Mag 22 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA: punti di forza e punti deboli

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La Personalità Creativa è una personalità sana e capace che possiede molte qualità e riguarda persone un po’ speciali.

Uomini e donne che è bello incontrare, conoscere e avere vicino perché la loro disponibilità a voler bene e a creare armonia rende più bella la vita e fa del mondo un posto migliore.

Ritengo che questa struttura di personalità sia caratterizzata da un più attivo funzionamento dell’emisfero destro e che, in conseguenza di ciò, possieda una serie di risorse che la rendono capace di adattarsi in ambienti diversi.

Perché possa esprimere le qualità che possiede è necessario, però, che le sue caratteristiche siano comprese.

Infatti, quando le Personalità Creative non sono riconosciute, o peggio, sono fraintese, la loro creatività le porta a  “normalizzarsi” per adattarsi alle richieste dell’ambiente.

Ma questo dover nascondere la personalità autentica, causa un malessere psicologico che in alcuni casi può arrivare fino alla depressione o agli attacchi di panico.

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Ecco i punti di forza e i punti deboli di questa struttura di personalità:

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Sanno vedere le cose in modi nuovi

La caratteristica principale di queste persone è la capacità di spostare il loro punto di vista, che le porta a sperimentare opportunità, cose e situazioni sempre diverse.

Sono empatici

Ascoltare, comprendere e condividere i sentimenti sviluppa in loro l’altruismo e l’emotività.

Chi possiede una Personalità Creativa è attento ai bisogni degli altri, sensibile, accomodante e disposto a sacrificarsi per il bene comune.

Sono creativi

La creatività li rende poliedrici, pieni d’interessi diversi, pronti a fare progetti e a trovare soluzioni per affrontare la vita e le difficoltà di tutti i giorni.

Molteplicità di sé

Sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle, si trasforma in ricchezza interiore e nella possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Altruismo

Comprendere gli altri li spinge a considerare l’interesse di tutti, a volte anche contro il loro stesso interesse.

Questo costituisce, probabilmente, il loro requisito meno compreso.

Sempre pronti a cambiare

Le Personalità Creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento.

Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Leadeship poco appariscente

Poco propense a mettersi in mostra, le Personalità Creative possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Sono quelli cui tutti fanno riferimento, anche se spesso si tratta di leader poco appariscenti.

Intuizione

Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi, conoscenza istintiva dei pensieri degli altri, percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi, sesto senso…

Le Personalità Creative possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente e istintivamente queste risorse.

Radar inconscio

Le Personalità Creative sono dotate di una sorta di radar inconscio e captano gli stati d’animo degli altri.

Questo fenomeno avviene in loro spontaneamente e involontariamente.

Può succedere che si sentano “male”, “a disagio” o “tristi” senza nessun motivo; perché, inconsapevolmente, stanno sentendo “il male”, “il disagio” o “la tristezza” di qualcun altro.

Piccoli gruppi

Proprio perché la loro attenzione è sempre totale, preferiscono dedicarsi a poche persone alla volta e, di solito, prediligono i gruppi poco numerosi o le relazioni individuali.

Discontinui e dispersivi

La loro innata curiosità li rende poliedrici e originali, ma anche tendenzialmente discontinui e dispersivi perché il bisogno di cambiare si scontra con la costanza necessaria per portare avanti i progetti.

Eccessiva razionalità

In alcuni casi, la paura della propria “diversità” le spinge a costruire una rigida razionalità, cioè un potente emisfero sinistro, con cui tenere a bada le attività dell’emisfero destro, considerate responsabili di tutte le loro sofferenze.

Insicurezza

Gestire una molteplicità di sé può portare a sentirsi insicuri e incoerenti e può generare idee di auto svalutazione e bassa autostima.

La plasticità, infatti, non è sempre facile da condividere e, purtroppo, a volte può essere interpretata come incoerenza e mutevolezza del carattere.

