Feb 18 2017

SEPARAZIONE, POSSESSO E RECIPROCITÀ: verso un’ecologia dell’amore

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Nella civiltà occidentale anche l’amore di coppia è diventato un bene di consumo, un contratto che stabilisce diritti e doveri dei coniugi e che dissolve l’affettività con la pretesa della reciprocità.

L’amore, però, è un sentimento.

Non può apparire e scomparire a comando, non ascolta i dettami della volontà.

Esiste nel piano rarefatto e imprendibile delle emozioni.

Possiamo riconoscerne la presenza dai suoi effetti, ma soltanto chi lo vive può affermarne con certezza l’esistenza in se stesso.

L’amore non si può pesare, misurare, modellare e ordinare, lo si può solo sentire dentro di sé.

Pretendere dall’altro una reciprocità affettiva vanifica l’amore, trasformandolo in un baratto.

Il baratto è uno scambio, presuppone un guadagno e ha ben poco a che vedere con i sentimenti e con gli stati d’animo.

Questi ultimi, infatti, succedono.

A prescindere dagli accordi, dalle decisioni e dall’impegno.

In amore, pretendere la reciprocità significa sostituire i sentimenti con il tornaconto.

E da lì all’opportunismo, all’egoismo e al narcisismo, il passo è breve.

“Se non puoi darmi ciò di cui ho bisogno, non posso amarti”

Questa frase nasconde una pretesa impossibile e scambia l’amore con la soddisfazione delle proprie necessità.

L’amore, però, è un modo di essere, un sentire interiore.

Succede.

Punto e basta.

In amore possiamo solo affermare:

“Se non puoi darmi ciò di cui ho bisogno, pazienza.” 

Perché, quando si prova un sentimento, non si può modificarlo con la volontà.

L’amore è un accadimento interiore che arriva e si trasforma, senza tenere conto dei nostri obiettivi razionali.

Quando l’amore cambia, si può soltanto accogliere dentro di sé la trasformazione e incamminarsi con fiducia lungo il percorso evolutivo che quella trasformazione ci indica.

Perché solo ascoltando i dettami dell’amore, s’impara ad amare.

E solo imparando ad amare si conquista la libertà e si evidenzia il significato profondo della nostra esistenza, la nostra missione nella vita.

L’amore non segue i criteri della ragione e ci accompagna a conoscere un piano della coscienza più rarefatto, ma non per questo meno pregnante.

Anzi!

La sua ricchezza si riflette nell’appagamento che intreccia le scelte di chi ascolta con coraggio i dettami del proprio cuore.

La pretesa di portare avanti un rapporto di coppia anche quando la reciprocità non esiste più, è legata a prescrizioni religiose o legali e a interessi personali che non hanno nulla a che vedere con l’amore.

Il possesso è uno di questi.

Quando diciamo MIO (mio marito, mia moglie), il linguaggio tradisce il pensiero possessivo che lo sottende.

La pretesa di possedere la persona amata è un’insidia che vanifica l’amore, seppellendolo sotto una coltre di egoismo.

L’amore non è possesso.

È libertà.

Ma cosa significa LIBERTÀ?

Libertà vuol dire assumersi la responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie scelte, accettare il rischio delle emozioni, dei cambiamenti e del proprio percorso evolutivo.

Anche quando è necessario attraversare sentieri esistenziali ancora inesplorati e impervi.

La libertà non è agire impunemente tutto ciò che ci salta in mente, senza freni e senza inibizioni, ma ascoltare se stessi senza censure, accogliendo la propria verità qualsiasi essa sia.

Per conoscerla, per comprenderla e per evolverla.

Siamo veramente liberi soltanto quando ci assumiamo la responsabilità della Totalità di noi stessi.

In tutta la sua profonda e multiforme poliedricità.

Questo non vuol dire calpestare gli altri.

Significa, invece, comprendere che ognuno incarna un pezzetto della nostra complessità interiore.

E conduce al rispetto.

Per ogni creatura vivente.

Perché tutto, ma proprio tutto, ha diritto all’esistenza.

Anche ciò che non ci piace e che, per questo, ha bisogno di maggiore attenzione per trovare una collocazione armonica in quella molteplicità che chiamiamo vita e che è lo specchio del nostro mondo interiore.

Il possesso nasconde la pretesa di controllare l’oggetto delle nostre brame, senza comprenderne le peculiarità e senza affrontarne l’intima risonanza interiore.

