Gen 23 2017

INTUIZIONE… E CULTURE ANIMALI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Il termine intuizione si riferisce a una forma di conoscenza che non è spiegabile a parole e che compare nella mente come un lampo improvviso, senza bisogno di usare la ragione.

C’è chi la chiama illuminazione, presentimento, sesto senso, presagio, insight…

Certamente non la si può forzare.

Fa capolino all’improvviso tra i pensieri regalandoci un’immagine, una frase, un’idea nuova.

E spesso sparisce altrettanto rapidamente, senza che si riesca neanche a ricordarsene.

È un sapere che utilizza canali diversi da quelli che adoperiamo abitualmente, permettendoci di accedere di colpo a una visione insospettata della realtà.

Si tratta di una conoscenza che abbiamo tutti (anche se qualcuno è più predisposto di altri), ma non tutti siamo pronti a darle l’importanza che merita.

Dal punto di vista neurofisiologico, l’intuizione corrisponde all’emisfero destro del cervello e ci regala una comprensione imprevedibile per la logica dell’emisfero sinistro.

La scienza ufficiale non se ne occupa.

Il buon senso comune la tratta come un fenomeno curioso e privo di valore.

La magia l’ha riservata a pochi eletti, dotati di poteri soprannaturali.

La psicologia, invece, la considera con rispetto, seguendone le indicazioni come fari nel buio in grado di indicare il cammino quando la razionalità mostra il suo limite.

L’intuizione è un sapere prezioso per la psiche, e consente di avere una conoscenza immediata e profonda ma, per poterne usufruire, è necessario superare le barriere dello scetticismo che la cultura materialista ha elevato contro ciò che non si può toccare, comprare e monetizzare.

Tutti i bambini sono portati a usare spontaneamente l’intuizione per orientarsi nella vita ma, crescendo, l’apprendimento scolastico finisce per strutturare una gerarchia tra gli emisferi del cervello, potenziando l’emisfero sinistro a discapito di quello destro.

Le competenze dell’emisfero destro, infatti, non interessano i programmi scolastici che, dopo le prime classi della scuola elementare, abbandonano completamente le attività creative e le competenze affettive e psicologiche, in favore di acquisizioni logiche e matematiche.

L’empatia, l’ascolto partecipe e attento ai vissuti interiori, il rapporto con gli animali, con l’ambiente e con l’ecosistema, sono argomenti totalmente assenti dalle indicazioni ministeriali.

La scuola dell’obbligo si preoccupa di crescere persone capaci di adattarsi a un mondo dove i pochi gestiscono i molti, e dove l’autonomia, la soggettività, la cooperazione e l’ascolto delle sensazioni intime sono considerati argomenti obsoleti, privi d’importanza.

Bisogna osservare i fatti, la concretezza delle cose.

Non c’è spazio per l’indefinibile sensibilità interiore.

Per essere recepita e compresa dalla nostra mente, costantemente indaffarata a inseguire il successo e a far quadrare il bilancio alla fine del mese, l’intuizione ha bisogno di una attenzione e di un ascolto silenzioso e accorto.

Perciò, crescendo viene accantonata, snobbata e derisa, e con l’ingresso nella maturità nessuno si ricorda più dei suoi poteri.

La vita frenetica nella quale siamo immersi ci costringe a ignorarne gli insegnamenti o a trattarli come elementi di disturbo.

È in atto un programma d’indottrinamento sociale volto a cancellare qualsiasi consapevolezza del mondo intimo e a negare il valore della soggettività, per esaltare un’oggettività sempre più protesa verso il cinismo e l’indifferenza, quasi fossero una conquista per la coscienza, piuttosto che una patologia.

Dobbiamo disimparare a usare l’intuizione per servirci soltanto delle nostre protesi tecnologiche.

Dobbiamo dipendere da oggetti sempre più sofisticati e costosi.

Dobbiamo dimenticare il sapere misterioso e profondo che appartiene all’inconscio.

Forse è questo che ci fa sentire così lontani dalle altre forme di vita.

Per gli animali l’intuizione è uno strumento di conoscenza indispensabile e potente.

In natura nessuna creatura potrebbe sopravvivere senza intuizione.

Per le altre specie l’intuizione è sapere, conoscenza, saggezza, direzione e guida che insegna a muoversi nell’ambiente senza trascurare le esigenze dell’ecosistema.

Gli animali gestiscono una cultura che l’uomo ha abbandonato.

Conoscono un sapere che nessuno di noi ricorda più.

Sanno che il rapporto tra gli organismi viventi e l’ambiente che li circonda, è importantissimo e vitale per la sopravvivenza.

Ma si sa… gli animali sono meno intelligenti.

Non distruggono il pianeta, non hanno bisogno di lavorare per vivere, non possiedono il denaro, non conoscono le malattie mentali, la pedofilia, l’anoressia, la bulimia, la perversione, la corruzione, il bullismo, l’omofobia, lo schiavismo, la globalizzazione e tutte le infinite crudeltà che appartengono alla razza umana.

Gli animali non hanno perso il contatto con il valore delle emozioni, ascoltano costantemente le proprie sensazioni e mantengono vivo un dialogo interno con ciò che, forse, non si può toccare ma, certamente, si può sentire e ci permette di stare bene o male.

Perché il bene e il male sono principalmente modi di percepire dentro ciò che succede fuori.

Purtroppo però, chi possiede una cultura improntata all’ascolto delle percezioni interiori, per gli esseri umani è una creatura di serie B, priva d’intelligenza e perciò passibile di ogni sfruttamento.

