Archive for Novembre, 2016

Nov 28 2016

HO SCRITTO UN LIBRO PERCHÉ VOGLIO CAMBIARE IL MONDO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Ho scritto il libro DROGHE LEGALI. Verso una nuova consapevolezza alimentare perché voglio costruire una cultura nuova.

Per sradicare la violenza, il mondo ha bisogno di fare un cambiamento.

Una società migliore dovrà sviluppare la responsabilità individuale e l’impegno di ciascuno nel costruire un’esistenza diversa.

Ma per raggiungere quest’obiettivo è indispensabile trasformare la brutalità nascosta dentro noi stessi.

La crudeltà che sta dilagando nel mondo è il risultato di un’insensibilità interiore di cui non siamo consapevoli.

Le conseguenze di questa disumanità sono sotto gli occhi di tutti, ma le cause che la sostengono rimangono celate.

Continuare a combatterne esclusivamente gli effetti, significa condurre una battaglia sterile che alimenta la sopraffazione frustrando il desiderio di cambiamento e facendoci sentire in balia degli eventi.

Ci lamentiamo della sofferenza, delle ingiustizie, della mancanza di opportunità, del cinismo e dell’indifferenza che dilagano dappertutto… ma siamo convinti che queste cose siano inevitabili e naturali.

Così facendo spostiamo al di fuori di noi il peso delle atrocità che incontriamo nella vita e, nel tentativo di sentirci buoni, evitiamo di mettere mano alle cause interiori che alimentano tutto ciò che vorremmo cambiare.

Oggi la crudeltà intreccia l’amore nei gesti quotidiani, rendendosi invisibile.

E permea i nostri comportamenti molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

Per costruire una cultura nuova occorre fare una rivoluzione dentro se stessi e riconoscere le radici profonde della violenza.

Il bene e il male sono due aspetti di una stessa energia.

Schierarsi dalla parte dei buoni e combattere i cattivi, serve solo a moltiplicare la malvagità, in un gioco di specchi senza fine.

Ciò che chiamiamo male, infatti, è un dolore di cui abbiamo cancellato le tracce per non dover sopportare l’onere delle nostre scelte.

Non serve combatterlo.

Serve comprenderlo e aiutare l’energia distorta a scorrere libera, prima dentro e poi fuori di noi.

Solo riconoscendo il contributo personale alla malvagità del mondo, diventa possibile realizzare una società libera dalla violenza.

Uccidere, torturare, umiliare, violare, sfruttare… sono azioni crudeli e inammissibili.

Sempre.

Eppure si nascondono in tante azioni compiute con amore da ciascuno di noi e ritenute indispensabili alla sopravvivenza.

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“Per vivere è necessario uccidere”

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Su questo dogma indiscutibile si compiono stragi di portata incommensurabile e si mescola la crudeltà con l’affetto, rendendo impossibile il cambiamento.

L’amore che si trasmette nella condivisione del cibo si è trasformato in uno strumento di sopraffazione di cui abbiamo perso le tracce e preferiamo ignorare la portata.

L’alimentazione è diventata il mezzo per tramandare una cultura carica di violenza e crescere una società che intreccia la tenerezza al sopruso, fino a renderli indistinguibili.

La nutrizione è il primo gesto d’amore tra la mamma e il bambino, ma la violenza che accompagna la preparazione degli alimenti rende difficile separare l’amore dalla crudeltà.

E l’incoscienza, necessaria a permettere tutto questo, ci costringe a distorcere l’energia affettiva nascondendola dietro un’irresponsabilità che ne impedisce la comprensione e il cambiamento.

Occuparsi di alimentazione significa esaminare le azioni che si accompagnano alla nutrizione, evidenziando l’abominio nascosto dietro le immagini rassicuranti e giocose, funzionali alla vendita dei prodotti.

Scegliere di vivere senza uccidere è indispensabile per garantire un futuro migliore ai nostri figli e per permettere a noi stessi di camminare nella vita sentendoci bene.

Nel corpo, nella psiche e nell’anima.

Oggi per cambiare il mondo è indispensabile cambiare modo di fare la spesa.

Questo libro mette in luce i retroscena psicologici che sostengono la violenza e svela le cause di tante malattie psichiche correlate a un’alimentazione scorretta.

Carla Sale Musio

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro: 

DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

Puoi trovarlo su youcanprint.it e in tutti gli store on line: Ibs, Amazon, Kobo, Apple, Google Play,  Feltrinelli, Mondadori, Barnes&Noble… 

Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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Nov 22 2016

La mia intervista su: MEGLIO CRUDO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su 

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MEGLIO CRUDO

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in cui racconto di me e dei miei libri, in particolare svelo i contenuti dell’ultimo: DROGHE LEGALI

Ecco il link: 

Cibo e Psiche – Intervista a Carla Sale Musio

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Nov 16 2016

IL TEMPO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

“Raccontami, nonna”. 