Camaleontismo

Davanti alle incomprensioni, possono costruire un falso sé, apparentemente ben adattato, che nasconde abilmente l’apparato emotivo e lascia trapelare la propria sofferenza solo in forma criptata.

Isolamento

La necessità di ritrovare se stesse, dopo aver esplorato altre “realtà”, spinge le Personalità Creative ad aver bisogno di isolarsi periodicamente.

Selezionare i climi emotivi

Per questi caratteri, sempre partecipi e attenti al presente, non fa differenza che si tratti di un film o di una realtà e devono selezionare i contenuti in cui s’immergono per evitare di soffrire inutilmente.

A-temporalità

La loro attenzione è totale, perciò perdono la percezione del tempo che passa quando s’immergono in ciò che stanno facendo. Questo rende difficile la programmazione…

Questo elenco è una rapida panoramica della Personalità Creativa, di cui ho descritto approfonditamente pregi e difetti nel libro: 

LA PERSONALITÀ CREATIVA

Scoprire la creatività in se stessi per trasformare la vita

Carla Sale Musio

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Apr 09 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA… ecco come funziona!

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Chi possiede una Personalità Creativa ha un emisfero destro del cervello particolarmente attivo e questo favorisce un’innata elasticità nello spostare il proprio punto di vista.

Vedere il mondo in tanti modi diversi consente di avere una molteplicità d’informazioni e sviluppa la creatività e l’empatia.

Si può dire dire, perciò, che i creativi hanno sempre:

  • tanti punti di vista diversi

  • creatività

  • empatia

Ma un emisfero destro attivo porta con sé anche altre abilità, e le Personalità Creative possiedono anche:

  • intuizione

  • capacità di sintesi

  • a-temporalità (cioè concentrazione sul presente)

  • facile accesso all’inconscio

  • attenzione alle relazioni

  • ascolto dei sentimenti

Analizziamo queste caratteristiche una per una:

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INTUIZIONE

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L’intuizione è la capacità, non logica, di sapere qualcosa senza sapere come si fa a saperla.

È la conseguenza di un contatto profondo con l’inconscio, cioè con la sede di quello che non è consapevole, perché, appunto, non raggiunge la soglia della nostra coscienza.

Nell’inconscio, secondo Carl Gustav Jung (psicologo svizzero allievo e contemporaneo di Sigmund Freud) sono conservate tutte le memorie: quelle personali, ma anche quelle familiari, del proprio paese e della propria etnia. 

Egli sostiene che nell’inconscio collettivo sono archiviate le esperienze vissute dall’umanità.

Le personalità creative sono dotate di un sesto senso che le informa su diversi argomenti (e che, purtroppo, spesso non ascoltano perché la loro logica si ribella).

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CAPACITA’ DI SINTESI

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La capacità di sintesi è la qualità che permette di avere una visione d’insieme

Ciò che ci fa cogliere l’armonia anche tra cose apparentemente molto diverse tra loro, i nessi che stanno dietro alle parole, i legami che uniscono le persone.

La creatività utilizza spesso questo meraviglioso talento e l’empatia se ne avvale per comprendere l’apparente illogicità delle relazioni affettive.

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A-TEMPORALITA’

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L’a-temporalità è la conseguenza di un’attenzione focalizzata sul momento presente

Quando siamo talmente assorbiti in ciò che stiamo facendo da perdere completamente la percezione del tempo, dei nostri bisogni (fame, sete, sonno, ecc.) e di tutto ciò che ci succede intorno, stiamo vivendo uno stato di a-temporalità.

I creativi parlano di “ispirazione”, gli innamorati invece la chiamano “estasi”. 

In entrambi i casi non ci si rende conto del tempo che passa.

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FACILE ACCESSO ALL’INCONSCIO

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Nei sogni, ma anche in tutti quei momenti in cui lasciamo che i nostri pensieri fluiscano liberamente senza esercitare un controllo razionale, l’inconscio ci invia dei messaggi sotto forma d’immagini, sensazioni, stati d’animo e consapevolezze improvvise.