L’unica razza creata da Dio a propria immagine e somiglianza sta bene attenta a distinguersi da tutte le altre, fregiandosi di un sapere che ha perso ogni contatto con il potere invisibile dell’emotività e delle sensazioni.

Si deve essere tutti d’un pezzo, pronti a nascondere la vita intima anche a se stessi.

E quando le voci interiori urlano la loro presenza nella psiche (nonostante i nostri tentativi di lobotomizzarle) abbiamo tanti psicofarmaci colorati, pronti a ripristinare la chimica impazzita di un cervello che ha perso le radici della propria profonda verità.

In questa nostra società malata di civiltà, imparare a non usare l’intuizione è diventato un dogma.

E chi si ostina a sostenere il valore di un contatto costante con l’emotività, paga il prezzo della derisione o peggio, come succede alle specie diverse dalla nostra, diventa passibile di ogni brutalità.

Perché l’intelligenza per la nostra razza è sempre e solo quella del più forte e la sopraffazione, si sa, non ha bisogno di giustificazioni.

Carla Sale Musio

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Lug 24 2015

CREATIVITÀ & PARANORMALITÀ

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Chi possiede una personalità creativa ha spesso fenomeni paranormali di vario tipo.

E questo succede già quando si è molto piccoli.

I bambini vivono con naturalezza la paranormalità e, solo in seguito agli atteggiamenti ridicolizzanti o colpevolizzanti degli adulti, imparano a vergognarsene e a nasconderla come se fosse qualcosa di sbagliato.

Nella nostra società tutto ciò che succede a dispetto della fisica, della logica e della ragione è considerato paranormale.

Cioè A-normale, perciò sbagliato e quindi da evitare.

La parola paranormalità non piace. 

Evoca sedute spiritiche e malvagità oppure giochi di prestigio e trucchi da baraccone.

La scienza ufficiale la deride e non la riconosce, le religioni la demonizzano e la vietano.

Noi psicologi, che non siamo né scienziati né religiosi, poiché ci occupiamo di mente, psiche e cervello, con la paranormalità dobbiamo fare i conti.

Il termine paranormale indica una serie di fenomeni psichici che trovano spiegazione nelle peculiarità dell’emisfero destro del cervello.

Poiché l’emisfero destro è sempre ben attivo in tutte le personalità creative, frequentemente accadono loro fenomeni paranormali.

L’emisfero destro utilizza una modalità conoscitiva basata sull’immediatezza e sulla sintesi, diametralmente opposta alla più comune modalità dell’emisfero sinistro incentrata sulla sequenza e sullo scorrere del tempo.

I programmi scolastici fanno sì che l’emisfero sinistro si sviluppi maggiormente rispetto al destro, perciò durante la crescita le peculiarità del destro diventano poco attive.

La maggior parte delle persone perde le proprie potenzialità paranormali entro i dodici anni.

Le personalità creative, invece, sono poco addomesticabili perciò, nonostante gli studi, non possono rallentare le attività dell’emisfero destro che in loro rimane sempre molto vitale.

Ecco perché hanno spesso fenomeni paranormali.

I fenomeni paranormali si producono grazie al buon funzionamento del loro emisfero destro che li informa inspiegabilmente e improvvisamente su fatti solitamente conosciuti nel corso del tempo o grazie a una sequenza di passaggi logici.

Oltre alla paranormalità, noi psicologi abbiamo una visione diversa da scienza e religione anche per quanto riguarda il tempo.

Per noi il tempo può presentarsi in due modi differenti.

Uno è lo scorrere del tempo, in cui ci sono: passato, presente, futuro e un durante che trascorre dal passato verso il futuro.

L’altro modo è il tempo dell’inconscio, dove ciò che succede esiste sempre in un costante presente che si conosce grazie ad associazioni affettive.

I traumi, ad esempio, nell’inconscio sono sempre presenti e, anche quando sono passati, mantengono invariate tutte le loro peculiarità. Purtroppo.

Per fortuna, anche i momenti felici mantengono nell’inconscio tutta la loro attualità.

Le proprietà del tempo nell’inconscio spiegano perché chi ha subito un trauma, per esempio un incidente d’auto, non riesce più a salire in macchina senza provare reazioni di paura e di fuga proprio come se l’incidente stesse succedendo in quel momento.

Queste caratteristiche ci aiutano a capire come mai si fa così tanta fatica a chiudere le storie che non vanno bene. Nell’inconscio i momenti belli trascorsi in passato (anche se pochi) esistono in un eterno presente e interferiscono con la consapevolezza delle miserie e delle tristezze attuali.

La paranormalità spiega tanti fenomeni strani che succedono alle personalità creative.

Fenomeni che solo alcuni accolgono con gioia e curiosità mentre la maggior parte li demonizza e li vive con paura.

La scarsa conoscenza dei meccanismi che determinano l’accadere di questi fatti rende diffidenti e spaventati, mentre una maggiore dimestichezza permette di utilizzare al meglio le possibilità a nostra disposizione.

Questi fenomeni non sono pericolosi, anzi! Sono delle risorse in più da utilizzare.

Occorre comprenderli e liberarli dal manto di superstizione che li avviluppa, etichettando chi li vive come un pericoloso portatore di diversità e di negatività.

Aprire il dialogo su questi argomenti aiuta a prendere confidenza con una diversa modalità di conoscenza.

Una modalità immediata e istintuale che le specie animali utilizzano spontaneamente per sopravvivere e comunicare tra loro.

L’istinto si basa su una conoscenza che sfugge ai meccanismi della ragione, ma che può essere altrettanto valida ed efficace.

Ascoltare le proprie intuizioni non significa smettere di pensare o di ragionare, ma utilizzare degli strumenti in più per vivere meglio.

