Gen 17 2017

NON MI SOPPORTO PIÙ!!!

“Aiutooooo!!! Non mi sopporto più! Come posso liberarmi di me?!”

Succede, a volte.

Qualcosa dentro comincia a bastonarci di rimproveri e più cerchiamo di sfuggire quel borbottio assillante e brontolone, più la voce nella testa si accanisce snocciolando un rosario interminabile di disgrazie.

Un Critico Interiore non perde occasione per rimproverarci, lasciandoci sconfitti e privi di fiducia nelle nostre possibilità.

Nascosto tra le sue gambe c’è un Bimbetto Spaventato che teme il giudizio degli altri.

Il Critico, per paura di esporlo al biasimo del mondo, non gli risparmia la sua arringa, certo che sia preferibile una disapprovazione intima e costante piuttosto che la condanna della società.

Nel tentativo di proteggere la nostra vulnerabilità da delusioni ben peggiori, il Critico ci critica in continuazione, spinto dal nobile obiettivo di fortificarci e renderci capaci di misurarci con la durezza dell’esistenza, ma ignaro di quanto le sue accuse ininterrotte possano diventare esasperanti.

Per sfuggire a questa tirannia è indispensabile ridimensionare il confronto spietato con le persone che abbiamo attorno, imparando a vivere con più tolleranza noi stessi e gli altri.

Possiamo stimarci e volerci bene solo quando smettiamo di proiettare il disprezzo e accettiamo la molteplicità dei punti di vista come una ricchezza, invece che come una pericolosa mancanza di uniformità.

I Maya si salutavano l’un l’altro con il detto tradizionale: 

in lak’ech 

che significa: 

io sono un altro te stesso

In lak’ech esprime una fratellanza basata sull’accoglienza di tutte le diversità.

Ogni persona che incontriamo ci racconta qualcosa di noi, mostrandoci una differente possibilità di essere.

Ognuno incarna un aspetto del nostro mondo interiore.

I Maya avevano compreso che alla base di ogni rapporto ci deve essere unità e sapevano scorgere nell’altro una manifestazione diversa della stessa Fonte.

Oggi, il razzismo si annida in fondo all’anima e ci impedisce di accogliere la pluralità del Tutto, rinchiudendoci in schemi di pensiero prestabiliti che chiamiamo: razze, istruzione, intelligenza… scatole di pregiudizi che imprigionano la molteplicità e impediscono di avvicinarci gli uni agli altri.

Una cultura nuova deve partire da un modo nuovo di interpretare se stessi e la vita.

Non più vittime di un giudizio discriminante e foriero di guerre, ma intenzionati a scoprire la vastità dell’esistenza osservando nell’altro i modi di essere che ancora non siamo riusciti a integrare dentro di noi.

Facile a dirsi!

Le cose si complicano quando chi abbiamo di fronte impersona gli aspetti che giudichiamo sbagliati in noi stessi.

La brutalità, l’ingiustizia e la prepotenza sono modi di essere che non vorremmo vivere.

MAI.

Caratteristiche che non ci piace avere e che cerchiamo a tutti i costi di evitare.

Tra il bene e il male, scegliamo sempre il bene.

Questa nitida divisione, però, è l’origine di tanti conflitti e di tanta sofferenza.

La violenza e la crudeltà in principio esistono dentro noi stessi e, benché non ci piacciano, fanno parte del pacchetto di possibilità che la vita ci ha messo a disposizione e che dobbiamo imparare a gestire.

E ad evolvere.

Salvaguardare il bene eliminando il male può diventare molto pericoloso, quando ci spinge a proiettare all’esterno le cose che giudichiamo sbagliate.

Dividere il mondo in buoni e cattivi, porta a combattere i cattivi come se fossero dei nemici.

Le divisioni generano le guerre.

Una società della pace deve imparare ad accogliere anche la malvagità, non per autorizzare la sopraffazione ma per evolvere l’aggressività, convogliandone l’energia in forme più gratificanti e positive.