Le Personalità Creative utilizzano spesso informazioni che emergono dall’inconscio come una visione improvvisa, quando sono soprappensiero. 

Può succedere alla fermata dell’autobus, o quando stanno lavando i piatti, o mentre guidano. 

Di colpo, arriva una soluzione o appare un nesso che non si era visto fino a quel  momento.

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ASCOLTO DEI SENTIMENTI

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L’ascolto dei sentimenti, propri e altrui, comporta una grande capacità empatica che diventa tanto maggiore quanto più la si esercita.

Le Personalità Creative si trovano facilmente in situazioni di ascolto e relazione con gli altri.

Si tratta di persone che hanno un’innata abilità nel comprendere gli stati d’animo e nel saperli ascoltare. 

Sono quelli che tutti cercano per sfogarsi

Ma anche quelli cui facilmente ci si dimentica di chiedere: “Come stai?”, proprio perché la capacità di ascolto è tale da far scomparire completamente i loro problemi agli occhi dell’interlocutore.

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ATTENZIONE ALLE RELAZIONI

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L’attenzione alle relazioni è la conseguenza di una buona capacità di sintesi, dell’abilità nel comprendere i sentimenti, di una grande intuizione e di un contatto profondo con l’inconscio.

È ciò che ci permette di capire cosa tiene insieme le cose e le persone.

Riguarda la maestria nel creare armonia anche fra realtà apparentemente incompatibili, e appartiene ai creativi. 

Chi è empatico ne fa largo uso quando mette d’accordo le persone in conflitto tra loro.

In aggiunta alle abilità elencate sopra (che dipendono tutte da un emisfero destro attivo) le personalità creative di solito hanno anche:

  • molti interessi

  • curiosità

  • autonomia

  • originalità

  • cooperazione

ma anche:

  • discontinuità

  • dispersività

Le Personalità Creative sono caratterizzate da una pluralità d’interessi che le porta a saper fare molti mestieri.

La loro innata curiosità le spinge a interessarsi a cose diverse, anche se, spesso, le rende discontinue e dispersive.

Sono persone che partono piene di entusiasmo e che si perdono strada facendo, catturate da nuove attività che a loro volta lasceranno il posto ad altri affascinanti richiami… in una catena senza soluzione di continuità.

Danno vita a tante idee che non sempre portano a compimento, ma tutte le iniziative intraprese arricchiscono il bagaglio della loro esperienza e amplificano la loro indipendenza.

Sono autonome e originali per natura, perché la capacità di cambiare e il desiderio di conoscere le spingono a sperimentare sempre nuove possibilità di se stesse.

Sono spontaneamente portati alla cooperazione e del tutto disinteressate alla competizione.

Per queste persone creare è molto più divertente che vincere.

Creare significa dare forma a un progetto che le appassiona e per la cui realizzazione desiderano impegnarsi.

Mentre la competizione le lascia sempre inappagate, per loro è molto avvincente realizzare qualcosa di nuovo, diverso e… possibilmente migliore!

Carla Sale Musio

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Mar 09 2017

NEONATI CREATIVI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

I bambini che hanno una Personalità Creativa possiedono un’innata empatia e sono capaci di percepire i climi emotivi già da molto piccoli. 

Questi bambini sentono gli stati d’animo degli altri, anche quando non sono ancora in grado di comprendere i propri vissuti e non si sono formati gli strumenti necessari per interpretarli.

L’egocentrismo che caratterizza l’infanzia, li porta a vivere le emozioni di chi li circonda come se fossero proprie e questo può creare confusione nella comprensione delle relazioni.

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UNA PAPPA PERICOLOSA…

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Marco ha soltanto pochi mesi e all’ora della pappa si sveglia in lacrime, in preda ai morsi della fame.

Sentendolo piangere a squarciagola, la sua mamma, Sabina, che stava guardando un film alla televisione, corre a prenderlo in braccio. 

Consola Marco con tanti bacetti e con dolcezza lo attacca al seno per dargli la sua poppata.

