Giu 04 2017

CAMBIARE IL MONDO PARTENDO DA SE STESSI

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“Il mondo l’ho fatto io e l’ho fatto male… solo che adesso non so come cambiarlo.”

Sembra un delirio di onnipotenza, eppure questa frase contiene una profonda verità.

Siamo convinti che la realtà esterna sia indipendente dalla nostra volontà ma, osservando con attenzione, scopriamo che le cose non stanno esattamente così.

L’inconscio interagisce continuamente con lo scorrere degli eventi.

Tra il mondo esterno e il mondo interno esiste una relazione costante, che modella la vita fino a renderla congrua con ciò che intimamente riteniamo vero.

Nasciamo con la fontanella aperta e la predisposizione ad accogliere quello che ci circonda facendolo diventare parte di noi, e apprendiamo da bambini a disegnare le forme con cui costruiremo la realtà.

Durante l’infanzia dobbiamo imparare a decifrare ciò che abbiamo intorno e incasellare le esperienze nei modi condivisi dalle persone che per noi sono importanti.

Utilizzare un codice comune permette di sentirsi parte del gruppo, membri a tutti gli effetti della famiglia di appartenenza.

È un processo fisiologico e psicologico insieme.

Nel periodo della crescita, il cervello si abitua a riconoscere determinate gestalt, strutturando le abitudini necessarie a muoversi con sicurezza nell’ambiente.

La realtà, quella che comunemente riteniamo indipendente dalla nostra volontà e creata da Dio o dal Big Bang, nasce dentro di noi.

Ogni evento è un evento interiore.

Prende forma intimamente e possiamo riconoscerlo all’esterno grazie al gioco di specchi della proiezione e della rimozione.

Ecco perché “il mondo l’ho fatto io” e, se non mi piace, dovrò imparare a cambiarlo.

Tuttavia, per incidere sulla realtà, sarà necessario modificare le gestalt con cui interpreto la vita e strutturare diversamente gli equilibri tra le innumerevoli parti che compongono il mio assetto interiore.

È un lavoro intimo e profondo, fatto di pazienza, di ascolto e di continue rivelazioni.

Per riuscire è indispensabile scoprire in che modo ciò che succede nell’inconscio preforma gli avvenimenti.

Tutti gli avvenimenti.

Anche quelli che sembrano indipendenti dalle mie scelte.

Poiché: 

Il Simile Attira Il Simile”

Come Dentro Così Fuori”

ciò che avviene nella vita interiore si manifesta in ciò che succede… nel tentativo infallibile di aiutarmi a crescere.

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DENTRO & FUORI

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Angelo fa lo psicoterapeuta in una comunità.

Il suo è un lavoro di responsabilità che richiede passione e dedizione.

Per questo, ogni anno, fatica a prendere le ferie che gli spettano.

Nel timore di interrompere i ritmi del cambiamento, finisce con l’assentarsi soltanto pochi giorni a Pasqua e a Natale, in modo che la sua mancanza non incida sul percorso di crescita di chi si è affidato a lui con fiducia e impegno.

Senza rendersene conto il terapeuta stritola il proprio bisogno d’amore e di piacere, sotto una valanga di doveri.

Segregata nell’inconscio, però, una parte giocosa e rilassata desidera ardentemente le vacanze, e si sente morire sotto il peso delle innumerevoli incombenze quotidiane.

Angelo non vorrebbe far male nemmeno a una mosca, ma la crudeltà con cui ignora la sua spensieratezza riflette nel mondo la prepotenza.

I soprusi contro chi non può difendersi lo indignano profondamente, eppure, finché continuerà a sfruttare senza scrupoli le proprie parti infantili per favorire il suo senso del dovere, coltiverà la violenza dentro di sé e contribuirà, senza saperlo, a tener viva la prepotenza.

* * *

Simonetta ama gli animali e combatte ogni giorno per sostenere i loro diritti, in una società che, invece, li considera soltanto oggetti utili per soddisfare i piaceri dell’uomo.

Simonetta è sempre pronta a farsi in quattro e la sua disponibilità la spinge a sacrificarsi per le persone che ama.

Così facendo trascura il bisogno di ricevere attenzioni, confinando se stessa in coda alle sue priorità.

A prima vista può sembrare altruista e generosa ma, a ben guardare, agisce contro di sé la stessa indifferenza che combatte nel mondo e, mentre sostiene i diritti dei più deboli, maltratta le proprie parti istintuali, affermando inconsciamente la legittimità dello sfruttamento.

* * *

Matteo non vuole essere presuntuoso e cerca in tutti i modi di non far pesare la sua cultura e le sue competenze, anche quando sarebbe necessario permettere agli altri di riconoscerne il valore.

Ama essere umile e alla mano ma questo lo rende avaro con se stesso e si riflette in una cronica mancanza di denaro.

Impropriamente Matteo combatte la scarsità fuori di sé.

La povertà che lo affligge non dipende da una penuria di opportunità lavorative ma dagli apprezzamenti che nega a se stesso, sostenendo nell’inconscio l’imprescindibilità della miseria.

Carla Sale Musio

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INCONSCIO E REALTÀ: come creare un mondo migliore

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Apr 08 2015

INCONSCIO E REALTÁ: come creare un mondo migliore

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Crediamo che le cose che ci capitano quotidianamente siano la conseguenza di un mondo che agisce e si muove a prescindere dalla nostra volontà, ma… non è vero!

Questa convinzione è stata messa in discussione da un gran numero di ricerche scientifiche che ne hanno evidenziata l’ingenuità.

La fisica e la psicologia, infatti, hanno dimostrato che esiste una reciprocità che lega chi osserva a ciò che viene osservato, in un’interazione che dà forma alla realtà.

La relazione che intratteniamo con la vita definisce la nostra quotidianità dando forma agli eventi che costellano le nostre giornate.

La maggior parte delle persone, però, preferisce incolpare la sfiga, gli astri o il destino, delegando a una causa esterna il peso delle proprie disgrazie.

In questo modo, ci priviamo del potere creativo con cui modelliamo l’esistenza, confinandoci dentro una prigione di vittimismo e d’impotenza.

La fisica quantistica ha evidenziato come l’esistenza prenda consistenza da uno sciame d’infinite possibilità, coagulando nella materia ciò che è in sintonia con i contenuti del nostro mondo interiore.

L’inconscio, infatti, conserva la memoria di tutti gli avvenimenti accaduti, filtrando nella consapevolezza solo una piccolissima parte di pensieri, emozioni e convinzioni.

La maggior parte di ciò che abbiamo vissuto esiste in una dimensione della coscienza di cui non siamo a conoscenza, e da lì condiziona gli avvenimenti grazie a una legge di risonanza.

Il principio secondo cui il simile attira il simile sintetizza un presupposto basilare sia della fisica moderna sia della psicologia, spiegando come i vissuti di chi sperimenta la realtà esercitino un’influenza sulle circostanze che si verificano, aumentandone la probabilità.

Ciò che anima il nostro mondo interiore interagisce con gli eventi considerati esteriori molto più di quanto siamo portati a credere.

Il potere creativo è una forza di cui ancora non conosciamo il funzionamento e che finiamo per utilizzare in maniera involontaria e maldestra.

I pensieri, le emozioni e le convinzioni di cui siamo consapevoli, sono soltanto una piccola parte del magnetismo interiore da cui prende forma l’apparente casualità della vita.

La matrice che preforma gli eventi, infatti, affonda le sue radici nei contenuti archiviati nell’inconscio.

