Feb 12 2017

FISICA QUANTISTICA E SENSIBILITÀ: leggere il mondo con gli occhi del cuore

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Quando si parla della dimensione immateriale, si finisce spesso per sentirsi stupidi.

Come se affidandosi a qualcosa che non si può vedere, toccare, pesare e misurare, si dimostrasse un’ingenuità credulona, ottusa e decisamente poco intelligente.

Eppure, la maggior parte delle cose che sappiamo a proposito della realtà, non le abbiamo mai viste, toccate, pesate o misurate.

Basti pensare all’elettricità, alle onde sonore… al pensiero e ai sentimenti.

Cose importantissime di cui costatiamo gli effetti ogni giorno, ma prive di materialità.

L’immaterialità ci fa paura perché ci costringe a confrontarci con l’ignoto, spingendoci ad abbandonare il controllo (che pretendiamo di avere sempre e su tutto) e ad affidarci a un principio più grande, che ci contiene e ci sovrasta.

Nella Totalità, nel vuoto privo di riferimenti tangibili, in quel buco nero in cui ogni cosa è possibile perché parte di un infinito potenziale di vita, emergono anche gli aspetti che non ci piacciono, ciò che abbiamo censurato e che rivendica il proprio diritto all’esistenza nel momento in cui un Tutto Onnicomprensivo ne legittima la verità.

Qualcuno lo chiama Dio, qualcun altro Legge Universale, gli scienziati preferiscono parlare di Big Bang, la fisica quantistica la definisce Onda di Probabilità.

I nomi sono tanti e diversi, ma indicano sempre un principio indistinto da cui hanno origine le cose, e tutti (religiosi, mistici, fisici e scienziati) sono concordi nel dichiarare che la realtà materiale scaturisce da una sorgente immateriale.

Un principio creativo e assoluto contiene i semi di ogni possibile verità e, in una dimensione senza spazio né tempo, attende con pazienza il momento opportuno per dare vita alle forme della nostra quotidianità.

Secondo la fisica quantistica il principio di tutte le cose è un Tutto, indefinito e poliedrico, da cui l’osservatore coagula la realtà nei suoi aspetti concreti, nel momento in cui la osserva e la vive.

Per i fisici moderni ogni cosa esiste in uno spazio immateriale di potenzialità e, da questa multiforme totalità, la nostra attenzione dà forma alla realtà, rendendola tangibile.

A prima vista la Teoria dei Quanti sembra un insieme di formule magiche e giochi di prestigio, immuni dalle ristrettezze della logica.

Eppure, proprio quella magia costruisce le fondamenta dell’esistenza, e nessuno ai giorni nostri può ignorarne la portata.

La fisica moderna spiega la materia sia come fenomeni ondulatori che come fenomeni delle particelle, e afferma che tutte le cose (ma proprio tutte) esistono in una funzione di probabilità, fino a quando un osservatore cristallizza una delle infinite possibilità rendendola concreta.

Quando ha luogo l’osservazione, infatti, la funzione d’onda collassa, permettendoci di localizzare le particelle, secondo le coordinate spazio temporali che ci sono familiari e che ci appaiono tangibili.

Per la fisica dei quanti esiste una realtà fluida e immateriale in cui ogni cosa trova posto (gli studiosi la chiamano: onda di possibilità) ed esiste una manifestazione tangibile, quando una di quelle infinite probabilità si concretizza, dando forma alla realtà che i nostri sensi sono in grado di riconoscere e che ci siamo abituati a considerare vera.

Oggi la scienza ci spiega che l’immaterialità è un aspetto imprescindibile della realtà, la matrice da cui selezioniamo gli eventi della nostra esperienza.

Quando si parla d’immaterialità, perciò, ci si riferisce a una verità che i sensi fisici non possono percepire ma che è l’origine di qualsiasi cosa.

Il mondo immateriale permea costantemente la realtà materiale e, come una nuvola di eventualità, attende che la nostra consapevolezza lo attraversi dando forma alla vita così come la conosciamo.

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Ma cosa succede alle cose che non trovano riconoscimento con i cinque sensi?

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Dove finiscono quelle realtà che sono prive di concretezza?

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Se tutto esiste nell’onda di probabilità ed è soltanto la nostra osservazione a permettere il manifestarsi di una realtà piuttosto che un’altra, è necessario cambiare i paradigmi con cui interpretiamo il mondo, e ridare dignità a ciò che non si può vedere, toccare, pesare o misurare.

