Giu 20 2016

LIBERI DI MANGIARE? … o liberi di drogarsi?

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Si parla tanto di alimentazione, di ricette, di stili di vita sani e naturali… ma della dipendenza che oggi accompagna l’alimentazione, non si fa parola.

È vero: mangiare è indispensabile, ma tra l’istinto di sopravvivenza e la cultura gastronomica scorre il fiume della manipolazione commerciale, e questo rende molto difficile ascoltare i bisogni del corpo senza lasciarsi trascinare dal desiderio compulsivo di mettere qualcosa sotto i denti.

Negli anni duemila, il cibo è diventato lo psicofarmaco più gratificante ed economico che si possa trovare sul mercato.

Libero dall’obbligo della ricetta medica, sempre a disposizione e senza nessun limite nelle quantità.

La sollecitazione alimentare è talmente diffusa che possiamo essere sicuri di trovare un distributore automatico di coca cola anche nel deserto.

Ma quando diciamo cibo cosa intendiamo?

Il vocabolario parla di: sostanze assimilabili dall’organismo e necessarie per la nutrizione, e sembra riferirsi a tutto ciò che mangiamo e beviamo ai fini del nostro sostentamento fisico.

Però, a ben guardare, pochi cibi oggi sono davvero utili per il sostentamento fisico.

La maggior parte delle sostanze che ingeriamo, più che dare forza al corpo lo intossicano, creando nell’organismo una pericolosa dipendenza che non calma la fame e spinge a mangiare sempre di più.

Sui cartelloni pubblicitari le immagini patinate delle modelle ci propongono corpi evanescenti e filiformi, che frustrano il nostro bisogno di riconoscimento sociale (facendoci sentire costantemente sovrappeso e in colpa per ciò che abbiamo messo nello stomaco) e incrementano ancora una volta la dipendenza dal cibo.

Quando il peso forma appare irraggiungibile, infatti, l’insoddisfazione annega i dispiaceri nell’alcol e nelle pietanze, dando vita a un circolo vizioso che incrementa la depressione e i guadagni delle multinazionali alimentari e farmaceutiche.

Sulle pagine dei giornali occhieggiano tante soluzioni miracolose: per ridurre il giro vita, eliminare la cellulite, superare la prova costume… e trasformarci magicamente in favolose star dal corpo luccicante e perfetto!

Soluzioni che, ancora una volta, esibiscono modelle dal fisico tonico e statuario, difficilmente emulabili senza l’aiuto di Photoshop.

Così, possiamo spendere un patrimonio in farmacia, provare l’ultima novità in fatto di diete, rifiutarci di seguire le mode e accettare il nostro corpo sformato dai chili di troppo, smettere di mangiare radicalmente e cadere nell’anoressia… o correre dal nutrizionista e dallo psicologo per analizzare il rapporto patologico che abbiamo instaurato col cibo.

Tutte le soluzioni mancano il bersaglio della salute, perché bypassano il problema nascosto dietro ogni scelta: la tossicodipendenza alimentare che ammala il nostro mondo occidentale e sta distruggendo il pianeta, molto più di qualsiasi guerra.

Mangiare oggi non è soltanto un modo per mantenersi in vita, è diventato un business di proporzioni gigantesche che tiene in piedi l’industria della violenza e della morte dietro la sbandierata necessità di nutrirsi per vivere.

Interessi milionari girano intorno ai nostri pasti e manipolano la psiche, rendendoci schiavi di un marketing difficile da immaginare per chi si affanna a far quadrare lo stipendio  alla fine del mese.

Ben lontani dai reali bisogni della sopravvivenza, il pranzo e la cena sono diventati gli strumenti con cui le multinazionali alimentari tengono in pugno la nostra volontà, costringendoci a comprare ogni genere di vettovaglie e di utensili, utili solo ad arricchire i pochi che governano il mondo grazie alla docile ingenuità dei tanti.