Integrare ciò che consideriamo mostruoso permettendoci il coraggio di scorgerne l’esistenza in noi stessi, è il passaggio fondamentale nella transizione verso un mondo migliore. 

In lak’ech ci rivela il segreto di una cultura basata sull’amore.

Non escludere niente da se stessi.

Per raggiungere questo traguardo è necessario osservare con sincerità i propri vissuti profondi, esplorando il dolore nascosto dietro gli atteggiamenti che ci appaiono negativi.

In natura niente è sbagliato e tutto esiste in continuo mutamento e miglioramento.

Ma nelle profondità dell’inconscio:

  • l’ansia di essere giudicati, crea il giudizio

  • l’angoscia di essere emarginati, genera il disprezzo

  • la paura di essere abbandonati nasconde l’autenticità dietro l’urgenza di compiacere gli altri

  • il desiderio negato di affermare i propri talenti crea la violenza

Nessun bambino nasce cattivo.

La cattiveria è la conseguenza di un surgelamento emotivo che segnala una difficoltà a esprimere le proprie capacità.

Quando nel mondo interno la sofferenza diventa insopportabile, la proiezione consente di allontanare il dolore combattendolo all’esterno, come se non ci appartenesse più.

In lak’ech è la chiave che aiuta a ritrovare la Totalità da cui tutti proveniamo e che restituisce profondità alla vita.

Ma per comprenderne il significato senza distorsioni è necessario affrontare l’angoscia celata dietro ogni discriminazione.

Senza sfuggirla.

Etichettare gli altri come mostri, conduce a combatterne la violenza con violenza.

mostri, infatti, incarnano i comportamenti che abbiamo escluso dalla nostra consapevolezza, le colpe che preferiamo occultare anche a noi stessi.

Nel mondo intimo di ciascuno, le cose che disapproviamo diventano orrori da eliminare, nemici da distruggere senza se e senza ma.

La crudeltà, l’emarginazione e la guerra sono espressioni della paura distorta di essere pienamente se stessi e segnalano una mancanza di verità interiore.

Fuori dal gioco difensivo della proiezione e della rimozione, infatti, possiamo osservare la vita in tutte le sue manifestazioni, senza accanirci a combatterle ma concentrando le energie e le risorse per creare armonia.

Così, mentre siamo pronti a puntare il dito contro i nostri simili, la musica cambia quando la violenza è considerata naturale e non riflette vissuti giudicati illeciti.

I fenomeni della natura sono meno evocativi per i nostri scenari interiori e questo ci consente di accoglierli senza combatterli, cercando di evolverne l’energia in forme più produttive e appaganti.

Tutto ciò che è naturale, non è né buono né cattivo, fa parte della vita e possiamo impegnarci a evitarne i danni senza bisogno di giudicarlo.

Sappiamo tutti che il vento forte può distruggere le abitazioni, ma non lo osteggiamo come fosse un avversario malevolo, abbiamo imparato a sfruttarne la potenza in modi utili e a costruire edifici più stabili.

Osserviamo un gattino che si diverte a cacciare i passeri in giardino, ma non lo consideriamo un pericoloso criminale. Facciamo in modo che non possa tormentare i nostri amici pennuti, mentre tentiamo di abituarlo a una convivenza pacifica.

Le cose che non coinvolgono direttamente il mondo interno, possono essere accolte e gestite con intelligenza, cercando di trasformarne le peculiarità in risorse.

mostri prendono forma quando evocano qualcosa che un tempo era vivo dentro di noi e che è stato rinnegato.

La violenza con cui ci sforziamo di eliminare dalla psiche gli aspetti che non ci piacciono, genera la violenza nel mondo.

Una cultura nuova, priva di discriminazione e di giudizio, ha bisogno di integrare anche le nostre parti crudeli.

Questo non vuol dire permettersi di agire impunemente la crudeltà.

Al contrario!

Significa accettare l’aggressività annidata dentro noi stessi per evolverla e trasformarla, fino a liberarne le potenzialità costruttive.