Per questo è importante conoscere intimamente noi stessi, affrontando anche gli aspetti che non ci piacciono e che non ci rendono onore.

Portando alla luce le verità nascoste nelle profondità dell’inconscio, impariamo a comprendere le forze interiori che plasmano il mondo che ci circonda, e a gestire la complessità della creatività e della vita.

Occorre stare sempre attenti ai pensieri che affollano la mente, selezionando quelli che riteniamo costruttivi e trasformando quelli negativi.

Indulgere in pensieri carichi di risentimento, di vittimismo e di amarezza, preforma un mondo di soprusi e di ingiustizie.

Mentre uno stato d’animo amorevole attira negli eventi l’armonia e la reciprocità.

Ci affezioniamo alle nostre emozioni negative (odio, rancore, autocommiserazione…) e le coltiviamo come ortiche, permettendo che infestino la mente senza lasciare spazio alle emozioni positive (amore, tenerezza, dolcezza…).

Liberare la coscienza dai contenuti sgradevoli non è facile e presuppone un profondo lavoro su di sé, ma è l’unico strumento capace di cambiare veramente la realtà.

Non serve fare la rivoluzione se prima non si attua una trasformazione all’interno di se stessi.

Non serve combattere le ingiustizie nel mondo quando non si riesce ad arginare le ingiustizie agite nel mondo interiore.

Non serve parlare di democrazia se nell’inconscio è in atto una dittatura.

Per estinguere davvero la violenza che ci circonda, è indispensabile prendere su di sé la responsabilità anche di ciò che, a prima vista, può sembrare lontano e indipendente dalla volontà, e assumersi l’onere di ritrovarne le radici archiviate nell’inconscio.

Infatti, solo dopo aver eliminato i semi interiori della crudeltà, diventa possibile costruire una cultura fondata sull’amore e sulla fratellanza, e realizzare una società che non discrimina perché capace di accogliere la diversità dentro di sé, che non prevarica perché ha imparato a comprendere la propria fragilità, e che non emargina perché ha acquisito la consapevolezza che tutto, ma proprio tutto, ha origine dentro di noi.

Carla Sale Musio

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CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Nov 08 2014

INFORMAZIONI CONTRADDITORIE

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Internet ha rivoluzionato il mondo dell’informazione e oggi chiunque, con un semplice clic, può accedere a notizie di ogni genere: scientifiche o divulgative, per addetti ai lavori o smaccatamente pubblicitarie e ingannevoli, rigorose o burlesche.

Ce n’è per tutti i gusti!

Basta seguire il filo della curiosità, navigando da una pagina all’altra, per perdersi in un mare di conoscenze spesso contraddittorie.

La cultura sta cambiando e sul web possiamo trovare tutto e il contrario di tutto.

Le informazioni sono numerosissime, documentate e argomentate in maniera ineccepibile.

Così convincenti che, cercando di approfondire gli argomenti, si finisce per sentirsi impotenti e con una gran confusione in testa, in balia di un mondo privo di punti di riferimento attendibili.

La ragione cerca una risposta su cui fare affidamento, e la logica va in tilt davanti a una poliedrica offerta di saperi in contrasto l’uno con l’altro.

Durante gli anni della scuola abbiamo imparato a costruire una visione della vita stabile e onnicomprensiva, ma anche inamovibile e priva di elasticità, incapace di modificarsi per stare al passo con i tempi e con le nuove ricerche.

La complessità e il cambiamento fanno paura, e l’idea di dover mettere sempre in discussione tutto genera un’inquietudine interna, mandando in crisi il nostro bisogno di costruire abitudini rassicuranti, prevedibili e ripetitive.

Accogliere la molteplicità delle informazioni ci fa sentire incoerenti e creduloni, incapaci di pensare autonomamente e pronti a seguire passivamente l’ultima voce che ha parlato.

Ma, psicologicamente, è vero proprio il contrario!

La maturità permette di gestire una cultura sempre più ricca e variegata, e di accogliere dentro di sé una poliedricità non più dogmaticamente suddivisa in buoni e cattivi, giusto o sbagliato, vero o falso.

Con la crescita s’impara a valutare tante verità simultaneamente, e a costruirsi un’opinione work in progress, valida fino a che non sarà confutata da una nuova scoperta.

Il vero e il falso diventano concetti relativi, provvisori e sempre discutibili.

Ciò che è giusto per qualcuno è sbagliato per qualcun altro.

Si affronta in questo modo una complessità che riabilita la soggettività e restituisce alla mente il suo posto autorevole affianco alla scienza.

Le informazioni contraddittorie segnalano la presenza di un’obiettività fluida e priva di rigidità, capace di comprendere gli opposti anche senza conciliarli.

Ma soprattutto, costringono a prendere una posizione individuale, accollandosi la responsabilità del proprio pensiero e delle proprie scelte.

In questa chiave, ciò che è vero per me è vero perché io voglio crederlo tale!

E non soltanto perché lo ha affermato l’esperto di turno.

La mente ha un potere importante nella formazione della realtà.

E l’inconscio interagisce sempre con il mondo che consideriamo esterno a noi, attirando, come una calamita, gli eventi che avvalorano le nostre convinzioni profonde.

Scegliere di prestare fede a una conoscenza orienta l’inconscio nella direzione della prevedibilità, facendo sì che le conferme non tardino ad arrivare.

Questo non vuol dire che la psiche sia l’unica artefice della verità.

Significa, invece, che, dall’incontro tra ciò che profondamente riteniamo vero con ciò che invece ci sorprende nel mondo, scaturisce una lettura della vita inevitabilmente soggettiva, ma non per questo irreale o fantastica.

La realtà è sempre la conseguenza del mondo interiore, e appare veritiera a uno sguardo che osserva le cose con curiosità e partecipazione, pronto a schierarsi con ciò che di volta in volta cattura una convinzione profonda.

Delegare a un potere esterno, anche se autorevole e illuminato, la gestione delle informazioni, significa abdicare alla propria capacità decisionale, lasciando ad altri lo scettro della propria esistenza.

Assumersi la responsabilità delle proprie scelte e del proprio pensiero, permette una visione del mondo in continua trasformazione ed evoluzione, e porta a costruire una società capace di accogliere la diversità con rispetto e senza discriminazioni.

La poliedricità delle notizie che circolano sul web ci costringe a interrogarci sul bisogno di attribuire a un’autorità, onnipotente e onnisciente, la gestione delle nostre vite, e ci restituisce le redini della verità.

Non più quindi un sapere univoco, ma tanti frammenti di un puzzle, che diventa sempre più pregnante a mano a mano che il disegno della conoscenza si fa congruo e significativo dentro di noi, e che, invece, perde di credibilità e di interesse quando compone gestalt che non riusciamo a interpretare e che non ci appartengono.

La realizzazione di un mondo migliore, libero dal razzismo e dalla prepotenza, passa attraverso l’accettazione del potere decisionale individuale e l’accoglienza di tante differenti verità in se stessi.

Contemporaneamente.

La tolleranza e la cooperazione sono la conseguenza di una molteplicità senza conflitti e senza discriminazioni.

Dapprima dentro di sé.

E poi nella vita.

Là fuori.

Carla Sale Musio

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INFINITE REALTA’

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Lug 22 2014

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Non è possibile fare la rivoluzione… se prima non si rivoluziona il proprio modo di essere!

La vita rispecchia il sentire profondo delle persone, modellandosi sulle aspettative e sulle scelte di ognuno.

