Gen 23 2017

INTUIZIONE… E CULTURE ANIMALI

Pubblicato da at 12:41 archiviato in Psicologia,Psicoterapia e taggato: ,

Il termine intuizione si riferisce a una forma di conoscenza che non è spiegabile a parole e che compare nella mente come un lampo improvviso, senza bisogno di usare la ragione.

C’è chi la chiama illuminazione, presentimento, sesto senso, presagio, insight…

Certamente non la si può forzare.

Fa capolino all’improvviso tra i pensieri regalandoci un’immagine, una frase, un’idea nuova.

E spesso sparisce altrettanto rapidamente, senza che si riesca neanche a ricordarsene.

È un sapere che utilizza canali diversi da quelli che adoperiamo abitualmente, permettendoci di accedere di colpo a una visione insospettata della realtà.

Si tratta di una conoscenza che abbiamo tutti (anche se qualcuno è più predisposto di altri), ma non tutti siamo pronti a darle l’importanza che merita.

Dal punto di vista neurofisiologico, l’intuizione corrisponde all’emisfero destro del cervello e ci regala una comprensione imprevedibile per la logica dell’emisfero sinistro.

La scienza ufficiale non se ne occupa.

Il buon senso comune la tratta come un fenomeno curioso e privo di valore.

La magia l’ha riservata a pochi eletti, dotati di poteri soprannaturali.

La psicologia, invece, la considera con rispetto, seguendone le indicazioni come fari nel buio in grado di indicare il cammino quando la razionalità mostra il suo limite.

L’intuizione è un sapere prezioso per la psiche, e consente di avere una conoscenza immediata e profonda ma, per poterne usufruire, è necessario superare le barriere dello scetticismo che la cultura materialista ha elevato contro ciò che non si può toccare, comprare e monetizzare.

Tutti i bambini sono portati a usare spontaneamente l’intuizione per orientarsi nella vita ma, crescendo, l’apprendimento scolastico finisce per strutturare una gerarchia tra gli emisferi del cervello, potenziando l’emisfero sinistro a discapito di quello destro.

Le competenze dell’emisfero destro, infatti, non interessano i programmi scolastici che, dopo le prime classi della scuola elementare, abbandonano completamente le attività creative e le competenze affettive e psicologiche, in favore di acquisizioni logiche e matematiche.

L’empatia, l’ascolto partecipe e attento ai vissuti interiori, il rapporto con gli animali, con l’ambiente e con l’ecosistema, sono argomenti totalmente assenti dalle indicazioni ministeriali.

La scuola dell’obbligo si preoccupa di crescere persone capaci di adattarsi a un mondo dove i pochi gestiscono i molti, e dove l’autonomia, la soggettività, la cooperazione e l’ascolto delle sensazioni intime sono considerati argomenti obsoleti, privi d’importanza.

Bisogna osservare i fatti, la concretezza delle cose.

Non c’è spazio per l’indefinibile sensibilità interiore.

Per essere recepita e compresa dalla nostra mente, costantemente indaffarata a inseguire il successo e a far quadrare il bilancio alla fine del mese, l’intuizione ha bisogno di una attenzione e di un ascolto silenzioso e accorto.

Perciò, crescendo viene accantonata, snobbata e derisa, e con l’ingresso nella maturità nessuno si ricorda più dei suoi poteri.

La vita frenetica nella quale siamo immersi ci costringe a ignorarne gli insegnamenti o a trattarli come elementi di disturbo.

È in atto un programma d’indottrinamento sociale volto a cancellare qualsiasi consapevolezza del mondo intimo e a negare il valore della soggettività, per esaltare un’oggettività sempre più protesa verso il cinismo e l’indifferenza, quasi fossero una conquista per la coscienza, piuttosto che una patologia.

Dobbiamo disimparare a usare l’intuizione per servirci soltanto delle nostre protesi tecnologiche.

Dobbiamo dipendere da oggetti sempre più sofisticati e costosi.

Dobbiamo dimenticare il sapere misterioso e profondo che appartiene all’inconscio.

Forse è questo che ci fa sentire così lontani dalle altre forme di vita.

Per gli animali l’intuizione è uno strumento di conoscenza indispensabile e potente.

In natura nessuna creatura potrebbe sopravvivere senza intuizione.

Per le altre specie l’intuizione è sapere, conoscenza, saggezza, direzione e guida che insegna a muoversi nell’ambiente senza trascurare le esigenze dell’ecosistema.

