Mar 11 2012

Non sono mai riuscita ad essere normale…

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Ho provato ad essere normale non per codardia ma per la pace…

Ho provato ad essere normale non per civiltà ma per tolleranza..

Ho provato ad essere normale non per incapacità ma per solidarietà…

Ho provato ad essere normale non per egoismo ma per condivisione…

Ho provato ad essere normale non per sopravvivere ma per accogliere il mondo…

Non sono mai riuscita ad essere normale…io amo…

Dammi una mano tu che sei normale ed io ti amerò ancora, perchè la mia anomalia altro non è che amore…insieme daremo dignità alla vita…

Rosanna Anzalone

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Dic 31 2011

ALIENI IN MISSIONE SULLA TERRA

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Si racconta che, anticamente, tante razze extraterrestri popolavano la nostra terra.

La vita trascorreva serena e tutti gli esseri convivevano armoniosamente, scambiandosi tra loro le culture e arricchendosi in reciprocità e in conoscenza.

Ma un brutto giorno, atterrò da un lontano pianeta una razza diversa, interessata allo scambio… della sopraffazione!

I nuovi extraterrestri si mescolarono con i terrestri e, approfittando dell’accoglienza e dell’amicizia che germogliavano ovunque, proposero a tutti la loro dittatura.

A quei tempi, nessuno quaggiù conosceva la sopraffazione e, poiché tutte le razze erano innamorate della condivisione, accettarono il dispotismo con curiosità e con l’entusiasmo riservato a ogni nuovo venuto e alle nuove scoperte.

Gli ultimi arrivati ebbero il gioco facile nel proporre gerarchie e leggi, vincoli e prescrizioni, contributi e tasse.

Nessuno dei candidati schiavi oppose resistenza.

Ma, una volta instaurata la competizione, in tanti non riuscirono più a liberarsi dalla tirannia.

Come in un gioco di specchi, ognuno vedeva il potere riflesso negli occhi dell’altro e lo combatteva all’esterno invece che dentro se stesso.

In breve tempo, chi non si sottomise al sopruso dei pochi sui tanti, fu costretto a darsi alla fuga.

Sulla terra rimasero soltanto le vittime e i loro abusanti.

Ma quelli che riuscirono a scappare, rifugiati su altri pianeti, osservavano con preoccupazione il dilagare della violenza e rimpiangevano il paradiso che avevano perduto.

La distruzione del loro mondo non gli lasciava pace e presto risolsero di tornare per aiutare gli amici e i fratelli, rimasti imprigionati dentro il gioco mortale di bene e male, vincitori e vinti, giusto o sbagliato… si fa comunque come dico io!

Fu per queste ragioni, che molti alieni nacquero nuovamente nelle famiglie umane.

Conservano nel loro DNA i geni della libertà, del rispetto e dell’amore, e si calano nello schiavismo per aiutare gli altri a ricordare le proprie origini e la propria storia.

Oggi sono chiamati bambini indaco, esseri incapaci di accettare l’ingiustizia e la dittatura, creature libere, piene di sensibilità.

Il mondo non li capisce. Spesso li deride. Quando può, li umilia, facendoli sentire diversi e soli.

Ma i giovani alieni, armati di tenacia e volontà, non si scoraggiano.

Portano avanti il loro compito: aiutare i fratelli, malati di schiavismo, a ricordare la libertà.

Per arginare questo capillare lavoro di sensibilizzazione umana, i dittatori hanno costruito delle carceri severissime, chiamate malattie mentali, manicomi, psicofarmaci, psicologi e psichiatria.

Prigioni tecnologiche dotate di sbarre invisibili, camice di forza da cui è molto difficile scappare.

Ma a dispetto di ogni detenzione, il cuore alieno è insopprimibile e la sensibilità ricresce sempre, come le ortiche.

L’emarginazione, la violenza e l’ostracismo con cui con cui l’assolutismo li combatte, li ammala di dolore senza riuscire a sopprimerli mai.

Bambini indaco, creature con un cuore A-normale.

