Apr 24 2013

DUE ANNI!!!

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Cari lettori, amici e curiosi di questo blog, grazie alla vostra partecipazione e al vostro sostegno io non sono normale: IO AMO compie oggi il suo secondo anno!

Insieme stiamo diventando una forza, un pensiero senza vincoli e senza legami, un potere capace di accogliere la profondità dell’anima.

L’amore non si presta all’omologazione.

E’ creatività in azione.

E’ A-normale per natura.

Io non sono normale: IO AMO è uno slogan che sottolinea il valore della sensibilità, della creatività, dell’originalità e della verità interiore di ciascuno.

Chi vi aderisce è un animo libero, un lupo solitario capace di camminare da solo anche in un mondo che si muove in branco.

Il nostro è un movimento interiore, un’insurrezione che nasce dal cuore, un’energia che prende forma dal bisogno inalienabile di essere se stessi e di affermare la propria unicità.

Perché il cuore non può essere normale.

Può solamente essere vero.

 


Buon Compleanno a tutti noi!!!


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Nov 06 2012

L’AMORE E’ NORMALMENTE ANORMALE

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Maria ama gli animali più di qualunque altra cosa.

Giovanni ama sua moglie più di qualunque altra cosa.

Stefania ama i suoi figli più di suo marito.

Roberta ama sua madre più dei suoi figli.

Sandro ama i suoi alunni più di se stesso.

Ognuno di noi sperimenta l’amore con una forza e con un’intensità personale, spesso capace di renderci invincibili, in grado di superare scogli e difficoltà.

L’amore è un’energia che parte dal centro del nostro essere e ci rende simili a Dio.

E’ qualcosa che, nonostante tanti studi e tante dissertazioni, non si riesce a definire, a condividere, a localizzare.

L’amore è un modo di essere.

Uno stato dell’anima.

Qualcosa che sfugge alla logica e alla ragione.

Un’energia impossibile da descrivere… si può soltanto vivere!

Perché ognuno ha il suo modo di amare.

Personale.

Diverso da chiunque altro.

Unico.

E speciale.

Per questo l’amore è normalmente anormale.


La normalità, in amore, non esiste


Ognuno di noi immagina l’amore a modo suo, e pensa che gli altri associno alla parola “amore” gli stessi pensieri, le stesse emozioni, le stesse sensazioni, gli stessi vissuti.

Quando parliamo dell’amore e di come l’abbiamo vissuto, riusciamo a capirci facendo delle sovrapposizioni di significati uno sull’altro.

Poi ci indigniamo nello scoprire che, invece, le cose funzionano in modo differente per ciascuno.

“Hai visto? Ha dato via il suo gatto!”

“Hai sentito? Ama un’altra ma non si separa dalla moglie!”

“Ma lo sai che Piero ha preso in affidamento un bambino?!”

“Pensa che Annalisa non vuole avere figli!”

Ci sorprendiamo, ci scandalizziamo, ci immedesimiamo… ma ogni storia d’amore è una storia diversa e l’amore suscita tanto scalpore proprio perché ognuno lo vive a modo suo.

“Io al suo posto avrei fatto così”

“No, io non l’avrei mai fatto!”

“Io si che gliel’avrei detto!”

Ci piace curiosare nella vita degli altri, indossare i loro sentimenti e provare a viverli come se fossero i nostri, per poi concludere che la nostra vita è solo nostra… ed è fatta così.

Con l’amore che funziona, o non funziona, ma a modo nostro.

L’amore è un fatto personale.

Possiamo raccontarcelo, ma è molto difficile condividerlo davvero.


Io non sono normale: IO AMO


Nel mio lavoro incontro tanta gente e sento tante, tantissime storie, quasi sempre d’amore.

L’amore muove il mondo e sconvolge la vita.

Possiamo parlarne, discutere, confrontarci, arrabbiarci, litigare, perfino odiarci! Ma poi, ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di impersonare l’amore.

Personificare, incarnare, interpretare, indossare, essere l’amore.

Perché l’amore è tutto.

E senza amore non si può vivere.