Gli animali gestiscono una cultura che l’uomo ha abbandonato.

Conoscono un sapere che nessuno di noi ricorda più.

Sanno che il rapporto tra gli organismi viventi e l’ambiente che li circonda, è importantissimo e vitale per la sopravvivenza.

Ma si sa… gli animali sono meno intelligenti.

Non distruggono il pianeta, non hanno bisogno di lavorare per vivere, non possiedono il denaro, non conoscono le malattie mentali, la pedofilia, l’anoressia, la bulimia, la perversione, la corruzione, il bullismo, l’omofobia, lo schiavismo, la globalizzazione e tutte le infinite crudeltà che appartengono alla razza umana.

Gli animali non hanno perso il contatto con il valore delle emozioni, ascoltano costantemente le proprie sensazioni e mantengono vivo un dialogo interno con ciò che, forse, non si può toccare ma, certamente, si può sentire e ci permette di stare bene o male.

Perché il bene e il male sono principalmente modi di percepire dentro ciò che succede fuori.

Purtroppo però, chi possiede una cultura improntata all’ascolto delle percezioni interiori, per gli esseri umani è una creatura di serie B, priva d’intelligenza e perciò passibile di ogni sfruttamento.

L’unica razza creata da Dio a propria immagine e somiglianza sta bene attenta a distinguersi da tutte le altre, fregiandosi di un sapere che ha perso ogni contatto con il potere invisibile dell’emotività e delle sensazioni.

Si deve essere tutti d’un pezzo, pronti a nascondere la vita intima anche a se stessi.

E quando le voci interiori urlano la loro presenza nella psiche (nonostante i nostri tentativi di lobotomizzarle) abbiamo tanti psicofarmaci colorati, pronti a ripristinare la chimica impazzita di un cervello che ha perso le radici della propria profonda verità.

In questa nostra società malata di civiltà, imparare a non usare l’intuizione è diventato un dogma.

E chi si ostina a sostenere il valore di un contatto costante con l’emotività, paga il prezzo della derisione o peggio, come succede alle specie diverse dalla nostra, diventa passibile di ogni brutalità.

Perché l’intelligenza per la nostra razza è sempre e solo quella del più forte e la sopraffazione, si sa, non ha bisogno di giustificazioni.

Carla Sale Musio

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8 commenti




8 Commenti to “INTUIZIONE… E CULTURE ANIMALI”

  1.   Alessioon 23 Gen 2017 at 23:35

    Invece io, in tutta sincerità, credo che la razionalità sia superiore all’intuizione: io non mi fido delle mie intuizioni, spesso le intuizioni possono essere sbagliate e decisamente ritengo che sia meglio usare la ragione piuttosto che il cuore. Fidarsi delle intuizioni porta spesso a mettere a tacere il ragionamento. Lo so che lei non sarà d’accordo, ma io ci ho riflettuto a lungo e voglio spiegarle perché credo che sia così, voglio condividere con lei la mia opinione, perché credo che sia comunque un’occasione di confronto. Le emozioni spesso ci ingannano, il cervello emotivo ci porta a ragionare in maniera falsa, perché ci fa valutare le cose a pelle, in base alle sensazioni: se una cosa o una persona ci dà piacere, non è affatto detto che essa sia buona davvero, ma la parte emotiva di noi ci spinge verso di essa.Le emozioni buone o cattive ci fanno vedere solo ciò che è in accordo con quello che proviamo, ma in questo modo il nostro senso critico rischia di essere messo da parte. Una persona carismatica può essere pessima e se noi la valutiamo in base alle emozioni finiamo per non vederne gli aspetti negativi.L’empatia e l’immedesimazione con gli altri ha i suoi lati negativi, ad esempio se noi ci troviamo in un ambiente ricco di tensione e siamo empatici assorbiamo le emozioni negative e ne siamo condizionati, possiamo essere presi dall’entusiasmo per idee sbagliate solo perché una persona ci trasmette a sua volta entusiasmo con i suoi consigli e discorsi, i grandi dittatori della storia si sono serviti degli aspetti emotivi per asservire le masse.
    Io quindi preferisco avere una visione il più possibile obiettiva del reale, ed il senso critico a mio avviso si esercita mettendo da parte la soggettività che può essere fuorviante. Comunque non prenda il mio commento come una polemica, poiché non vuole esserlo.