Carla Sale Musio

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PERCEZIONE DEL CUORE: una realtà che va oltre la morte

ISTINTO O AMORE?

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Ott 21 2013

RAZIONALITA’ & SESTO SENSO

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Chi nasce con una forte intuizione, da bambino non ha la vita facile.

I grandi di solito si arrabbiano quando vengono messi a nudo i loro altarini e negano con fermezza tutto ciò che contraddice l’immagine che hanno scelto di impersonare.

“Nonna perché piangevi di nascosto?”

“No, amore, non piangevo… ho un’allergia che mi fa lacrimare gli occhi.”

“Ti viene quando sei sola nella tua stanza?”

“Non dire sciocchezze! Ero nella mia stanza… ma non c’entra con l’allergia!”

*  *  *

“Papà, papà, il tuo cellulare è distrutto… sei arrabbiato?”

“No, tesoro, il sig. Francesco ha rotto per sbaglio il mio cellulare nuovo. Voleva guardarlo e invece gli è caduto per terra. Non c’è niente da arrabbiarsi, non l’ha mica fatto apposta!”

*  *  *

“Sono sicura che la mamma si è innamorata dello zio Mario!”

“Ma che dici! La mamma e lo zio Mario sono cognati, non possono innamorarsi. Certo, si vogliono bene ma l’amore è un’altra cosa! Lo capirai anche tu quando sarai più grande.”

*  *  *

I piccoli conoscono istintivamente le emozioni di quanti hanno intorno e, con l’innocenza tipica della loro età, dichiarano candidamente ciò che per loro è evidente, senza preoccuparsi delle convenienze sociali.

Così, spesso finiscono per essere contraddetti nelle loro affermazioni, sincere ma poco diplomatiche, e, non potendosi opporre al potere di chi ha più esperienza, sono costretti a negare quello che ai loro occhi innocenti appare invece come una incontestabile verità.

E’ in questo modo che il pensiero logico e razionale degli adulti mette pian piano a tacere la sensitività dei più piccini e insegna, con l’esempio o con la derisione, che non bisogna dare retta alla percezioni spontanee perché sono inattendibili e procurano soprattutto umiliazioni e guai.

Sentendosi stupidi, i bambini imparano a nascondere la realtà suggerita dall’istinto e costruiscono una ferrea razionalità per imbrigliare l’impeto e la conoscenza delle loro sensazioni interiori.

In questo modo, crescendo, si distaccano sempre di più dal mondo emotivo e finiscono per basare il loro esame della realtà su di un’oggettiva e concreta valutazione dei fatti, mentre tutto ciò che riguarda l’impalpabile verità dei sentimenti e dell’intuizione è guardato con disprezzo, ironia e sufficienza.

Roba per sciocchi sentimentali!

Essere adulti corrisponde al raggiungimento di un carattere razionale e privo di emozione, fatto di concretezza e di azioni scevre da inutili romanticismi.

L’intuizione, l’istinto, l’immediata e imprevedibile verità creativa, il sesto senso… sono considerate cose pericolose e fuorvianti, inutili per il raggiungimento della felicità e del successo.

Chi le possiede, però, non può estirparle dalla propria coscienza, può solo chiuderle in un angolo di sé stesso, e impedirsi di accogliere le loro preziose indicazioni.

Prende forma così una pericolosa distorsione della personalità creativa che, privandosi dell’ascolto della propria autenticità, è costretta a vivere dentro un range di comportamenti limitato e sempre uguale a se stesso.

Rischiare il cambiamento, infatti, vorrebbe dire ascoltare quella parte demonizzata e soggettiva che parla al cuore, e permetterle di affiancare la ragione nella scelta degli atteggiamenti.

Chi ha vissuto da bambino l’umiliazione e la disconferma della propria verità intuitiva non è disposto a tornare sui suoi passi per riappropriarsi da adulto del mondo sensibile e impulsivo dei sentimenti, preferisce fare le spallucce davanti al vuoto interiore che ogni tanto fa capolino nella coscienza e tirare dritto per la propria strada ben limitata dai paracarri razionali e condivisi.

Abiurare il dolore dell’infanzia porta a costruire un mondo fatto di sicurezze materiali e ragionevoli, un mondo in cui l’amore e le sue sdolcinate smancerie sentimentali sono evitate come la peste e perseguitate.

Chi adotta un’eccessiva razionalità come stile di vita, occulta con rigida determinazione il proprio mondo interno e la propria sensibilità per paura di rivivere la sofferenza provata nei primi anni di vita, e nasconde a se stesso e agli altri la debolezza, che combatte con tanto accanimento all’esterno di sé.

 *  *  *

Vittorio soffre di attacchi di panico.

Nella sua esistenza tutto sembra funzionare molto bene e quei momenti di terrore improvvisi e imprevisti non trovano spiegazioni di nessun tipo.

Ha un posto fisso in una grande azienda, ha una moglie con cui condivide i momenti liberi e le difficoltà, ha degli amici con cui ritrovarsi, dei genitori che gli vogliono bene, una bella casa e uno stipendio sufficiente a comprare tutto quello di cui ha bisogno.

Eppure ogni tanto… l’angoscia fa capolino e sconvolge, senza ragioni apparenti, il perfetto equilibrio della sua vita.

Durante i colloqui emerge un desiderio antico, fatto di viaggi, di cambiamento e di avventura… il sogno di fare il pilota, l’amore per la pittura.

“Cose che non rendono nulla e di cui si può fare tranquillamente a meno.” borbotta imbronciato con quel se stesso di un tempo, ricco di sogni e di magia.