Amano tanto.

In modo leale, generoso, sincero, duraturo e potente.

Quando serve, sono pronti al sacrificio.

Questo, in verità, fa gola ai cercatori di schiavi.

Ma la libertà, che li contraddistingue, li rende poco addomesticabili.

Come animali selvatici, non sono adatti per la cattività.

Alieni al mondo, malato di distruttività e predominio, non imparano bene a conformarsi e non prevaricano. Tollerano le diversità.

Le accettano negli altri perché le riconoscono in se stessi.

Insomma, caro amico, lettore o curioso di questo blog…

Se non ti senti normale quando vuoi bene a qualcosa o a qualcuno… forse sei un alieno anche tu.

Forse anche tu hai scelto di aiutare il mondo a ritrovare la reciprocità e l’ascolto per tutte le culture.

Forse anche il tuo cuore è A-normale.

E forse, qualunque sia la tua età anagrafica, sei un bambino indaco anche tu.

E, se è così, forse… hai una missione da svolgere qui.

Non sei venuto per caso.

Il caso nella tua vita non esiste.

Tutto ciò che è successo fino adesso, è servito a dare spazio al tuo importantissimo progetto di riportare il pianeta alla sua originaria creatività affettiva.

La tua diversità è il tuo talento. Il dono che sei venuto a consegnare agli uomini.

E’ questo che la sopraffazione non sopporta. La tua insopprimibile libertà di pensiero.

E’ per questo motivo che hai scelto di nascere qui. Proprio in mezzo ad una società malata, di tirannia.

Il tuo cuore non è normale.

E’ vero.

La sua A-normalità è la tua missione.

La sensibilità è il dono che serve a risvegliare la razza umana dal suo doloroso oblio.

Non basta fare la rivoluzione, occorre dare nuova vita all’amore.

Questo rende nuova la vita.

E cambia le fondamenta della realtà.

Solo l’amore sopravvive alla morte.

Il cuore non è mai normale.

E’ libero.

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Nov 21 2011

A-NORMALI si nasce o si diventa?

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A-normali si nasce.

Normali si diventa.

In un mondo sano tutti dovrebbero essere A-normali.

Ogni essere è unico, originale, irripetibile; la sua diversità è il contributo che porta al mondo, una ricchezza che si aggiunge alla poliedricità delle esistenze e fa più bella la vita.

Tanti modi differenti di sentire, di essere, di pensare rendono interessante la scoperta e la conoscenza l’uno dell’altro e creano: RICCHEZZA ESISTENZIALE.

 

Ricchezza esistenziale… una risorsa poco considerata.

Oggi è d’obbligo seguire la corrente.

Chi non partecipa, chi si differenzia, è guardato con sospetto, trattato con diffidenza o addirittura emarginato.

Ma, nascosta dentro il cuore di ciascuno, esiste una Anormalità inalienabile. Che cerca solo di trovare la propria dignità e la dovuta ammirazione.

Che gusto ci può essere nel vestire tutti allo stesso modo, mangiare tutti le stesse cose e pensare tutti uno stesso unico pensiero?

Eppure…

Per qualcuno (pochi) un gusto c’è.

Il gusto perverso di forgiare una popolazione di servitori.

Con una divisa, che si chiama: moda.

Con una catena ai piedi, che si chiama: stipendio.

Con delle brevi libere uscite, che si chiamano: ferie.

E con una prigione invisibile cucita addosso, che si chiama: normalità.

Ma la normalità è un’omologazione che fa ammalare.

E noi psicologi, purtroppo, lo verifichiamo ogni giorno.

Certo, tutti abbiamo bisogno dell’approvazione e del riconoscimento l’uno dell’altro.

Ma vogliamo essere riconosciuti proprio nella nostra speciale unicità.

La normalità ci costringe a rinunciare alle nostre peculiarità e all’originalità che ci contraddistingue, pur di trovare conferme e considerazione.

Conferme e considerazione che non bastano mai, quando non sono rivolte al cuore della persona, alla sua specificità.