  2.   Flaviaon 24 Gen 2017 at 11:20

    io non sono completamente d’accordo con quanto scritto da Alessio è l’idea di chi affrontando le situazioni della vita, e spesso deluso dalle stesse e soprattutto dalle persone crede che chiudere la porta dell’emotività, dell’ intuizione, dell’istinto .. equivalga a vivere in pace, a scandire le giornate con freddo raziocinio. L’ empatia e l’ immedesimazione con gli altri è un dono prezioso, che a me ha aperto invece gli occhi in quasi tutte le circostanze dell’esistenza, a leggere chi ho difronte e a vivere con fiducia la vita che ho scelto .. non sempre tutto si basa sul calcolo, sul prevedere le situazioni, sulla supposizione dell’inganno. Dottoressa devo farle i miei complimenti ha scritto un meraviglioso articolo, mi ha intimamente commosso aver letto quanto sostengo personalmente da sempre, condivido con Lei, il bene e il male sono modi di percepire dentro ciò che sentiamo fuori, spesso ci si etichetta come persone di serie b, fuori dal mondo, e perciò passibile di ogni intima derisione ma questa è stata anche la mia forza, ho preso coscienza di ciò di cui mi posso fidare, tutto il resto è e rimane sotto la lente del microscopio in vista di analisi e successivo responso. È proprio così l’unica razza creata da Dio, a propria immagine e somiglianza è quella umana, a cui ha concesso il libero arbitrio e di questo dono ciascuno ne può far ciò che ne vuole, questa è fiducia. Molti pensano che l’intelligenza è sempre e solo quella del più forte e la sopraffazione non necessita di giustificazioni ma io ritengo che non sia questa l’intelligenza, questa la si può chiamare furbizia, scaltrezza o opportunismo, l’intelligenza è sapienza e bontà e lungimiranza. Credo proprio che dovremmo invece prendere esempio dalla razza animale, che non hanno perso il loro costante attaccamento alle emozioni mantenendo vivo il loro contatto interno con ciò che forse non si può toccare ma certamente si può sentire ed è ciò che ci può far star bene o male. Grazie dottoressa.

  3.   alessio ferronon 24 Gen 2017 at 16:22

    Interessante ad affascinate articolo che pone la questione nella scelta tra una vita impostata sulla razionalità, ovviamente relativa alla cultura in cui siamo immersi, oppure sull’intuizione e sulla percezione soggettiva, se esistono. Si affronta così la domanda di cos’è la vita. Considerato che siamo animali (ne più ne meno degli altri) che vivono in società più o meno numerose (fino ad arrivare alle megalopoli che sfiorano lo stato di essere un superorganismo) abbiamo l’obbligo di riuscire ad equilibrare il nostro essere soggettivo con la realtà oggettiva delle cose (che non ha una direzione predeterminata) , ovvero come mettere in equilibrio il singolo con la moltitudine. Il singolo "deve adattarsi alla moltitudine oppure la moltitudine al singolo? Cos’è la vita? Come si deve vivere la vita? Cosa è giusto fare? Essere per fare? O fare per essere? Ah, quante domande. Ah quanto è difficile essere uomini!
    Certo, gli altri animali non hanno i nostri problemi (ne hanno altri ad es.: pulci, zecche e compagnia bella) semplicemente perché non si pongono, almeno pare, domande sulla loro vita, accettano, si adattano e basta (le piante ancor di più). Accettano l’ ambiente dove vivono, accettano di essere ciò che sono, accettano di essere vivi e di morire e comunque non sono indenni nemmeno loro da situazioni infelici e crudeli tanto quanto non lo è l’uomo. Anche gli altri animali non vivono una vita "idilliaca" (a parte qualche "fortunato" animale domestico che però rischia l’ evirazione, la sterilizzazione o altro senza che gli venga chiesta opinione in merito) poiché anche il loro mondo è ricco di ferocia e crudeltà ed infatti la cosiddetta "buona morte" in natura, praticamente, non esiste. In natura la morte è il più delle volte un evento estremamente violento,spiacevole e sgradevole (ovviamente tutti questi aggettivi rispondono al nostro metro) , ma non è un problema se lo si accetta per quello che è e pare che gli animali questo fanno piochè non hanno messo praticamente nulla in atto per contrastarla. La vita degli altri animali, forse, è più "facile" semplicemente perché essi non si pongono molti problemi e non vivono in costrutti culturali in continua evoluzione quanto noi animali uomo. Loro non sono"vittime" di un cervello come il nostro. Non devono combattere con un linguaggio complesso come quello umano.
    Forse non devono nemmeno confrontarsi con tutte le astrazioni di cui siamo permeati e non devono nemmeno fare i conti con tutte le strutture culturali che reggono le nostre emozioni (ad esempio moltissime specie animali non esitano a sacrificare la figliolanza per la salvaguardia della propria vita, oppure non esitano a praticare l’infanticidio pur di avere un primato riproduttivo, ecc.) . Gli altri animali sono e basta, noi invece siamo, non siamo, vorremmo essere, potremmo essere, dobbiamo essere, dovremmo essere e così via.
    Ragione, sensazione, percezione…ma cosa sono nell’animale uomo? Elementi puri o costrutti ideologici? Esiste un "ragion pura"? Esiste una purezza delle percezioni che va al di fuori della struttura animale e della cultura con cui siamo stati costruiti? Esistono un giusto ed uno sbagliato universali? Esiste un animale uomo universalmente ed originariamente "giusto"? Esiste un animale uomo "che sa"?