Possiamo avere tante sfumature dell’amore ma non possiamo ignorare che l’amore è la sostanza di cui è fatta la vita ed è impossibile estirparlo.

Tutte le emozioni sono espressioni diverse dell’amore.

(Anche l’odio, purtroppo, attinge in modo distorto alla stessa potente energia)

L’unica antitesi all’amore è l’indifferenza.

E nessuno può essere totalmente indifferente.

Ecco perché, come esseri viventi, incontriamo l’amore ad ogni passo e dobbiamo imparare a conoscerlo e ad attraversarlo senza esserne travolti.

Tante persone si rivolgono a noi, specialisti della psiche, per avere un supporto nelle questioni d’amore.

Quasi tutti chiedono di essere aiutati a veleggiare il mare dei sentimenti senza essere trascinati via dalle sue correnti e senza incagliarsi nelle secche delle passioni.

Io non sono normale: IO AMO è il frutto di tante storie d’amore raccontate e condivise nel segreto di uno studio psicologico. Una bussola emotiva per viaggiatori solitari. Un diario di bordo, per condividere insieme il clima e i venti delle perturbazioni emozionali.

Lo studio di uno psicologo è simile a un faro che illumina il percorso ai naviganti.

Non spetta allo psicologo decidere quale sarà la rotta di ciascuno, è importante, invece, aiutare ogni persona a liberare la vista dalle nebbie del pregiudizio, del conformismo e della paura, in modo che possa riprendere velocità e veleggiare senza incertezze e senza pericoli, fino al prossimo porto.

Dal mio punto di osservazione ho potuto vedere marinai di tutti i generi destreggiarsi con ogni tipo di condizioni meteorologiche: immobilità delle depressioni, mareggiate delle passioni, brezze fresche dell’entusiasmo, vortici del lutto e dell’abbandono, tempeste della separazione…

Da tutto questo nasce il blog io non sono normale: IO AMO.

Ogni volta che pubblico un post, cari lettori, amici e curiosi, spero che possiate trovarvi uno spunto di riflessione e un incentivo a continuare la vostra traversata emotiva fra le onde dei sentimenti, e se anche una persona soltanto riceverà un beneficio dalla lettura di questi articoli, i miei obiettivi saranno stati raggiunti.

L’amore è un enigma talmente misterioso e personale che toccare un cuore è già un successo incredibile.


Grazie a te che leggi queste mie parole.

Dentro c’è tutto il mio amore.

E anche (quasi) tutta la mia vita.

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Lug 11 2012

VADO IN VACANZA! … partire o incontrare sé stessi?

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Le vacanze sono una delle tante prescrizioni sociali che tutti noi dobbiamo assolvere periodicamente.

In origine le ferie dovevano essere un momento di riposo per recuperare le forze perse durante il lavoro, lo spazio in cui ripristinare l’ascolto interiore di se stessi e del proprio benessere.

Oggi però, il mercato propone droghe e divertimenti sempre diversi e sollecita la nostra curiosità suggerendo posti nuovi dove andare a spendere i soldi guadagnati faticosamente durante l’anno.

Partire nelle vacanze è diventata una necessità, quasi per tutti.

Chi vive al nord non vede l’ora di andare al sud, e chi invece sta al sud  è impaziente di trasferirsi al nord.

Viaggiare sembra essere il traguardo più ambito delle vacanze.

E per raggiungere questo fine siamo disposti a spendere molti soldi, sopportare estenuanti spostamenti, prenotare e organizzare ogni cosa con mesi di anticipo, rischiando di ritrovarci poi, il giorno della partenza, senza più l’entusiasmo previsto ma con l’inderogabile necessità di assolvere tutto ciò che era stato programmato in precedenza.

Le ferie sono diventate un momento di evasione non solo dal lavoro ma, spesso, anche da se stessi.

I ritmi frenetici imposti dalla nostra civiltà non ci lasciano tempo per riflettere e per esplorare il mondo interiore.