Esiste una dimensione immateriale priva di fisicità ma non per questo poco importante.

È una realtà che ubbidisce a leggi diverse da quelle della corporeità (leggi che non possiamo sperimentare con i sensi fisici) ma che si può raggiungere affidandosi a una percezione interiore fatta di sentimenti e soggettività più che di analisi e oggettività.

L’oggettività e la materialità, infatti, obbediscono a codici differenti da quelli della soggettività e della immaterialità.

Utilizzano modi diversi di decodificare le esperienze, ma questo non vuol dire che siano meno rilevanti.

Entrambe le dimensioni sono indispensabili per vivere una vita appagante.

Un mondo fatto soltanto di concretezza diventa arido, sterile e vuoto di significato, mentre un mondo esclusivamente soggettivo e impalpabile sarebbe caotico e angosciante per la nostra mente razionale.

La pienezza della vita è frutto del continuo intrecciarsi di materialità e immaterialità, dello scorrere incessante di onda e particella, emozione e razionalità, intimità e concretezza.

La cultura materialista ci ha portato a deridere e abiurare quelle percezioni interiori che ci permetterebbero di cogliere l’immaterialità.

Abbiamo imparato a non ascoltare il nostro mondo interno, a sfuggire la sensibilità, a mostrarci impassibili e privi di emozioni, sicuri che il cinismo sia lo strumento migliore per avere successo in società.

Così, valutiamo la realtà in base al guadagno più che dare valore ai sentimenti, e preferiamo chiedere agli specialisti che cosa avviene dentro di noi, piuttosto che ascoltare la nostra autenticità.

È in questo modo che dimentichiamo l’importanza della dimensione immateriale.

Lasciamo che la legge del più forte sia la nostra bandiera e quando la fragilità arriva a mostrarci la ricchezza impalpabile delle emozioni, ci sentiamo pieni di vergogna, imbarazzati, inadeguati, impreparati e soli.

Convinti che quel nodo allo stomaco che ci prende ogni tanto, senza che sia possibile riconoscerne la causa, segnali una qualche grave patologia.

Ricorrere ai farmaci invece che ascoltare il cuore è la soluzione adottata da molti.

In un mondo lanciato al galoppo verso la propria distruzione, abolire l’ascolto della dimensione immateriale significa rinunciare all’unica medicina capace di curare la malattia chiamata civiltà.

Il flusso pulsante della dimensione immateriale è un valore prezioso, in grado di salvare l’umanità dal suo terribile destino e di restituire alla vita la sua profonda verità.

Padroneggiare le leggi della materialità è possibile solo mantenendo dentro di sé la consapevolezza che il principio di tutte le cose è nascosto in un infinito imprendibile con la ragione, cui occorre abbandonarsi fiduciosi, lasciando agire la bussola del cuore.

Solo così dall’onda delle probabilità può prender forma una dimensione materiale fatta di ascolto e di pienezza, capace di accogliere la sensibilità come un timone per fare rotta verso la vita.

Carla Sale Musio

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LA VITA È DEL TUTTO IMMATERIALE

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Un commento presente

Gen 06 2016

SE SONO SANO… LO DECIDO IO!

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Siamo abituati a pensare che gli esperti della nutrizione siano le persone più qualificate per insegnarci cosa è giusto mangiare e come mantenerci in salute.

Così, pieni di speranza e di fiducia, ci rivolgiamo agli specialisti, pronti a seguire pedissequamente le loro sapienti istruzioni a proposito di sostanze nutritive, calorie, diete, vitalità e benessere.

Sembra che la scienza dell’alimentazione sia una materia preclusa alla maggioranza e riservata solo a pochi consulenti: competenti e sempre aggiornati sulle ultime ricerche, scoperte e novità scientifiche.

Oggi, però, le informazioni viaggiano in rete e ognuno può aggiornarsi sugli argomenti più disparati, scegliendo il medico, il dietologo o il nutrizionista, in base al credo e al sapere che ritiene più vicino a sé.

La conoscenza non è mai una sola.

Esistono milioni di possibilità tutte ugualmente vere, perché la realtà … dipende da chi sceglie!

La fisica quantistica ci ha spiegato che gli eventi non sono indipendenti dalle persone che li vivono.