Un invisibile coach, chiamato informazione  ci insegna, impercettibilmente, a livellarci nel conformismo.

Fino a che la normalità diventa il nostro vestito.

Quell’apparenza che bisogna mostrare per sentirsi bene in mezzo agli altri. Altri che, inevitabilmente, indossano la stessa divisa e ne rimangono imprigionati.

Poi, in nome di questa sbandierata normalità, sacrifichiamo gli impulsi più veri, la nostra autenticità emozionale. Quel modo unico e speciale con cui ognuno interpreta la vita.

A-normali si nasce.

Normali lo si può diventare.

Forse per non sentirsi troppo soli. Forse per essere amati.

Però l’amore, ottenuto nascosti dietro un normale falso sé, non soddisfa la fame ed è come ingoiare il menù al posto del pranzo.

Nessuno può essere mai uguale a un altro, nemmeno quando si nasce gemelli.

Il nostro vero sé è A-normale.

Aspetta, inestirpabile e incorruttibile, il momento di rivelare la sua verità.

Sincero.

Unico.

Solo.

E per questo pieno di fascino.

E di creatività.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

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Mag 29 2011

UNA PERSONALITA’ CON UNA MARCIA IN PIU’…

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Da oltre venticinque anni mi occupo di psicoterapia, realizzazione personale e creatività, e, nel corso della mia professione di psicoterapeuta, ho potuto identificare una struttura di personalità caratterizzata dalla capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista. Per semplicità ho definito questa tipologia: personalità creativa.

L’abilità nel vedere le cose da punti di vista differenti, favorisce l’emergere di soluzioni nuove anche di fronte a problemi apparentemente irrisolvibili e può essere considerata una via verso il benessere mentale e la premessa per una vita appagante.

La Personalità Creativa è quindi una personalità che possiede “una marcia in più” ma, come succede a tutte le auto da corsa, perché il suo motore possa dare il massimo ha bisogno di attenzioni e cure.

Le principali caratteristiche di questa struttura di personalità sono:

  • Creatività

  • Empatia

  • Sensibilità

  • Generosità

  • Altruismo

  • Intuizione

  • Facilità al cambiamento

  • Concentrazione sul presente

  • Leadership “poco appariscente”

Mentre i suoi punti deboli sono:

  • Insicurezza

  • Bassa autostima

  • Discontinuità

  • Dispersività

  • Solitudine

  • Relazioni “una per una”

Quando non si sentono capite, le personalità creative, nello sforzo di raggiungere l’armonia con il mondo esterno, utilizzano tutte le loro risorse per adeguarsi alle richieste dell’ambiente e possono arrivare fino a trasformare se stesse, pagando così un caro prezzo di sofferenza.

In questi casi diventa necessario seguire un percorso psicologico volto a ripristinare dapprima un’adeguata percezione di sé e poi la naturale espressione della sensibilità e della creatività individuale.

Durante il lavoro clinico mi è capitato spesso di incontrare uomini e donne che chiedevano un aiuto psicologico nonostante le loro capacità di adattamento, comprensione e intuizione. Persone che si sentivano diverse, inadeguate o “poco normali” proprio a causa di queste loro capacità!

Quando ero più giovane, rimanevo sconcertata davanti alla richiesta di limitare la ricchezza interiore pur di ottenere una presunta “normalità”, ma la sofferenza che i pazienti raccontavano e mostravano mi ha spinto ad approfondire la ricerca delle ragioni che provocano questa paradossale situazione di sofferenza, nonostante tanti talenti.

Nel tempo sono giunta a evidenziare, nascosta dietro alla domanda inconsueta di limitare le proprie risorse, una struttura di personalità particolarmente dotata; una personalità che non si adatta al conformismo sociale e alle prigioni mentali nelle quali molti riescono a vivere indisturbati, perché possiede una libertà naturale e inalienabile. Ho definito questa personalità: personalità creativa.

Il mio impegno da allora è diventato quello di far comprendere, dapprima a loro stessi e poi agli altri, questa tipologia e di riconsegnare gli strumenti e la dignità necessari per una piena espressione di se stessi.