Siamo talmente assuefatti a correre e disabituati a scoprire la nostra anima che durante i periodi di riposo, quando ci ritroviamo di colpo privi della stressante organizzazione quotidiana, andiamo incontro a un forte senso di disorientamento e di disagio.

Ecco, allora, che il viaggio diventa un ottimo sostituto della frenesia lavorativa e le vacanze, più che essere un momento di riposo, si trasformano in un’alternativa all’agitazione di ogni giorno.

“Sei in ferie? Beato te! E dove vai?”

La domanda suona come un obbligo e presuppone l’inevitabile necessità di evadere.

Essere in ferie e restarsene a casa è considerato roba da malati, un’evenienza triste e decisamente sfortunata.

Partire è inevitabile!

È diventato (quasi) un dovere.

Serve a rispondere alle domande degli amici e ad aggiornare l’album dei viaggi (siamo andati qui, siamo andati lì, siamo andati là…).

Serve a sentirsi vivi.

Serve a sfuggire quell’assordante silenzio interiore che incombe quando ci si ferma.

Serve a continuare a correre… e a desiderare di rientrare al lavoro!

(Quando finalmente si riprenderà la vita di tutti i giorni, con qualcosa di più da raccontare agli altri e a se stessi)

Anche perché, diciamocelo, viaggiare non è per niente rilassante.

Cambiare letto, cambiare bagno, cambiare stile alimentare, cambiare fuso orario, cambiare clima, cambiare abitudini, sono eventi stressanti.

E a questo stress, va aggiunto lo stress delle convivenze (nelle case estive, in barca, in camper, in campeggio, ecc) spesso causa di tensioni e incomprensioni tra amici, parenti, vicini e conoscenti.

Insomma, di riposo non si tratta per niente.

Ma ciò che rende le partenze così desiderabili, è l’opportunità di evadere l’ascolto della propria anima e la riflessione sul significato della propria esistenza.

Partire serve, spesso, a evitare se stessi.

Perché niente rende più nervosi che ascoltare tutto quello che non ci siamo detti, travolti dai mille impegni della vita quotidiana.

E niente rilassa di più che risolvere il disordine interiore.

Ci sono bisogni, desideri, cambiamenti, che attendono il momento del nostro riposo per rivelarsi e trovare attenzione, comprensione e soluzione.

Ci sono parole che abbiamo bisogno di dire a noi stessi, decisioni che dobbiamo prendere, trasformazioni che aspettano di essere attuate.

Tutto questo lavorio interiore permette lo strutturarsi di nuovi equilibri, è il rimo della crescita psicologica, la via per il benessere mentale e fisico.

Un benessere che poggia sul cambiamento, perché la vita è evoluzione e acquista senso e significato solo quando questa evoluzione può essere accolta ed espressa.

Certo, ci sono viaggi che permettono e agevolano questo processo interiore.

Sono viaggi con se stessi e dentro se stessi.

Viaggi che non presuppongono necessariamente una partenza e un arrivo in località diverse del pianeta.

Ma che prevedono una partenza e un arrivo in identità diverse di sé.

E spesso, chi parte per questi viaggi non è chi ritorna indietro.

L’identità è un mutamento continuo di sé, capace di dare compimento ed espressione alla  nostra poliedrica creatività interiore.

Non sempre è necessario partire, per incontrare se stessi.

A volte, occorre ritrovarsi nei luoghi dove si è smarrita la propria profonda verità.

“Quest’anno? Non mi sono mosso da casa. Eppure… ho fatto più esperienze che se avessi circumnavigato il mondo!”

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Giu 22 2012

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE!

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In questo mondo malato di violenza è molto più facile parlare di sesso che condividere i sentimenti.

Proviamo vergogna nel manifestare le emozioni e cerchiamo di non mostrarle, come se fosse possibile e normale non averne affatto.

Riteniamo che l’imperturbabilità, la freddezza, l’indifferenza, siano qualità auspicabili, pregi da conquistare, piuttosto che difetti da correggere.

Perciò impegniamo tempo, fatica e risorse, nel tentativo di raggiungere un’impassibilità capace di renderci simili a dei robot senza cuore.

