Gen 30 2017

L’AMORE NELLA SEPARAZIONE

Pubblicato da at 15:13 archiviato in Psicologia,Psicoterapia e taggato: ,

Amore, amore, amore, amore… si parla tanto dell’amore.

Ma l’amore, quello vero, parla poco.

Più che altro agisce.

L’amore non ha parole, è un impulso interiore, un modo di essere e di sentire la vita, una scelta che parte dal centro di noi stessi e a cui non è possibile sottrarsi.

Anche quando incontra la disapprovazione del mondo.

L’amore si muove con noncuranza, indifferente al giudizio degli altri.

Libero dai precetti, dai contratti e dalle regole.

Esiste a prescindere dalla ragione, proviene da una saggezza diversa dalla logica e utilizza i codici pervasivi della Totalità.

L’amore è per sempre ma non è sempre uguale.

È mutevole, cangiante, in continua evoluzione.

È un percorso che dall’io ci guida a incontrare il tu, l’altro, il diverso, lo straniero… fino a scoprire che ognuno rispecchia un aspetto della nostra molteplice verità.

Anche quando questa verità non ci piace.

L’amore è una saggezza fatta di intuizioni.

Perciò parlarne è difficile.

E spiegarlo è impossibile.

Possiamo descriverlo, ma non possiamo conoscerlo finché non lo attraversiamo personalmente.

Nella separazione si parla dell’amore quando finisce.

Ma l’amore non finisce, evolve.

E per noi è difficoltoso riconoscerlo nel momento in cui assume fattezze poco conosciute.

Siamo abituati a distinguere le forme emotive che ci sono state spiegate dai genitori e dagli insegnanti, che sono state descritte nei libri, che abbiamo visto nei film o alla televisione.

Ci sconcertano i sentimenti di cui non si dice niente, quelli che la chiesa non riconosce, che si agitano dentro senza fare scalpore nel mondo o che compiono gesti contrari alle consuetudini.

L’amore nella separazione è un amore ancora poco conosciuto.

Poco raccontato.

Poco ascoltato.

Viviamo nella civiltà dell’usa e getta e ci hanno convinto che persino gli affetti si debbano plasmare nelle forme utilitaristiche del consumismo.

Così, ci aspettiamo di trovare la permuta, l’interesse o lo scambio anche nell’affettività.

L’amore, però, è un’energia indomabile, se ne infischia delle convenzioni.

È una forza sovversiva che tracima nel mondo interiore, scatenando un irrefrenabile caos.

Ogni tentativo di arginarne la potenza è destinato a provocare pericolose conseguenze ed è l’origine di tante patologie psicologiche e fisiche.

L’amore è passione, estasi, rapimento, malattia e guarigione.

Ma per assaporarne il potere miracoloso e maieutico è necessario aprirsi alle sue leggi, fatte di generosità, sincerità e cambiamento.

Solo così possiamo accogliere la sua forza rigenerante e rinnovatrice.

Bloccarne la potenza scatena la guerra nel mondo emotivo e provoca una valanga di conseguenze negative.

L’amore nella separazione è cambiamento.

E non si può sottovalutarne la portata.

Ci costringe a cimentarci lungo la strada che dalla fusione conduce allo sviluppo dell’autonomia.

È un compito difficile, un passaggio importante nella conquista della maturità.

Lasciare liberi se stessi e il partner di proseguire la vita da soli, presuppone una grande profondità interiore.

Bisogna essere davvero capaci di amare per permettere e permettersi l’autonomia.

Sciogliere un matrimonio, infatti, non vuol dire soltanto terminare un contratto legale, significa affrontare un momento di crescita intimo, lancinante e delicato, e imparare a cavalcare la tigre della trasformazione senza lasciarsi trascinare dalle abitudini, dal conformismo e dal desiderio di demandare ad altri le proprie responsabilità.

L’amore nella separazione trova un compimento profondo e intreccia la libertà con la maturità, senza pretendere e senza delegare.

Con fiducia.

Con comprensione.

Con generosità.

Con autenticità.

Carla Sale Musio

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4 commenti




4 Commenti to “L’AMORE NELLA SEPARAZIONE”

  1.   Barbaraon 31 Gen 2017 at 09:30

    Meraviglioso!
    Crescere spaventa.
    Diventare autonomi altrettanto…soprattutto gli uomini vorrebbero la “compagna/mamma”sempre accanto per farli sentire al sicuro…
    Restare soli fa male ma ciò che NON uccide fortifica…dipende solo da noi…il nostro potere di farcela in ogni situazione è SCONFINATO E CI RENDE LIBERI!!❤

  2.   Francescoon 31 Gen 2017 at 16:03

    E in tutto ciò, i figli? C’è un punto di equilibrio – o di rottura? – tra la crescita dei genitori che decidono di separarsi e la crescita dei figli che subiscono la separazione?

  3.   Carla Sale Musioon 31 Gen 2017 at 19:58

    Grazie per la domanda importantissima, Francesco.
    La separazione riguarda sempre e solo il rapporto coniugale e mai la genitorialità. I figli subiscono le conseguenze delle incapacità affettive dei genitori. I genitori che affrontano la propria separazione coniugale con consapevolezza e con amore, regalano ai figli un modello di relazione preziosissimo che li aiuterà nella vita affettiva e permetterà loro di affrontare i cambiamenti con altrettanto amore e consapevolezza.

  4.   Sebaon 10 Feb 2017 at 14:41

    Parlo dal punto di vista di chi ha già i figli fuori casa, e naturalmente sono pienamente d’accordo con Carla sul fatto che "la separazione riguarda sempre e solo il rapporto coniugale e mai la genitorialità". Se i figli sono cresciuti e non abitano più in famiglia, le cose almeno per questo aspetto sono più semplici, per esempio perché non c’è uno che resta ad accudire i figli e l’altro che se ne va e li vede con determinate cadenze concordate ecc ecc.
    Ci sono situazioni (ma quante? non ho idea) in cui quello che si vorrebbe non è né la separazione né il restare insieme "come prima" nel tentativo di sopravvivere e di far sopravvivere un rapporto che è profondamente cambiato. Possibile, mi sono detto tante volte, che le opzioni siano solo queste due? E una risposta o quanto meno un’indicazione me l’ha data proprio questo articolo di Carla (che seguo sempre con molto interesse, peccato solo che stia così lontana da dove abito io). Il fatto è che i rapporti (non solo quelli coniugali) sono codificati in forme piuttosto rigide ed è molto difficile inventarne di nuove, più aderenti al nostro vero sentire. Diciamo che saperlo è già qualcosa, ma…
    Ma….

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