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Mag 26 2011

IO NON SONO NORMALE: AMO TROPPO!

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Io non sono normale,

  • amo troppo!

  • amo in modo sbagliato!

  • amo senza selezionare nulla!

  • amo anche quando non voglio!

  • amo senza nemmeno rendermene conto!

  • amo a sproposito!

  • amo stupidamente!

  • amo senza ritegno!

  • amo goffamente!

  • amo incessantemente!

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!


Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando “normale”?” domando ogni volta.

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere!

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza…

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure” rispondo “il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo alla fine dell’ora con un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

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Mag 24 2011

“io non sono normale: IO AMO” ha compiuto il suo primo mese!

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Un grande grazie a tutti voi! ;)

Grazie a tutti quelli che stanno contribuendo all’esistenza di questo movimento, leggendo e curiosando qua e là tra gli articoli del blog, condividendo la propria esperienza nei commenti e diffondendo il link tra le conoscenze.


Quasi cinquemila ingressi, in soli trenta giorni, mi sembrano un bellissimo risultato!!!

L’A-normalità, che caratterizza ognuno di noi, esprime la creatività, l’originalità e il contributo personale alla vita.

Per questo deve essere tutelata e rispettata.

SALVIAMO L’A-NORMALITA’ DALL’ESTINZIONE

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE


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Mag 07 2011

IO NON SONO NORMALE: SONO LIBERO

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Tutte le cuoche sanno fare una torta di mele…

La torta di mele si fa sempre con gli stessi ingredienti, ma ogni cuoca la prepara a modo suo, mescolando le dosi in quell’irripetibile mix che fa di lei uno chef unico al mondo.


E’ così che atterriamo nella vita. Con la nostra alchimia originale che è insieme l’espressione di noi stessi e il dono che portiamo agli altri, la nostra speciale: torta di mele.



Credo che un cuoco sia grande quando le sue ricette diventano uniche, perché unico è il modo in cui ciascuno gusta la vita.

Così ritengo che la normalità sia la patologia del secolo, quella malattia che, incatenando la creatività, ci rende schiavi dentro una vita al servizio del conformismo.

Si può essere diversi e “a-normali”.



Ci si può permettere di avere un cuore. Con cui ognuno assapora la vita a modo suo.

Si può essere “a-normali” ed essere liberi, creativi, originali, appassionati, sinceri.

Nella ricetta della felicità questi ingredienti sono fondamentali.

L’amore è diverso per tutti.

Per questo ci rende unici e speciali.

Per questo rende speciale ogni essere che amiamo.

Nessuno è normale.

Quando ama.



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Apr 29 2011

“DOTTORESSA, IO NON SONO NORMALE!”

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La possibilità di essere se stessi, che è alla base di una sana autostima, si conquista sentendosi bene con i propri pensieri e con i propri sentimenti.

Qualsiasi essi siano.

Purtroppo, però, noi psicologi ci troviamo spesso davanti ad una sconcertante richiesta: i pazienti vogliono essere aiutarti a cancellare le loro emozioni per arrivare a non provarle più.

Raccontano di sentirsi diversi dagli altri proprio a causa di ciò che provano.

Giudicano eccessiva e sbagliata, la loro emotività.


“Aiutami a essere normale. Voglio essere come tutti gli altri!” ci chiedono pieni di dolore e di speranza.

Mi è capitato spesso durante la pratica clinica.

Tante persone approdano al mio studio disperate e arrabbiate con se stesse, pronte a disfarsi di una sensibilità che ai loro occhi appare sbagliata o, peggio, malata.

IO NON SONO NORMALE


“Dottoressa io non sono normale… spesso, quando guardo il telegiornale, mi viene da piangere”.

Angela mi guarda con i grandi occhi azzurri colmi di disapprovazione per se stessa.

E’ imbarazzata e preoccupata.


La ascolto senza commentare.