Poi, quando capita che i sentimenti tracimino (superando il controllo razionale che imponiamo a noi stessi) ci sentiamo in pericolo, ridicoli, vulnerabili e stupidi.

La nudità dell’anima crea più imbarazzo di quella del corpo.

Siamo convinti che non provare emozioni sia indice di equilibrio e di maturità e giudichiamo l’emotività, una caratteristica dell’infanzia o dei deboli.

Chi si occupa di salute mentale, però, sa che, invece, è vero proprio il contrario!

Le persone equilibrate e mature sono capaci di accogliere e condividere le emozioni, senza censurarle e senza vergognarsene.

Riconoscere i sentimenti, nominarli, viverli è una prerogativa fondamentale dell’intelligenza, più di qualunque altra capacità.

Tecnici esperti hanno tentato di riprodurre l’emotività con la tecnologia, ma non sono ancora riusciti a programmarla.

La sensibilità è un requisito talmente sofisticato e prezioso da risultare indecifrabile (e certamente impossibile da duplicare) per qualunque congegno progettato dal’uomo.

Eppure… questa caratteristica inestimabile, è considerata disdicevole e imbarazzante dalla maggior parte delle persone!

Si preferisce somigliare alle macchine piuttosto che riconoscere la propria umanità davanti agli altri.

Personalmente ritengo che questo atteggiamento di disprezzo verso la sensibilità non sia casuale e risponda a interessi ben precisi.

Gettare discredito sui sentimenti fa parte di ciò che chiamiamo: cultura.

La nostra civiltà propone in questo modo un mondo progredito.

Un mondo a misura del business, più che dell’umanità.

Un mondo il cui fine ultimo è far funzionare l’economia. 

Ci viene fatto credere che la nostra sopravvivenza, le condizioni adeguate per vivere, dipendano dal buon andamento del mercato, della borsa, della finanza e del commercio, ma, ad un più attento esame, la sopravvivenza in questione riguarda sempre e solo la salvaguardia dei pochi che governano i molti.

E il sistema economico, sul quale costruiamo le nostre certezze, è un sistema che tiene la gente incatenata dentro una gabbia, in nome della civilizzazione.

Questo sistema ci chiede di rinunciare alla nostra autenticità, alla nostra umanità, al nostro sentire, al nucleo più vitale di noi stessi, in cambio di un riconoscimento sociale che trasforma la gente in automi privi di personalità.

Per sentirci integrati nella società dobbiamo possedere tante cose ritenute indispensabili e in grado di renderci amabili, rispettabili, apprezzabili… ma per averle nascondiamo l’amore, rinunciamo al rispetto, abiuriamo la spontaneità.

Poi ci sentiamo vuoti e soli, perché il benessere che abbiamo acquistato (con tanti soldi, fatica e sacrifici) non colma la perdita dell’umanità. Non può sostituire la deprivazione della nostra personale verità.

Senza emozioni si vive male.

Ciò che sentiamo, gli stati d’animo, i vissuti interiori sono il tessuto che forgia la vita, la nostra ricchezza, il nostro potere.

La depressione, la totale mancanza di emozioni, priva l’esistenza di significato e spinge a desiderare di morire.

L’emotività è un’energia, il nucleo della personalità, il centro creativo da cui prende vita l’unicità di ciascuno.

Ridurla, amputarla, eliminarla significa privare se stessi della forza vitale e rifiutare il senso della propria esistenza.

La sofferenza mentale è in aumento, si moltiplicano i casi di atti violenti e criminali, assistiamo al dilagare di malattie sempre diverse e sempre più insidiose, ma non ci rendiamo conto che tutte queste patologie sono la conseguenza di uno stile di vita che ci costringe a rinunciare alla parte più vera di noi stessi, privandoci del nostro cuore pulsante di sensibilità, negando ciò che rende importante e preziosa l’esistenza.

Senza emozioni il sistema nervoso perde la sua funzionalità, il sistema immunitario impazzisce e l’intelligenza emotiva si frantuma.

Riprendiamoci il diritto di avere un cuore.