  4.   Flaviaon 25 Gen 2017 at 16:25

    La vita è libertà di essere sé stessi, si vive per essere. Si è se si fa, ma soprattutto se si è, si potrà diventare chi si vorrà, altrimenti che senso ha respirare? .. spirito di adattamento .. adattarsi a cosa? Ma soprattutto a chi? Occorrerebbe prendere dei termini di paragone e a che pro? Esistono degli esseri da prendere come esempi utili per misurare il giusto confronto e garantirsi il giusto equilibrio? Un animale si adatta, può adattarsi. Un uomo vive, si esprime e propende a realizzarsi, a realizzare sé stesso, a soddisfare le proprie aspirazioni, passioni ed obiettivi, con dedizione, con caparbietà ma di sicuro non con spirito di adattamento. Adattarsi è come accettare senza lottare, affrontare a braccia conserte e con il capo chino .. mi rabbrividisce sentir parlare di ideologia, ideologismi, populismo, vero oppio delle masse, eppur sembra un argomento ritornato molto in voga, alla moda, cool. Tutto è circondato dallo scintillio psichedelico verso una omologazione delle moltitudini. È un costrutto che comincia con l’azzerare l’ empatia, le emozioni Soggettive, l’ascolto partecipe ai vissuti interiori, e ci si affloscia, ci si arrende all’ uniformazione verso uno sfrenato consumismo, all’ accettazione passiva ma incalzante verso una esistenza vuota ma perennemente interconnessa, indotta dall’ illusoria convinzione che questo sarà il mezzo per il raggiungimento dello status sociale ambito, e non del Senso che può avere averlo raggiunto, tutto si misurera’ allora, sul numero dei followers, o dei like accumulati o degli stati proclamati, o cinguettati. È questo lo spirito di adattamento? Ci si chiede se esiste un essere umano universalmente giusto .. bisogna capire cosa si intende per giusto. La ragione deve cibarsi di emozioni per crescere così come queste ultime devono ragionevolmente fondersi su un equilibrato ordine razionale per realizzarsi, questo è l’ unico legame interconnesso che accetto. L’ ultimo passo della ragione,poi, è il riconoscere che ci sono una infinità di cose che inevitabilmente la sorpassano.

  5.   alessio ferronon 04 Feb 2017 at 11:36

    Ci sono un infinità di cose che inevitabilmente (discutibile) sorpassano la ragione, forse perché essa è semplicemente umana e quindi prodotta dalle limitate capacità percettive di cui l’uomo in genere è “naturalmente” dotato. E’ comunque difficile definire cosa significa “essere se stessi”, in quanto ognuno di noi è anche costruzione culturale indotta dall’ambiente in cui siamo inseriti dalla nascita. Gli altri esseri viventi sembra non dedichino tempo e pensiero alla ricerca del “senso della vita”, vivono e basta. Il cercare un senso nel fatto di esistere è un problema prettamente umano e nemmeno di tutti gli uomini, peraltro.

