Set 26 2016

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE

Pubblicato da at 08:36 archiviato in Psicologia,Psicoterapia e taggato: ,

Quando il corpo muore anche la personalità muore, e resta solo l’essenza interiore che ci ricongiunge con il mondo immateriale della Totalità e delle emozioni.

Focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti concreti dell’esistenza ha un prezzo da pagare, incatena alla sofferenza quando arriva il momento del trapasso.

La cultura materialista ha inibito la percezione di tutto ciò che non si può toccare (e monetizzare) e ci conduce a sperimentare il dolore quando la concretezza incontra il proprio limite.

Nel momento della morte il corpo perde la vitalità cedendo il posto ai legami affettivi, che acquisiscono una maggiore pregnanza.

La materialità non funziona più ed è soppiantata dalla molteplicità impalpabile della vita interiore.

Una realtà che non si può toccare ci svela la sua presenza, grazie agli effetti che si producono nel mondo interno.

L’amore, il dolore, la paura, la malinconia, la tenerezza, non possiedono fisicità, ma chi li vive è certo della loro esistenza perché ne constata gli effetti in se stesso.

Quando il corpo muore, la vita interiore rimane viva e vibrante, a dispetto della pretesa materialista di padroneggiare ogni cosa con i sensi fisici.

Le verità immateriali sono invisibili, ma non per questo inesistenti, anzi, sono l’unica realtà che sopravvive alla morte, perché nel trapasso si rinforzano e crescono, aiutandoci a sopportare la perdita delle persone care.

In quei momenti, nel mondo interiore si apre la strada per una comunicazione profonda, che esiste ed evolve anche quando la fisicità non c’è più.

Vediamo come.

Con la morte del corpo tutto ciò che concerne la fisicità si trasforma e deperisce, e la personalità, che è strettamente legata al corpo, scompare.

La personalità è il modo in cui facciamo fronte agli eventi, l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti che usiamo più di frequente e che spesso ci portano ad affermare con sicurezza:

Io sono fatto così!”.

In verità, nessuno è fatto così.

Abbiamo tutti un insieme potenzialmente infinito di possibilità espressive, anche se da questa gamma finiamo per selezionare poche opzioni che utilizziamo un po’ per tutto, come dei vestiti comodi.

La personalità è la fisionomia che scegliamo di dare alla nostra esperienza terrena e, proprio come un abito, spinge gli altri a riconoscerci e identificarci.

Quando il corpo non c’è più anche la personalità si trasforma, e le difficoltà che incontriamo nel ritrovare chi non ha più una forma fisica, dipendono soprattutto da questa mancanza.

Ci aspettiamo di riconoscere le parole, i gesti, i modi di fare che hanno caratterizzato le persone che abbiamo amato, e se arrivano informazioni diverse dalle nostre aspettative, lo scetticismo la fa da padrone cestinando ogni esperienza come fosse frutto della fantasia.

È difficile accettare che adesso la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato, il cane… non sono più come li abbiamo conosciuti.

La delusione che deriva da questa constatazione, per molti è insopportabile.

Vorremmo ritrovare i nostri cari così come li abbiamo sempre percepiti, e rifiutiamo l’idea di un’evoluzione dopo la morte.

Eppure, la vita continua anche senza la presenza del corpo, il percorso di crescita prosegue nelle dimensioni più rarefatte dell’esistenza e le creature che abbiamo amato cambiano e procedono nella loro evoluzione affettiva e multidimensionale.

I nostri cari tornano sempre a raccontarci la vita dopo il trapasso, ma per la mente è difficile incasellare quelle informazioni così diverse dalle attese che abbiamo.

Occorrono umiltà, fiducia e devozione, per mantenere salda la certezza che la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato o il cane, non ci hanno abbandonato e verranno a dirci come e dove sono adesso.

È grazie all’umiltà, alla fiducia e alla devozione che è possibile superare gli ostacoli di un pensiero abituato a distinguere solo la concretezza.

Davanti all’infinita continuità dell’amore, la mente si ribella, i ricordi incalzano e il dolore dilaga impedendo l’ascolto di una presenza fatta di sentimenti e di unione, senza corporeità.

Per superare l’enigma e il dramma della morte, la ragione deve cedere il posto al sentire e fidarsi di una sicurezza tutta interiore.

Proprio come succede quando ci s’innamora.

Mentre la mente cerca i suoi perché il cuore conosce già la verità, senza bisogno di fatti o di parole.

Quando chi non c’è più torna per raccontarci la sua realtà, avvertiamo qualcosa dentro, una risposta impalpabile e veloce attraversa la mente nello stesso istante in cui formuliamo interiormente la domanda: 

“Dove sei? Come stai? Cosa ti è successo?”.

Cogliere la risposta presuppone la capacità di ascoltare l’invisibile, un pensiero estraneo nel fiume ininterrotto del nostro costante chiacchiericcio interiore.

Occorre l’umiltà di accogliere anche ciò che non comprendiamo, la fiducia nella profondità del legame che unisce le persone anche se il corpo non c’è più, e la devozione che permette all’amore di crescere e svilupparsi nei modi che gli sono propri, e che spesso la ragione fatica ad accettare.