Esiste un’interazione costante tra pensieri e percezioni.

Da questa interazione prende forma quella che noi chiamiamo realtà, e che è soltanto una tra le infinite possibilità esistenti.

Ogni particella di realtà, infatti, prima di coagularsi nella materialità che noi percepiamo con i sensi fisici, appartiene a un’onda di probabilità infinite.

I pensieri e le credenze che coltiviamo in noi stessi magnetizzano eventualità affini, dando forma agli avvenimenti della nostra vita.

Ognuno, perciò, vive e sperimenta le situazioni che più sono in sintonia con il proprio mondo interiore.

Conscio ma, soprattutto, inconscio.

Quando vagabondiamo nella rete, inseguendo una notizia o un’altra, spinti dal nostro interesse, attiviamo una sinergia tra quel nugolo di possibilità infinite e la nostra intima verità.

E, senza rendercene conto, coaguliamo gli eventi che confermano il nostro credo profondo, materializzando la nostra specifica verità.

Ecco perché, se ci guardiamo attorno, possiamo osservare una gran varietà di situazioni, molto diverse tra loro e tutte vere per chi le vive!

Anche quando le ricerche che supportano quelle scelte appaiono contraddittorie e incompatibili.

  • Qualcuno sostiene che mangiare le arance crei una pericolosa acidità nello stomaco. Altri, invece le ritengono alcalinizzanti.

  • C’è chi è convinto che uccidere sia indispensabile per vivere perché, senza mangiare carne, si crea una carenza di proteine, e chi (come me) crede che la vita sia un diritto inalienabile di ogni essere vivente e che le proteine si trovino nella frutta e nella verdura, in quantità più che soddisfacenti.

  • Molti sostengono che bere un bicchiere di vino rosso faccia bene alla salute, e tanti lo considerano una droga, pericolosa quanto l’eroina.

Ognuno porta avanti la sua verità, trovando le obiezioni o le conferme che sono in armonia con la propria evoluzione interiore.

Poche persone, però, sanno prendere su di sé il carico delle proprie convinzioni e delle esperienze che vivono.

La maggior parte preferisce demandare ad altri la responsabilità di ciò che succede, glorificando gli specialisti quando le cose vanno bene e denigrandoli quando, invece, vanno male.

In seguito a questa delega costante della nostra salute, abbiamo permesso che ci venisse espropriata la gestione di noi stessi e, oggi, senza il parere di un esperto, non siamo nemmeno in grado di capire se siamo sani o malati, se abbiamo ancora voglia di vivere o se dobbiamo prepararci a morire.

Il verdetto dello specialista è diventato decisivo per la sopravvivenza!

Ci sentiamo in forma, quando il medico dichiara che stiamo bene, e doloranti quando, invece, decreta che siamo malati.

In questo modo, abbiamo perso la capacità di ascoltare noi stessi e di gestire autonomamente la nostra vita, caricando di responsabilità gli esperti che, nel tentativo di aiutarci, spesso finisco per soccombere, schiacciati dal peso di infinite responsabilità.

(Lo schiavismo che sta uccidendo il mondo è una patologia insidiosa e, purtroppo, si annida dentro noi stessi)

Ma, profondamente, ognuno conosce d’istinto la verità.

Soltanto noi possiamo stabilire che cosa è giusto e cosa, invece, è sbagliato per noi.

La stessa ricetta, miracolosa per alcuni, può diventare deleteria per altri.

Delegare la responsabilità del nostro benessere è una scelta pericolosa perché ci espropria dell’autonomia, riducendoci a macchine prive di volontà.

Sentirsi bene è il risultato di un ascolto profondo di sé.

Un ascolto che sviluppa la capacità di riconoscere i propri bisogni e i propri valori, e che porta a coagulare realtà sempre nuove, in armonia con le nostre scelte di vita.

La libertà nasce dalla capacità di prendere su di sé tutta la responsabilità della propria esistenza, srotolando la trama invisibile della creatività individuale nella realtà quotidiana.

La salute è il risultato dell’incontro tra le nostre propensioni interiori e le scelte che compiamo ogni giorno.

Carla Sale Musio

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Apr 08 2015

INCONSCIO E REALTÁ: come creare un mondo migliore

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Crediamo che le cose che ci capitano quotidianamente siano la conseguenza di un mondo che agisce e si muove a prescindere dalla nostra volontà, ma… non è vero!

