Set 22 2017

SEPARAZIONE E SOLITUDINE

Pubblicato da at 14:06 archiviato in Psicologia,Psicoterapia e taggato:

La solitudine è uno spauracchio che incombe sul futuro di chi decide di separarsi.

Ripartire da soli dopo aver assaporato le gioie e i dolori della convivenza è una strada irta di pericoli.

L’autonomia fa paura.

Senza più l’alibi della convivenza a giustificare la fatica di vivere, il peso di ogni scelta si trasforma in responsabilità mentre doversi sobbarcare l’intero carico delle incombenze quotidiane appare un compito insormontabile.

Improvvisamente tanti piccoli rituali, tante abitudini condivise, tanti appuntamenti gestiti in due confluiscono in un elenco interminabile di cose da fare… senza altro aiuto che quello che sapremo dare a noi stessi.

La solitudine addita senza pietà debolezze e risorse di ciascuno, mostrando i punti di forza insieme alle ombre e alle paure.

Per questo vivere da soli è un banco di prova che pochi indomiti spiriti liberi hanno il coraggio di sperimentare.

Bisogna essere capaci di sopportare un silenzio… colmo soltanto della propria presenza.

In quello spazio intimo emergono i bilanci, i sogni, i fallimenti, i desideri, le aspirazioni, le ansie, le fragilità… e tutti i vissuti che erano nascosti dietro il pretesto del non c’è tempoè tutta colpa suase solo potessi ritornare indietro… e via dicendo.

Stare da soli significa essere in compagnia di se stessi.

E questo è un compito difficile.

Il nostro stile di vita sembra fatto apposta per dirottare l’attenzione verso l’esterno, spinge a inseguire traguardi sempre nuovi e crea una pericolosa dissociazione dal mondo interiore.

Poco importa se tutto questo provoca una frattura nella psiche e genera un’infinità di malattie.

Ci sono pillole adatte per ogni occasione: analgesici, ansiolitici, ipnotici, sedativi, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, stimolanti, euforizzanti, incentivanti… tutto fa brodo quando l’obiettivo è non sentire ciò che si agita in fondo all’anima.

L’amore, però, non ce lo possono procurare nemmeno le medicine.

Bisogna conquistarselo.

E per viverlo appieno è indispensabile imparare ad ascoltare noi stessi.

Altrimenti continueremo a proiettare all’esterno i bisogni irrisolti e a dipendere da chi, di volta in volta, ci sembra in grado di soddisfarli.

La solitudine è l’unica cura capace di sanare le ferite che accompagnano la scelta di separarsi.

Vivere da soli, infatti, consente di osservare la vita con maggior chiarezza, prendendo le distanze dai coinvolgimenti eccessivi e dall’incalzare delle emozioni.

In quel silenzio, nel vuoto che si crea al termine di una convivenza, le passioni si smorzano e progressivamente cedono il posto alla comprensione.

Per se stessi e per il partner.

A volte, la mancanza si fa sentire… e nella coppia il fuoco si riaccende magicamente.

Più spesso, la rabbia e le recriminazioni cedono il posto a una visione obiettiva della realtà, creando i presupposti per un rapporto sereno e per una migliore gestione delle incomprensioni che ancora è necessario dipanare insieme.

Stare da soli permette al dialogo interiore di manifestarsi e lascia emergere un’autenticità intima e profonda.

È in questo modo che si sviluppa la capacità di amare e prende forma un nuovo step del volersi bene, non più vittima delle passioni ma forte di una conoscenza maturata nel tempo e capace di accogliere anche le diversità che hanno portato alla conclusione del matrimonio.

Per proseguire sulla strada dell’Amore, quello con la A maiuscola, è necessario un ascolto attento dei propri vissuti, perché solo accettando le parti nascoste e ombrose di sé potranno emergere il rispetto, la fiducia e la stima necessarie a proseguire la vita su binari diversi.

La solitudine è un momento cruciale lungo il cammino della crescita affettiva.

Imparando a convivere con se stessi, infatti, è possibile concedersi l’onestà necessaria all’Amore.

E alla libertà.

Carla Sale Musio

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Un commento presente




One Response to “SEPARAZIONE E SOLITUDINE”

  1.   Antonelloon 22 Set 2017 at 15:45

    Non sempre il vivere da soli è una scelta, a volte è una conseguenza della vita, del tuo vissuto. Benché siamo esseri socievoli, sentiamo spesso il bisogno di condividere la nostra vita con la persona amata o semplicemente di avere una persona amica che viva con noi in cui ci si possa con-fidare dividere tanto della nostra vita anche senza avere un legame fisico ma un legame affettivo, ma ciò implica una consapevolezza dei pro e dei contro di questo vivere. Quindi nel piatto della bilancia delle nostre paure, delle proprie esperienze, del proprio vissuto si fa una scelta, che può essere giusta o sbagliata, l’importante è saperci vivere bene, trovare un’equilibrio con noi stessi. Certo il carico di responsabilità vivendo da soli è sicuramente maggiore, ma a livello pratico con l’esperienza si impara a gestire la casa (scadenze pagamenti, pulizia casa, ecc…), quello che dobbiamo imparare nel minor tempo possibile è gestire l’emotività, la consapevolezza che per quanta gente vedi e parli con loro ogni giorno (colleghi di lavoro, amici), i vari impegni, c’è un momento in cui ti ritrovi da sol* in casa, rifletti sul tuo stato, spesso fai dei paragoni con altre coppie che conosci e che vorresti a volte essere come loro (con i giorni felici e tristi, con giornate "normali"ed altre di discussione e incomprensione ma comunque sempre insieme). Un giorno una persona mi ha detto: "La solitudine è fatta per i pazzi o per i saggi saggi", io credo invece che la solitudine sia fatta per capire se stessi, è utilissima sia se la vivi come scelta sia che un giorno andrai a vivere con un’altra persona, in ogni caso saprai i tuoi bisogni, potrai capire i silenzi, potrai apprezzare il dialogare con te stesso nella tua pazzia e saggezza.

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