La strada per la pace è l’accoglienza della Totalità del mondo interiore.

Integrare i Sé Rinnegati senza giudicarli e senza discriminarli è il primo passo verso una società capace di vivere in armonia.

Con tutti.

Carla Sale Musio

leggi anche: 

CRUDELTÀ PERFEZIONE E PACE NEL MONDO

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2 commenti




2 Commenti to “NON MI SOPPORTO PIÙ!!!”

  1.   Alessioon 22 Gen 2017 at 21:38

    Cara Carla, a me sembra curiosamente che tutti i criteri morali su cui si basa la società si basino sull’egoismo e che dietro tutta la costruzione dell’etica ci sia un immenso paradosso . La mia opinione è forse discutibile, ma io ritengo che sia vera. Valutiamo le persone come “buone” o “cattive”, ma in base a che cosa lo facciamo? In base a come obbediscono al nostro ego e ai nostri bisogni, quindi le riduciamo a mezzo. Cerchiamo di cambiare la condotta degli altri, ma in realtà lo facciamo per la nostra convenienza. Riteniamo cattivo o egoista chi ad esempio per ottenere un vantaggio per se stesso ci danneggia, ma in questa valutazione mettiamo al centro la nostra convenienza, altrimenti dovremmo essere contenti per la persona che ottiene un bene, anche se è a nostro discapito! Molte cose andrebbero quindi riviste. Io ammetto di essere anche un bel po’ “cattivo” dentro di me, ma non rinnego questa mia componente aggressiva, ritengo anzi che spesso la società consideri le persone come dei robot da asservire al sistema, come pedine, e di fronte a questo una persona intelligente non può che provare amarezza. L’intelligenza rende anche infelici, io lo so, eppure è meglio essere consapevoli e infelici che vivere in una beata ignoranza.

  2.   Mattiaon 27 Gen 2017 at 12:21

    Non mi piace giudicare le persone ne etichettarle o catalogarle in sottoinsiemi definiti, bollati e permanentemente immutabili. Amo scoprire le persone studiarne i comportamenti e sì, trarne le mie impressioni, ma trovo riduttivo scinderle in due macro categorie, in ognuno di noi risiede l’ essere buono e l’ essere cattivo, questo ovviamente è influenzato dai comportamenti esterni, dal contesto in cui siamo cresciuti ma soprattutto dal vissuto che plasma il nostro essere. Tutto ciò confluisce in quello che ora siamo, ma non pregiudica, e non può ne deve pregiudicare, quello che diventeremo. Mi pare alquanto riduttivo e molto mediocre la considerazione delle persone come mezzi, e la visione assoluta che tutto sia mosso esclusivamente dall’ e g o i s m o umano, perdonate il mio intervento un po’ duro in tal senso, ma ritengo molto ingiusto sentir considerare i comportamenti, le vite e le intenzioni di tutti marchiati, con lo stesso attributo. Ogni uomo è un universo a sé completo e variegato, avvolte facilmente identificabile, altre volte questo processo è più complesso e richiede la perizia del buon osservatore, poi è anche vero che c’è chi si nutre di beata ignoranza e somma apparenza e di tutto ciò se ne frega. Credo che la tolleranza è un sentimento difficile da accettare e provare, in un mondo che tende perennemente a distinguere, a sminuire, a declassare o surclassare, ad apparire, a costruire muri, barriere o a comandare, ordinare, pretendere, svilire, adulare o esaltare. Emozioni crude ma reali. Che realmente si concretizzano in ciò che ci circonda. Dott.ssa ritengo sia molto difficile non cedere nei luoghi comuni ma credo, come lei giustamente evidenzia, che occorre fare uno sforzo, quello di accogliere ciò che è diverso da noi ed evolverci verso un orizzonte volto a costruire piuttosto che demolire, ma quanto è difficile accettare tutto ciò. Richiede uno slancio concreto e allo stesso tempo una capacità intrinseca che non si possiede ab origine.

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