Ma proprio quando si permette un po’ di quelle inutili illusioni infantili, gli attacchi di panico cominciano a diradarsi.

Non è facile a quarant’anni liberare il bambino interiore e lasciarlo scorrazzare indisturbato nella personalità!

Vittorio tende a imbrigliarlo dentro i compiti prestabiliti della sua vita e il piccolo selvaggio si ribella, raccontando con quei black out improvvisi la sua paura di morire chiuso in una prigione di doveri e di responsabilità.

*  *  *

Giuliana chiede un appuntamento perché il suo compagno ha deciso di chiudere la loro storia d’amore senza darle troppe spiegazioni e lei intuisce, con un doloroso sesto senso, che un’altra donna ha già occupato il suo cuore.

La razionalità, però, non può accettare i pensieri che l’intuizione suggerisce, perciò Giuliana cerca con ogni mezzo di costringere il partner a rivelarle la verità.

Tutto inutile!

Egli nega ostinatamente di avere un’altra e dichiara soltanto, lapidario, di non amarla più.

Addolorata e furente, Giuliana si apposta dietro l’ufficio e lo pedina fino a scoprire una per una tutte le sue bugie ma, anche davanti all’evidenza, l’uomo smentisce ogni imputazione accusandola di essere invadente e ossessivamente gelosa.

“Te l’ho già detto: non c’è nessun’altra donna! Sei accecata dalla gelosia e deformi ogni cosa dietro la lente dei tuoi pensieri assurdi!!” le urla contro, arrabbiato e sempre più distante.

Ora Giuliana non sa più a cosa credere: la razionalità trova conforto e sicurezza nelle bugie di lui, vorrebbe tanto giudicarle vere! Ma l’istinto conosce, con altrettanta certezza, ciò che il suo ex compagno non ha il coraggio di rivelarle.

Accogliere quell’intuizione, però, significa fidarsi di un sapere interiore e accettare con sofferenza l’irragionevole verità dei sentimenti:

  • Lei lo ama, nonostante tutto.

  • Lui lo sa e non vorrebbe infliggerle tanto dolore, ma il suo cuore ha scelto un’altra e, purtroppo, la ragione non può fare nulla per impedirlo.

*  *  *

Franco quando s’innamora, s’impappina e non riesce più a vivere tranquillo.

Ha così paura di essere mollato che tenta in tutti i modi di evitare il dolore dell’abbandono cercando di mostrarsi indifferente.

Vorrebbe mandare trecento sms… e invece non ne manda nemmeno uno.

Avrebbe bisogno di ricevere conferme… e sente che tutto è già finito prima ancora di cominciare.

Così, per evitare la sua paura della sofferenza, si dice che le storie non sono quelle giuste per lui.

Lei è superficiale, poco gentile, egoista, distratta… ogni volta qualcosa non va e Franco può abbandonare il campo senza mettere mai in discussione il suo comportamento ansioso e dipendente.

La ragione è veloce nel trovare i motivi che giustificano il bisogno di scappare.

Il cuore è chiuso in un baule e nascosto in una segreta dell’inconscio.

Aprirlo significherebbe ridare voce a un bimbo costretto a stare sempre da solo, in attesa silenziosa che il tempo passi.

“Torniamo presto, tesoro, vedrai! Le ore scorrono in fretta e noi ti porteremo un regalino…”

La mamma e il papà lavorano in una città vicina e il piccolo dopo la scuola li aspetta a casa della nonna.

L’anziana signora, però, è troppo stanca per giocare con lui, e passa la maggior parte del tempo addormentata sulla sua poltrona, mentre Franco aspetta in cortile il ritorno dei genitori, ansioso di raccontare a qualcuno i suoi successi e le sue paure.

Quando, però, finalmente tornano a prenderlo, è sempre tardi e Franco nell’attesa si è già addormentato.

La solitudine riempie le sue giornate e il piccolo impara tristemente che l’amore è solo l’anticamera dell’abbandono.

Non serve parlare, non serve aspettare e non serve chiedere.

Bisogna solo imparare a far star zitto il cuore.

Per non morire di delusione.

Carla Sale Musio

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Un commento presente

Ott 16 2013

IL TEMPO E’ UNA OPZIONE POSSIBILE

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Nel nostro modo abituale di intendere la realtà, il passare del tempo è un dato di fatto indiscutibile.

L’organizzazione quotidiana prevede un tempo per dormire, un tempo per lavorare, uno per divertirsi, uno per fare l’amore…

Lo scorrere dei minuti scandisce il ritmo delle nostre giornate e, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, sollecita i bisogni indirizzandoli in una direzione prestabilita e prevedibile.

Ci viene fame sempre alla stessa ora e ci viene sonno sempre alla stessa ora, siamo più produttivi nei momenti in cui di solito lavoriamo e più rilassati nei momenti in cui di solito ci riposiamo.

Per abitudine, comodità e convenzione, finiamo per fare le stesse cose nei medesimi orari.

Anche il linguaggio riflette il nostro modo di frammentare la realtà in capitoli temporali, definiti da attività consuete e ripetitive.

Si dice: “Sentiamoci all’ora di pranzo…” oppure “Vediamoci dopo cena…” per indicare un momento che cade per tutti nella medesima fascia oraria.

Non ci fermiamo mai a considerare che il tempo è la percezione dei nostri stati d’animo durante gli avvenimenti.

Da un punto di vista psicologico il tempo è dato dall’intensità di ciò che proviamo.

Così, mentre le lancette dell’orologio compiono un giro completo intorno al quadrante e la mente razionale sa che è trascorsa un’ora, il tempo può durare un istante oppure un’eternità.