Mentre il bimbo succhia avidamente il latte, la donna riprende a seguire la tv.

Marco si sente tranquillo e al sicuro tra le braccia della mamma e Sabina si lascia catturare progressivamente dalla trama del film, vivendo momenti di tensione e di paura durante le scene di pathos.

Contemporaneamente Marco, soddisfatto e felice della pappa, comincia a sentirsi anche teso, impaurito e in pericolo, proprio come se qualcosa di brutto stesse per accadere da un momento all’altro.

Ben presto riprende a piangere ma, questa volta Sabina non ne capisce le ragioni. 

Tenta di calmarlo in tutti i modi, senza riuscirci, e diventa sempre più nervosa.

In poco tempo si innesta un circolo vizioso tra mamma e bambino.

Più Sabina si sente incapace di rassicurare Marco, più diventa tesa e nervosa, più Marco percepisce in sé le emozioni della mamma, più diventa nervoso e piange.

Nel bambino, infatti, la coesistenza dei propri sentimenti (protetto, rilassato e al sicuro) con quelli della mamma, che egli vive come suoi (teso, in pericolo, e nervoso), fa nascere uno stato di confusione e di instabilità emotiva che il piccolo manifesta diventando irrequieto.

Questa mescolanza di vissuti, se non viene opportunamente capita e gestita, nel tempo potrà trasformarsi in confusione sulla comprensione dei propri bisogni emotivi.

Solo quando la mamma ritroverà la calma in se stessa, riuscirà finalmente a rassicurare Marco e a tranquillizzarlo.

Carla Sale Musio



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Feb 06 2017

io non sono normale: AMO TROPPO

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Io non sono normale:

  • amo troppo

  • amo in modo sbagliato

  • amo senza selezionare nulla

  • amo anche quando non voglio

  • amo senza nemmeno rendermene conto

  • amo a sproposito

  • amo stupidamente

  • amo senza ritegno

  • amo goffamente

  • amo incessantemente

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!”

Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando ‘normale’?” 

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere.

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza.

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” 

Chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure… il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così. 

Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo a un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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Gen 05 2017

La mia intervista su: ROUTE 23

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Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su:

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Route 23

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controvento verso di me

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in cui racconto della mia vita, del mio lavoro, dei miei libri e delle mie scelte spesso controverse…

Per leggerla basta cliccare il link qui sotto:

30 domande a Carla Sale Musio

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Dic 10 2016

CREATIVITÀ ED EMPATIA: viaggiare tra infinite realtà possibili

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Quando parlo di creatività, intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica. 

Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo. 

E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità.

Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo dove tanti non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Spostare il punto di vista significa identificare altre possibilità dentro le situazioni che incontriamo abitualmente.

E’ stato dimostrato che il cervello tende a riconoscere soltanto le immagini che gli sono abituali e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.

Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco che si sovrappone a tre cerchi neri. 

Ma si tratta di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi. 

Da un punto di vista geometrico, si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro. 

Al triangolo bianco, che noi distinguiamo con chiarezza, non corrisponde nessun oggetto fisico.

Il cervello, però, costruisce un’immagine che non esiste e riconosce quello che gli è più familiare, piuttosto che vedere ciò che è stato realmente rappresentato.

In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno dell’albero e dei tre uccelli in volo, che sono stati effettivamente disegnati.

Anche in questo caso, il cervello riconosce per prima la forma di una faccia umana e solamente in seguito distingue gli uccelli e l’albero, che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica del viso umano tende a prevalere sulle altre, perché è una delle prime che riconosciamo, già dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno, realtà e finzione si alternano, creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta. 

Perché non lo esclude a priori, anzi, lo cerca. 

E proprio perché lo cerca, prima o poi, lo trova.

Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?

Non può trattarsi di un processo logico… 

E’, invece, una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la ragione non si spiega, ma di cui scopre l’esistenza con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.” 

Pensa la sarta, mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa. 

Non fa nulla. 

Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività funziona così. 

Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.

Non serve saper cucire per essere creativi. 

Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, invece che essere solamente un difetto.

E’ la fiducia che mette in moto il processo? 

No. 

La fiducia da sola non basta. 

Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà, per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere? 

Lasciare andare le proprie certezze e spostarsi in altre “realtà”. 

Chi è creativo fa questo.

E chi è empatico? 

Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando e per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro.

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi, nuovi e aumenta la nostra ricchezza interiore.

Chi è capace di accantonare le proprie idee per provare a sperimentarne altre, acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così, creatività ed empatia, anche se sono diverse, spesso camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative…

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il loro punto di vista e per questo sono spontaneamente portate all’empatia e alla creatività.

Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni… costituiscono le loro caratteristiche principali.

Carla Sale Musio

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Ott 28 2016

CERVELLI CREATIVI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Negli anni ’60, gli studi sul funzionamento del cervello, del dottor R. W. Sperry e dei suoi allievi, hanno dimostrato come creatività e empatia siano funzioni dell’emisfero destro del cervello.

Ho ipotizzato, perciò, che la Personalità Creativa sia una struttura di personalità caratterizzata da un emisfero destro particolarmente attivo.

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Ma come funziona il cervello? 

E cosa significa avere un emisfero destro attivo?

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Il nostro cervello è formato da due emisferi, destro e sinistro, con funzioni e abilità specifiche. 

Entrambi gli emisferi collaborano tra loro ma funzionano in modi diversi.

Approssimativamente possiamo dire che l’emisfero sinistro coglie le cose in modo analitico, lineare, logico matematico, razionale, consequenziale e oggettivo

Mentre l’emisfero destro comprende in modo intuitivo, analogico, immaginativo, relazionale, sintetico, divergente e soggettivo.

Come si può intuire da questo elenco, empatia e creatività sono funzioni che appartengono all’emisfero destro.

Perciò quando ci sentiamo creativi o siamo in empatia con qualcuno, questo emisfero è al lavoro e tutte le sue competenze sono attive.

Mentre l’emisfero sinistro tiene conto della sequenza dei fatti, ha una visione analitica e si basa sul ragionamento e sulla logica, l’emisfero destro è attento alle relazioni tra le cose, ha una visione d’insieme ed è focalizzato sul presente. 

Inoltre, ha un contatto diretto e immediato con l’inconscio, da cui spesso attinge conoscenze e consapevolezze “non logiche”

Questa sua capacità è la fonte delle intuizioni improvvise, di quel sapere che si accende come una lampadina senza bisogno di passaggi intermedi.

L’inconscio, infatti, è, per definizione, la sede di ciò che non sappiamo, delle cose di cui non ci ricordiamo più. 

E’ il serbatoio in cui finiscono tutte le consapevolezze che, occupando troppo la nostra mente, renderebbero la vita sovraccarica di informazioni inutili e piena di confusione. 

Nell’inconscio si trovano tutte le esperienze che abbiamo vissuto, le cose che abbiamo visto, i libri che abbiamo letto, le parole che abbiamo detto e ascoltato, e via dicendo… tutto quello che ci è successo! 

Tutto questo sapere è contenuto nel nostro inconscio ed esiste sotto la soglia della consapevolezza cosciente.

L’emisfero destro, grazie alla sua propensione alla sintesi e alla globalità, pesca da quel bagaglio di conoscenza ciò che gli serve, con immediatezza e senza passare attraverso la sequenza del ragionamento logico. 

Mentre l’emisfero sinistro, ricercando le cause e gli effetti di tutte le cose impiegherebbe moltissimo tempo per trovare e mettere in ordine le informazioni.

Entrambi gli emisferi del cervello sono indispensabili per avere una visione corretta della realtà, ma, solitamente, durante la crescita l’emisfero sinistro tende a prevalere su quello destro, che progressivamente vi si sottomette, finendo per essere utilizzato meno.