  6.   Carla Sale Musioon 04 Feb 2017 at 11:55

    Caro Alessio, condivido il tuo commento ma non posso non domandarmi cosa spinge noi esseri umani a escludere a priori che le altre specie viventi non s’interroghino sul senso della vita e, soprattutto non abbiano le risposte…

  7.   alessio ferronon 06 Feb 2017 at 14:47

    Cara Carla, non lo ho escluso a priori, infatti ho scritto “sembra”. Ho passato la maggior parte della mia vita a stretto contatto con l’ ambiente naturale (animali e piante), anche in situazioni estreme, piuttosto che con gli animali uomo e questo mi ha dato la possibilità di conoscere la vita (nel senso biologico e non in quello umano) vedendola da una prospettiva “particolare”. Ciò mi ha permesso di interrogarmi spesso sul “senso della vita” e anche di avere delle possibili risposte, ovviamente limitate dalla relativa capacità intuitiva e deduttiva che anch’io, come animale uomo, posseggo.
    Immagino avrai notato che “senso della vita”lo ho scritto virgolettato e lo ho volutamente scritto così proprio per significarlo come “senso della vita” visto dall’animale uomo (quindi relativo e probabilmente costruito culturalmente), oppure richiesto dal fatto di essere uomo.
    Sono perfettamente conscio che ogni essere vivente conosce il senso di vivere e che la risposta la posseggono. E’ l’ animale uomo,urbano e tecnologico, che non riesce a vederne ne il senso e nemmeno le risposte, come ovvia reazione. MA questo perché? Basta vivere un po’ di tempo in una foresta, oppure frequentare un reef sottomarino per capire che ogni essere che ne fa parte vive tranquillamente nella sua nicchia ecologica, preoccupandosi quasi esclusivamente di rilanciare la vita mediante la produzione di nuova vita. Pare non si preoccupino eccessivamente di migliorare le loro condizioni poiché, una volta trovato uno standard accettabile, si adattano perfettamente all’ambiente in cui sono inseriti, giungendo anche a stasi evolutive (tartarughe, coccodrilli, squali ed altri su cui evito di dilungarmi), vivendosi beatamente (più o meno) il loro tempo. L’animale uomo moderno (10.000 anni?) in maggioranza, vive in un contesto che lo ha estratto da quello che è il pianeta inteso come ambiente naturale. Mentre gli altri esseri viventi si sono adattati e si adattano a ciò che trovano (fatte salve piccole ed insignificanti modifiche), lasciando peraltro la soluzione ai cambiamenti epocali al puro rilancio genetico, l’animale uomo (ma non tutti) ha adattato o cerca di adattare il mondo intero a se stesso, come se il punto in cui è ora sia il punto di “arrivo”, ovvero che l’uomo per come si conosce corrisponde alla perfezione…!? Questo a cosa porta? Ovviamente a cercare un “senso della vita” in una realtà relativa che è quella umana e nel nostro caso, uomini urbano-tecnologici, in ciò che questo nostro ambiente da noi costruito ci presenta e ci richiede. Cosa spinge noi umani ad escludere che…? Forse quanto ho scritto poco sopra: la presunzione di essere perfetti unita ad una molto limitata conoscenza di cosa siamo e di cosa facciamo parte. La cosa più buffa, comunque, è che in genere l’animale uomo cerca il senso della vita in questa presunzione ed in questi limiti. ciao

  8.   Flaviaon 07 Feb 2017 at 08:36

    Perché? Mi chiedo perché? È come se sia sbagliato ambire e mirare a raggiungere un punto di "arrivo" e bisogna sempre errare in questo mondo alla ricerca dei "perché" e dei "per come".. ?nessuno conosce il "senso della vita" (è vero) ma si può passare l’intera esistenza a chiedersi qual’ è e dimenticarsi nel frattempo di vivere? Credo che sia alquanto riduttivo cercare sempre una ragione e una risposta a tutto e poi non darsi la possibilità di godere delle sensazioni , approfondire i sentimenti e farsi trasportare (anche) dal cuore. Non credo nella perfezione, la perfezione in questo modo ,secondo me, è solo parvenza illusoria, e non credo che chi ambisce ad essa, in se stesso, abbia trovato "il senso della vita", io credo che l’ Amore, l’impegno e la fiducia siano i mattoncini necessari per costruire il proprio senso della vita che deve basarsi sulle solide fondamenta della ragione. Questo è quello che penso. Nessuna presunzione, ma solo tanta buona volontà e fiducia. I limiti per me non sono limiti ma punti di forza su cui lavorare per migliorare, perché non bisogna mai rinunciare alla dinamicità del progresso interiore. Credo anche che sia costruttivo porsi delle domande e cercare delle risposte, siamo nel mondo ed interagire è necessario ed importante. Mi chiedo chi non ha limiti? La perfezione esiste? Chi possiede tutte le risposte?è necessario farsi tutte queste domande?.. se poi non si crede nel dialogo e non si trova un "senso"?..è giusto cercare per forza un dialogo? Molte domande…

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