“… e non è solo il TG, mi succede anche con le amiche o addirittura con gente che non conosco. Basta che qualcuno mi racconti qualcosa e tac… io scoppio a piangere”

Fa un gesto con le mani come se aprisse una scatola e tutte le lacrime del mondo ne saltassero fuori.

“L’altro giorno ero al lavoro,” continua “una collega mi ha raccontato che è stato investito il suo cane ed io… mi sono dovuta allontanare con una scusa!

Altrimenti mi sarei messa a piangere. E le assicuro che non era proprio il caso!”

“Perché non era proprio il caso?” indago, alla ricerca di una spiegazione capace di convincermi che la comprensione e la condivisione del dolore degli altri siano qualcosa di così insopportabile e sbagliato.

“Perchèèèèè…?!!!!!” Angela sgrana gli occhi e mi guarda esterrefatta, sorpresa dal mio non capire quelle ragioni per lei fin troppo ovvie.

“Perché ho il cuore troppo tenero. Perché mi commuovo sempre, anche quando vorrei essere tutta d’un pezzo. Perché mi preoccupo per gli altri e finisco per dimenticarmi che dovrei pensare prima di tutto ai miei interessi. Perché non sono competitiva e per questo non riesco a fare carriera!” esclama tutto d’un fiato.

Poi tace, in attesa del mio consenso.

Cosa non va in queste cose?

Credo che se tutti fossero sensibili, capaci di provare emozioni e di comprendere gli altri, pronti a cooperare invece che a competere, il mondo sarebbe migliore.


Eppure i portatori di queste straordinarie caratteristiche vogliono disfarsene, per trasformarsi in esseri cinici senza un cuore, adatti a vivere in un mondo che, così facendo, corre soltanto verso la propria distruzione.

L’amore, le emozioni e la sensibilità non sono mai da curare.

Nella loro accettazione, espressione e valorizzazione sta il segreto della salute e la via per costruire un mondo più sano.

Il movimento Io non sono normale: IO AMO cerca di dare riposta a questa disperata (e ingiustificata) richiesta d’aiuto.




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Apr 25 2011

IL CUORE NON E’ NORMALE

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Nasciamo tutti diversi e ciascuno con il proprio peculiare modo d’interpretare la vita. Ognuno portatore di una ricca gamma di emozioni e sentimenti. Ognuno con il suo modo di amare.

Poi cresciamo, diventiamo grandi e viviamo in un mondo che ci spinge come pecore dentro un recinto di conformismo,dal quale spesso non è più possibile uscire senza sentirsi emarginati, incompresi e soli.

Dentro questo recinto, stereotipato e prevedibile, il cinismo e la competizione, purtroppo, sono i valori più quotati e chiunque si senta tenero, emotivo o sensibile è costretto a pagare il prezzo della diversità o a dover nascondere, a volte anche a se stesso, il proprio mondo interiore.




Questo stile di vita, teso soprattutto a raggiungere il consenso sociale, chiamato successo o realizzazione, poggia sui conseguimenti materiali e convenzionali e su un alto tasso di conformismo.

Per sentirsi socialmente realizzati bisogna avere:

1) un reddito. Col quale comprare…

2) una casa. Dove fare…

3) una famiglia. Con cui trascorrere…

4) le vacanze… viaggiare… e incontrare gli amici e i parenti.

E bisogna farlo nei giorni prescritti, detti festivi o prefestivi, riunendosi e possibilmente mangiando insieme. Ma anche…

5) andando sempre d’accordo.

Chiunque non sia interessato a raggiungere e a rispettare questi traguardi in un tempo ragionevole, è considerato strano, socialmente emarginato, disadattato e, probabilmente, mentalmente malato.

La “malattia mentale” è la paura inconfessabile di molti. L’etichetta che sancisce la diversità e la conseguente emarginazione sociale, che terrorizza. Al punto che, segretamente, tante persone ricorrono ai farmaci pur di non ascoltare un sistema emotivo in contrasto con i dettami della società.

Bisogna essere come tutti gli altri. NORMALI. Anche nei sentimenti. Anche nelle emozioni.