I programmi scolastici, infatti, prediligono lo studio analitico, razionale e logico matematico, peculiarità che appartengono tutte all’emisfero sinistro, e danno meno importanza alle sintesi, alla creatività, all’empatia, al ritmo, all’utilizzo delle immagini e a tutte le funzioni che competono all’emisfero destro.

Si struttura così, durante gli anni della scuola, una sorta di “dittatura” di un emisfero sull’altro e si forma l’abitudine mentale a operare seguendo la logica senza considerare più il pensiero creativo, le sensazioni e le intuizioni.

Credo che le Personalità Creative possiedano un emisfero destro incapace di sottomettersi all’emisfero sinistro.

In loro, nonostante il bombardamento “logico matematico” subito durante gli anni di scuola, si mantengono sempre vive tutte le sue funzioni: ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, atemporalità, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni, creatività ed empatia.

Carla Sale Musio

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Ott 02 2016

BAMBINI SUPER DOTATI… DI EMPATIA

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Quando la capacità empatica dei bambini non viene riconosciuta dagli adulti, si possono creare molte difficoltà durante l’infanzia.

L’attitudine a vivere come propri i sentimenti degli altri fa si che per un bimbo piccolo sia difficile distinguere con chiarezza i propri stati d’animo e bisogni. 

Si creano, perciò, delle trappole psicologiche.

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LA MAESTRA HA LA LUNA STORTA

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E’ lunedì mattina. 

La maestra Giovanna arriva in classe molto agitata e nervosa perché, durante il tragitto da casa a scuola, ha litigato con il suo fidanzato. 

O meglio, non è riuscita a litigare con il suo fidanzato.

La discussione tra i due, infatti, non è finita. 

Anzi è appena cominciata. 

Ma l’arrivo a scuola ha messo bruscamente fine alle argomentazioni e troncato i discorsi a metà.

La ragazza scende dall’auto sbattendo la portiera e si avvia nell’atrio della scuola, sentendosi bruciare dalla rabbia che non ha potuto sfogare.

Nonostante il turbinio dei sentimenti, s’impone di essere calma e disponibile e, giunta in aula, fa appello a tutta la sua professionalità per cercare di apparire serena.

“I bambini non hanno colpa di nulla e non devono essere coinvolti nella mia vita personale” 

Pensa tra sé, cercando di allontanare le emozioni di poco prima.

Il piccolo Roberto, di sei anni e mezzo, le corre incontro per regalarle, tutto orgoglioso, un grande disegno colorato che ha fatto per lei durante il weekend.

Giovanna lo ammira e lo loda ma, mentre riceve i complimenti, il bimbo comincia a sentirsi agitato e diventa sempre più nervoso. 

Torna al banco tutto imbronciato e se la prende con il suo compagno. 

Lo provoca e lo infastidisce sino a far scoppiare un bel litigio.

A quel punto la maestra interviene per separare i due bambini e, mentre li sgrida riesce a scaricare anche una parte del suo personale nervosismo di prima.

Poco dopo, mortificato in un angolo del banco, Roberto piange in silenzio e non capisce perché ha finito col prendersi una punizione. 

Era arrivato a scuola tutto felice, pronto a fare contenta la maestra ed è riuscito solamente a farla infuriare.

Ciò che Roberto non comprende è quanto la maestra (con una parte di se censurata e rimossa) si sia sentita alleggerita nel potersi arrabbiare almeno un momento. 

Era entrata in classe con addosso una gran voglia di urlare e a quel bisogno Roberto è riuscito a dare un po’ di soddisfazione, agendo il suo comportamento disubbidiente.

I bambini con una personalità creativa sentono istintivamente i bisogni degli altri. 

Anche quando sono ancora troppo piccoli per capirlo.

Li sentono insieme ai propri, come se fossero i propri, e si comportano di conseguenza. 

Cercando il modo di soddisfarli.

Roberto voleva far contenta la maestra ma, sfortunatamente per lui, la maestra quel giorno aveva bisogno di arrabbiarsi.