In amore, il possesso tenta di oggettivare un sentire che può essere soltanto soggettivo, snaturandone l’autenticità in favore di bisogni infantili di controllo.

Il possesso vanifica l’amore, ma nella civiltà dell’usa e getta sembra che anche i sentimenti abbiano dovuto cedere il posto al profitto o al potere d’acquisto.

Così, oggi in molti pianificano la famiglia quasi fosse un bene di consumo.

Convinti che la determinazione e la volontà possano produrre i risultati emotivi necessari a far germogliare l’amore, certi di poter possedere le emozioni come se fossero un bene di consumo.

Tante famiglie nate in seguito a un’attenta pianificazione incontrano il limite della precarietà, perché l’amore studiato a tavolino non attecchisce.

Altre famiglie (meno razionali forse, ma più spontanee) si scoprono e si riconoscono come tali lungo il percorso della vita, in barba ai programmi di chi le compone e alle regole dei legislatori.

Queste famiglie resistono nel tempo, nutrite da un affetto spontaneo e da un desiderio di condivisione che sboccia nel cuore ogni giorno.

L’amore ha un potere di cambiamento e di trasformazione, preziosissimo.

È un’energia rivoluzionaria e trasformativa che ciclicamente dissolve gli equilibri interiori per crearne di nuovi e migliori.

Opporsi al suo processo evolutivo è doloroso e genera molte patologie.

Ma per seguire le norme della civiltà, ne abbiamo rinchiuso il potere dentro un contratto giuridico e così l’amore è stato vanificato.

Nel momento in cui si affronta il tema della separazione, è necessario interrogarsi sul significato profondo della parola AMORE e accoglierne in se stessi l’essenza trasformativa.

L’amore è rivoluzione e, a dispetto dei contratti legali e religiosi ci conduce inevitabilmente a incontrare la nostra realtà più intima, insegnandoci a comprendere i bisogni del partner insieme ai nostri.

Quando l’amore finisce e il cambiamento ci trascina verso nuovi lidi, è importante abbracciare il passaggio che la fine di una relazione porta con sé e accoglierne il valore.

Perché l’amore non ha mai fine, si trasforma ed evolve verso mete sempre più profonde.

Sapersi allontanare dopo aver percorso un tratto di vita insieme, celebra le profondità dell’amore e insegna il rispetto e l’autonomia.

Lungo la strada che dall’egoismo conduce alla libertà.

Carla Sale Musio

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Lug 28 2014

FIGLI… LIBERTA’ E POSSESSO

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I figli appartengono alla vita.

Non sono proprietà dei genitori.

Diventano grandi grazie a una madre e un padre, che ne rispondono e che li curano, ma non sono un loro possesso.

Sono persone.

E come tali devono sempre essere considerati.

Persino quando sono ancora così piccoli che sembra non comprendano nulla di ciò che accade .

Tutti i cuccioli hanno diritto all’ascolto, al rispetto e alla libertà.

Oltre che all’amore, alla protezione e all’attenzione necessaria per crescere.

Crediamo impropriamente che il nostro compito di genitori consista nell’indirizzare la prole verso le opportunità che ci sembrano più vantaggiose e ci dimentichiamo che i figli vengono al mondo per insegnarci un modo nuovo e diverso di interpretare la vita.

I bambini crescono osservando i comportamenti che mettiamo in atto giorno dopo giorno, e costruiscono le loro scelte imparando dai nostri sbagli e dai nostri valori.

Fino a dare forma a un loro personale modo di essere e di affrontare le difficoltà.

Quando nasce un cucciolo d’uomo, succede sempre che parenti e amici giochino a scoprire le somiglianze:

“E’ identico alla mamma!”

“Ha gli stessi occhi del babbo”

“Arriccia le labbra proprio come la nonna…”

Il bisogno di trovare un pezzetto di ciascuno in quella nuova e minuscola vita, nasconde una profonda verità.

Il neonato, infatti, mescola in sé i tratti somatici e caratteriali di ognuno, in un mix personale e affascinante, che tiene conto delle caratteristiche di entrambi e le modifica con una propria originale unicità.

Ogni figlio ha il compito di portare l’innovazione e il cambiamento nella realtà di chi si prende cura di lui.

Il desiderio di crescere un bambino racchiude un’esperienza avvincente e misteriosa, e regala ai genitori l’occasione per assistere a un modo nuovo di interpretare la vita.