Si potrebbe obiettare che “la realtà esiste a prescindere dai vissuti interiori e dalle emozioni della gente” ma, a questo proposito, conviene aggiornare le proprie convinzioni, informandosi un po’ di più sulle scoperte della fisica quantistica.

Studiando il comportamento delle particelle, infatti, gli scienziati hanno verificato che il mondo e l’inconscio intessono una stretta relazione tra loro, scambiandosi l’energia creativa e plasmando la realtà fino a forgiare gli eventi che costellano la nostra esistenza.

Quello che pensiamo, proviamo, affermiamo e crediamo, influenza gli avvenimenti molto più di quanto siamo disposti ad ammettere, dando forma al nostro presente e guidandoci nel posto giusto al momento giusto o nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Attiriamo sempre le circostanze in cui ci troviamo a vivere perché, anche senza saperlo, siamo davvero noi gli artefici del nostro destino!

Il mondo esterno riflette la vita interiore in misura molto maggiore di quanto il materialismo ci abbia voluto far credere.

Per questo, nonostante gli sforzi compiuti per modificare le situazioni, spesso finiamo per ritrovarci a vivere dentro scenari uguali!

Nei momenti di difficoltà, davanti alle cose che non ci piacciono, scagioniamo noi stessi sostenendo la criminalità della sfiga, del destino o della natura, per esorcizzare l’inquietante sensazione di pilotare l’esistenza senza aver individuato il pannello dei comandi.

Ma la paura superstiziosa che serpeggia in fondo all’anima, nasconde una verità e ci ricorda che, oltre ad essere gli attori sul palcoscenico della vita, ne orchestriamo anche la regia!

L’inconscio, infatti, orienta le circostanze, richiamando gli avvenimenti che più si accordano con le profondità della nostra anima.

Ecco perché non è possibile modificare la realtà che ci circonda senza aver prima trasformato la verità interiore che la manifesta.

La sostanza di cui è composta l’esistenza è un’energia plastica e duttile, la stessa di cui sono fatti i pensieri e le convinzioni profonde.

Ciò che crediamo intimamente imprime la coscienza, attirando nel nostro campo energetico tutto quello che si trova sulla stessa lunghezza d’onda.

Nascono così le tante sincronicità che punteggiano la vita di ognuno di noi, segnalando in maniera tangibile la concomitanza tra i fatti del mondo e la coscienza.

Impropriamente chiamate coincidenze da chi ancora fatica a staccarsi dalla materialità, evidenziano la simultaneità che lega indissolubilmente gli avvenimenti fisici ai vissuti interiori e ci mostrano con chiarezza la correlazione che esiste tra il mondo dei pensieri e quello delle forme.

Secondo la fisica dei quanti, infatti, il principio di causa ed effetto non è limitato soltanto alle coordinate spazio temporali, ma si estende alla totalità dell’essere, fino ad includere i vissuti profondi  e gli stati d’animo.

Compreso quelli che abbiamo dimenticato in qualche angolo remoto dell’inconscio.

Nell’accadere degli eventi la consapevolezza non è importante, ciò che conta è la corrispondenza tra l’interiorità e il manifestarsi della realtà.

Quanto più un “sentire” appartiene alla verità interiore, tanto più richiamerà a sé le circostanze che lo riflettono, dando forma al mondo in cui viviamo e amplificando così la sua pregnanza nella nostra percezione.

Ma, quando non è compresa, questa sincronicità rafforza la convinzione dell’ineluttabilità del destino e ne mantiene attiva l’esistenza, dando vita a un circolo vizioso che si modifica soltanto nel momento in cui mettiamo mano ai presupposti interiori che lo sostengono.

Per cambiare il mondo, è indispensabile avventurarsi nelle profondità di sé stessi e affrontare i conflitti e le crudeltà che dilaniano la realtà interiore.

I piccoli e grandi soprusi che commettiamo (contro noi stessi o contro gli altri), le leggi interiori che proclamiamo, i desideri che coltiviamo, le credenze, i valori, i pregiudizi… tutto contribuisce a dare vita a un flusso energetico che interseca ininterrottamente la realtà, modellandola sulle sue stesse frequenze.

E’ per questi motivi che, spesso, la sfortuna sembra accanirsi ingiustamente sempre sulle stesse persone!

La frequenza della nostra convinzione attrae come una calamita gli eventi negativi (o positivi) che la confermano.

Alla luce della teoria dei quanti, perciò, la trasformazione interiore è l’unico strumento efficace per trasformare il mondo, l’unica vera rivoluzione possibile!

Modificando le idee che animano il mondo interno, diventa possibile orientare l’inconscio in direzioni nuove, incrementandone l’energia e dando forma a una realtà migliore.

Il simile attira il simile, l’odio fa crescere l’odio, la guerra fomenta la guerra, la violenza genera la violenza… anche quando è agita a fin di bene.

La legge dell’attrazione opera sempre, a dispetto delle nostre migliori intenzioni.

Solo la soluzione interiore dei conflitti permette ai fumi dell’aggressività di evaporare, rovesciando la dittatura nel mondo interno e lasciando scorrere la democrazia negli avvenimenti della nostra vita.

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MIRACOLI? … DISGRAZIE? … O CAMBIAMENTI INTERIORI?

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Sonia desidera una casa tutta sua, ma lo stipendio esiguo non le permette di fare un acquisto adeguato alle sue esigenze.

Perciò si limita a immaginarla e a guardare gli appartamenti in vendita, senza riuscire a trovare uno spazio adatto.

Quando, però, finalmente giunge a un compromesso con se stessa… la vita la sospinge dentro una serie di coincidenze fortunate, portandola a visionare un bilocale che sembra fatto apposta per lei!

Sonia se ne innamora e gioca carte false per comprarlo.

Purtroppo le circostanze si fanno sempre più avverse, la banca non le concede il mutuo e i soldi messi da parte sono troppo pochi.

Sonia cavalca l‘onda della passione.

Sicura della sua intuizione, firma senza pensarci una finanziaria di cui non ha nemmeno letto le condizioni e, qualche mese dopo, raggiante di felicità comincia la sua nuova vita nell’appartamento appena comprato.

Tutto sembra girare per il meglio… ma, purtroppo, prima o poi i nodi vengono al pettine e, quando riceve il primo resoconto della banca, la donna comprende di aver firmato un po’ troppo alla leggera.

Con amarezza scopre che sta pagando un prezzo spropositato, ben diverso da quanto pattuito con l’agente che le ha proposto il prestito.

Sconsolata confida la sua delusione a una zia che, inaspettatamente, le regala il riscatto del mutuo e la possibilità di restituirle con calma il denaro, senza interessi!!!

Sonia grida al miracolo e ringrazia il destino, la fortuna, i santi e la zia!

Ignara dei modi in cui la trasformazione del suo mondo interiore abbia creato le premesse per quel prodigioso cambiamento esteriore, delega ai capricci di Dio la magia che è riuscita a infondere nella sua vita.

*  *  *

Davide fa lo psicoterapeuta e ogni giorno vede tante persone in difficoltà che, con pazienza, aiuta a liberarsi dalle trappole del dolore.

Il lavoro gli piace e lo svolge con impegno e con passione ma, ogni volta che sente il bisogno di staccare un po’ e prende in considerazione l’idea di concedersi qualche giorno di ferie, inspiegabilmente saltano tutti gli appuntamenti.

“E’ una specie di tacita intesa tra me e il lavoro” racconta sorridendo “Ma da quando ho capito il gioco, sto molto attento a quello che penso e cerco di programmare in anticipo le mie vacanze! Non mi piace arrivare in studio e scoprire che tre pazienti su cinque hanno disdetto. Non mi gratifica come professionista e non soddisfa il mio bisogno di riposo!”

