Mar 09 2017

NEONATI CREATIVI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

I bambini che hanno una Personalità Creativa possiedono un’innata empatia e sono capaci di percepire i climi emotivi già da molto piccoli. 

Questi bambini sentono gli stati d’animo degli altri, anche quando non sono ancora in grado di comprendere i propri vissuti e non si sono formati gli strumenti necessari per interpretarli.

L’egocentrismo che caratterizza l’infanzia, li porta a vivere le emozioni di chi li circonda come se fossero proprie e questo può creare confusione nella comprensione delle relazioni.

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UNA PAPPA PERICOLOSA…

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Marco ha soltanto pochi mesi e all’ora della pappa si sveglia in lacrime, in preda ai morsi della fame.

Sentendolo piangere a squarciagola, la sua mamma, Sabina, che stava guardando un film alla televisione, corre a prenderlo in braccio. 

Consola Marco con tanti bacetti e con dolcezza lo attacca al seno per dargli la sua poppata.

Mentre il bimbo succhia avidamente il latte, la donna riprende a seguire la tv.

Marco si sente tranquillo e al sicuro tra le braccia della mamma e Sabina si lascia catturare progressivamente dalla trama del film, vivendo momenti di tensione e di paura durante le scene di pathos.

Contemporaneamente Marco, soddisfatto e felice della pappa, comincia a sentirsi anche teso, impaurito e in pericolo, proprio come se qualcosa di brutto stesse per accadere da un momento all’altro.

Ben presto riprende a piangere ma, questa volta Sabina non ne capisce le ragioni. 

Tenta di calmarlo in tutti i modi, senza riuscirci, e diventa sempre più nervosa.

In poco tempo si innesta un circolo vizioso tra mamma e bambino.

Più Sabina si sente incapace di rassicurare Marco, più diventa tesa e nervosa, più Marco percepisce in sé le emozioni della mamma, più diventa nervoso e piange.

Nel bambino, infatti, la coesistenza dei propri sentimenti (protetto, rilassato e al sicuro) con quelli della mamma, che egli vive come suoi (teso, in pericolo, e nervoso), fa nascere uno stato di confusione e di instabilità emotiva che il piccolo manifesta diventando irrequieto.

Questa mescolanza di vissuti, se non viene opportunamente capita e gestita, nel tempo potrà trasformarsi in confusione sulla comprensione dei propri bisogni emotivi.

Solo quando la mamma ritroverà la calma in se stessa, riuscirà finalmente a rassicurare Marco e a tranquillizzarlo.

Carla Sale Musio



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Feb 06 2017

io non sono normale: AMO TROPPO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Io non sono normale:

  • amo troppo

  • amo in modo sbagliato

  • amo senza selezionare nulla

  • amo anche quando non voglio

  • amo senza nemmeno rendermene conto

  • amo a sproposito

  • amo stupidamente

  • amo senza ritegno

  • amo goffamente

  • amo incessantemente

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!”

Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando ‘normale’?” 

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere.

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza.

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” 

Chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure… il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. 

Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo a un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Gen 05 2017

La mia intervista su: ROUTE 23

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Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su:

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Route 23

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controvento verso di me

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in cui racconto della mia vita, del mio lavoro, dei miei libri e delle mie scelte spesso controverse…

Per leggerla basta cliccare il link qui sotto:

30 domande a Carla Sale Musio

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Dic 10 2016

CREATIVITÀ ED EMPATIA: viaggiare tra infinite realtà possibili

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Quando parlo di creatività, intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica. 

Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo. 

E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità.

Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo dove tanti non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Spostare il punto di vista significa identificare altre possibilità dentro le situazioni che incontriamo abitualmente.

E’ stato dimostrato che il cervello tende a riconoscere soltanto le immagini che gli sono abituali e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.

Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco che si sovrappone a tre cerchi neri. 

Ma si tratta di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi. 

Da un punto di vista geometrico, si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro. 

Al triangolo bianco, che noi distinguiamo con chiarezza, non corrisponde nessun oggetto fisico.

Il cervello, però, costruisce un’immagine che non esiste e riconosce quello che gli è più familiare, piuttosto che vedere ciò che è stato realmente rappresentato.