Salviamo la nostra sensibilità dall’estinzione.

Amare, piangere, commuoversi, intenerirsi, essere gentili… sono aspetti importanti della vita.

Sono la vita stessa.

La nostra intima, profonda, verità.

Non si può rinunciare alle emozioni senza perdere anche la dignità.

Vuoi saperne di più? 

Leggi il libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

anche in formato ebook

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Mag 01 2012

Volete saperne di più su di me?

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Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, se leggendo i post di io non sono normale:IO AMO vi è venuta la curiosità di sapere qualcosa di più su di me e sulla nascita di questo movimento, oggi sarete accontentati!

Il dr. Enrico Maria Secci mi ha intervistata sul suo: Blog Therapy.

Cliccando il link qui sotto potrete leggere le risposte alle sue numerose domande:

Blog Therapy

Oltre alla mia, troverete anche le interviste del dr. Fabrizio Boninu, autore del blog Lo Psicologo Virtuale (già pubblicata), e della dott.ssa Caterina Steri (da pubblicare), autrice del blog Gocce di Psicoterapia.

L’iniziativa ha l’obiettivo di creare una rete tra blogger che si occupano di psicoterapia e psicologia (nella piattaforma di Tiscali) in modo che tutti voi possiate trovare con maggiore facilità uno spazio di incontro e di confronto sulle tematiche psicologiche.

Blog Therapy precede i nostri blog di ben quattro anni! Ed è stato un esempio e uno stimolo a portare sul web il nostro lavoro di psicologi.

Spero che il dr. Secci rivolga anche a se stesso le domande che ha posto a noi colleghi, in modo che possiate conoscere i presupposti che nel 2007 l’hanno spinto a creare il suo blog e le ragioni che lo motivano a continuare.

Formare una rete di professionisti che s’incontrano sul web è un’occasione importante di scambio e di confronto per tutti.

Un grandissimo grazie al dr. Secci per questa bellissima iniziativa!

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Un commento presente

Apr 24 2012

Primo compleanno!!

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Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, io non sono normale: IO AMO compie oggi il suo primo anno di vita.


Un grandissimo GRAZIE a tutti voi!!!


Insieme stiamo formando un movimento che partendo dal cuore si irradia nel mondo…

… silenzioso, inarrestabile e ineliminabile, come soltanto l’A-normalità sa essere!

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Mar 23 2012

GRAZIE DI CUORE a tutti voi!!

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Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, il movimento io non sono normale: IO AMO sta per compiere il suo primo anno di vita!

L’anno scorso in questo periodo, era ancora un pensiero intento a prendere forma sulle pagine di un blog.

Oggi è diventato uno spazio d’incontro e di condivisione per tutti quelli che sentono l’importanza di avere un cuore e dei sentimenti.

La frase io non sono normale: IO AMO è la sintesi di una lunga riflessione, tuttora in corso, sul valore della sensibilità interiore e della capacità di amare (due strumenti indispensabili per costruire un mondo migliore).

La società in cui viviamo ha messo al primo posto il guadagno, l’arrivismo, la competizione e lo sfruttamento.

E, purtroppo, questi falsi valori ci hanno condotto a uno stile di vita sempre più aggressivo e lontano dal rispetto, dalla cooperazione e dall’amore.

Le persone che non si sono sapute adattare alla lotta per superarsi l’uno con l’altro, sono state progressivamente (ma inesorabilmente) emarginate, fino al punto che oggi quasi ci si vergogna di dire “Ti voglio bene” e di mostrarsi sensibili.

Le parole dolci e tenere sono guardate con sufficienza, snobbate, derise e considerate roba adatta agli ingenui o agli sciocchi.

Affianco al disprezzo per i sentimenti, però, è cresciuta anche la sofferenza psicologica…

Infatti, rinunciare all’emotività interiore blocca l’espressione della creatività e fa impazzire di dolore.

Ecco perché, come psicoterapeuta, sento sempre più pressante il dovere di prendere posizione a favore della sensibilità.

Troppe volte le persone chiedono aiuto a noi specialisti della psiche, convinte che proprio la sensibilità e la creatività siano le cause della loro sofferenza!