Ma non tutti riescono a lobotomizzare la propria emotività per conformarsi agli standard sociali. Sempre più persone risentono del livellamento emotivo e dell’amputazione della propria creatività e le malattie psicologiche oggi più frequenti, la depressione e gli attacchi di panico, segnalano una falla nel conformismo. “Falla” che, a mio parere, non andrebbe “curata” ma valorizzata, esplicitata e incentivata.

Dentro questo scenario, la sofferenza psicologica diventa la conseguenza di un dover essere “emotivamente in un certo modo” impossibile da raggiungere, lo scarto tra un sentire giudicato illecito e un sentire considerato lecito, e costituisce spesso l’unica risposta sana davanti al tentativo di livellare i propri sentimenti in uno standard socialmente prescritto, chiamato normalità.

Così, mentre ci viene detto con insistenza cosa sia ragionevole provare nelle varie circostanze della vita, il cuore funziona a modo suo e prescinde dai dettami della ragione.

Il cuore segue una logica illogica, basata su valori diversi dagli status della normalità.

AMA.

Senza preoccuparsi se questo sia conveniente, intelligente, disdicevole o giusto.

E, per quanti sforzi compia, la ragione non riuscirà mai a modificare i sentimenti.

Può solo scegliere di non ascoltarli.

Chi ascolta il proprio cuore si apre alla verità di se stesso e trova la sua unicità. La creatività che guida la sua vita e le sue scelte.

Nell’A-normalità esiste la più profonda verità interiore di ciascuno.

Il cuore non è normale.

E’ vero.

BenguiatGot-Bk-BT

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Apr 24 2011

io non sono normale: IO AMO

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“Una persona creativa è una persona felice”

Bruno Munari

Il movimento io non sono normale: IO AMO vuole sostenere l’originalità, la creatività e l’unicità di ogni essere vivente e nasce dalla convinzione che ognuno abbia diritto alla propria personale A-normalità.



La difesa, il rispetto e la valorizzazione della A-normalità individuale, prendono vita dall’esperienza maturata in oltre venticinque anni di professione psicologica e grazie al confronto con colleghi psicologi, psicoterapeuti, medici e operatori della salute e del benessere psichico.


Come psicologi abbiamo potuto verificare quanto la sensibilità individuale sia ostacolata dal nostro attuale stile di vita e come venga ingiustamente incriminata, colpevolizzata e disprezzata persino dai suoi stessi portatori che, reputandola poco normale e per questo disdicevole, spesso arrivano a desiderare di eliminarla da se stessi pur di sentirsi finalmente normali.



Riteniamo che la normalità, nascondendo in sé la trappola del conformismo sociale, finisca spesso per bloccare il fluire spontaneo della espressività individuale producendo malessere e sofferenza.

Mentre, la manifestazione della propria creatività costituisce quasi sempre una cura (naturale, efficace, economica e a disposizione di tutti) capace di far evolvere il dolore psichico in realizzazione personale e appagamento.


Vogliamo contrastare l’aumento dilagante della sofferenza psicologica e il consumo di psicofarmaci, con il ripristino di un adeguato ascolto della emotività individuale e sostenere una cultura dell’espressività e del diritto alla creatività con:

  • Un approccio psicologico che rispetti le scelte esistenziali di ciascuno

  • Incontri di informazione e di discussione

  • Articoli

  • Workshop

  • Laboratori creativi

Siamo contrari alle patologie e alle etichette psicologiche. Crediamo che la psicologia, a differenza della psichiatria, lavori sulla salute individuale, e non sulla malattia, e che il compito dello psicologo non sia curare un “organo” malato, in questo caso la mente, ma aiutare le persone ad esprimere il loro peculiare modo di essere.


A Cagliari nel Centro di Benessere Interiore, in piazza Salento 7, mettiamo a disposizione le nostre competenze e la nostra filosofia per costruire un punto di unione dove possano ritrovarsi tutti quelli che vorranno affermare il diritto a essere pienamente se stessi e a vivere la propria vita in modo personale.


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