*  *  *

Paola è convinta di non potersi fidare degli uomini.

Ha avuto un papà donnaiolo, sempre pronto a tradire la moglie, e per questo da bambina ha visto piangere la mamma tante volte.

Perciò ha giurato a se stessa che da grande non avrebbe permesso a nessuno di farla soffrire in quel modo!

Crescendo ha cercato di mitigare un poco la sua visione sprezzante degli uomini ma, nonostante le buone intenzioni, in un angolo dell’inconscio l’idea della loro inaffidabilità mantiene inalterato il suo potere, condizionando le circostanze della sua vita.

Dopo l’ultimo innamoramento andato a rotoli, però, decide di seguire un percorso di crescita personale e di riprendere in mano i brutti ricordi del passato.

Durante un lavoro psicodrammatico, finalmente la ragazza trova il coraggio di guardare in faccia il suo disprezzo, affrontando le critiche e l’indifferenza con cui ogni volta manda in frantumi le storie d’amore.

Pian piano la fiducia fa capolino tra le maglie dell’armatura che ha scelto di indossare per non doversi ritrovare a piangere come sua madre.

E quando, finalmente, il cambiamento interiore ha sciolto i nodi del suo orgoglio e della paura, il mondo si colora di una nuova energia e la vita modifica le circostanze, conducendola a incontrare un amore finalmente con la A maiuscola. 

Carla Sale Musio

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Apr 03 2014

RESPONSABILITA’ E LIBERTA’

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La possibilità di vivere un’esistenza soddisfacente poggia sulla capacità di mettersi al centro della propria vita e di assumersi la responsabilità di quello che succede, sia all’interno che all’esterno di sé.

Impropriamente riteniamo che gli eventi appartengano a una realtà immutabile e separata dentro la quale ci muoviamo come su un palcoscenico, vittime di una regia imperscrutabile con cui siamo costretti a confrontarci senza poter intervenire a modificare il copione, i testi o le scene.

Così, quando le cose vanno bene, ringraziamo Dio, la provvidenza o la fortuna, e quando invece vanno male, incolpiamo il destino, la casualità o la sfiga, nella convinzione di dover subire quello che ci succede senza intrometterci nella creazione.

Ma ciò che chiamiamo realtà è la conseguenza di un’interazione energetica costante che esiste tra noi e l’ambiente.

Uno scambio che avviene anche quando non ce ne rendiamo conto e che plasma ininterrottamente gli eventi, modellando il mondo esterno sulla forma dei nostri pensieri, stati d’animo e vissuti, consci o inconsci.

La consapevolezza di questo scambio permette di influire intenzionalmente sugli avvenimenti imparando a cavalcare la casualità con consapevolezza e con maestria, mentre ignorarne l’esistenza ci porta a interagire con un mondo incomprensibile e imprevedibile, pieno di ostacoli e di pericoli.

La fisica quantistica ha dimostrato come le particelle infinitesimali che compongono la materia siano legate tra loro da una sorta di consapevolezza reciproca, che si manifesta anche in assenza di un contatto fisico o di una trasmissione di energia.

L’informazione viaggia nell’invisibile fino a raggiungere la realtà, manifestando la sua presenza senza bisogno di legami evidenti o concreti.

Ogni cosa nasce da un’onda di informazione che, di volta in volta, assume uno degli infiniti aspetti di sé, concretizzandosi in un evento quando un osservatore vi porta la sua attenzione e che, in assenza di questa attenzione, si perde dentro un’immaterialità brulicante di inesauribili possibilità.

E’ la coscienza che definisce lo scenario in cui prenderà forma la nostra vita e lo fa materializzando la propria verità interiore nelle circostanze che, in modo solo apparentemente casuale, costellano l’esistenza.

La casualità, infatti, non esiste, al suo posto c’è un pulsare di probabilità, pronte a coagularsi negli eventi che ci succedono, richiamate e magnetizzate dall’energia del nostro mondo interiore.

Ciò che profondamente crediamo vero dentro di noi, le cose su cui concentriamo la nostra attenzione, modellano gli avvenimenti della realtà attraendo le esperienze che ne confermano l’esistenza, in base a un criterio speculare al nostro mondo interno.

In questo modo possiamo fare esperienza di noi stessi e della nostra profonda verità.

Ma possiamo anche modificare la materialità, nel momento in cui ci apriamo a nuove teorie e a nuove possibilità, in un percorso di crescita e di esplorazione senza fine.

Assumersi la responsabilità di ciò che succede e guardare con onestà e con profondità dentro se stessi, permette di portare l’attenzione alle matrici interiori che modellano la realtà consentendoci di intervenire a cambiarle e modificando le nostre esperienze di vita.

La libertà è la conseguenza di un percorso (senza fine) di conoscenza di se stessi.

Un cammino indipendente e personale in cui la creatività aiuta a liberare l’espressività e a trasformare le asperità interiori, dando vita a un mondo in costante miglioramento ed evoluzione.

La realtà in cui viviamo riflette la verità che coltiviamo nel nostro inconscio, mostrandoci, negli eventi che incontriamo, le leggi e i modi con cui interiormente trattiamo noi stessi.

Un mondo malato manifesta le leggi ingiuste con cui segretamente incarceriamo la nostra anima.

Un mondo sano riflette la capacità di accogliere con amore e con comprensione la propria verità.

Guardare se stessi con onestà, consente di migliorare le zone oscure della coscienza fino a renderle luminose e pulsanti di energia. 

Assumersi la responsabilità della propria vita è il primo passo verso la libertà.

 Carla Sale Musio

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Lug 20 2013

CHIACCHIERARE CON LA GUIDA INTERIORE

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Abbiamo tutti un compagno di viaggio che ci accompagna lungo il corso della vita.

E’ un compagno discreto e totalmente privo di violenza.

Attende con rispetto un momento di attenzione per rivelarci una sapienza capace di cambiare in meglio la nostra realtà.

Ma per accoglierlo bisogna aprirsi alla sua esistenza, con fiducia e senza aspettative.

Solo così si formano nel cuore le risposte alle nostre domande e, nel tempo, quelle sensazioni trovano le parole per raccontarsi.

Esiste dentro ciascuno di noi la capacità di entrare in contatto con un serbatoio di saggezza spirituale che conosce tutte le risposte a tutte le domande.

E’ un principio etico capace di osservare le cose da un punto di vista più ampio e di tenere sempre presente che siamo parte di un insieme più grande.

Chiamiamo questo compagno di viaggio: Sé Divino, Guida Spirituale, Angelo Custode, Saggezza Universale …

I nomi indicano l’esistenza di un qualcosa che è presente dentro di noi e che funziona a prescindere dalla logica, un quid capace di utilizzare criteri diversi dalla razionalità e che agisce secondo i parametri dell’infinito.

Non siamo abituati a pensare la Totalità.

L’infinito ci fa paura e ci è difficile anche soltanto immaginarlo.

Preferiamo concentrarci sulla separazione, sul mio e sul tuo, evidenziando e combattendo le diversità ma, così facendo, perdiamo di vista il noi, il Tutto di cui siamo parte e che ci appartiene.

La comprensione del Tutto, però, è indispensabile per la sopravvivenza perché ci consente di considerare l’equilibrio delle cose, l’ecosistema essenziale alla vita, il pianeta nella sua totalità.