Nel 2012 è diventato urgente e improrogabile, dire basta a quest’assurdo stile di vita che ci spinge a cercare fuori di noi una felicità fatta di beni effimeri e di oggetti incapaci di raggiungerla davvero.

La felicità non è qualcosa che si possa comprare, è uno stato interiore che si contatta esprimendo la propria sensibilità e condividendola insieme agli altri.

La creatività è l’unico strumento adatto a questo compito e tutti la possediamo naturalmente dalla nascita.

Veniamo al mondo con un cuore ricco di emozioni, pronti a manifestare l’originalità che ci contraddistingue e che ci rende diversi, unici e speciali.

Soltanto grazie all’accettazione e all’espressione della sensibilità, potremo avere un mondo libero dalle guerre e da tutto questo dolore.

La pace non si conquista combattendo, né stando fermi in contemplazione, né tantomeno rincorrendo un benessere fatto di oggetti sempre nuovi e sempre più inutili.

La pace è la conseguenza della realizzazione di se stessi.

Questo stato rende felici, permette di sentirsi appagati e riconsegna alla vita il suo significato profondo.

Tutti quelli che non hanno voluto sopprimere il loro cuore, lo sentono dentro di se e conoscono per istinto l’importanza dei sentimenti e della tenerezza.

A volte, queste persone hanno la sensazione di essere sbagliate, goffe, fuori luogo e sole, in un mondo che esalta la rivalità e crede nella legge del più forte.

Sono uomini e donne che non sanno rinunciare ai propri vissuti interiori. Gente incapace di omologarsi perché ha la libertà tatuata nell’anima.

Le ho definite: Personalità Creative e ne ho studiato il carattere e la personalità per oltre trent’anni.

Sono loro a formare e sostenere il movimento io non sono normale: IO AMO.

Siete voi, cari amici, lettori e curiosi. Tutti voi che partecipate e scrivete su questo blog.

Sei proprio tu che stai leggendo in questo momento.

Queste parole sono per te.

Per aiutarti a ritrovare la tua identità profonda.

Per dirti che anche nella solitudine non sei mai solo.

Da qualche parte nel mondo, tanti altri combattono, come te, la stessa battaglia solitaria per la salvaguardia del cuore.

Non siamo gente gregaria e non sappiamo stare in un branco.

Siamo persone che amano la compagnia e, spesso, hanno bisogno di stare da sole.

Siamo i tanti senza volto e senza nome, insospettabilmente gentili e generosi (soltanto perché è bello far nascere un sorriso).

Siamo quelli che danno vita a questo movimento poco normale.

Crediamo tutti nella diversità.

Abbiamo parole diverse e silenzi diversi, per raccontarci.

Ci distinguiamo a naso, dietro il travestimento che la normalità impone, per sopravvivere.

Fiutiamo la nostra A-normalità e ci ritroviamo in questo spazio.

Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, il movimento io non sono normale: IO AMO è fatto del vostro sostegno, della vostra partecipazione e di tutti i pensieri che hanno permesso alle parole di prendere forma e diventare veicolo di un cambiamento.

Oggi, in vista del primo compleanno del nostro movimento, voglio condividere con voi il mio più grande… grazie!

GRAZIE DI CUORE!! A TUTTI VOI

Per la vostra meravigliosa A-normalità e per la rivoluzione silenziosa che ognuno porta avanti dentro di sé.

GRAZIE DI CUORE!!

Per l’impegno di ciascuno, nel continuare a essere sempre diversamente se stesso.

Senza la vostra tenacia, senza la vostra partecipazione, senza la vostra A-normale sensibilità il mondo sarebbe più triste e il cinismo divamperebbe dappertutto, molto più di così.

Insieme possiamo salvare dall’estinzione l’attuale anormalità di avere un cuore.

Il cuore non può essere normale. Può solo essere vero!