In questo quadro pericolosamente allarmante, diventa indispensabile liberarsi dal velo che ottunde le coscienze durante la digestione e riappropriarsi del proprio corpo e della propria volontà, compiendo scelte volte a ristabilire il benessere psicofisico e non il patrimonio di chi lucra sulla salute.

Essere finalmente liberi di mangiare significa riprendere in mano le chiavi della propria vitalità e uscire dalla trappola che sta distruggendo il mondo, per fare spazio a un’etica alimentare rispettosa delle reali esigenze di ciascuno e di ogni forma di vita sul pianeta.

Significa imparare a selezionare le informazioni e a sperimentare sulla propria pelle le soluzioni adatte alla salute, fino a costruire un percorso che dal metadone alimentare conduca a una ritrovata autonomia. 

Non solo nella scelta del cibo, ma anche nelle scelte di vita e, soprattutto… delle informazioni!

Le informazioni, infatti, vanno selezionate, vagliate, valutate e sperimentate, per riuscire a distinguere il vero dal falso, la bramosia del guadagno di chi vende dalle reali necessità di chi compra.

Oggi mangiare non è più legato al sostentamento individuale, è diventata una scelta politica.

E il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo passa attraverso soluzioni alimentari nuove, rispettose della vita e della salute e orientate a renderci liberi da una schiavitù che incatena l’anima verso preferenze pilotate ad arte e prive di una reale condivisione da parte di chi le manifesta.

Per fare la rivoluzione, non serve più scendere in piazza e protestare, è necessario manomettere il business che incatena le coscienze dentro una dipendenza invisibile e mortale.

Occorre liberare il corpo e la psiche dall’intossicazione che sta distruggendo il mondo e che si trasmette nei gesti di sempre, nascosta dietro l’amore che accompagna la condivisione del cibo.

Scegliere di cambiare il proprio modo di nutrirsi è un’impresa coraggiosa, adatta a chi ha deciso di uscire dalla sottomissione, anche a costo di sfidare se stesso, perché: 

“Di qualche cosa si deve pur morire!”

Ma morire di vecchiaia in modo naturale è ben diverso che morire di obesità in un mondo malato di sopraffazione.

Carla Sale Musio

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Set 15 2014

MALEDETTI VEGANI!!!

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Nonostante la scelta vegana sia in costante aumento, prendersela con chi decide di non utilizzare più prodotti di origine animale, sembra essere lecito e incoraggiato dalla cultura della violenza e dell’indifferenza nella quale siamo immersi.

“Chi sceglie di non uccidere per vivere, probabilmente ha qualche rotella fuori posto!” si mormora da più parti.

E, come minimo, deve mostrare un certificato medico che autorizzi a non cibarsi della morte di nessuno!

Altrimenti è additato come un appestato e accusato di fanatismo, ossessione e rigidità, ma soprattutto: mancanza di rispetto, nei confronti di chi, invece, preferisce infliggere torture e sofferenza per soddisfare i piaceri del palato.

La scelta giusta è ancora quella dell’uccisione e della prepotenza.

La non violenza è guardata con sospetto, suscita insofferenza, irritazione e colpevolizzazione.

Il codice “Mors tua vita mea” è diventato un dogma, nella cultura dello sfruttamento e dell’opportunismo.

Il mondo appartiene ai furbi.

E i furbi, si sa, si fanno pochi scrupoli.

Così, chi ha un cuore deve nasconderlo, per non venir emarginato e deriso.

Voci autorevoli hanno dimostrato che oltre ad essere una pratica crudele, mangiare carne fa male alla salute e sta creando danni gravissimi all’ecosistema.

Ma chi gestisce l’industria della morte (carne, armi, prostituzione, pedofilia…) ha tutto l’interesse a soffocare queste informazioni, sponsorizzando l’indifferenza e l’ignoranza, per incrementare i propri lucrosi guadagni.

Per questo, le battute sul fanatismo vegano occhieggiano qua e là, sostenendo, con bonaria ironia, il massacro di tante creature innocenti.