Leggere la realtà a compartimenti stagni, invece, genera separazione, barriere, conflitti, guerra… e tutte quelle sopraffazioni che stanno avvelenando il mondo e provocando tanta sofferenza.

Il ritmo frenetico della quotidianità ci distoglie dalla concentrazione necessaria a sperimentare la Totalità e ci spinge a combattere costantemente contro un mondo pieno di avversari, facendoci sentire sempre più soli.

Anche in mezzo a tanta gente.

La percezione di una realtà frammentata in pezzi separati e distinti, ci confina dentro la convinzione che la vita debba inevitabilmente fondarsi sullo sfruttamento e sulla morte di qualcun altro.

“Mors tua vita mea” è il motto che ci costringe a vivere nella paura, perché da un momento all’altro le circostanze possono ribaltarsi trasformandoci nelle vittime inermi di qualche predatore più prestante e agguerrito di noi.

Così, immersi dentro una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, perdiamo di vista il nostro prezioso compagno di viaggio e la sua muta verità, trascurandone i consigli e ignorandone la profonda saggezza.

In un angolo dell’inconscio, però, la consapevolezza dell’inscindibile unità di tutte le cose aspetta pazientemente di ricevere un poco di attenzione per manifestare finalmente la sua sapienza, nella coscienza e nella realtà.

A volte questa presenza spirituale ci appare nei sogni o in quei pensieri fugaci che attraversano la mente con un’intuizione improvvisa, rarefatta e piena di verità.

Purtroppo, dimentichiamo rapidamente i consigli ricevuti in questo modo, lasciando che stili di pensiero indotti dall’esterno, più concreti e meno volatili, spadroneggino nella nostra psiche, incatenandoci sempre di più alle consuete fatiche di ogni giorno.

Il benessere psicologico, però, non può prescindere dalla consapevolezza che la vita sia qualcosa di più che un carico di doveri e di difficoltà dove il più forte vince e il più debole soccombe.

Ascoltare la Guida Interiore ci ricorda che è importante mantenere accesa la comprensione del nostro essere insieme, frammenti di un Tutto più grande che, abbracciando ogni cosa, accomuna e tutela.

Siamo tutti parte di una stessa realtà in cui ogni presenza arricchisce la Totalità di una espressione nuova, spingendoci a conoscere e integrare le diversità.

La nostra Guida Spirituale lo sa.

Sa che ogni cosa, ogni evento, ogni essere con cui veniamo in contatto, sollecita un aspetto diverso della realtà e di noi stessi, amplificando le nostre risorse e le nostre possibilità.

Sa come interpretare gli avvenimenti e cogliere, dietro alle apparenze, il significato profondo che rende importante ogni accadimento e ogni vita.

Occorre solo prestare orecchio alle sue indicazioni concentrando l’attenzione su ciò che è dentro (invece che su ciò che è fuori).

E permettendo che le sensazioni prendano il posto delle parole e dei tanti doveri che riempiono le nostre giornate.

Stare in silenzio con se stessi senza focalizzarsi su nulla in particolare, lasciando spazio a questa impalpabile presenza, ci apre al linguaggio delle sensazioni e ci conduce progressivamente a incontrare una profonda saggezza interiore.

Non siamo abituati ad ascoltare il silenzio pieno di verità che caratterizza il mondo interno, ma quando ci concediamo di mettere in pausa il fare, lasciandoci semplicemente essere, una nuova consapevolezza prende forma dentro di noi e ci rivela la sua sapienza.

Molti chiamano questo stato di partecipazione non focalizzata: meditazione.

Possiamo impararne i principi e le tecniche in tanti corsi e scuole.

Ma ciò che rende difficile la sua applicazione nella vita di tutti i giorni è la constatazione che per meditare non ci sono istruzioni dettagliate, né regole o metodo.

Infatti, non esiste un modo di fare la meditazione, non c’è una tecnica o una ricetta.

Perché la meditazione non si fa.

La meditazione è.

E’ un modo di essere.

Si tratta di spostare l’attenzione dall’esterno all’interno e di lasciare che quel qualcosa si manifesti. Senza giudicarlo, senza imbrigliarlo, senza prevederlo.

Per incontrare la Guida Interiore bisogna diventare la meditazione stessa.

Ed essendo la meditazione… qualcosa dentro di noi fa clik! … e ci trasporta in una conoscenza diversa, in uno spazio in cui finalmente è possibile ascoltare la voce silenziosa della nostra intuizione.

Più ci permettiamo di essere aperti ad accoglierne la diversità, più la sua saggezza ci mostra possibilità nuove per affrontare la vita di tutti i giorni.

Una chiacchierata con la Guida Spirituale è fatta di silenzio e di totalità e ci ricongiunge con la sapienza dell’infinito, permettendoci di accogliere tutto.

Senza giudizio.

E con semplicità.

leggi anche: 

CHANNELING: ascoltare la spiritualità interiore 

TELEPATIA

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Dic 28 2012

QUEI RICORDI CHE NON MI RICORDO…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

L’odore del pesce fritto evoca sempre in me una nostalgia struggente. Qualcosa che mi scalda il cuore e mi fa sentire improvvisamente in pace…

Camminavamo in silenzio sulla sabbia tenendoci per mano nell’aria calda e umida della sera.

Ricordo l’odore salmastro delle alghe e i colori scuri della notte che lentamente avvolgevano il sole nel loro abbraccio quieto.

E quella tua presenza così naturale, quella nostra consuetudine del pesce…

La trattoria era proprio a ridosso della spiaggia, con i muretti di cemento ancora caldi dal sole e i tavolini all’aperto sotto la tettoia di canne.

Andavamo spesso lì a mangiare il pesce. Era una tradizione nostra. Intima, rassicurante e quasi quotidiana. Un modo per stare insieme e scambiarci le emozioni della giornata.

Ma perché ci andavo? E con chi ero? Chi tenevo per mano? Chi era quella presenza così familiare?

Per quanti sforzi faccia, io non riesco proprio a ricordarlo. La scena s’interrompe sempre su quel frammento, così preciso ma anche così incompleto.

Non ricordo nient’altro. Buio. Come se avessi perso la memoria. Come se fossi devastato da una mutilazione al cervello.

Eppure… il ricordo si accende immancabilmente ogni volta che fiuto l’aroma della frittura di pesce.

E’ un ricordo dolce e pieno d’amore che io purtroppo non ho mai vissuto.

(Sono vegetariano da quando ero bambino e non mangio il pesce)

Ma è così intimo che riesce sempre a emozionarmi.

Alessandro

*  *  *

Dopo la laurea, Francesca ha programmato una vacanza di dieci giorni a New York.

All’ultimo momento, però, l’amica con cui aveva organizzato il viaggio ha un imprevisto e non può più partire con lei.

Francesca non se la sente di rimandare tutto.

Dieci giorni da sola in una città sconosciuta le fanno un po’ paura ma decide di partire ugualmente e di vivere quell’avventura.

Non è mai stata a New York e l’emozione è grande!

Appena scesa dall’aereo si sente improvvisamente a casa. Ogni cosa le è familiare. Odori, rumori, colori… tutto. Ricorda strade, negozi, nomi e scorciatoie.

Incuriosita, si lascia pian piano guidare da quella strana consapevolezza e, senza chiedere informazioni a nessuno, trova d’istinto tutto ciò che le serve: oggetti, monumenti, mezzi di trasporto, punti ristoro, divertimenti, parchi, centri commerciali…

Ogni cosa le venga in mente, ha la sua risposta in quel “già vissuto” che a New York l’accompagna dappertutto facendola sentire straordinariamente diversa. Disinvolta, sicura, propositiva e… a suo agio.