La vecchia sorrise alla nipote.

Le piaceva averla accanto, a chiederle storie passate.

Le carezzò il capo.

Quella ragazza cresceva ogni giorno, si disse la vecchia.

E, guardandola, vide la donna che sarebbe stata.

Ma nell’ammirarle il viso, la vecchia si confuse.

Assomigliava così tanto a sua figlia.

La donna si aggrappò ai ricordi, temendo il vuoto improvviso.

Confusi nella mente, l’ieri e l’oggi talvolta oscillavano.

Poi si riprese.

“Raccontami di quando eri giovane”. 

Anche il cagnetto, da anni in quella casa, si preparò ad ascoltare.

Consolata dalla richiesta della nipote, lei cominciò.

*** *** *** ***

“Ero appena ragazza, quando tuo nonno ha iniziato a guardarmi. Lui già adulto e austero. Io però lo capivo che si dava un tono. Per gli amici, per tutti gli altri. E quando incrociavo i suoi occhi, aveva lo sguardo impacciato. Ma non mi dispiaceva.….”

La nonna continuò a raccontare.

Il fidanzamento, le nozze, la casa costruita con sacrifici, una figlia adorata.

Raccontò di un amore onesto, tenace.

Ma senza voli.

Raccontò quello che poteva narrare, quanto voleva dire.

Un’altra storia invece, quella nascosta, non poteva dirla.

E l’avrebbe tenuta per sé.

*** *** *** ***

Era giunto in paese da poco: lui, il nuovo maestro.

Lei, segretaria in quella scuola elementare, a guardarlo restò muta.

Era bellissimo.

Nascose l’emozione abbassando gli occhi e gli strinse timida la mano, con ritegno.

*** *** *** ***

Non ebbe ritegno, invece, la loro passione.

Inaspettata, potente, nascosta agli altri, sfiorata nell’oscurità di un vicolo percorso insieme, al rientro dal lavoro.

O vissuta nel silenzio di una stanza d’albergo.

“Vado da mia cugina” lei diceva ogni tanto.

Il paese in cui recarsi era distante, ma lei sapeva che il marito non avrebbe indagato.

Gli sembrava normale che la moglie andasse talvolta a trovare quell’anziana parente, ammalata da tempo e accudita da estranei.

Non sapeva che le visite all’ammalata duravano molto meno delle ore di assenza.

Il resto del tempo, passione, stupore, mani avide, occhi accesi a rubare lo sguardo dell’altro.

*** *** *** ***

Ma lei era spezzata, tra la famiglia e quella passione inattesa e cocente. 

Con sofferenza scelse la famiglia, gli affetti quotidiani, gli occhi onesti di suo marito, che qualche volta si abbassavano ancora, come un tempo.

Quel marito rigoroso lei lo amava davvero, ma con l’altro era diverso. 

E comunque, lasciò andare quell’altro e chiuse il cuore alla passione.

Lui, il maestro, sconfitto da quella scelta, chiese il trasferimento. 

Non si cercarono più. 

Lui non sposò nessuna. 

E qualcuno le riferì che viveva solo. 

Seppe poi, con il cuore stretto, che una breve malattia lo aveva stroncato. 

Nonostante l’età e la sofferenza, disse chi l’aveva visto, era ancora bello.

*** *** *** ***

“Poi tuo nonno se n’è andato per sempre.”

Continuò a raccontare la vecchia. 

“E quello stesso giorno, ho trovato per strada un cagnetto, solo e spaurito. L’ho accolto come si accetta un dono. Ora si è fatto vecchio e sbilenco. Ma sembra giovane, quando mi viene incontro”. 

La nipote, come sempre quando la nonna raccontava, la guardava intenerita e attenta. 

Andava a trovarla appena poteva e spesso sua madre l’accompagnava. 

Nei visi delle tre donne, il sorriso era identico e luminoso. 

*** *** *** ***

Ma quel giorno la vecchia si era stancata a raccontare. 

Adagiata in poltrona, sembrava quasi dormire, il cagnetto in grembo. 

La nipote si alzò, la baciò in fronte e si allontanò in silenzio. 

La vecchia si riscosse: come le accadeva ormai da tempo, i ricordi si mescolavano, lasciandola confusa.

Le sembrò di sentire una voce. 

Era quella di sua madre: “Alzati, ho preparato la colazione.”