Scorgere la violenza nascosta dietro ai riti alimentari, presuppone capacità d’immedesimazione, e un’empatia che il mondo consumista demonizza.

Si preferisce osannare la superiorità dell’uomo e, in nome del diritto del più forte, continuare a uccidere con indifferenza. Per consuetudine, conformismo e ignoranza. 

Ma il diritto del più forte abilita la disonestà e la prepotenza.

Non solo sugli animali.

Su chiunque possa essere usato per soddisfare gli interessi di chi comanda.

C’è un nesso che lega l’alimentazione carnea al razzismo, al bullismo, al femminicidio, alla pedofilia, allo schiavismo, alla prostituzione… e a tutto ciò che fa della prepotenza e dell’abuso uno stile di vita.

L’indifferenza, con cui sacrifichiamo tante vite, giustifica le guerre, l’emarginazione e lo sfruttamento, e perpetua quella cultura della violenza che miete vittime ovunque, in nome del guadagno.

Ma tutto questo, naturalmente, non bisogna farlo sapere in giro!

Si corre il rischio di veder calare le vendite, mandando in crisi la supremazia dei pochi eletti che gestiscono il mondo.

Per far girare l’economia, è obbligatorio nascondere i soprusi e ottundere le coscienze, drogandole con cibi   insaporiti e poco salutari.

La carne dà dipendenza e provoca una sorta di eccitazione che ne mantiene alta la desiderabilità, perché sembra alleviare la fatica della vita quotidiana.

Come tutte le droghe, la sua tossicità anestetizza la mente e incrementa l’assuefazione.

In un circolo vizioso senza fine.

Ribellarsi all’uccisione degli animali, presuppone una volontà capace di resistere alle sollecitazioni alimentari e alle aggressioni di chi si infastidisce di fronte a quelle scelte che mettono in crisi la coscienza, perché denunciano la crudeltà.

Uccidere è sempre una violenza.

E in un mondo evoluto va evitato.

La norma “Mors tua vita mea” appartiene a un codice ingiusto.

Che tutti quanti subiamo con dolore, in tante sfere della nostra vita. Purtroppo.

Trasformare i presupposti violenti che stanno distruggendo il mondo, significa smettere di credere alla legge del più forte, e cominciare a leggere oltre le apparenze, scovando la verità nascosta dietro alla superiorità con cui l’essere umano guarda gli animali.

Ci vuole molto coraggio per sfidare da soli i presupposti di un mondo ingiusto e prepotente.

Eppure… soltanto così può nascere una società migliore.

Uccidere non è mai lecito.

Meno che mai quando serve soltanto a soddisfare un capriccio del palato.

Per comprendere questo verità non ci vuole una grande intelligenza.

E chi deride i vegani lo sa benissimo.

Anche se preferisce mettersi in pace la coscienza, pagando il pizzo, a quell’élite che gestisce le sorti del pianeta, e guardando con commiserazione chiunque scelga di camminare controcorrente.

Non si può essere liberi annegando le responsabilità grazie alle tante droghe legali chiamate impropriamente alimentazione.

L’indipendenza passa attraverso l’ascolto e la conquista della propria sensibilità.

Nasce dalla capacità di superare l’egocentrismo per costruire una più profonda reciprocità.

Ogni creatura ha diritto alla vita.

La legge del più forte afferma l’ingiustizia e costruisce un mondo di crudeltà.

Scegliere di pensare con la propria testa porta a denunciare le false verità di una società basata sulla violenza e sullo sfruttamento di tante vite innocenti, colpevoli soltanto di un’eccessiva addomesticabilità.

E’ una via solitaria.

Adatta a chi è capace di trovare in se stesso l’approvazione e il riconoscimento, senza cercare il consenso del mondo.

La libertà si raggiunge quando si diventa capaci di seguire soltanto la propria coscienza.

Carla Sale Musio

leggi anche:

CIBI… O DROGHE?