In un angolo di sé, Francesca si osserva e non si riconosce.

L’indecisione e la timidezza di sempre sono scomparse cedendo il posto a una personalità nuova, più intraprendente e sicura.

Dieci giorni che scappano via in un nanosecondo e che le sembrano una vita intera.

Rientra a casa emozionata e confusa, abbandonando a malincuore quella che ormai chiama affettuosamente “la mia città”.

Come in un sogno, sul volo di ritorno la personalità newyorkese cede il posto alla ragazza di sempre (avventurosa e dinamica ma anche timida e riservata) che porta a casa una valigia piena di regalini e conserva nel cuore il ricordo di quell’altra se stessa, così incredibilmente diversa da lei.

* * *

Non so perché ma i bambini che si esibiscono sul palcoscenico mi fanno provare qualcosa di lacerante e… terribile! Talmente doloroso che comincio a piangere senza riuscire più a fermarmi.

Quando mia figlia era piccolina, pensavo fosse la commozione nel vederla recitare a scuola o ballare durante i saggi di danza.

Ma l’altro giorno sono entrata per caso in un centro commerciale, proprio mentre un gruppo di bambini si esibiva in una performance di tango. Erano così carini, tutti con i costumi di lamé, colorati e carichi di lustrini, che mi sono avvicinata a curiosare un po’ ma… è stato impossibile! Ho dovuto allontanarmi in tutta fretta per nascondere le lacrime che mi scorrevano sul viso come un fiume in piena.

E lo stesso mi è successo a teatro, qualche mese fa, quando sono entrati in scena alcuni giovanissimi attori che certamente avevano tutti meno di dieci anni.

La loro parte era festosa e allegra e non sarà durata più di dieci minuti. Ma a me è sembrata un’eternità!! Non riuscivo a fermare i singhiozzi. Più mi sforzo di controllarmi e peggio è!!

Allora cerco di farmene una ragione e di ricordare da cosa e quando abbia avuto origine tutto questo dolore, ma camminando all’indietro con la memoria non trovo nulla. Nessun indizio per una reazione tanto esagerata e inopportuna.

E’ qualcosa di triste e di mostruoso insieme… qualcosa che non ricordo, che non mi appartiene e che inevitabilmente mi provoca il pianto.

Marina

* * *

Alcune persone hanno ricordi che non fanno parte delle esperienze di questa vita.

Sono avvenimenti che non potremmo ricordare perché non li abbiamo vissuti nello stato di coscienza con cui li riviviamo oggi e che ci appaiono sotto forma di emozioni o di immagini frammentarie, slegate da ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Sono ricordi che segnalano un movimento della coscienza su piani diversi della sua infinita realtà.

La nostra identità è limitata alle poche esperienze che la ragione considera “reali”.

Tutto il resto è censurato e nascosto nell’inconscio, per non turbare l’idea che ci siamo costruiti di noi stessi e della vita.

Ma la coscienza è qualcosa di molto più ampio di quanto la logica sia disposta ad ammettere.

La coscienza è l’insieme di tutte le realtà possibili.

(Quelle logiche e quelle che la logica non può processare)

Si è tanto parlato di vite precedenti… vite che abbiamo già vissuto con un corpo e un’identità differente da quella di adesso, in cui abbiamo sperimentato situazioni e stati d’animo diversi.

Le vite precedenti sono esperienze che appartengono alla coscienza ma non al corpo e all’identità con cui ci identifichiamo abitualmente.


Ma che cos’è: la coscienza?


Siamo parte di un tutto più grande, chiamato coscienza, che trascende i limiti del corpo e dell’identità di ciascuno e che si frammenta in infiniti altri corpi e identità per fare esperienze circoscritte della sua totalità.

La frase mistica “Tutto è uno.” esprime questo concetto.

Ma nel mondo della logica le cose sono finite e l’infinito è troppo espanso e privo di limiti per poter essere compreso, valutato e considerato nelle esperienze che viviamo abitualmente.

Per questo esiste un grande calderone chiamato inconscio dove archiviamo tutte le cose che la ragione non riesce a spiegare.

L’inconscio e la coscienza probabilmente sono la stessa cosa.

Solo che uno per definizione non lo si può conoscere. E’ appunto: inconscio.

Mentre l’altra, la si può almeno tentare di esplorare. E’ coscienza… quindi potenzialmente consapevole.

A volte possiamo avere ricordi che non ricordiamo di avere mai vissuto perché non ne abbiamo fatto esperienza con questo corpo e con questa identità.

Quando permettiamo a noi stessi di essere di più del nostro corpo e della nostra identità, possiamo ammettere di avere delle consapevolezze vissute in corpi e con identità diverse da quelle attuali, ma non per questo meno reali.

Poiché gli effetti di queste esperienze si possono sperimentare con il corpo e con l’identità di adesso, quei ricordi (vissuti con corpi e identità diverse) possono essere ritenuti reali.

Il tempo ingarbuglia le cose, però.

Infatti, se li ricordo adesso, ma non li ho mai vissuti, come fanno a essere ricordi?

In quale tempo ne avrei fatto esperienza?

In un tempo successo prima, in cui io ero io ma non ero ancora nato?

Queste domande sono mal poste e perciò non trovano risposte adeguate.

Il tempo non è qualcosa che esiste a prescindere dalla coscienza che lo sperimenta.

Il tempo è uno stratagemma della coscienza che permette di frammentare la totalità in una sequenza.

Dentro quella sequenza io nasco, vivo e muoio.

Fuori da quella sequenza, io sono nato, vivo e morto contemporaneamente.

Perché senza il tempo, tutto semplicemente è.

(Tutto-insieme-in-un-eterno-adesso)

E in quell’eterno adesso ci sono altre esperienze che interferiscono col mio mondo interiore e che permettono ai ricordi di prender forma nel corpo e con l’identità che ho ora (e che chiamo “la mia vita attuale” per distinguerla dalla totalità della coscienza e delle infinite vite che le appartengono).

Così quei ricordi che ogni tanto fanno inspiegabilmente capolino nella nostra realtà, ci segnalano una identità più grande e più articolata e arricchiscono la nostra esperienza di vissuti diversi.

Vissuti che meritano un’esplorazione più approfondita e un’integrazione nella vita attuale perché intrecciano l’esperienza corrente con la loro carica emotiva.

Recuperare le storie e i traumi di altre vite serve a illuminare la nostra esistenza presente e permette di sciogliere i traumi che ancora interferiscono con la crescita interiore e con lo sviluppo della nostra identità.

Siamo tutti parte di un’unica infinita coscienza che srotola se stessa in tante vite per dare forma alla sua molteplicità.

Comprendere l’irrazionale nella nostra esperienza ci porta a contatto con una saggezza profonda e permette al mondo interiore di dispiegare tutta la sua poliedrica verità.

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Mag 26 2012

SCEGLI LA TUA REALTA’!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La fisica e la psicologia sostengono che chiamiamo realtà un modo soggettivo e personale di interpretare quello che succede, perché chi sperimenta la realtà sperimenta sempre “la propria realtà.

Nel linguaggio comune, la parola soggettività indica tutto ciò che deriva da una visione personale e che, proprio per questo, non può essere considerato obiettivo.

Il suo opposto, l’oggettività, significa, invece, che una cosa è reale di per sé, indipendentemente dal vissuto individuale o dall’interpretazione che se ne dà.