Quando nasce un figlio, abbiamo la possibilità di avvicinarci al mistero dell’esistenza e di osservare una delle sue infinite possibilità ma, con il tempo, quel desiderio colmo di ammirazione e di curiosità, lascia il posto al dovere di accudirlo e proteggerlo dai pericoli, fino a farci dimenticare la missione di accoglienza, ascolto, apertura e indipendenza che caratterizza il mestiere di genitori.

Così quando il nostro cucciolo raggiunge finalmente l’età dell’autonomia e prova a spiccare il volo fuori dal nido, invece di sostenere il suo bisogno di libertà, incoraggiandolo a cimentarsi lungo le strade ancora inesplorate della vita, cerchiamo di indirizzarlo a seguire i percorsi che a noi sembrano giusti ma che, inevitabilmente, tradiscono il cammino innovativo che ogni esistenza è venuta a compiere nel mondo.

Troppo spesso ci dimentichiamo che educare significa aiutare una nuova vita a esprimere le sue scelte.

Come genitori sentiamo il bisogno di accudire i nostri piccoli e, nel tentativo di proteggerli dalle esperienze spiacevoli, spesso finiamo per imporre il nostro modo di pensare, perdendo l’opportunità di imparare la freschezza e la novità dalle loro decisioni.

Un atteggiamento educativo eccessivamente critico e severo inibisce l’espressione della creatività e nega ai figli la possibilità di apprendere dai propri errori.

La volontà e il carattere, infatti, si costruiscono proprio sulla possibilità di sbagliare e di cambiare, fino a conquistare i propri obiettivi seguendo strade diverse e ancora inesplorate.

In questo modo l’autostima e il senso di efficacia personale trovano il nutrimento adeguato e possono dispiegare il loro potere nella personalità e nella vita.

Suggerire il proprio punto di vista fa parte del dialogo che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra le generazioni ma, quando l’opinione dei genitori diventa un ostacolo, una minaccia, un ricatto o addirittura una negazione dell’affettività e della stima, i figli si trovano ad affrontare il mondo senza il sostegno emotivo della famiglia e sono costretti a compiere scelte innaturali.

Destreggiarsi tra le proprie aspirazioni e l’amore di papà e mamma, infatti, è un compito forzato e impossibile, che annienta la reciprocità e il dialogo e conduce in un labirinto di paure fino a nascondere la creatività dietro a una maschera, compiacente e patologica.

I genitori dovrebbero sempre coltivare in sé l’umiltà necessaria a imparare dai propri figli. 

Concedere la possibilità di perseguire i propri obiettivi è un atto d’amore e di rispetto imprescindibile e, chi prende su di sé il compito di crescere un’altra vita, non lo dovrebbe mai dimenticare.

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STORIE DI POSSESSO… E DI LIBERTA’!

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Federico passa tutto il suo tempo libero a studiare la fotografia, realizzando immagini che ottengono l’approvazione e la stima non solo degli amici ma anche di tanti professionisti del settore.

All’età di diciotto anni ha già partecipato ad alcune mostre e pubblicato dei lavori su riviste specializzate.

Dopo la maturità, grazie alla sua determinazione e al suo talento, ottiene una vantaggiosa proposta di lavoro e studio all’Istituto Europeo di Design di Milano.

I suoi sogni non potrebbero trovare un coronamento migliore e il giovane fotografo non sta nella pelle dall’entusiasmo ma, purtroppo, quando annuncia alla sua famiglia il desiderio di trasferirsi a Milano per continuare i suoi studi, lo accoglie una doccia gelata.

Suo padre, infatti, non vede di buon occhio il mestiere di fotografo, che considera aleatorio e poco redditizio, e cerca di dissuaderlo tagliando ogni genere di sostegno, sia economico che affettivo.

Nonostante il dispiacere per quell’opposizione, Federico decide comunque di partire, impegnandosi in tutti i modi per sostenersi autonomamente.

Dopo qualche tempo, però, la direzione dell’Istituto Europeo di Design gli fa sapere che la sola partecipazione alle lezioni non è sufficiente e che, per portare avanti gli studi con successo, è indispensabile una dedizione maggiore.

Federico non sa più cosa fare, studia e lavora per pagare le rate della scuola e le spese necessarie alla sopravvivenza, ma il suo impegno non basta!

E così, dopo un anno di sacrifici inutili, è costretto a rinunciare ai suoi progetti.

*  *  *

Carla si è iscritta alla facoltà di Economia e Commercio e nel corso del primo anno scolastico ha superato quattro esami.