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Apr 15 2014

LA PERSONALITA’ CREATIVA: libertà e complessità interiore

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La personalità creativa è quel modo di essere naturale, sano e vibrante di emotività che ognuno di noi porta con sé alla nascita.

Atterriamo nel mondo con una carica innata di empatia e creatività e muoviamo i nostri primi passi spinti dalla curiosità e dal desiderio di incontrare la vita in tutta la sua meravigliosa poliedricità.

La personalità creativa ci rende aperti davanti all’intensità delle emozioni, sensibili e partecipi di tutto ciò che ci circonda, fiduciosi nell’infinità bontà dell’esistenza e desiderosi di dare e ricevere amore.

Ma la capacità di accogliere i sentimenti, la spontaneità dell’intuizione e il potere della creatività, fanno di noi delle creature vulnerabili e impreparate ad affrontare una società che sembra costruita apposta per colpevolizzare ed annientare la sensibilità, la fantasia, l’autenticità e l’empatia.

Appena nati dipendiamo in tutto e per tutto dai nostri genitori e dall’ambiente, e abbiamo bisogno di aiuto per comprendere e mettere in ordine i messaggi emotivi che affollano il nostro mondo interno.

Gli adulti hanno il compito di insegnarci a contenere le emozioni e a gestirne l’intensità senza reprimerle e senza negarle, accogliendone l’energia fino a renderla uno strumento di comprensione e di conoscenza di se stessi e della realtà.

La creatività è la chiave che permette di esprimere questa grande ricchezza interiore, lo scalpello che forgia il nostro peculiare modo di essere, il dono che ci rende unici e speciali e che siamo venuti a condividere con gli altri in questa esperienza di vita.

Purtroppo però, una pedagogia nera, basata sul sopruso e sulla prevaricazione, impedisce a chi si occupa dell’infanzia, di accogliere e  comprendere i bisogni dei bambini e trasforma il sostegno, che i grandi dovrebbero offrire ai piccoli, in una dittatura del più forte, cui bisogna sottomettersi senza discutere.

Ancora oggi, infatti, sono tanti i grandi pronti a umiliare, prevaricare, deridere, punire, picchiare e sottomettere i piccoli… “per il loro bene”.

Così impariamo a non chiederci più cosa sentiamo davvero, e finiamo per fare soltanto quello che ci è stato detto di fare, anche quando appare ingiusto e privo di significato.

Questo progressivo estraniarsi dalla verità del proprio mondo interiore ed emotivo, porta con sé innumerevoli sofferenze, paure e insicurezze, e fa sì che, nel tentativo di evitare il dolore, si formino delle chiusure nella personalità e nella percezione della realtà.

E’ in seguito a questi traumi che la nostra originaria e naturale personalità creativa si deforma fino ad abiurare se stessa, generando un falso sé protettivo, cioè una personalità di copertura che nasconde le ferite e i tormenti che queste hanno generato.

Il dolore dei bambini è lacerante, senza confini e privo di tempo.

Esiste immutabile in un eterno presente dal quale non è possibile liberarsi senza l’aiuto di un adulto capace di accogliere, senza censurarla, la complessità e l’intensità del mondo interiore.

In assenza di questa presenza soccorrevole e partecipe, la vibrante creatività che caratterizza ogni essere umano si surgela dentro un’armatura di insensibilità che nasconde le possibilità originarie e la verità individuale, obbligandoci a indossare una maschera conforme ai dettami del più forte, pur di ottenere dal mondo quel riconoscimento e quell’amore che abbiamo sentito di non meritare con la nostra spontaneità.

Dall’amputazione e dalla censura della personalità creativa prendono forma le patologie psichiche che ci costringono a vivere una vita non nostra e che, come una corazza indelebile, ci impediscono di raggiungere proprio quell’amore così disperatamente cercato e desiderato.

La maschera del falso sé, infatti, ottiene sempre un consenso incapace di appagare davvero il bisogno di riconoscimento e amore che ci ha spinto a indossarla, perché, con la sua stessa esistenza, conferma l’idea infantile di non meritare altro che disprezzo, rifiuto ed emarginazione.