In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno dell’albero e dei tre uccelli in volo, che sono stati effettivamente disegnati.

Anche in questo caso, il cervello riconosce per prima la forma di una faccia umana e solamente in seguito distingue gli uccelli e l’albero, che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica del viso umano tende a prevalere sulle altre, perché è una delle prime che riconosciamo, già dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno, realtà e finzione si alternano, creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta. 

Perché non lo esclude a priori, anzi, lo cerca. 

E proprio perché lo cerca, prima o poi, lo trova.

Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?

Non può trattarsi di un processo logico… 

E’, invece, una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la ragione non si spiega, ma di cui scopre l’esistenza con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.” 

Pensa la sarta, mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa. 

Non fa nulla. 

Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività funziona così. 

Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.

Non serve saper cucire per essere creativi. 

Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, invece che essere solamente un difetto.

E’ la fiducia che mette in moto il processo? 

No. 

La fiducia da sola non basta. 

Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà, per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere? 

Lasciare andare le proprie certezze e spostarsi in altre “realtà”. 

Chi è creativo fa questo.

E chi è empatico? 

Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando e per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro.

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi, nuovi e aumenta la nostra ricchezza interiore.

Chi è capace di accantonare le proprie idee per provare a sperimentarne altre, acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così, creatività ed empatia, anche se sono diverse, spesso camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative…

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il loro punto di vista e per questo sono spontaneamente portate all’empatia e alla creatività.

Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni… costituiscono le loro caratteristiche principali.

Carla Sale Musio

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Nov 28 2016

HO SCRITTO UN LIBRO PERCHÉ VOGLIO CAMBIARE IL MONDO

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Ho scritto il libro DROGHE LEGALI. Verso una nuova consapevolezza alimentare perché voglio costruire una cultura nuova.

Per sradicare la violenza, il mondo ha bisogno di fare un cambiamento.

Una società migliore dovrà sviluppare la responsabilità individuale e l’impegno di ciascuno nel costruire un’esistenza diversa.

Ma per raggiungere quest’obiettivo è indispensabile trasformare la brutalità nascosta dentro noi stessi.

La crudeltà che sta dilagando nel mondo è il risultato di un’insensibilità interiore di cui non siamo consapevoli.

Le conseguenze di questa disumanità sono sotto gli occhi di tutti, ma le cause che la sostengono rimangono celate.

Continuare a combatterne esclusivamente gli effetti, significa condurre una battaglia sterile che alimenta la sopraffazione frustrando il desiderio di cambiamento e facendoci sentire in balia degli eventi.

Ci lamentiamo della sofferenza, delle ingiustizie, della mancanza di opportunità, del cinismo e dell’indifferenza che dilagano dappertutto… ma siamo convinti che queste cose siano inevitabili e naturali.

Così facendo spostiamo al di fuori di noi il peso delle atrocità che incontriamo nella vita e, nel tentativo di sentirci buoni, evitiamo di mettere mano alle cause interiori che alimentano tutto ciò che vorremmo cambiare.

Oggi la crudeltà intreccia l’amore nei gesti quotidiani, rendendosi invisibile.

E permea i nostri comportamenti molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

Per costruire una cultura nuova occorre fare una rivoluzione dentro se stessi e riconoscere le radici profonde della violenza.

Il bene e il male sono due aspetti di una stessa energia.

Schierarsi dalla parte dei buoni e combattere i cattivi, serve solo a moltiplicare la malvagità, in un gioco di specchi senza fine.

Ciò che chiamiamo male, infatti, è un dolore di cui abbiamo cancellato le tracce per non dover sopportare l’onere delle nostre scelte.

Non serve combatterlo.

Serve comprenderlo e aiutare l’energia distorta a scorrere libera, prima dentro e poi fuori di noi.

Solo riconoscendo il contributo personale alla malvagità del mondo, diventa possibile realizzare una società libera dalla violenza.

Uccidere, torturare, umiliare, violare, sfruttare… sono azioni crudeli e inammissibili.

Sempre.