Dipende dal modo in cui è stato vissuto.

In compagnia di una persona amata il tempo vola.

Durante un’operazione dolorosa il tempo non passa mai.

Quando si ha fretta, anche un istante diventa lunghissimo.

Dormendo… il tempo sparisce.

La percezione soggettiva dello scorrere del tempo corrisponde al funzionamento dell’emisfero destro del cervello e alla sua immediata ed eterna acquisizione della realtà.

Nell’emisfero destro, infatti, il tempo non scorre ma tutto esiste contemporaneamente.

E’ un altro modo di intendere la realtà.

Un modo molto diverso da quello dell’emisfero sinistro che invece poggia le sue valutazioni su un prima e un dopo e costruisce gli eventi utilizzando la sequenza.

Nell’emisfero sinistro il tempo procede dal passato verso il futuro attraversando il presente.

Mentre l’emisfero sinistro ama prevedere ciò che succederà basandosi sulle analisi, sulle classificazioni, sulle statistiche, sulle esperienze passate e sulle probabilità, l’emisfero destro vive in un eterno ora dove le informazioni sono parte di una consapevolezza immediatamente disponibile e presente e per questo del tutto priva di storia.

 

“So che lo so. Ma non so come faccio a saperlo… ?!?”


La saggezza dell’emisfero destro deriva da una conoscenza che bypassa il tempo e attinge la verità direttamente dalle profondità dell’inconscio.

Quando ci permettiamo di arrestare per un poco lo scorrere continuo dei pensieri soppesati dall’emisfero sinistro, e lasciamo che il silenzio interiore liberi le potenzialità dell’emisfero destro, un sapere immediato e privo di riflessione illumina la coscienza con la sua verità.

E’ così che prendono forma le intuizioni e le idee rivoluzionarie e geniali che da sempre punteggiano la storia delle grandi scoperte.

In quello spazio senza tempo le cose avvengono fuori dalle sequenze di prima e dopo, emergono grazie a una risonanza emotiva e rivelano la trama di una saggezza antica, fatta di sentimenti più che di acquisizioni, di accoglienza e non di selezione, di appartenenza invece che di tipologie.

E’ un sapere che punta dritto al cuore delle cose mostrandoci la verità senza bisogno di parole.

Usa un linguaggio muto, privo di enfasi e di clamore, e si esprime con noncuranza, proprio come sa fare la natura.

E’ naturale, infatti, affiancare questo tipo di comprensione alla logica e ai ragionamenti tipici dell’emisfero sinistro e intrecciare i due saperi nella comprensione delle cose.

Questa doppia modalità conoscitiva, razionale e intuitiva, basata su un armonico e cooperativo funzionamento dei due emisferi del cervello, ci permette di muoverci nel mondo con agilità sperimentando gli avvenimenti sia nel tempo che nel non tempo, nella realtà concreta della dimensione materiale e in quella impalpabile delle emozioni e dell’energia.

La personalità creativa ha da sempre la capacità di utilizzare entrambi gli emisferi del cervello in sinergia, e questo le consente di affiancare alla programmazione temporale degli eventi una grande capacità intuitiva.

La creatività ha bisogno di calarsi nella dimensione senza tempo delle idee e delle possibilità per attingere a un serbatoio di opportunità sempre nuove, ma deve anche saper tradurre quelle scoperte nella materialità fatta di sopra e sotto, alto e basso, prima e dopo, davanti e dietro, eccetera.

Solo così il fuoco sacro della genialità si può esprimere in un linguaggio comprensibile a tutti e diventare il mezzo per altre nuove e appassionanti acquisizioni.

Avere una personalità creativa significa, perciò, riconoscere in sé l’esistenza di questa duplice conoscenza e guardare senza paura e senza pregiudizio alla propria sensitività.

Una cultura eccessivamente materialista, purtroppo, ha finito per demonizzare tutto ciò che non è misurabile e ripetibile in laboratorio, rendendo inquietanti e demoniache le cose che sfuggono al dominio dei cinque sensi.

Il prevalere dell’emisfero sinistro del cervello sull’emisfero destro, ha estromesso la conoscenza delle peculiarità di quest’ultimo e ci ha portati a definire para-normale l’esistenza di quei fenomeni che la scienza e la fisica non riescono a controllare, rendendoli oggetto di scherno o di superstizione, e privandoci in questo modo della conoscenza di una realtà inafferrabile con la logica ma raggiungibile con il cuore.

Solo l’amore e la fiducia sono gli strumenti in grado di guidarci nel buio senza forma delle emozioni e di far emergere da quelle profondità una saggezza capace di riconoscere d’istinto il vero dal falso e di ridare alla vita il suo profondo significato.

Il tempo è solamente una opzione possibile, nell’immensa poliedricità della creazione.

Carla Sale Musio

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Apr 08 2013

AIUTO!! HO PAURA DELLE MALATTIE!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La paura delle malattie è la conseguenza di un progressivo distacco dall’ascolto del corpo e segnala il bisogno di ridare significato alla vita (… e alla morte).

Chi ne soffre ha perso il contatto con la propria naturale sensitività e non presta più attenzione a quel radar interiore che guida tutti i nostri comportamenti dando origine a una fiduciosa e serena sicurezza di vivere.

Siamo vulnerabili a ogni genere di pericoli e di incidenti ma alcuni di noi sembrano muoversi nella vita protetti da un mantello invisibile che li rende immuni dalle disgrazie, mentre altri si sentono sempre minacciosamente esposti alla crudeltà del destino.