Lei si rivide bambina, seduta al tavolo, a godersi il profumo dei biscotti. 

E a sentire l’odore materno, consolante e caldo.

“Deve essere un sogno”, si disse, ma aveva gli occhi aperti.

Poi con stupore, vide andarle incontro due figure maschili: il marito e l’altro, sorridenti e luminosi. 

Li guardò incredula. 

La osservavano miti, neanche un’ombra di giudizio nello sguardo. 

Sembravano aspettarla.

Lei si alzò.

Il cagnetto allora le si strinse addosso, deciso ad accompagnarla dovunque lei volesse.

E come a proteggerla, le camminò accanto.

Davanti a loro comparve una grande porta luminosa.

La vecchia la contemplò, il respiro sospeso.

E in quel momento la colse uno scoramento profondo.

*** *** *** *** 

La straziava lasciare la figlia ma, ancor di più, la nipote, che aveva tenuto in braccio appena nata. 

Aveva amato inventarle fiabe, la vedeva crescere dolce e buona. 

E la tenerezza per lei la pressava. 

Desiderava davvero starle ancora vicino.

Magari solo per poco.

Forse lo chiese a voce alta, forse supplicò. 

Non avrebbe saputo dire.

*** *** *** ***

Allora, con grande stupore, vide che la porta luminosa si dissolveva lentamente. 

E le figure dei due uomini sparirono alla vista, miti come erano comparse. Nell’andarsene, le fecero un lieve cenno di saluto.

*** *** *** ***

Lei rimase attonita.

E percepì la grandezza del dono.

Ringraziò profondamente in cuor suo per quel tempo regalato, inatteso e prezioso. 

Ne avrebbe onorato ogni istante.

E pensò che nell’attimo fatale, avrebbe oltrepassato quella porta senza timore.

*** *** *** ***

Poi tornò nella sua stanza e si coricò placida. 

“Domani sarà una bellissima giornata”, disse.

In quel momento il cane, balzato sul letto, si sdraiò accanto a lei. 

Scodinzolava felice.

Gloria Lai

leggi anche:

IL PATTO

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Un commento presente

Nov 10 2016

IL BAMBINO CRUDELE

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Acquattato nell’ombra come un animale selvatico, attende che arrivi finalmente il momento di esprimersi.

È curioso, pieno di entusiasmo e di energia, ama esplorare la vita ma non sa ancora usare l’empatia e agisce senza pensare alle ripercussioni di quello che fa.

Quando gli altri gli fanno notare le sue responsabilità, assaggia il morso della vergogna, del dolore e della paura.

E impara a nascondersi.

Ma non può cancellare quell’impulso potente che lo spinge all’azione incurante delle conseguenze.

Il Bambino Crudele si forma molto presto nella psiche e porta in dono il bisogno di affermarsi e il desiderio di esplorare.

La sua curiosità lo porta a buttarsi a capofitto nelle situazioni e a soddisfare i propri bisogni immediatamente, accaparrandosi ciò che gli serve senza preoccuparsi dei risultati.

Questo gli procura un sacco di critiche.

Pronto ad attaccare briga, egocentrico, vendicativo, sadico e violento, è una creatura impresentabile in società, capace di fare sfigurare genitori, educatori e insegnanti, e di ottenere rimproveri e sgridate a più non posso.

Il suo antagonista è il Bambino Amorevole, sensibile e pieno di empatia.

Premuroso e gentile, il Bambino Amorevole ha imparato a non fare agli altri quello che non vorrebbe per sé e si comporta con sollecitudine, comprendendo ed evitando i comportamenti che possono ferire.

Ogni volta che può, il Bambino Amorevole occupa il posto del Bambino Crudele, facendo il possibile per nascondere la presenza di quest’alter ego inaccettabile e usando tutte le risorse per conquistarsi l’affetto e la considerazione di chi gli sta intorno.

Nel nostro mondo interiore ci sono sempre un Bambino Crudele e un Bambino Amorevole che si contendono lo spazio psichico, cercando di soddisfare i loro opposti bisogni.

L’amore e l’autoaffermazione non sempre convergono e, nel tentativo di conciliarne le esigenze, finiamo per indossare una maschera che nasconde abilmente la presenza del Sé Egoista enfatizzando il Sé Affabile e Premuroso.

Il Bambino Amorevole si sforza di raggiungere la perfezione, che ritiene indispensabile per guadagnarsi l’amore degli altri, e nel far questo non risparmia se stesso, imprigionando i bisogni di autoaffermazione dentro una camicia di forza che ne paralizza l’energia e la vitalità.