Perciò Roberto, poteva “accontentarla” permettendole di sfogare il nervosismo che lei aveva dentro e a cui non aveva concesso nessuna espressione.

Spinto dal suo amore, il piccolo ha usato istintivamente (e inconsciamente) le proprie capacità empatiche e, trasformandosi nel “parafulmine” che serviva alla maestra, ha raggiunto il suo scopo.

Solo che adesso si sente confuso, colpevole e cattivo.

Per aiutarlo a stare meglio con se stesso, occorre l’intervento di un adulto capace di riconoscere la sua empatia e di spiegargliela.

Vediamo come.

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A VOLTE, ARRABBIARSI FA BENE

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La maestra Giovanna si avvicina al bambino.

“Grazie Roberto.”

Dice ad alta voce.

“Stamattina venendo a scuola ero nervosa e avevo proprio bisogno di arrabbiarmi. Tu lo hai sentito, anche se non lo sapevi perché io non lo avevo detto a nessuno, e mi hai aiutata a esprimere la mia rabbia. Adesso mi sento meglio. Però mi dispiace che voi due bambini abbiate litigato.”

Poi continua, rivolta alla classe: 

“Bambini, non vi capita mai di aver voglia di arrabbiarvi? E cosa fate quando vi succede? Che cosa possiamo fare quando ci sentiamo arrabbiati?”

Carla Sale Musio

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Ago 31 2016

PERSONALITÀ CREATIVA: pregi & difetti

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

Da oltre trent’anni mi occupo di psicoterapia, realizzazione personale e creatività, e, nel corso della mia professione, ho potuto identificare una struttura di personalità caratterizzata dalla capacità di spostare agilmente il proprio punto di vista. 

Per semplicità ho definito questa tipologia: Personalità Creativa.

L’abilità nel vedere le cose da prospettive differenti, favorisce l’emergere di soluzioni nuove anche di fronte a problemi apparentemente irrisolvibili e può essere considerata una via verso il benessere mentale e la premessa per una vita appagante.

La Personalità Creativa è quindi una personalità che possiede “una marcia in più” ma, come succede a tutte le auto da corsa, perché il suo motore possa dare il massimo ha bisogno di attenzioni e cure.

Le principali caratteristiche di questa struttura di personalità sono:

Creatività

Empatia

Sensibilità

Generosità

Altruismo

Intuizione

Facilità al cambiamento

Concentrazione sul presente

Leadership “poco appariscente”

Mentre i suoi punti deboli sono:

Insicurezza

Bassa autostima

Discontinuità

Dispersività

Solitudine

Relazioni “una per una”

Quando non si sentono capite, le Personalità Creative, nel tentativo di raggiungere l’armonia con il mondo esterno, utilizzano tutte le loro risorse per adeguarsi alle richieste dell’ambiente e possono arrivare fino a trasformare se stesse, pagando così un alto prezzo di sofferenza.

In questi casi diventa necessario seguire un percorso psicologico volto a ripristinare dapprima un’adeguata percezione di sé e poi la naturale espressione della sensibilità e della creatività individuale.

Durante il lavoro clinico mi è capitato spesso di incontrare uomini e donne che chiedevano un aiuto psicologico nonostante le loro capacità di adattamento, comprensione e intuizione. 

Persone che si sentivano diverse, inadeguate o “poco normali” proprio a causa di queste loro abilità!

Quando ero più giovane, rimanevo sconcertata davanti alla richiesta di limitare la ricchezza interiore pur di ottenere una presunta “normalità”, ma la sofferenza, che i pazienti raccontavano e mostravano, mi ha spinto ad approfondire la ricerca delle ragioni che provocano questa paradossale situazione di sofferenza nonostante tanti talenti.

Nel tempo sono giunta a evidenziare, nascosta dietro alla domanda inconsueta di limitare le proprie risorse, una struttura di personalità particolarmente dotata; una personalità che non si adatta al conformismo sociale e alle prigioni mentali nelle quali molti riescono a vivere indisturbati, perché possiede una libertà naturale e inalienabile. 