Questa convinzione è stata messa in discussione da un gran numero di ricerche scientifiche che ne hanno evidenziata l’ingenuità.

La fisica e la psicologia, infatti, hanno dimostrato che esiste una reciprocità che lega chi osserva a ciò che viene osservato, in un’interazione che dà forma alla realtà.

La relazione che intratteniamo con la vita definisce la nostra quotidianità dando forma agli eventi che costellano le nostre giornate.

La maggior parte delle persone, però, preferisce incolpare la sfiga, gli astri o il destino, delegando a una causa esterna il peso delle proprie disgrazie.

In questo modo, ci priviamo del potere creativo con cui modelliamo l’esistenza, confinandoci dentro una prigione di vittimismo e d’impotenza.

La fisica quantistica ha evidenziato come l’esistenza prenda consistenza da uno sciame d’infinite possibilità, coagulando nella materia ciò che è in sintonia con i contenuti del nostro mondo interiore.

L’inconscio, infatti, conserva la memoria di tutti gli avvenimenti accaduti, filtrando nella consapevolezza solo una piccolissima parte di pensieri, emozioni e convinzioni.

La maggior parte di ciò che abbiamo vissuto esiste in una dimensione della coscienza di cui non siamo a conoscenza, e da lì condiziona gli avvenimenti grazie a una legge di risonanza.

Il principio secondo cui il simile attira il simile sintetizza un presupposto basilare sia della fisica moderna sia della psicologia, spiegando come i vissuti di chi sperimenta la realtà esercitino un’influenza sulle circostanze che si verificano, aumentandone la probabilità.

Ciò che anima il nostro mondo interiore interagisce con gli eventi considerati esteriori molto più di quanto siamo portati a credere.

Il potere creativo è una forza di cui ancora non conosciamo il funzionamento e che finiamo per utilizzare in maniera involontaria e maldestra.

I pensieri, le emozioni e le convinzioni di cui siamo consapevoli, sono soltanto una piccola parte del magnetismo interiore da cui prende forma l’apparente casualità della vita.

La matrice che preforma gli eventi, infatti, affonda le sue radici nei contenuti archiviati nell’inconscio.

Per questo è importante conoscere intimamente noi stessi, affrontando anche gli aspetti che non ci piacciono e che non ci rendono onore.

Portando alla luce le verità nascoste nelle profondità dell’inconscio, impariamo a comprendere le forze interiori che plasmano il mondo che ci circonda, e a gestire la complessità della creatività e della vita.

Occorre stare sempre attenti ai pensieri che affollano la mente, selezionando quelli che riteniamo costruttivi e trasformando quelli negativi.

Indulgere in pensieri carichi di risentimento, di vittimismo e di amarezza, preforma un mondo di soprusi e di ingiustizie.

Mentre uno stato d’animo amorevole attira negli eventi l’armonia e la reciprocità.

Ci affezioniamo alle nostre emozioni negative (odio, rancore, autocommiserazione…) e le coltiviamo come ortiche, permettendo che infestino la mente senza lasciare spazio alle emozioni positive (amore, tenerezza, dolcezza…).

Liberare la coscienza dai contenuti sgradevoli non è facile e presuppone un profondo lavoro su di sé, ma è l’unico strumento capace di cambiare veramente la realtà.

Non serve fare la rivoluzione se prima non si attua una trasformazione all’interno di se stessi.

Non serve combattere le ingiustizie nel mondo quando non si riesce ad arginare le ingiustizie agite nel mondo interiore.

Non serve parlare di democrazia se nell’inconscio è in atto una dittatura.

Per estinguere davvero la violenza che ci circonda, è indispensabile prendere su di sé la responsabilità anche di ciò che, a prima vista, può sembrare lontano e indipendente dalla volontà, e assumersi l’onere di ritrovarne le radici archiviate nell’inconscio.

Infatti, solo dopo aver eliminato i semi interiori della crudeltà, diventa possibile costruire una cultura fondata sull’amore e sulla fratellanza, e realizzare una società che non discrimina perché capace di accogliere la diversità dentro di sé, che non prevarica perché ha imparato a comprendere la propria fragilità, e che non emargina perché ha acquisito la consapevolezza che tutto, ma proprio tutto, ha origine dentro di noi.

Carla Sale Musio

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