Eppure si nascondono in tante azioni compiute con amore da ciascuno di noi e ritenute indispensabili alla sopravvivenza.

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“Per vivere è necessario uccidere”

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Su questo dogma indiscutibile si compiono stragi di portata incommensurabile e si mescola la crudeltà con l’affetto, rendendo impossibile il cambiamento.

L’amore che si trasmette nella condivisione del cibo si è trasformato in uno strumento di sopraffazione di cui abbiamo perso le tracce e preferiamo ignorare la portata.

L’alimentazione è diventata il mezzo per tramandare una cultura carica di violenza e crescere una società che intreccia la tenerezza al sopruso, fino a renderli indistinguibili.

La nutrizione è il primo gesto d’amore tra la mamma e il bambino, ma la violenza che accompagna la preparazione degli alimenti rende difficile separare l’amore dalla crudeltà.

E l’incoscienza, necessaria a permettere tutto questo, ci costringe a distorcere l’energia affettiva nascondendola dietro un’irresponsabilità che ne impedisce la comprensione e il cambiamento.

Occuparsi di alimentazione significa esaminare le azioni che si accompagnano alla nutrizione, evidenziando l’abominio nascosto dietro le immagini rassicuranti e giocose, funzionali alla vendita dei prodotti.

Scegliere di vivere senza uccidere è indispensabile per garantire un futuro migliore ai nostri figli e per permettere a noi stessi di camminare nella vita sentendoci bene.

Nel corpo, nella psiche e nell’anima.

Oggi per cambiare il mondo è indispensabile cambiare modo di fare la spesa.

Questo libro mette in luce i retroscena psicologici che sostengono la violenza e svela le cause di tante malattie psichiche correlate a un’alimentazione scorretta.

Carla Sale Musio

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DROGHE LEGALI

verso una nuova consapevolezza alimentare

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Nov 22 2016

La mia intervista su: MEGLIO CRUDO

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Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su 

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MEGLIO CRUDO

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in cui racconto di me e dei miei libri, in particolare svelo i contenuti dell’ultimo: DROGHE LEGALI

Ecco il link: 

Cibo e Psiche – Intervista a Carla Sale Musio

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Nov 04 2016

VERSO UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA ALIMENTARE

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

  • Quando finisci di mangiare hai bisogno di fermarti, perché ti senti spossato e intorpidito?

  • Se a intervalli regolari non metti qualcosa sotto i denti, non riesci più a combinare niente?

  • Progetti un’alimentazione salutare ma poi rimandi i buoni propositi da un giorno all’altro?

  • Ogni volta che provi a ridurre le porzioni, diventi nervoso, agitato e intrattabile?

  • La parola: dieta ti fa venire fame e ti rende ansioso?

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ATTENZIONE

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la maggior parte dei cibi provoca dipendenza

e nuoce gravemente alla salute

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Evidenziando i meccanismi psicologici, etologici e sociali che sostengono il mercato alimentare a discapito del benessere e della salute, questo libro traccia i contorni di una problematica abilmente ignorata dalla medicina ufficiale, e disegna un percorso di disintossicazione che, dalla tossicodipendenza alimentare, conduce all’efficienza e alla vitalità del corpo e della psiche.

“Mangiare, oggi, non è più una necessità legata alla sopravvivenza ma una scelta politica, strategica e decisiva più di qualsiasi consultazione popolare o sovvertimento collettivo.”

Carla Sale Musio

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Ago 31 2016

PERSONALITÀ CREATIVA: pregi & difetti

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Da oltre trent’anni mi occupo di psicoterapia, realizzazione personale e creatività, e, nel corso della mia professione, ho potuto identificare una struttura di personalità caratterizzata dalla capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista. 

Per semplicità ho definito questa tipologia: Personalità Creativa.

L’abilità nel vedere le cose da prospettive differenti, favorisce l’emergere di soluzioni nuove anche di fronte a problemi apparentemente irrisolvibili e può essere considerata una via verso il benessere mentale e la premessa per una vita appagante.

La Personalità Creativa è quindi una personalità che possiede “una marcia in più” ma, come succede a tutte le auto da corsa, perché il suo motore possa dare il massimo ha bisogno di attenzioni e cure.