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IL CUORE NON E’ NORMALE

IO NON SONO NORMALE SONO LIBERO   

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Mag 07 2011

IO NON SONO NORMALE: SONO LIBERO

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Tutte le cuoche sanno fare una torta di mele…

La torta di mele si fa sempre con gli stessi ingredienti, ma ogni cuoca la prepara a modo suo, mescolando le dosi in quell’irripetibile mix che fa di lei uno chef unico al mondo.


E’ così che atterriamo nella vita. Con la nostra alchimia originale che è insieme l’espressione di noi stessi e il dono che portiamo agli altri, la nostra speciale: torta di mele.



Credo che un cuoco sia grande quando le sue ricette diventano uniche, perché unico è il modo in cui ciascuno gusta la vita.

Così ritengo che la normalità sia la patologia del secolo, quella malattia che, incatenando la creatività, ci rende schiavi dentro una vita al servizio del conformismo.

Si può essere diversi e “a-normali”.



Ci si può permettere di avere un cuore. Con cui ognuno assapora la vita a modo suo.

Si può essere “a-normali” ed essere liberi, creativi, originali, appassionati, sinceri.

Nella ricetta della felicità questi ingredienti sono fondamentali.

L’amore è diverso per tutti.

Per questo ci rende unici e speciali.

Per questo rende speciale ogni essere che amiamo.

Nessuno è normale.

Quando ama.



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Apr 29 2011

“DOTTORESSA, IO NON SONO NORMALE!”

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La possibilità di essere se stessi, che è alla base di una sana autostima, si conquista sentendosi bene con i propri pensieri e con i propri sentimenti.

Qualsiasi essi siano.

Purtroppo, però, noi psicologi ci troviamo spesso davanti ad una sconcertante richiesta: i pazienti vogliono essere aiutarti a cancellare le loro emozioni per arrivare a non provarle più.

Raccontano di sentirsi diversi dagli altri proprio a causa di ciò che provano.

Giudicano eccessiva e sbagliata, la loro emotività.


“Aiutami a essere normale. Voglio essere come tutti gli altri!” ci chiedono pieni di dolore e di speranza.

Mi è capitato spesso durante la pratica clinica.

Tante persone approdano al mio studio disperate e arrabbiate con se stesse, pronte a disfarsi di una sensibilità che ai loro occhi appare sbagliata o, peggio, malata.

IO NON SONO NORMALE


“Dottoressa io non sono normale… spesso, quando guardo il telegiornale, mi viene da piangere”.

Angela mi guarda con i grandi occhi azzurri colmi di disapprovazione per se stessa.

E’ imbarazzata e preoccupata.


La ascolto senza commentare.

“… e non è solo il TG, mi succede anche con le amiche o addirittura con gente che non conosco. Basta che qualcuno mi racconti qualcosa e tac… io scoppio a piangere”

Fa un gesto con le mani come se aprisse una scatola e tutte le lacrime del mondo ne saltassero fuori.

“L’altro giorno ero al lavoro,” continua “una collega mi ha raccontato che è stato investito il suo cane ed io… mi sono dovuta allontanare con una scusa!

Altrimenti mi sarei messa a piangere. E le assicuro che non era proprio il caso!”

“Perché non era proprio il caso?” indago, alla ricerca di una spiegazione capace di convincermi che la comprensione e la condivisione del dolore degli altri siano qualcosa di così insopportabile e sbagliato.

“Perchèèèèè…?!!!!!” Angela sgrana gli occhi e mi guarda esterrefatta, sorpresa dal mio non capire quelle ragioni per lei fin troppo ovvie.

“Perché ho il cuore troppo tenero. Perché mi commuovo sempre, anche quando vorrei essere tutta d’un pezzo. Perché mi preoccupo per gli altri e finisco per dimenticarmi che dovrei pensare prima di tutto ai miei interessi. Perché non sono competitiva e per questo non riesco a fare carriera!” esclama tutto d’un fiato.

Poi tace, in attesa del mio consenso.

Cosa non va in queste cose?

Credo che se tutti fossero sensibili, capaci di provare emozioni e di comprendere gli altri, pronti a cooperare invece che a competere, il mondo sarebbe migliore.