Questa differenza dipende dalla capacità di ascoltare l’istinto, i segnali del corpo e quelle percezioni irrazionali che, più o meno inconsciamente, guidano i nostri comportamenti nonostante la censura e il controllo della ragione.

Chi ha perso il legame con la saggezza del sentire interiore, scambia per premonizioni le proprie paure e poi le teme ossessivamente, sentendosi impotente e in trappola proprio perché non è più capace di interpretare i segnali, fisici e intuitivi, che indicano lo stato di salute o di malattia.

I bambini sono sempre in contatto con un qualcosa capace di proteggerli anche senza bisogno che ci sia da parte loro un’effettiva comprensione dei pericoli, possiedono spontaneamente la capacità di orientarsi seguendo il proprio impulso interiore.

Si dice, infatti, che abbiano accanto un Angelo Custode pronto a intervenire al momento opportuno…

Esiste un potere che non ci abbandona mai (proprio come un Angelo Custode), e che appartiene a tutti, adulti e bambini. Ma crescendo diventa sempre più difficile ascoltarlo perché la razionalità lo deride e ne minimizza l’importanza.

Questo potere, chiamato sensitività o intuizione, corrisponde a quelle percezioni improvvise che emergono interiormente quando un’idea compare nella nostra consapevolezza senza passare per la ragione.

La sensitività è la chiave che permette l’accesso a un sapere non scritto e non logico, e funziona come un’antenna in grado di captare, dalle infinite conoscenze archiviate nell’inconscio, ciò di cui abbiamo bisogno di momento in momento.

E’ l’impulso che spinge gli animali a migrare, il radar che permette loro di ritrovare la strada di casa o di sapere quando si avvicina un pericolo.

La sensitività è una forma di conoscenza che appartiene a tutti gli esseri viventi ma che gli uomini hanno abiurato, viziati dalle tante protesi tecnologiche e dal bisogno conformistico di seguire il branco, anche quando questo snatura l’identità di ciascuno a vantaggio di bisogni indotti e innaturali.

Nel corso dei secoli, la specie umana ha abbandonato la propria naturale e spontanea ricettività e oggi, chi ancora mantiene un contatto con il sentire istintivo del corpo, il più delle volte se ne vergogna e lo nasconde, spesso anche a se stesso.

Viviamo in una civiltà che ci spinge a sopravvalutare la logica e a disprezzare il mondo interiore.

Va di moda concentrarsi sulla materialità e sull’apparenza delle cose, dimenticando che la vita è fatta di emozioni, paure, desideri, sogni e intimità, più che di oggetti, di soldi, di status e delle tante inutili cianfrusaglie che siamo spinti a comprare compulsivamente per favorire il guadagno di pochi e l’alienazione di molti.

La paura delle malattie esprime la necessità di ritrovare il legame con la propria parte animale, istintiva e selvaggia, e segnala la perdita di contatto con la naturale sapienza interiore del corpo.

Infatti, in questa nostra società, malata di competizione, di violenza e di egoismo, il corpo, più che essere lo strumento con cui attraversare la vita, è diventato la vittima delle nostre frustrazioni e della nostra alienazione, il luogo, segreto e sicuro, in cui sfogare la rabbia, la delusione e il risentimento, certi che soltanto lì nessuno interverrà a limitare i nostri bisogni di rivalsa e di vendetta.

Così, lo droghiamo con cibi malsani e poco nutrienti, lo avveleniamo con farmaci che non curano ma ammalano, lo obblighiamo a stili di vita innaturali, lo costringiamo a respirare sostanze tossiche, lo muoviamo poco, lo ingrassiamo tanto, e pretendiamo che sia sempre pronto a soddisfare ogni nostra richiesta, senza mai rispettare il suo bisogno di smaltire le tossine, di recuperare la salute, di aria, di luce, di sole e… di motivazione.

Questo modo di vivere, innaturale e crudele, spinge inesorabilmente verso la paura delle malattie perché le malattie possono agire indisturbate quando si è persa la consapevolezza di sé e si è ridotta la vita a un cumulo di doveri senza senso.

Privata del contatto con la saggezza istintiva del corpo, l’esistenza perde il suo significato e la morte appare minacciosa, inopportuna e crudele come una condanna.

Infatti, qualsiasi morte arriva sempre troppo presto per chi vivendo non ha vissuto e non ha dato spazio all’esperienza interiore che, invece, è la vita stessa.

E’ in questo modo che le malattie si trasformano in quei pericolosi mostri, invincibili e malvagi, che terrorizzano invece che essere il segnale di una disfunzione nello stile di vita, l’allarme rosso che consente di aggiustare il tiro e migliorare le condizioni della nostra esistenza.

Nel primordiale linguaggio del corpo, la malattia è il campanello d’allarme che segnala un bisogno insoddisfatto e vitale (sia fisico che psicologico), e in questo modo ci aiuta a vivere un esistenza sana e ricca di significato.

Ma per riconoscere e interpretare correttamente questo linguaggio, il corpo va ascoltato, compreso e amato, e non sfruttato, imbrogliato, drogato o maltrattato.

(Rifiutarsi di torturarlo con stili di vita forzati e malsani, dovrebbe essere l’impegno di tutti e non la velleità di pochi)

Per ripristinare il naturale contatto con la corporeità e l’istintualità è indispensabile prendere su di sé la responsabilità della propria salute, senza lasciarsi imbrogliare dagli allarmismi e dalle notizie sbagliate, volte a favorire il profitto delle case farmaceutiche, delle industrie alimentari e di quella piccola elite che tiene in mano le sorti del mondo.