Il mio impegno da allora è diventato quello di far comprendere, dapprima a loro stessi e poi agli altri, questa tipologia e di riconsegnare gli strumenti e la dignità necessari per una piena espressione di se stessi. 

Carla Sale Musio

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LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Lug 31 2016

SINTOMI CREATIVI

Pubblicato da archiviato in Psicologia,Psicoterapia

La creatività rende poliedrici e pronti a scoprire soluzioni nuove per affrontare le difficoltà della vita ma, quando non trova spazi per esprimersi, finisce per manifestarsi nell’unico luogo rimasto disponibile: il corpo fisico.

Per questo le Personalità Creative, a volte, hanno sintomi creativi.

Cioè sintomi fisici senza nessuna causa organica.

L’attacco di panico è uno di questi.

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STEFANIA E LA PAURA DI GUIDARE

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Stefania ha circa quarant’anni quando si presenta nel mio studio per una psicoterapia.

E’ una donna bella, colta, intelligente e piena d’interessi ma, da un po’ di tempo, non riesce a uscire sola da casa.

Fa fatica a guidare e, spesso, anche andare a piedi la fa sentire in pericolo.

Avverte un malessere fisico che la lascia spossata, impotente e sempre più insicura.

“E’ successo all’improvviso, mentre andavo a trovare un’amica. ” 

Racconta.

“Volevamo progettare insieme una vacanza. Stavo guidando. E mi sono sentita male.”

“Male… come?” 

“Un malessere strano. Qualcosa che somiglia alla fine del mondo. Sudavo freddo e mi sentivo sprofondare dentro la gelatina, il cuore si è bloccato, le orecchie ronzavano, un silenzio irreale ha permeato tutto e la paura di impazzire si è fatta largo. In quei momenti ho creduto di morire!”

Stefania si fa piccola dentro la sciarpa bianca che le avvolge le spalle. 

Solo parlarne la mette a disagio.

Teme, da parte mia, una condanna senza appello: la diagnosi di schizofrenia.

Allo sconforto per la propria impotenza si aggiunge la vergogna di avere una mente che non funziona come dovrebbe.

Indugiare sui sintomi fisici in questi casi non serve.

Amplifica la paura e nasconde l’origine creativa di quelle sofferenze.

É nella storia che si possono trovare le radici.

Le briciole che indicano la strada smarrita, conducono a una Stefania imprigionata e resa impotente da se stessa e dal suo voler bene senza riserve.

Nel corso dei colloqui la verità criptata prende forma.

Figlia unica e molto amata dalla mamma (vedova da quando lei era bambina), Stefania si sta per sposare.

Il suo futuro marito lavora in una città vicina, dove la coppia si trasferirà subito dopo il matrimonio.

La mamma allora rimarrà sola nella grande casa di famiglia, un tempo riempita dalla vitalità e dall’entusiasmo di Stefania e dei suoi amici.

L’anziana signora non vuole pesare sulla ragazza e non mostra a nessuno la tristezza che le morsica il cuore.

Ma Stefania sa.

Senza bisogno di parole.

creativamente manifesta un sintomo che risolve proprio quella solitudine.

Non lo fa con consapevolezza.

Lo fa istintivamente, come quando si mettono le mani avanti mentre si cade.

La sua paura di muoversi da sola, quel bisogno di essere sempre accompagnata, permette alla mamma di continuare a starle accanto e di occuparsi di lei, anche quando il matrimonio spinge verso una vita più indipendente.

Nel corso della terapia, l’emergere del significato profondo dei sintomi consentirà a Stefania di dare parole alla separazione dalla mamma e di trovare soluzioni meno dolorose.

Oggi Stefania, che di mestiere fa la fisioterapista, ha aperto un piccolo studio anche nella città di sua madre e per un giorno alla settimana si trasferisce da lei.

Proprio come quando era bambina. 

Carla Sale Musio

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