Tante situazioni di stanchezza, apatia o depressione, sono la conseguenza di un blocco agito nella psiche al fine di imbrigliare la “cattiveria” per impedirle di nuocere.

È un’intenzione nobile quella che anima questo costante bisogno di controllo sull’impulsività, ma sortisce l’effetto di anestetizzare la vitalità necessaria all’autoaffermazione, consumando una gran quantità di energia per mantenere attivo il blocco.

Il Bambino Crudele non può mai essere eliminato dalla psiche e, nonostante le catene usate per immobilizzarlo, attende da sempre il momento di esprimersi.

Riconoscerlo, accoglierlo e permettergli di esistere non vuol dire trasformarsi in mostruosi serial killer pronti a uccidere chiunque a sangue freddo, ma significa assumersi la responsabilità delle proprie emozioni e sviluppare l’onestà necessaria per evolverle.

La conoscenza di sé è un percorso coraggioso, che passa attraverso l’esplorazione di ciò che non ci piace intimamente, senza la pretesa di cambiarlo, forti dell’accettazione e della comprensione necessarie a scoprirlo.

La conoscenza è già un cambiamento.

Il Bambino Crudele va ascoltato e integrato nella vita emotiva, senza per questo lasciarlo agire impunemente nella nostra quotidianità.

I bambini non hanno bisogno di arrendevolezza ma di ascolto.

Ascoltare i desideri dei nostri Bambini Interiori permette di liberare nella vita la loro potente energia e di trovare soluzioni nuove per soddisfarne i bisogni.

Senza danni.

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STORIE DI AMORE E DI CRUDELTÀ

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Dafne ha raccolto tra gli scogli un piccolo paguro. Affascinata da quella conchiglietta che si arrampica in giro con le sue zampine rosse, la bimba non resiste alla curiosità di scoprire l’animaletto che abita al suo interno e, per vedere come è fatto, lo strappa via dal guscio provocandone la morte.

La mamma le fa notare la crudeltà di quel gesto e Dafne comprende la violenza del suo gioco, imparando a rispettare le altre forme di vita e a osservarle nel loro ambiente, senza stravolgerne l’esistenza per soddisfare la sua voglia di esplorare.

Una Bambina Amorevole prende forma nel mondo interiore e, sapendo che può fare male a chi è più fragile e più piccolo di lei, sta bene attenta a non provocare sofferenze inutili e ingiustificate.

Crescendo, questa parte empatica e premurosa incontra il favore degli altri e la stima che riceve la rende sempre più importante nella psiche, facendola sentire autorizzata a imporsi sulla Bimba Crudele dell’infanzia.

Un Critico Interiore le ricorda che non si deve essere egoisti e la spinge a nascondere i propri bisogni censurando i comportamenti individualisti e competitivi.

L’ascolto degli altri adesso ha conquistato il primo posto nella vita di Dafne, anche quando avrebbe bisogno di pensare a sé e, spesso, rifugiarsi in casa fingendosi malata diventa l’unico modo per sottrarsi alle richieste delle persone cui vuole bene.

Riaccogliere nella psiche la Bambina Crudele di un tempo, non significherà per lei andare in giro a uccidere chi è più debole, ma permettersi di ascoltare anche le proprie esigenze, imparando a non annientarsi in una benevolenza che la rende gentile con tutti ma spietata con se stessa.

* * *

“Mamma dammi una pistola che gli sparo!” 

Carla è furibonda. 

Il fruttivendolo le ha detto in tono brusco di non toccare la merce esposta sui banchi e la piccina, ferita nell’orgoglio e rossa per la vergogna, desidera solo la morte dell’uomo che si è permesso di umiliarla davanti a tutti.

La mamma la guarda incredula e divertita da quell’ardore spropositato, ma la bambina si butta per terra, piangendo e scalciando infuriata.

“Mamma, ti ho detto di darmi una pistola!” 

E sua madre per evitare brutte figure la trascina via in tutta fretta.

Carla si sente tradita da quella che credeva la sua alleata, e alla rabbia si aggiunge l’amarezza.

La mamma doveva stare dalla sua parte e invece non ha fatto nulla per aiutarla.

Mortificata, la piccola si nasconde nell’indifferenza riprendendo a fare le cose di sempre, come se non fosse successo niente.

Dentro di sé, però, prova un dolore acuto e decide che non lascerà mai più spazio alla sua collera così inopportuna.

Oggi Carla è una signora dolce, amorevole e gentile, sempre pronta ad assecondare gli altri e a evitare i conflitti.

Una stanchezza cronica, però, affligge la sua vita e rende i medici incapaci di restituirle le forze.