Eppure i portatori di queste straordinarie caratteristiche vogliono disfarsene, per trasformarsi in esseri cinici senza un cuore, adatti a vivere in un mondo che, così facendo, corre soltanto verso la propria distruzione.

L’amore, le emozioni e la sensibilità non sono mai da curare.

Nella loro accettazione, espressione e valorizzazione sta il segreto della salute e la via per costruire un mondo più sano.

Il movimento Io non sono normale: IO AMO cerca di dare riposta a questa disperata (e ingiustificata) richiesta d’aiuto.




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Apr 25 2011

IL CUORE NON E’ NORMALE

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Nasciamo tutti diversi e ciascuno con il proprio peculiare modo d’interpretare la vita. Ognuno portatore di una ricca gamma di emozioni e sentimenti. Ognuno con il suo modo di amare.

Poi cresciamo, diventiamo grandi e viviamo in un mondo che ci spinge come pecore dentro un recinto di conformismo,dal quale spesso non è più possibile uscire senza sentirsi emarginati, incompresi e soli.

Dentro questo recinto, stereotipato e prevedibile, il cinismo e la competizione, purtroppo, sono i valori più quotati e chiunque si senta tenero, emotivo o sensibile è costretto a pagare il prezzo della diversità o a dover nascondere, a volte anche a se stesso, il proprio mondo interiore.




Questo stile di vita, teso soprattutto a raggiungere il consenso sociale, chiamato successo o realizzazione, poggia sui conseguimenti materiali e convenzionali e su un alto tasso di conformismo.

Per sentirsi socialmente realizzati bisogna avere:

1) un reddito. Col quale comprare…

2) una casa. Dove fare…

3) una famiglia. Con cui trascorrere…

4) le vacanze… viaggiare… e incontrare gli amici e i parenti.

E bisogna farlo nei giorni prescritti, detti festivi o prefestivi, riunendosi e possibilmente mangiando insieme. Ma anche…

5) andando sempre d’accordo.

Chiunque non sia interessato a raggiungere e a rispettare questi traguardi in un tempo ragionevole, è considerato strano, socialmente emarginato, disadattato e, probabilmente, mentalmente malato.

La “malattia mentale” è la paura inconfessabile di molti. L’etichetta che sancisce la diversità e la conseguente emarginazione sociale, che terrorizza. Al punto che, segretamente, tante persone ricorrono ai farmaci pur di non ascoltare un sistema emotivo in contrasto con i dettami della società.

Bisogna essere come tutti gli altri. NORMALI. Anche nei sentimenti. Anche nelle emozioni.

Ma non tutti riescono a lobotomizzare la propria emotività per conformarsi agli standard sociali. Sempre più persone risentono del livellamento emotivo e dell’amputazione della propria creatività e le malattie psicologiche oggi più frequenti, la depressione e gli attacchi di panico, segnalano una falla nel conformismo. “Falla” che, a mio parere, non andrebbe “curata” ma valorizzata, esplicitata e incentivata.

Dentro questo scenario, la sofferenza psicologica diventa la conseguenza di un dover essere “emotivamente in un certo modo” impossibile da raggiungere, lo scarto tra un sentire giudicato illecito e un sentire considerato lecito, e costituisce spesso l’unica risposta sana davanti al tentativo di livellare i propri sentimenti in uno standard socialmente prescritto, chiamato normalità.

Così, mentre ci viene detto con insistenza cosa sia ragionevole provare nelle varie circostanze della vita, il cuore funziona a modo suo e prescinde dai dettami della ragione.

Il cuore segue una logica illogica, basata su valori diversi dagli status della normalità.

AMA.

Senza preoccuparsi se questo sia conveniente, intelligente, disdicevole o giusto.

E, per quanti sforzi compia, la ragione non riuscirà mai a modificare i sentimenti.

Può solo scegliere di non ascoltarli.

Chi ascolta il proprio cuore si apre alla verità di se stesso e trova la sua unicità. La creatività che guida la sua vita e le sue scelte.

Nell’A-normalità esiste la più profonda verità interiore di ciascuno.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

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