Feb 06 2017

io non sono normale: AMO TROPPO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Io non sono normale:

  • amo troppo

  • amo in modo sbagliato

  • amo senza selezionare nulla

  • amo anche quando non voglio

  • amo senza nemmeno rendermene conto

  • amo a sproposito

  • amo stupidamente

  • amo senza ritegno

  • amo goffamente

  • amo incessantemente

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!”

Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando ‘normale’?” 

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere.

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza.

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” 

Chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure… il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. 

Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo a un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

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Dic 15 2011

Perchè è tanto difficile trovare una persona che sappia amarci… così come siamo?

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Ecco una domanda che mi sento rivolgere spesso nel corso delle terapie…

La risposta è nascosta in un meccanismo di soccorso che l’inconscio mette in atto (sotto la soglia della nostra consapevolezza) proprio per permetterci di diventare più attenti e responsabili verso noi stessi.

“Ma attenti a cosa?” direte voi “Questo inconscio potrebbe anche essere un po’ meno ermetico!” 

Coraggio, non demoralizzatevi. Rimbocchiamoci le maniche, invece, e cerchiamo di conoscere meglio questa struttura enigmatica e protettiva.

Il nostro inconscio è come un servitore che ci aiuta a superare i problemi e che, per evitare di esasperarci con mille domande, prende delle decisioni senza consultare la ragione.

(Forse l’inconscio non ha una grande opinione della ragione… ma questa è un’altra storia e ne parleremo una prossima volta).

Le intenzioni dell’inconscio sono buone. Vuole aiutarci a comprendere quanto è brutto non essere amati per ciò che siamo e fa in modo che noi per primi ci innamoriamo della nostra autenticità.

Quando inciampiamo su una persona che ci delude o che ci fa soffrire… di solito è questo che il nostro fedele servitore sta cercando di farci capire. E lo fa spingendoci dentro una situazione che ci consenta di verificare i limiti del chiedere, pretendere, sfruttare, abusare, umiliare, maltrattare, offendere, calpestare, eccetera, eccetera.

“Ma che bisogno c’è di vivere delle brutte esperienze, per comprendere una cosa tanto ovvia a chiunque?!” mi sembra di sentire già le vostre proteste.

Il bisogno purtroppo c’è, soprattutto se possedete una personalità creativa.

Le persone dotate di empatia, infatti, tendono a immedesimarsi nei vissuti degli altri con grande facilità.

Ne comprendono i bisogni, ne ascoltano le ragioni e cercano in ogni modo di essere per tutti la persona giusta, perché, per chi è empatico, vedere gli altri stare bene è un bisogno fisiologico e insopprimibile, come respirare.

Ma (quasi inevitabilmente) succede che, calandosi nella vita delle persone che amano, le personalità creative si dimenticano di ascoltare se stesse e danno, danno, danno, danno, danno… esageratamente!

Abusano delle loro risorse fino a perdere il contatto con la propria vitalità, i propri bisogni e la propria autonomia.

A questo punto l’inconscio è costretto a intervenire. Poiché si rende conto che quel donarsi sproporzionato, forse rende felici gli altri ma è ingiusto e crudele verso se stessi.

Incontrare qualcuno che si approfitta di noi e del nostro amore è un campanello d’allarme che segnala il malfunzionamento del nostro altruismo patologico.

Sì, perché, per aiutare gli altri, cari amici A-normali e creativi, finiamo spesso per perdere di vista noi stessi e per trattarci molto male!

Le personalità creative (quasi sempre) sono generose e comprensive con chiunque, tranne che con loro stesse.

Per soddisfare i bisogni di altri, abusano delle proprie risorse, non si ascoltano, non si premiano, non si stimano, non si complimentano mai con se stesse. Se fanno bene qualcosa, non si concedono nessuna considerazione e quando, invece, hanno qualche défaillance si torturano in preda ai sensi di colpa e alle critiche eccessive.

L’inconscio, da bravo servitore, non può permettere che l’altruismo sfrenato ci trascini verso l’autodistruzione e, come un maestro zen, ci mostra i limiti e i pericoli delle crudeltà che perpetriamo contro di noi, facendoci vivere i nostri auto-maltrattamenti riflessi nel comportamento degli altri.

“Vedi?” dice l’inconscio con i fatti “non devi trattarti in questo modo. E’ ingiusto e sbagliato!”.

Quando qualcuno non ci ama nella nostra autenticità e ci maltratta, la soluzione, cari amici lettori e curiosi di questo blog, non è cambiare partner ma cambiare se stessi. Cioè cambiare il modo in cui, nascostamente, ci trattiamo.

Nel segreto dei nostri pensieri, nel privato della nostra anima, se vogliamo essere amati per ciò che siamo… dobbiamo amarci noi, senza pretendere da altri quelle attenzioni che non sappiamo darci.

Cioè dobbiamo essere in grado di volerci bene e curarci proprio come vorremmo essere amati e curati dagli altri.

Abbiamo molto più potere sulla vita di quanto non si creda, perché il nostro inconscio interagisce sempre con la realtà, facendoci trovare al posto giusto nel momento giusto, e ci insegna, concretamente ed empiricamente, a trattarci con rispetto, amore, tenerezza e stima.

Nessuno ci saprà amare, se noi per primi non sapremo amarci.

Perché, alla nascita, siamo stati affidati al nostro cuore e l’amore che riserviamo agli altri è soltanto un riflesso di quello che concediamo a noi stessi.

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Mag 26 2011

IO NON SONO NORMALE: AMO TROPPO!

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Io non sono normale,

  • amo troppo!

  • amo in modo sbagliato!

  • amo senza selezionare nulla!

  • amo anche quando non voglio!

  • amo senza nemmeno rendermene conto!

  • amo a sproposito!

  • amo stupidamente!

  • amo senza ritegno!

  • amo goffamente!

  • amo incessantemente!

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!


Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando “normale”?” domando ogni volta.

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere!

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza…

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure” rispondo “il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo alla fine dell’ora con un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

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