Questo circolo vizioso ci allontana sempre più dalla spontaneità e dalla libertà e, dissociando la comprensione di sé dal dolore e dalla verità, impedisce di sviluppare le parti immature della personalità, confinandoci in una ignoranza di noi stessi che genera ulteriore alienazione, chiusura e malattia.

Per superarle e ritrovare la spontaneità, la salute e la libertà, è necessario intraprendere un cammino a ritroso fino a incontrare le parti bambine e rivivere il dolore rimosso e lacerante dell’infanzia, con la consapevolezza dell’adulto.

Nell’inconscio il tempo non esiste e un cucciolo terrorizzato aspetta per l’eternità una presenza amorevole, capace di rassicurarlo e di incoraggiarlo a crescere.

Quando l’adulto di oggi si apre con sincerità al bambino sofferente e spaventato che siamo stati, quel cucciolo incontra finalmente un altro essere capace di dargli l’amore incondizionato di cui ha bisogno per crescere, e il processo di maturazione e di accoglienza di se stessi può finalmente riprendere a scorrere.

Dall’incontro delle parti adulte con le parti bambine della personalità, si sviluppano la maturità interiore e l’armonia nel mondo.

Occorre rivivere la sofferenza lacerante dell’infanzia lasciando che l’energia emotiva (bloccata nel tentativo di evitare l’angoscia) riprenda a fluire.

In questo modo la creatività e la spontaneità si liberano, permettendoci di evolvere gli aspetti immaturi della personalità.

E’ così che i danni di una pedagogia nera possono essere superati.

Solo incontrando la totalità del proprio sé, la personalità creativa può aprirsi all’empatia e alla creatività che la caratterizzano, permettendo il fluire della sensibilità e della libertà, e rivelando, nella saggezza della sua poliedricità, il dono che è venuta a condividere nel mondo:

  • Ognuno è unico e indispensabile alla vita.

  • Si può integrare ogni diversità, senza reprimerla e senza emarginarla.

  • Nella creatività ogni cosa evolve armonicamente in qualcosa di nuovo, diverso e migliore.

  • L’amore non è normale. E’ vero.

Carla Sale Musio

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PEDAGOGIA NERA

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Apr 09 2014

INFINITE REALTA’

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La realtà è sempre la conseguenza di ciò che profondamente crediamo vero.

Anche quando non ne siamo consapevoli, scegliamo costantemente gli eventi di cui facciamo esperienza.

Questo processo, chiamato sincronicità, si fonda sulla concomitanza degli accadimenti interiori con gli avvenimenti fisici ed è il principio che ci fa essere come per magia “al posto giusto nel momento giusto” o “al posto sbagliato nel momento sbagliato”.

La sincronicità è il navigatore di cui la vita ci ha dotato perché potessimo viaggiare lungo le sue infinite strade.

Inconsciamente ne impostiamo la destinazione, in base alle nostre convinzioni, emozioni e stati d’animo, e dopo qualche tempo le esperienze congrue si presentano nella nostra esistenza, come se fossero attratte da una potente calamita.

Questo delicato e prezioso meccanismo, psicologico e fisico, rende possibile osservare al di fuori di noi quello che succede dentro di noi, permettendoci di sperimentare la nostra intima verità come in un teatro che la vita organizza apposta per aiutarci a comprendere i nostri meccanismi interiori.

La sincronicità dimostra come il mondo esterno sia lo specchio del nostro mondo interno e ci insegna che per vivere in pace è indispensabile coltivare l’accoglienza, la comprensione e il rispetto per ogni aspetto di se stessi.

Ma conoscere il proprio il mondo interno e arrivare a cambiarlo, modificando così anche gli eventi esterni che esso richiama nella nostra vita, non è sempre facile.

Per riuscirci è indispensabile mettersi costantemente in discussione, avviando un processo (senza fine) di conoscenza e di trasformazione di sé.