La necessità di affermare una verità oggettiva, presente a prescindere da tutto, trae origine dalla fisica antica.

La fisica moderna, infatti, non crede più nell’esistenza di una realtà totalmente separata da chi la vive.

Oggi, per i fisici (e per gli psicologi) esiste un legame inscindibile che unisce i fatti e chi ne fa esperienza.

Ci sono tante realtà possibili.

Mutevoli, varie e soggettive.

La fisica parla di onde di probabilità e spiega che la realtà fine a se stessa è un concetto illusorio.

Ogni cosa può essere considerata reale, solo nel momento in cui qualcuno sceglie di entrarci in contatto.

Purtroppo, però, la fisica che studiamo a scuola si ferma alla fisica antica!

I programmi ministeriali non includono lo studio della fisica moderna e per questo motivo le sue scoperte sono ignorate dalla maggior parte delle persone.

Una visione della vita, ormai superata dalla ricerca scientifica, sopravvive ancora nell’immaginario collettivo e condiziona la nostra comprensione della realtà.

La scarsa cultura in fatto di scienza, favorisce le leggi del commercio e serve a tenere in piedi l’economia.

Al consumismo, infatti, diffondere la conoscenza di queste nuove teorie non conviene!

Se improvvisamente i consumatori scoprissero che esistono tante realtà e che ognuno può scegliere di vivere la propria soggettività… diventerebbe difficile gestirne le scelte e orientarle nella direzione delle vendite!

Oggigiorno, la soggettività è diventata pericolosamente trasgressiva.

Divulgare nuove conoscenze e restituire valore e attendibilità alle verità individuali, nuoce agli interessi dei pochi che gestiscono i molti.

In fisica, però, le ricerche proseguono lo stesso… nonostante si cerchi di scoraggiarle in tutti i modi!

Gli scienziati, oggi, non credono più in una realtà statica e immutabile che prescinde da chi ne studia le caratteristiche.

Per loro, in assenza di una verifica, che è sempre soggettiva, non si può affermare l’esistenza di nessuna cosa.

Cioè, senza la presenza di uno studioso che oggettiva la realtà, grazie alla costruzione (soggettiva) di un’ipotesi e di un esperimento di verifica, la realtà non esiste.

O meglio, non esiste come realtà.

Esiste, invece, come onda di possibilità.

Quando focalizziamo l’attenzione su qualcosa, facciamo sì che da un’onda di probabilità si concretizzi una delle infinite realtà possibili (contenute nell’onda) e diventi la nostra realtà.

Quello che pensiamo, le cose in cui crediamo, le certezze che abbiamo, influenzano profondamente l’onda delle probabilità, condizionando il succedere degli eventi.

Dalle ricerche della fisica e della psicologia, sta nascendo, in tutto il mondo, una cultura nuova, che avrà conseguenze incalcolabili sul nostro modo di vivere e di pensare.

Tutti, infatti, facciamo esperienza di questi principi quotidianamente, anche se non ce ne rendiamo conto.

Possiamo notarne con maggiore evidenza gli effetti, quando le cose sembrano congiurare in una certa direzione.

Comunemente, chiamiamo sfiga questo tipo di situazioni (o, più raramente, fortuna), ma sono soltanto una manifestazione più appariscente del nostro interagire con l’onda delle possibilità!

Le scienze fisiche e psicologiche ci mostrano una realtà costantemente intrisa di soggettività.

Reale e soggettivo, sono due aspetti di una stessa esperienza, che ha valore e verità per chi la vive.

La coesistenza di queste tante realtà soggettive trova nella tolleranza il suo presupposto fondamentale.

Infatti, se la realtà non è più una sola per tutti, soggettività e tolleranza diventano valori imprescindibili.

Nella nuova cultura emergente, tutti i fenomeni poco normali, che fino ad oggi abbiamo trattato con sospetto considerandoli frutto della nostra fantasia, acquistano un significato diverso.

E, alla luce di queste conoscenze, non si potrà più affermare con scetticismo che le esperienze soggettive sono irreali.

Diventano reali.

A pieno diritto.

Ci dobbiamo abituare all’idea di una molteplicità di possibilità che interagisce costantemente con il nostro mondo interno, determinando il succedere degli eventi che ci riguardano.

Esistono sempre infinite realtà.

Ognuno sperimenta la sua.

Una delle tante possibili.

Quella in cui ha scelto di credere.

Leggi anche…

LA CRISI? La supero grazie all’inconscio.

PROGRAMMARE L’INCONSCIO

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

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Apr 22 2012

LA TUA CASA PARLA DI TE…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Per gli animali, la tana è il riparo, il posto dove nascondersi e cercare calore e protezione, lo spazio intimo e propizio alla nascita dei piccoli.

La tana dell’animale uomo è la sua casa, un angolo in cui ritrovare l’intimità, abbandonare le difese e lasciare emergere la parte più vulnerabile di sé.

Per ognuno di noi la casa è lo spazio dove potersi fermare a recuperare le energie spese durante la giornata, il pronto soccorso emotivo quando il corpo e la mente hanno bisogno di cure.

Ogni casa contiene le impronte dei suoi abitanti e svela molte cose della personalità di chi ci vive.

Già nella scelta del luogo in cui è posta, la casa evidenzia l’indole di chi la abita.

Una casa isolata, racconta il bisogno di riservatezza e di solitudine.

Una casa al centro della città, rivela l’estroversione e la facilità nell’avere molti contatti, ma anche la loro rapidità, superficialità e provvisorietà.

Una casa in paese, evidenzia la necessità di protezione e la capacità di condividersi.

Le dimensioni della nostra casa, sono le dimensioni dello spazio che concediamo a noi stessi.

Case piccole, rappresentano spazi “piccoli” riservati a chi ci vive. Possono corrispondere a un bisogno di raccoglimento ma anche a un mettersi troppo da parte.

Case grandi, mostra spazi ampi di attenzione, che chi vi abita concede a se stesso.

Una casa con molti spazi aperti (giardino, terrazze, verande, ecc.), è la casa di chi ha tante aperture sul mondo.

Una casa con poche aperture, è un luogo segreto adatto a chi non ama troppo le relazioni e si concentra soprattutto su di se.

La misura delle finestre, rivela la misura della nostra curiosità nei confronti della vita.

Le porte interne, invece, indicano gli sbarramenti che creiamo tra le diverse parti della nostra personalità.

Troppe porte, denotano una paura di essere totalmente se stessi.

Porte troppo scarse, evidenziano una difficoltà nell’accettare la propria intimità.

Un ambiente unico nel quale vivere (loft, monolocale, ecc.), piace a chi ama mettersi in gioco senza riserve.

I colori che scegliamo sono l’energia di cui abbiamo bisogno per avventurarci nella vita. Infatti, i colori della nostra casa ci infondono il ritmo con cui affronteremo la giornata.

Colori accesi segnalano il bisogno di una grande energia.

Colori tenui parlano nel silenzio della concentrazione.

I mobili raccontano la relazione che abbiamo con il mondo.

Mobili attuali e nuovi, indicano un carattere in via di rinnovamento, pronto a cambiare e curioso degli altri.

Mobili antichi, segnalano l’attenzione e la cura per la famiglia e per la tradizione, raccontano il desiderio di condividersi senza trascurare il passato.

Gli animali sono il simbolo delle nostre parti istintuali, la voce della nostra anima selvaggia e della creatività.

La presenza degli animali nelle case, rivela il rapporto con l’istintività e con la sessualità.