Le principali caratteristiche di questa struttura di personalità sono:

Creatività

Empatia

Sensibilità

Generosità

Altruismo

Intuizione

Facilità al cambiamento

Concentrazione sul presente

Leadership “poco appariscente”

Mentre i suoi punti deboli sono:

Insicurezza

Bassa autostima

Discontinuità

Dispersività

Solitudine

Relazioni “una per una”

Quando non si sentono capite, le Personalità Creative, nel tentativo di raggiungere l’armonia con il mondo esterno, utilizzano tutte le loro risorse per adeguarsi alle richieste dell’ambiente e possono arrivare fino a trasformare se stesse, pagando così un alto prezzo di sofferenza.

In questi casi diventa necessario seguire un percorso psicologico volto a ripristinare dapprima un’adeguata percezione di sé e poi la naturale espressione della sensibilità e della creatività individuale.

Durante il lavoro clinico mi è capitato spesso di incontrare uomini e donne che chiedevano un aiuto psicologico nonostante le loro capacità di adattamento, comprensione e intuizione. 

Persone che si sentivano diverse, inadeguate o “poco normali” proprio a causa di queste loro abilità!

Quando ero più giovane, rimanevo sconcertata davanti alla richiesta di limitare la ricchezza interiore pur di ottenere una presunta “normalità”, ma la sofferenza, che i pazienti raccontavano e mostravano, mi ha spinto ad approfondire la ricerca delle ragioni che provocano questa paradossale situazione di sofferenza nonostante tanti talenti.

Nel tempo sono giunta a evidenziare, nascosta dietro alla domanda inconsueta di limitare le proprie risorse, una struttura di personalità particolarmente dotata; una personalità che non si adatta al conformismo sociale e alle prigioni mentali nelle quali molti riescono a vivere indisturbati, perché possiede una libertà naturale e inalienabile. 

Il mio impegno da allora è diventato quello di far comprendere, dapprima a loro stessi e poi agli altri, questa tipologia e di riconsegnare gli strumenti e la dignità necessari per una piena espressione di se stessi. 

Carla Sale Musio

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Ago 13 2016

CIBI METADONE E TOSSICODIPENDENZA ALIMENTARE

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Mangiare in modo sano è diventato sempre più difficile, l’elenco dei cibi che fanno male alla salute cresce di giorno in giorno e disintossicarsi dalla pericolosa bulimia che affligge il mondo occidentale, per conquistare uno stile alimentare in grado di sfamare le cellule senza intossicare l’organismo, sembra un percorso impossibile, una via crucis fatta di insalate scondite e abnegazione.

Naturalmente il mercato non ci suggerisce soluzioni alternative agli innumerevoli alimenti pieni di tossicità che ammiccano sugli scaffali dei centri commerciali.

Gli interessi delle case farmaceutiche e delle multinazionali alimentari mirano a farci credere che modificare la nostra dieta abituale sia un cammino fatto di sofferenza e sacrificio, un percorso pericoloso in cui le malattie mentali oggi tanto in voga: anoressia e bulimia, sono sempre pronte a ghermirci, trascinandoci nel vortice della patologia psichiatrica.

Il far da sé, perciò, è vivamente sconsigliato dai detentori del potere economico! 

Che suggeriscono invece di delegare la gestione della salute e insistono sulla necessità di continuare a mangiare di tutto un po’, senza mai eliminare niente, perché smettere di consumare i cibi che acquistiamo quotidianamente potrebbe avere un effetto deleterio sui guadagni di chi specula sull’innocenza e sulla sanità.

Ecco perché, per cambiare le abitudini alimentari, è necessario rimboccarsi le maniche e programmare da soli il proprio viaggio di disintossicazione, abituando l’organismo ai cibi sani in maniera flessibile e progressiva.

Le crisi di astinenza da quelle sostanze tossiche che siamo assuefatti a consumare abitualmente, infatti, sono sempre pericolosamente in agguato e rischiano di far naufragare qualunque tentativo di cambiamento, lasciandoci in eredità un devastante vissuto di fallimenti e impotenza.