Per aver cura di se stessi e non temere le malattie, bisogna attivarsi in prima persona, e cercare le informazioni da soli, stando attenti a non cadere nelle bugie della pubblicità e delle mode stimolate ad arte per vendere prodotti.

E’ indispensabile ascoltarsi e rispettare il proprio sentire profondo, aprendosi a quella pulsazione interna che invece impropriamente cerchiamo di ignorare e che troppo spesso preferiamo trasformare in un mostro sconosciuto e pericoloso pur di non accettarne le ragioni.

Ma soprattutto è necessario aprire il proprio cuore alle sensazioni che vi nascono, perché da quelle prende forma la nostra realtà.

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Mag 09 2012

INTUIZIONE…

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

“So che lo so, ma non so come faccio a  saperlo!”

L’intuizione è una forma di conoscenza che non passa attraverso la logica.

Tutti gli animali usano normalmente l’intuizione per orientarsi, incontrarsi, sfuggirsi, ripararsi, nascondersi… sopravvivere!

E anche l’animale uomo, senza rendersene conto, la usa quotidianamente.

Per le stesse ragioni degli altri animali.

Ma poiché l’essere umano ha bisogno di sentirsi superiore a tutte le altre specie, ha bandito l’intuizione da ciò che egli definisce sapere.

E in questo modo ha limitato la sua conoscenza soltanto alla ragione, privandosi delle verità istintive.

L’intuizione è una consapevolezza naturale, spontanea e immediata, che permette di attingere informazioni direttamente dal serbatoio dell’inconscio.

Cioè dal pozzo in cui esiste tutto il sapere possibile (e, forse, anche quello impossibile).

Secondo Carl Gustav Jung, nell’inconscio collettivo sono contenute tutte le esperienze, di tutte le razze, dall’inizio del mondo.

In ogni istante della nostra vita usiamo l’intuizione insieme con la logica e tante volte decidiamo in base alle sue preziose indicazioni.

“Vado a piedi, o prendo l’auto?”

“Porto l’ombrello, o non ce n’è bisogno?”

“Faccio la spesa al supermercato sotto casa, o arrivo fino al centro commerciale?”

“Telefono adesso, o chiamo più tardi?”

Le risposte agli innumerevoli quesiti che costellano la nostra vita, arrivano dall’intuizione molto più spesso di quanto non siamo disposti ad ammettere.

I più non se ne rendono nemmeno conto, solo qualcuno distingue le deduzioni razionali dalle consapevolezze intuitive.

Ma, purtroppo, anche chi sa ascoltare con chiarezza quei messaggi improvvisi e illuminanti, fatica a seguirne le indicazioni.

“Avessi dato rette al mio istinto!”

“Qualcosa me lo diceva…”

“Avrei fatto meglio a non ascoltare consigli…”

“Me lo sentivo…”

Ripetiamo sconsolati, quando ormai è troppo tardi.

Generalmente l’istinto è giudicato inattendibile.

Troppo animale per essere utile all’uomo.

Troppo soggettivo per la scienza.

Troppo imprevedibile per il mercato, che preferisce sostituirlo con costose tecnologie.

Eppure… esiste un sapere che nessuna scienza tecnologica potrà mai riprodurre!

E’ una sapienza interiore.

Ci mostra la verità a dispetto di tutto.

Sta a noi tenerla in considerazione o rifiutarne le indicazioni.

L’intuizione compare all’improvviso e altrettanto repentinamente sa farsi da parte.

Appartiene a quel mondo interiore che mostra la sua esistenza con noncuranza.

L’impercettibile è discreto, parla sottovoce, senza prepotenza.

Per questo è stato sopraffatto dalla logica e dalla pretesa razionale di poter tenere tutto sotto controllo.

L’intuizione è un filo sottile.

Guida la vita in coincidenze colme di significato, intreccia la casualità con i ritmi del cuore.

Le chiamiamo sincronicità (o anche coincidenze significative) e capitano un po’ a tutti.

Ci sorprendono, lasciandoci increduli e divertiti, solo perché abbiamo eliminato dalla nostra conoscenza quello che per tutti gli altri animali sta alla base della sopravvivenza: la necessità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

Gli animali lo credono possibile.

Si affidano all’istinto.

E, seguendo l’istinto, ne fanno una regola di vita.

Sanno che la loro intuizione li porta a essere al posto giusto nel momento giusto.

Inevitabilmente.

E poiché confidano in questo, lasciano alla consapevolezza istintiva il compito di guidare i loro passi.

L’essere umano, invece, deride gli animali e ritiene naturale trovarsi il più delle volte al posto sbagliato nel momento sbagliato.

“La vita è fatta d’intoppi, si sa!” commentiamo tra noi con assoluta certezza.

Affidarsi a qualcosa che non si conosce e non si può padroneggiare, inorridisce la logica ed evoca immagini di soprusi e sfruttamento.

Ma i soprusi e lo sfruttamento sono creazioni degli uomini.

Gli animali non conoscono la bomba atomica, le guerre, lo schiavismo, i lager, la sedia elettrica.

Non allevano altri animali in batteria, non inquinano il pianeta.

Non sanno usare i sorrisi di convenienza, la menzogna o l’ipocrisia.

Gli animali hanno culture diverse da quella dell’umanità.

L’essere umano si è differenziato da tutte le altre specie animali.

Che chiama bestie.

Con disprezzo.

Le bestie sono in buoni rapporti con l’istinto e lo usano a piene mani, senza vergognarsene, con competenza e con semplicità.

L’uomo, invece, davanti all’istinto scrolla la testa e si stupisce quando assiste al verificarsi di quelle misteriose casualità che costellano e gestiscono la sua vita.

Le chiama coincidenze, con la certezza che siano del tutto accidentali.