Gli animali sono parte della natura, ci aiutano a ricordare i ritmi che regolano il nostro organismo e le nostre emozioni.

Gli animali possono essere domestici (cani, gatti, criceti, pappagallini, pesci rossi, ecc.) o liberi (passeri, colombi, gechi, lucertole, insetti, ecc.) ma non possono mai essere totalmente assenti dalla tana dell’animale uomo, perché la loro presenza è indispensabile all’ecosistema di cui l’essere umano fa parte e nel quale ha bisogno di vivere.

Nelle case, gli animali sono la spia che indica il contatto con la parte creativa, impulsiva e sensitiva.

Gli animali in gabbia, rivelano che la parte istintiva di chi abita la casa è stata messa in gabbia.

Animali abbandonati nei cortili, alla catena, soli o poco curati, mostrano l’incuria di chi trascura la propria interiorità.

Se gli animali sono del tutto assenti da una casa, gli istinti sono stati banditi.

Le piante parlano del rapporto con la spiritualità e con la natura.

Una casa senza piante è come un paese senza la sua chiesa.

Quando le piante sono rigogliose e belle, l’unione col mistero della vita è accettata e tollerata in se stessi.

Se invece le piante sono abbandonate e sofferenti, segnalano che la parte spirituale è stata trascurata e ha bisogno di cure.

L’ordine di una casa o il suo disordine, mostrano l’ordine e il disordine del nostro mondo interiore.

Gli armadi, infine, sono un simbolo dell’inconscio.

Armadi disordinati, denotano un inconscio disordinato e pieno di confusione.

Armadi troppo ordinati, segnalano il bisogno di imbrigliare l’inconscio in una norma e tradiscono la paura della propria irrazionalità emotiva.

Armadi pieni di oggetti inutili, corrispondono a un inconscio pieno di cose che non servono più.

Troppi armadi, si trovano nelle case di chi cerca di nascondersi a se stesso.

Pochi armadi, appartengono a chi non sopporta le censure di nessun tipo.

La casa è un simbolo di unione, di calore e di protezione, ma l’interno di una casa rappresenta la vita interiore di chi la abita e il modo in cui trattiamo la nostra casa dice tante cose sul modo in cui trattiamo la nostra anima. 

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Mar 07 2012

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Il grande cambiamento del 2012 è una rivoluzione silenziosa nella percezione della realtà.

Ineluttabile e inarrestabile, genererà un rovesciamento del mondo e niente di ciò che conosciamo, sarà più così stabile e inamovibile come lo percepiamo adesso.

Di solito un cambiamento di questo tipo è chiamato “rivoluzione culturale” ma questa volta la cultura c’entra poco.

Si tratta, infatti, di un’ espansione cardiaca e riguarda la nostra soggettività e il modo in cui interpretiamo la vita.

Fino ad oggi abbiamo creduto nell’esistenza di una realtà unica e incontestabile. Posta sotto gli occhi di tutti e passibile di sperimentazione scientifica.

Cioè, abbiamo creduto in una realtà ripetibile, inconfutabile, uguale a se stessa e uguale per tutti.

Ma l’avvento della psicologia nell’ambito delle scienze e il diffondersi delle conoscenze relative alla fisica quantistica, stanno provocando un cambiamento che oramai non è più possibile frenare.

L’importanza della soggettività nella percezione degli eventi, si fa ogni giorno più evidente e, dalle macerie di una realtà immobile, sta impercettibilmente prendendo forma un nuovo pensiero capace di integrare l’individualità e la creatività nella costruzione di realtà mutevoli e dinamiche, diverse per ciascuno.

La psicologia e la fisica quantistica hanno dimostrato che la nostra sensibilità interferisce costantemente con la realtà, e che le aspettative con cui interpretiamo le cose modificano l’andamento degli avvenimenti.

Gli eventi, infatti, non sono mai univoci ma si trovano, in infinite e diverse varianti di se stessi, dentro uno sciame di realtà possibili.

Cioè, per dirla con un linguaggio più tecnico, ogni cosa esiste in un’onda di possibilità.

Quando viviamo un’esperienza, questa suscita in noi un’interpretazione inevitabilmente soggettiva.

E proprio questa soggettività fa sì che l’onda delle possibilità si coaguli in una particella, tra le infinite scelte possibili.

La particella coagulata diventa la realtà che sperimentiamo ed è la diretta conseguenza della nostra soggettività.

Ciò di cui facciamo esperienza e che consideriamo vero, quindi, è vero ed esiste soltanto per noi.

Infatti, chiunque altro posto davanti alla stessa circostanza coagulerà la sua particella (realtà), tra le infinite varianti possibili offerte dall’onda delle possibilità.

In questa chiave nuova, la soggettività diventa l’unico criterio in grado di determinare la verità, perché le esperienze prendono forma e si coagulano in realtà, come conseguenza di un’interazione soggettiva tra noi e l’onda delle possibilità.

La nostra vita sembra esistere dentro uno schema temporale di causa ed effetto (se prima è successo A, dopo succederà B) ma, a un esame più attento, si vede che è, invece, la concretizzazione del nostro sentire soggettivo.

Infatti, la soggettività estrae dall’onda delle possibilità proprio quelle esperienze (particelle) che confermano i presupposti in cui crediamo.

La causa di ogni avvenimento, perciò, non sta negli eventi che lo precedono ma nelle aspettative, che lo determinano.

L’accadere di qualsiasi cosa diventa possibile soltanto nell’attesa soggettiva e fiduciosa del suo esistere.

Mi spiego meglio con un esempio:

Se penso che ci sia la crisi e che presto il lavoro diminuirà per tutti, interpreto la minor affluenza dei clienti nel mio ristorante come un segno dei tempi, e temo che dovrò chiudere il locale per mancanza di risorse economiche.

Questa mia interpretazione seleziona dall’onda delle infinite probabilità possibili, gli eventi più congruenti e coagula la mia realtà in situazioni ed esperienze compatibili.

In questo caso, un’ulteriore diminuzione dei clienti e dei miei guadagni.

Viceversa, se interpreto il calo delle visite al ristorante come il segnale di un mio bisogno di riposo, inconsciamente seleziono dall’onda delle possibilità gli eventi corrispondenti e coagulo una realtà in cui, quando mi sento riposato, la clientela aumenta.

Alla luce di quanto vi ho raccontato fin qui, cari amici, lettori e curiosi di questo blog, diventa evidente che il bombardamento di sciagure a cui siamo sottoposti, ha l’effetto di spingerci a coagulare realtà piene di disgrazie e di sofferenza.

E che, se vogliamo superare questo momento di difficoltà senza vivere nei tormenti, dovremo prestare molta attenzione alle aspettative che abbiamo e al nostro sentire soggettivo, modificandolo fino a coagulare realtà meno drammatiche e più soddisfacenti.

Questa diversa importanza, attribuita ai vissuti soggettivi, è costantemente combattuta dall’economia, dalle leggi di mercato e dai governi, poiché sfugge a qualsiasi sottomissione e sceglie con libertà le cose di cui vuole fare esperienza.

Nel gioco del potere, della competizione e dello sfruttamento, un pensiero creativo e libero, capace di muoversi con soggettiva autonomia nelle realtà, è contrastato e ridicolizzato fino a renderlo del tutto inoffensivo.

Fa parte della soggettività di ciascuno coagulare realtà democratiche e rispettose della creatività individuale oppure scenari di catastrofi e sopraffazione. Dentro all’onda delle possibilità, tutte le scelte sono sempre presenti…

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