La sua Bimba Crudele, impulsiva e attaccabrighe, contrastata con forza dai Sé Ben Adattati e Gentili, assorbe tutta l’energia nel tentativo di liberarsi dal carcere in cui è stata rinchiusa.

Solo l’ascolto partecipe e attento di quella sua parte prepotente e auto affermativa potrà restituirle l’entusiasmo e la gioiosa intraprendenza dell’infanzia.

* * *

“Vorrei che papà fosse morto!”

In castigo in camera sua, Matteo borbotta a denti stretti serrando i pugni.

Il papà lo ha punito e la frustrazione gli fa desiderare la vendetta.

“Non è giusto! Prima di me vengono sempre le ragioni dei grandi!”

Pensa arrabbiato facendo a pezzi il fazzoletto di carta.

Mentre attende di essere liberato da quella prigionia forzata, il bambino medita in silenzio la rappresaglia.

Ma ecco che qualcosa succede davvero, il papà si sente male, arriva un’ambulanza.

Nello scompiglio generale nessuno fa caso a Matteo che è passato improvvisamente dalla rabbia alla colpa, sentendosi responsabile di quel malore terribile e improvviso.

Mai più, giura a se stesso, augurerà la morte.

Mai più.

Adesso la paura lo fa sentire cattivo e sbagliato, e il suo Bambino Crudele, sopraffatto dalle ragioni del Bambino Che Vuole Bene Ai Genitori, finisce incarcerato nell’inconscio.

Senza processo e senza appello.

Il papà non sopravvivrà all’infarto e quell’esperienza drammatica convincerà Matteo che il suo pensiero può essere mortale.

Confinato nell’inconscio, il Bimbo Crudele scalcia per essere liberato, ma l’uomo di oggi lo tiene rinchiuso, deformandone l’energia fino a convertirla in una serie di malattie “inspiegabili”, che la medicina non riesce a curare e che servono a punirne la sua cattiveria, giudicata terribile e malvagia dal Bambino Amorevole che vive in lui.

* * *

Renata ha sempre amato viaggiare ma, da quando sono arrivati i figli, nel suo vocabolario la parola partire è stata sostituita dalla parola corri.

Corri a lavorare, corri a fare la spesa, corri a prendere i bambini a scuola, corri a portarli in piscina, corri a fargli fare i compiti, corri a mettere su la lavatrice, corri a stendere, corri a preparare la cena… non ce la fa più!

Vorrebbe mollare tutto e andarsene in giro senza meta, finalmente libera di pensare a se stessa, ma questo desiderio la fa sentire così snaturata che, per sfuggire ai sensi di colpa, si prodiga ancora di più per la famiglia.

La sua Bambina Crudele Interiore invoca un po’ di attenzione, ma la Madre Amorevole e Sollecita, reagisce spingendola sempre più in fondo all’inconscio.

Infine, una “inspiegabile” depressione la costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e, lavorando su se stessa, il desiderio di viaggiare, censurato e malgiudicato, trova le parole per esprimersi.

La sua Bambina Crudele ha fatto l’impossibile per essere riammessa nella psiche.

Solo ascoltandone le esigenze e individuando finalmente i modi giusti per soddisfarle, Renata potrà recuperare l’entusiasmo per la vita.

Per i viaggi.

E per il tempo trascorso insieme alla famiglia.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IL CONDOMINIO DI ME STESSA

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Nov 04 2016

VERSO UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA ALIMENTARE

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  • Quando finisci di mangiare hai bisogno di fermarti, perché ti senti spossato e intorpidito?

  • Se a intervalli regolari non metti qualcosa sotto i denti, non riesci più a combinare niente?

  • Progetti un’alimentazione salutare ma poi rimandi i buoni propositi da un giorno all’altro?

  • Ogni volta che provi a ridurre le porzioni, diventi nervoso, agitato e intrattabile?

  • La parola: dieta ti fa venire fame e ti rende ansioso?

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ATTENZIONE

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la maggior parte dei cibi provoca dipendenza

e nuoce gravemente alla salute

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Evidenziando i meccanismi psicologici, etologici e sociali che sostengono il mercato alimentare a discapito del benessere e della salute, questo libro traccia i contorni di una problematica abilmente ignorata dalla medicina ufficiale, e disegna un percorso di disintossicazione che, dalla tossicodipendenza alimentare, conduce all’efficienza e alla vitalità del corpo e della psiche.

“Mangiare, oggi, non è più una necessità legata alla sopravvivenza ma una scelta politica, strategica e decisiva più di qualsiasi consultazione popolare o sovvertimento collettivo.”

Carla Sale Musio

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