Utilizzare i cibi metadone per articolare i vari step che conducono dalla tossicodipendenza alimentare a uno stile di vita più sano e gratificante, è un percorso creativo, efficace e risolutivo, al quale, però, bisogna prestare la giusta attenzione.

Le sostituzioni, infatti, devono essere graduali e tenere in considerazione i bisogni affettivi cui il cibo è connesso. 

Bisogni che saranno inevitabilmente soggettivi perché legati alla storia emotiva di ognuno.

Questo spiega perché sia così importante ideare autonomamente le tappe del cambiamento necessario a ritrovare la dimensione naturale e il benessere dell’organismo.

Il nostro corpo, infatti, ricostruisce nel tempo e in maniera soggettiva, le proprie necessità fisiologiche (alterate dalla tossicità di tanti alimenti) fino a ripristinare la salute grazie a una frugalità, meno redditizia per l’economia, ma più adatta alla vitalità e alla lucidità, della mente e del fisico.

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STORIE DI METADONE ALIMENTARE

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Valentino è nato in un paesino della Sardegna, suo padre lavora in una rivendita di formaggi e sua madre fa la casalinga.

Per lui i latticini sono un cibo ricco di ricordi e di emozioni.

La ricotta fatta in casa e il pecorino fresco non devono mancare sulla sua tavola e quando, per ragioni di lavoro, è costretto a trasferirsi a Milano, la mamma gli spedisce ogni settimana i formaggi tipici della sua terra, quasi che, altrimenti, corra il rischio di morire di fame.

Durante una vacanza, però, gli amici lo coinvolgono a provare un’alimentazione priva di prodotti di origine animale.

Il clima estivo, la vita all’aria aperta e la curiosità, spingono Valentino a modificare le proprie abitudini e, verificati nel corpo i benefici di quella dieta, il giovane decide di proseguire con quel nuovo stile alimentare anche al suo rientro in città.

Non essendo un gran mangione e svolgendo regolarmente un’attività sportiva gli riesce facile abbandonare la carne, il pesce e le uova.

L’unico grande problema per lui sono i formaggi che il bambino interiore associa ai momenti di intimità e affetto vissuti in famiglia.

Le crisi di astinenza, conseguenti a quella nuova alimentazione rischiano di intrappolarlo dentro una bulimia da latticini che mina il suo benessere mortificando l’autostima.

Ma, determinato a portare avanti la propria scelta, Valentino scopre i formaggi vegetali e, grazie a loro, anche il metadone alimentare che gli permetterà di liberarsi dalla dipendenza senza penalizzare i sapori e i ricordi dell’infanzia.

* * *

Franca ha cinquant’anni e acquistando dei vestiti si rende conto con dolore di non riuscire più a entrare nella sua taglia abituale.

Una pancia gonfia e prominente offende il suo fisico, un tempo alto e slanciato, facendola sentire terribilmente brutta, vecchia e insicura.

Si sottopone allora a una serie di esami medici e scopre di essere diventata intollerante allo zucchero, alle farine e a diversi altri cibi.

Per veder sparire quella orribile pancia, dovrebbe cambiare radicalmente la sua alimentazione e sostituire i dolci e i carboidrati che le piacciono tanto con un maggior consumo di frutta e di verdura.

Per sopportare la rigida austerità di quella nuova dieta, Franca libera tutta la sua creatività inventandosi una varietà di dolci al cucchiaio con le banane surgelate.

La sua bambina interiore, infatti, adora i cibi morbidi e cremosi e non accetterebbe assolutamente di farne a meno. 

Neanche per far sparire quella pancia da vecchia signora!

Il gelato di banana, per fortuna, è un ottimo sostituto di tante prelibatezze soffici di cui è ghiotta e, con un po’ di fantasia e diversi condimenti a base di frutta secca e fresca, Franca riesce a gestire con successo le crisi di astinenza che costellano il suo cambiamento alimentare.

* * *

Letizia vuole dimagrire ma davanti a un piatto di pasta tutte le sue buone intenzioni franano rovinosamente.

“Posso rinunciare a qualsiasi cosa.” 

Dichiara sconsolata.

“Ma agli spaghetti non sono proprio capace di resistere!” 

