciò che necessita veramente nella tua vita.

Lungo questo percorso, quali sono state le tue insicurezze?

Insicurezze umane e cioè di non essere all’altezza … ma poi lascio fare alla vita con fiducia… e tutto accade.

Diciamo che, se mi metto da parte e mollo la mente… il compimento di ciò che è spazza via ogni dubbio!

E i tuoi punti di forza?

L’entusiasmo, l’emozione e la felicità che mi prendono quando le persone mi dicono come stanno. 

Vedo il cambiamento fisico, e soprattutto work in progress, del Ram.

Come hanno reagito le persone che avevi attorno?

Con gioia, partecipazione e sostegno!

Ci racconti quali sono state le tappe importanti che hai dovuto percorrere?

L’abisso, l’oscurità che una ricerca interiore porta, la parte in ombra che, o ti avviluppa completamente e soccombi vivendo, o ti salva, facendoti vedere quanto invece la Luce è lì, un attimo dopo i tuoi mostri.

E oggi? Quali sono le difficoltà che incontri ogni giorno?

Le mie difficoltà maggiori riguardano gli aspetti burocratici che, comunque, questo lavoro comporta.

Preferirei passare quelle ore in RamBeatitudine, piuttosto che preparare locandine organizzative, pre corsi e formazione.

Cosa ti spinge a fare quello che fai?

La vita, l’amore, la dignità, la passione e la visione di un mondo magicamente incantato dove tutto scorre in pace.

Hai mai pensato di mollare tutto?

No! Ho appena incominciato.

Cosa ti motiva a continuare?

La necessità del cambiamento impellente che ognuno di noi desidera.

Con il Ram so di fare la mia parte.

Quali sono le soddisfazioni che ricevi?

Mi sento me stessa in questo lavoro, sento di essere ciò che sono e di dare ciò che ho.

Mi mantengo con questo lavoro… e non è poco!

Qual è il tuo sogno?

Il mio sogno è avere una casa accogliente dove vivere e lavorare creando e mandando avanti il mio progetto Ram che non è solo il riallineamento ma è proprio un modo di vivere… magari di fronte al mare… l’ho chiamato: La Casa Del Ram.

Qual è la tua paura?

Non ho paure.

Che cosa vorresti veder realizzato nei prossimi anni?

Quando ho lanciato l’intento del diventare Riallineatrice, ho anche aggiunto: voglio riallineare tutta la Sardegna… l’Europa… il Mondo!!!

E per questo ho bisogno di tanti/e collaboratori/trici.

Voglio colonne vertebrali connesse e respiranti!

E, non per ultimo, La Casa del Ram!

Secondo te cosa rende una vita degna di essere vissuta?

La dignità e la fierezza di essere ciò che sei e di portarlo nel mondo… appena ti sei trovata/o.

Ramita Satta

RAM: Riallineamento Radicale

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