Un processo che ci colloca al centro della realtà, rendendoci responsabili di ogni avvenimento, dal più insignificante al più maestoso.

Modificando e migliorando il mondo interno, infatti, possiamo trasformare le circostanze della vita, rendendole congrue al nostro profondo modo di essere, in un dialogo e cambiamento continui.

Per raggiungere questo meraviglioso obiettivo, però, è indispensabile assumersi l’onere della propria esistenza, interiore ed esteriore.

Delegando il peso delle circostanze al destino, a Dio, alla fortuna o a qualche altro misterioso potere, infatti, perdiamo lo scettro del comando, condannando noi stessi a diventare schiavi di un mondo privo di controllo e di significato.

Nonostante ormai da quasi un secolo, i saperi della fisica quantistica abbiano posto l’osservatore al centro di ogni avvenimento osservabile, la centralità della nostra realtà interiore nel determinare gli accadimenti che viviamo è ancora un fenomeno largamente ignorato dalla maggior parte delle persone.

Si preferisce coltivare la convinzione che il mondo in cui viviamo sia separato e distante dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni, e appartenga a una materialità predeterminata e immodificabile cui dobbiamo adattarci senza discutere.

Lo studio della fisica quantistica non è stato incluso nei programmi ministeriali, la fisica che si impara a scuola si ferma alle soglie della teoria della relatività di Einstein.

Per questo motivo i grandi passi avanti compiuti dalla scienza rimangono sconosciuti alla maggior parte delle persone che invece continua a basare la propria percezione della realtà sulle scoperte di una fisica classica, ormai superata dalla ricerca.

Non c’è da sorprendersi, perciò, se l’esistenza di tante realtà soggettive è ancora considerata un fenomeno fantascientifico più che un’opportunità nelle nostre mani.

Per uscire dalla convinzione limitante che ci condanna a diventare le vittime di un destino capriccioso e imprevedibile, pronto ad accanirsi sui buoni e a premiare ingiustamente i cattivi, occorre rimboccarsi le maniche e documentarsi personalmente, scoprendo da soli le informazioni che la scuola non ci ha saputo (o voluto) fornire.

Esistono infinite realtà pronte a manifestarsi nella quotidianità, attratte dal richiamo silenzioso della nostra vita interiore.

Analizzare l’inconscio e scoprire le guerre intime, combattute ingiustamente contro le parti deboli e tenere di se stessi, permette di scoprire e accogliere la propria inflessibilità per trasformarla, fino ad attrarre realtà comprensive e amorevoli.

Al contrario, occultare la verità individuale, censurare la creatività, negare i sogni e costringersi dentro un’armatura di apparenze, attira sulla nostra strada prigioni di dolore e di fatica che amplificano la sofferenza, in un circolo vizioso senza fine.

Per liberarsi dalle difficoltà e costruire una società senza dolore, non basta compiere le scelte giuste nei momenti difficili che costellano l’esistenza, occorre anche chiedersi cosa la vita stia segnalando con le esperienze che ci propone e utilizzare questo insegnamento per cambiare le leggi interiori che animano il nostro mondo.

I crimini commessi nell’omertà e nel silenzio della propria anima, affliggono gli scenari dell’esistenza, indicandoci la necessità di costruire una diversa realtà interiore.

Una realtà libera da segreti nascosti nei sotterranei dell’inconscio.

Una realtà senza castighi e senza vendette,  capace di autenticità e di comprensione per se stessi e per il mondo che ne consegue.

Vivere in una società migliore è il risultato di una vita interiore in cui non ci siano più soprusi, razzismo e violenza.

Carla Sale Musio

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PREDIRE IL FUTURO…

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Apr 03 2014

RESPONSABILITA’ E LIBERTA’

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La possibilità di vivere un’esistenza soddisfacente poggia sulla capacità di mettersi al centro della propria vita e di assumersi la responsabilità di quello che succede, sia all’interno che all’esterno di sé.