Un’amica crudista, però, raccoglie la sfida e le fa assaggiare degli spaghetti ottenuti dalle zucchine crude.

Letizia si lecca i baffi e, da quel momento gli spaghetti fatti con la verdura (non solo cruda, ma anche cotta) diventeranno il metadone necessario a permetterle di superare l’astinenza dalla pastasciutta e di riuscire finalmente a dimagrire senza doversi imporre troppi sacrifici.

Carla Sale Musio

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Lug 18 2016

SENSIBILITÀ ANORMALE?

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Nel corso dei colloqui psicologici, le persone raccontano spesso una sofferenza apparentemente ingiustificata. 

Parlano di un dolore che si aggiunge e aggrava il dolore considerato normale, quello cioè che, inevitabilmente, s’incontra durante la vita. 

E incolpano di quel dolore aggiunto la propria sensibilità, il loro modo di amare.

Questa emotività anormale costituisce ai loro occhi un fardello inutile ma, a volte, tanto pesante da non riuscire più a muoversi.

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UN NORMALE ATTACCO DI PANICO

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E’ quello che da un po’ di tempo capita a Laura.

Laura che non esce più da casa e che, per venire in terapia, deve essere sempre accompagnata da qualcuno.

Una ragazza alta, bella e slanciata, consumata dagli attacchi di panico.

Non molto tempo fa era attiva, indipendente, piena d’interessi e di entusiasmo. 

Oggi è ridotta a una dipendenza dagli altri quasi totale.

Anche lei mi racconta la stessa insopportabile sensibilità.

“Mi commuovo sempre, anche quando non sarebbe opportuno! A casa mi chiamano lacrimuccia…”

Stringe i pugni, arrabbiata con se stessa e con quell’emotività che la rende oggetto di scherno da parte delle persone a cui vuole bene.

“Voglio cambiare, dottoressa! Mi aiuti. Voglio essere diversa.”

“Come vorrebbe essere?”

“Vorrei essere indifferente, fregarmene di tutti, pensare solo a me stessa e non aver più bisogno di nessuno!” 

Afferma, lo sguardo rivolto in alto a cercare quella se stessa, impossibile e desiderata come  una vincita milionaria al superenalotto.

Per fortuna non esiste una cura in grado di cancellare il cuore!

Credo che i sentimenti, la tenerezza e la cooperazione, siano l’unica medicina capace di curare la sopraffazione che sta avvelenando la nostra civiltà.

La sensibilità e l’empatia non sono malattie da curare ma, al contrario, costituiscono una cura per l’indifferenza, il cinismo e l’aridità di cuore. 

L’affermazione “Voglio essere normale” nasconde una trappola psicologica. 

Presuppone l’esistenza di uno standard uguale per tutti ed esclude la possibilità di esprimere l’unicità e la creatività che caratterizzano ogni essere.

Secondo la definizione del dizionario Merriam Webster, la salute mentale è: 

“Uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze della vita di ogni giorno”

Per raggiungere questo stato è indispensabile esprimere la propria originalità e il proprio potenziale creativo, infatti, è proprio la possibilità di manifestare ciò che siamo quello che ci fa sentire utili, soddisfatti, realizzati e felici.

Come afferma Bruno Munari: 

“Una persona creativa è una persona felice”

Mentre chi non può esprimere la propria peculiare verità e originalità è una persona che inevitabilmente soffre, non sentendosi realizzata.

La creatività non può essere normale, può solo essere originale, diversa, nuova.

La normalizzazione delle emozioni costituisce una violenza agita a discapito della salute mentale e del benessere psicologico.

Non ci sono emozioni normali ed emozioni anormali, ci sono modi di sentire diversi per ciascuno di noi e ogni sentimento ha diritto di accettazione e di esistenza.

Per questo, cercare di raggiungere la normalità è una patologia, una prigione mentale costruita intorno al proprio modo di amare.

In nome della normalità imbavagliamo la sensibilità e la creatività e troppo spesso finiamo per rinunciare alla nostra verità.

Il cuore non è normale.
E’ vero.

Carla Sale Musio 

Tratto da:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

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