A volte, però, quelle casualità costituiscono momenti importanti.

Eventi che, con apparente noncuranza, spingono in una nuova direzione le trame del destino.

La logica non ne capisce il senso.

Per l’intuizione, invece, sono un traguardo.

Appartengono a un modo diverso di leggere il mondo, a un sapere più grande della ragione umana.

Esiste un principio creativo imperscrutabile, che ha in se l’origine di tutte le cose.

Anche di quegli eventi che la mente non comprende.

La creatività non può sottomettersi alla razionalità, ha bisogno di seguire l’istinto.

Lascia che qualcosa… accada!

Senza preoccuparsi troppo del come o del perché.

La razionalità è uno strumento indispensabile per vivere, ma non può essere l’unico.

Anche la creatività è un’occasione di conoscenza, e va tenuta in considerazione.

Senza creatività la vita perde di senso, trasformandosi in un cumulo di doveri che progressivamente affonda nella depressione.

Creatività e intuizione si affidano all’istinto e permettono all’irragionevole di accadere.

Il fuoco sacro, l’ispirazione, l’innovazione, l’idea geniale, nascono tutte da un’intuizione che ha permesso all’istinto di gestire la vita.

Almeno per un po’.

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Ago 16 2011

Le personalità creative: SONO INTUITIVE

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La parola sincronicità indica la connessione fra eventi psichici (stati d’animo, pensieri, sentimenti) e fatti oggettivi (incontri, informazioni, cose) che avvengono nello stesso tempo e senza che esista tra loro una relazione di causa/effetto.

La sincronicità si riferisce alle “coincidenze significative”.

Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi, conoscenza istintiva dei pensieri degli altri, percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi, sesto senso… sono tutti fenomeni che appartengono a una modalità sincronica di esistere, basata sul contatto profondo con l’inconscio e su un attivo funzionamento dell’emisfero destro.

Le personalità creative di solito possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente queste risorse.

Purtroppo, capita spesso che le percezioni che non corrispondono ai cinque sensi siano demonizzate e considerate ingiustamente un “difetto”, invece che una risorsa in più da poter utilizzare quando serve.

Loredana e la relatività del tempo

Quando si presenta al primo appuntamento, Loredana ha paura di avere qualche strano e incurabile disturbo psichico.

Da diverso tempo le capitano dei fenomeni che la disorientano e la spaventano.

Conosce, senza sapere come, fatti ed eventi che non sono ancora successi e lo sa con una tale certezza da confondere il presente col futuro.

“E’ nato il bambino di Valentina?”

Ha domandato con tranquillità a sua madre, qualche mese fa.

“Quale bambino!? Valentina si sposa tra qualche giorno e non mi risulta proprio che sia incinta! Lo sai che non può avere figli!”.

La mamma la guarda sconcertata e preoccupata.

Loredana arrossisce senza sapere cosa dire.

Lei e sua cugina Valentina hanno la stessa età e sono cresciute insieme come due sorelle. Loredana sa benissimo che Valentina ha una diagnosi di sterilità e che questo ultimamente l’ha resa molto triste, nonostante i preparativi per il matrimonio.

Eppure ha la matematica certezza che Valentina stia aspettando un bambino. Ne è talmente sicura da dimenticare tutto ciò che sa!

Imbarazzata, borbotta qualche scusa per giustificare con sua madre quella “distrazione” e poi corre a nascondersi in camera sua.

Non è la prima volta che le capitano “consapevolezze” del genere.

La certezza che sente dentro di sé la confonde e la rende insicura, in cuor suo spera questa volta di sbagliarsi.

Ma non passa più di un mese dal matrimonio di Valentina che la mamma le annuncia soddisfatta:

“Tesoro, lo sai? Avevi proprio ragione! Valentina è incinta. Già da prima del matrimonio! Ma tu come facevi a saperlo?! Dì la verità, te lo aveva confidato lei… Vero?”.

Loredana è nuovamente imbarazzata e confusa per un “pettegolezzo” che non ha fatto e non avrebbe neanche mai voluto fare.

spazio-bianco-corto

“Perché mi succedono cose come questa?” mi chiede, con un misto di apprensione e speranza “Cosa posso fare per evitarle? Non voglio essere un fenomeno paranormale. Mi fa paura!”.

Fenomeni di questo tipo succedono con facilità alle personalità creative.

Mostrano l’esistenza di un contatto diretto con una conoscenza che esiste “fuori dal tempo”.

La parapsicologia li chiama con il termine inquietante di “premonizioni”, ma più comunemente le chiamiamo intuizioni.

Non si tratta di una malattia e non è assolutamente niente di cui doversi preoccupare.

E’ solo un diverso modo di conoscere la realtà.

Mentre di solito utilizziamo il ragionamento logico matematico per conoscere quello che ci circonda, le personalità creative usano spontaneamente anche l’intuizione.

Possiamo parlare di conoscenza istintiva o di sesto senso.

E’ quello che permette agli uccelli migratori di sapere dove stanno andando, alla madre di sentire quando il suo bambino ha bisogno di lei e di svegliarsi al momento giusto, all’animale di ritrovare la strada di casa, agli innamorati di telefonarsi nello stesso momento (e trovare il telefono occupato!).

La creatività estrae da un serbatoio inconscio di conoscenza  “la cosa giusta al momento giusto”, senza utilizzare la sequenza, prima/dopo, che solitamente caratterizza i nostri ragionamenti.

Così, alle personalità creative può capitare di sapere qualcosa senza sapere come fanno a saperla.

Lo sanno e basta.

E’ un’intuizione.

Punto.

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