Impropriamente riteniamo che gli eventi appartengano a una realtà immutabile e separata dentro la quale ci muoviamo come su un palcoscenico, vittime di una regia imperscrutabile con cui siamo costretti a confrontarci senza poter intervenire a modificare il copione, i testi o le scene.

Così, quando le cose vanno bene, ringraziamo Dio, la provvidenza o la fortuna, e quando invece vanno male, incolpiamo il destino, la casualità o la sfiga, nella convinzione di dover subire quello che ci succede senza intrometterci nella creazione.

Ma ciò che chiamiamo realtà è la conseguenza di un’interazione energetica costante che esiste tra noi e l’ambiente.

Uno scambio che avviene anche quando non ce ne rendiamo conto e che plasma ininterrottamente gli eventi, modellando il mondo esterno sulla forma dei nostri pensieri, stati d’animo e vissuti, consci o inconsci.

La consapevolezza di questo scambio permette di influire intenzionalmente sugli avvenimenti imparando a cavalcare la casualità con consapevolezza e con maestria, mentre ignorarne l’esistenza ci porta a interagire con un mondo incomprensibile e imprevedibile, pieno di ostacoli e di pericoli.

La fisica quantistica ha dimostrato come le particelle infinitesimali che compongono la materia siano legate tra loro da una sorta di consapevolezza reciproca, che si manifesta anche in assenza di un contatto fisico o di una trasmissione di energia.

L’informazione viaggia nell’invisibile fino a raggiungere la realtà, manifestando la sua presenza senza bisogno di legami evidenti o concreti.

Ogni cosa nasce da un’onda di informazione che, di volta in volta, assume uno degli infiniti aspetti di sé, concretizzandosi in un evento quando un osservatore vi porta la sua attenzione e che, in assenza di questa attenzione, si perde dentro un’immaterialità brulicante di inesauribili possibilità.

E’ la coscienza che definisce lo scenario in cui prenderà forma la nostra vita e lo fa materializzando la propria verità interiore nelle circostanze che, in modo solo apparentemente casuale, costellano l’esistenza.

La casualità, infatti, non esiste, al suo posto c’è un pulsare di probabilità, pronte a coagularsi negli eventi che ci succedono, richiamate e magnetizzate dall’energia del nostro mondo interiore.

Ciò che profondamente crediamo vero dentro di noi, le cose su cui concentriamo la nostra attenzione, modellano gli avvenimenti della realtà attraendo le esperienze che ne confermano l’esistenza, in base a un criterio speculare al nostro mondo interno.

In questo modo possiamo fare esperienza di noi stessi e della nostra profonda verità.

Ma possiamo anche modificare la materialità, nel momento in cui ci apriamo a nuove teorie e a nuove possibilità, in un percorso di crescita e di esplorazione senza fine.

Assumersi la responsabilità di ciò che succede e guardare con onestà e con profondità dentro se stessi, permette di portare l’attenzione alle matrici interiori che modellano la realtà consentendoci di intervenire a cambiarle e modificando le nostre esperienze di vita.

La libertà è la conseguenza di un percorso (senza fine) di conoscenza di se stessi.

Un cammino indipendente e personale in cui la creatività aiuta a liberare l’espressività e a trasformare le asperità interiori, dando vita a un mondo in costante miglioramento ed evoluzione.

La realtà in cui viviamo riflette la verità che coltiviamo nel nostro inconscio, mostrandoci, negli eventi che incontriamo, le leggi e i modi con cui interiormente trattiamo noi stessi.

Un mondo malato manifesta le leggi ingiuste con cui segretamente incarceriamo la nostra anima.

Un mondo sano riflette la capacità di accogliere con amore e con comprensione la propria verità.

Guardare se stessi con onestà, consente di migliorare le zone oscure della coscienza fino a renderle luminose e pulsanti di energia. 

Assumersi la responsabilità della propria vita è il primo passo verso la libertà.

 Carla Sale Musio

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