Allora arrivano i messaggi e i nostri cari privi di fisicità ci raccontano una realtà che sta oltre la mente, il corpo e la materia, un mondo che è sempre esistito e che ci accompagna costantemente, perché è l’essenza stessa della vita, di cui la morte è soltanto un passaggio.

Sono messaggi pieni di insegnamenti, parlano della continuità dell’esistenza, raccontano il valore dell’immaterialità.

La personalità è legata alla materia, appartiene al corpo e alla sua fisicità.

Oltre la cortina del pregiudizio che annoda le percezioni ai cinque sensi, esiste il mondo impalpabile delle emozioni e prende forma un percorso di crescita che dalla frammentazione delle identità conduce alla pienezza della Totalità.

I nostri cari defunti sono le guide che ci indicano il cammino, e ci regalano gli insegnamenti di una realtà che la ragione non può raggiungere e che il cuore riconosce d’istinto.

La mancanza della personalità permette di usare parole diverse, espressioni non facili per il nostro idioma razionale fatto di tempo, spazio e misura.

É un linguaggio più antico e più difficile da interpretare perché bisogna leggerlo con gli occhi del cuore, e ci guida a comprendere un mondo in cui la ragione cede il posto a sensazioni nuove: di unione, di pienezza, di appartenenza, di sicurezza e di Totalità.

Carla Sale Musio

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9 commenti




9 Commenti to “LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE”

  1.   gloria laion 26 Set 2016 at 09:09

    E’ vero, Carla, quanto scrivi.
    Io, da credente, ho la certezza fideistica della sopravvivenza dell’anima. Nei momenti di crisi o di incertezza mi affido all’essenza dei miei, ma talvolta il loro aiuto arriva, anche senza che io chieda. Qualche volta compaiono nei sogni, altre volte è il loro nome, letto casualmente nel graffito su un muro o un numero legato a loro o un bigliettino ritrovato tra le carte, con la loro scrittura per gli auguri di un mio compleanno lontano. Altre volte, invece, è meno facile capire.
    Ma sono segni che mi scaldano l’anima e per i quali ringrazio.

  2.   Francescoon 27 Set 2016 at 15:02

    Grazie Carla per i tuoi articoli.
    Tutti molto belli, profondi, mai banali.
    Sull’argomento, mi permetto di segnalarti un piccolo libro delle edizioni Adelphi, Il libretto della vita dopo la morte, di G. T. Fechner.
    Ancora complimenti,
    Francesco

  3.   Carla Sale Musioon 27 Set 2016 at 19:20

    Grazie per la stima, Francesco :) e per l’indicazione del libro, non lo conosco e andrò subito a guardarmelo!

  4.   Robertaon 28 Set 2016 at 09:53

    Grazie, Carla, per ciò che scrivi e trasmetti. Sono articoli bellissimi, profondamente veri, che derivano dall’esperienza della tua professione e dalla tua passione, ma con qualcosa in più che le differenzia: sono scritti con il cuore! Io credo che oltre i sensi e la nostra percezione, esista un mondo parallelo dove i nostri cari sono confluiti e dove continua la loro “vita” in un cammino di comprensione e di crescita continua. Spero di avere anch’io la possibilità, prima o poi, di “sentirli” in qualche modo per sapere come stanno. Ti ringrazio ancora e sarei veramente felice di incontrarti non solo ” virtualmente” , ma di persona, perché questi argomenti e tutto ciò che riguarda il mondo dei sentimenti per me è pane quotidiano. Grazie ancora, Carla.

  5.   flaviaon 26 Ott 2016 at 13:36

    Grazie perché mi risuona talmente tanto questo concetto, nel Cuore, da farmi esser felice di aver trovato chi me lo esplicita in modo chiaro ed in modo che possa esser ancora più profondamente “mio”.

  6.   Daniela Frongiaon 01 Nov 2016 at 17:51

    grazie Carla x il bellissimo articolo :)

  7.   Ensitivon 16 Nov 2016 at 18:19

    Brava, bell’articolo. La personalità in realtà non muore, diciamo che perde di importanza rispetto alla riscoperta di un’ essenza dalle molteplici esperienze. ;) Ensitiv

  8.   Cintiaon 05 Ott 2017 at 22:34

    Mi succede di ricevere questi messaggi. Sono improvvisi, avvengono in qualsiasi momento, arrivano come fulmini a cielo sereno. Oggi in ufficio intenta alle solite attività pressanti e concentratissima sul da farsi, all’improvviso ho sentito la voce di un mio caro amico morto in un incidente stradale due mesi fa.. ho provato la mia particolare sensazione indescrivibile di quando ricevo questi i messaggi. Nella realtà era un mio collega ad aver parlato, non ha detto niente di speciale: la sua voce si era semplicemente trasformata in quella del mio amico ….

  9.   Cintiaon 05 Ott 2017 at 23:08

    Cara Carla io ho fatto il corso di counseling in ipnosi costruttivista all’Aerf di Torino….che coincidenza!

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