Ultimamente, però, non riesce più a concentrarsi sui libri e passa le sue giornate a fantasticare, senza portare avanti lo studio.

Demoralizzata e delusa da quell’apatica negligenza, mi chiede un appuntamento e insieme approfondiamo le ragioni che l’hanno condotta alla scelta universitaria.

“Avrei tanto voluto fare Psicologia” mi confida sospirando “ma ai miei genitori non piaceva e non avrebbero mai acconsentito a pagarmi gli studi! Perciò ho dovuto scegliere tra: Medicina, Giurisprudenza ed Economia e Commercio.

Medicina mi sembrava troppo impegnativa, Giurisprudenza non la sentivo adatta al mio carattere e così ho optato per Economia e Commercio.”

*  *  *

Quando scopre che il marito ha una relazione con sua cognata, Elena chiede la separazione e, con i bambini, si trasferisce a vivere dai suoi genitori.

Dopo un lungo periodo di sofferenza, delusione e silenzio, però, decide di incontrare di nuovo il suo ex marito, nel tentativo di riuscire a comprendere il significato di quel tradimento.

Insieme piangono fiumi di lacrime, rivelandosi amarezze, speranze, dolori e fallimenti, e infine decidono di dare un’altra possibilità al loro rapporto, provando nuovamente a vivere insieme.

Informato della loro riconciliazione, però, il papà di Elena va su tutte le furie e impone alla figlia di chiudere immediatamente ogni relazione con il mostro che: “… ha disonorato la famiglia, infangato il suo onore e calpestato la dignità, tanto da non meritare più nemmeno il disprezzo!!!”

Elena tenta in ogni maniera di spiegargli che l’amore segue strade imprevedibili e che la testa a volte deve cedere le armi davanti ai sentimenti… tutto è inutile!!!

L’anziano signore spranga le porte di casa, rifiutandosi di vedere la figlia, il genero e anche i nipotini.

A nulla servono le preghiere accorate che tutti, compreso i bambini, gli rivolgono, nel tentativo di ammorbidire quella sua rigida presa di posizione.

Elena è costretta a scegliere tra la famiglia e il matrimonio.

E, per vivere insieme all’uomo che ama, dovrà rinunciare per sempre a frequentare suo padre.

*  *  *

Eugenio ha vinto un concorso alla A.S.L. grazie al quale è stato assunto a tempo indeterminato come dirigente sanitario.

Percepisce un ottimo stipendio e gode i tanti vantaggi del posto fisso ma, dopo dieci anni di servizio e dedizione, la gerarchia rigida della struttura pubblica comincia a stargli un po’ troppo stretta e il bisogno di seguire la propria visione della cura e della malattia lo spinge a chiedere le dimissioni per aprire uno studio tutto suo.

Durante un pranzo di famiglia racconta ai genitori la sua decisione di lasciare l’impiego pubblico.

“Sei un pazzo!!!” lo aggredisce suo padre.

“Non farlo, te ne pentirai amaramente!!!” rincara la dose sua madre.

L’uomo tenta inutilmente di spiegare le sue motivazioni… ma i genitori non lo lasciano parlare.

Nonostante abbia passato i quarant’anni, continuano a considerarlo un bambino.

Eugenio si deve rassegnare e, impotente davanti al loro bisogno compulsivo di fare i genitori, è costretto a disertare la casa paterna fino al giorno delle sue dimissioni.

Carla Sale Musio

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Giu 02 2014

AMORE O POSSESSO?

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Tante persone accarezzano il sogno di una relazione sentimentale fatta di ascolto, comprensione, attenzioni, solidarietà e supporto, nella certezza che un’esistenza senza sentimento sia sprecata, anche in mezzo al successo e alla ricchezza.

L’amore è l’espressione di una vita piena e ricca di valore.

Ma quando parliamo d’amore, non sempre ci riferiamo allo stesso concetto.

La parola amore possiede tante accezioni e capita spesso che pronunciandola si intendano cose diverse.

Chiamiamo amore il sentimento coinvolgente, carico di affetto e di empatia che proviamo verso un bambino.

E chiamiamo amore l’impulso passionale che ci spinge a desiderare una persona.

Nel linguaggio comune, l’amore esprime il trasporto e l’eccitazione ma anche la tenerezza.

Indica l’altruismo, la generosità, la comprensione e insieme la possessività, la gelosia o l’erotismo.

Questa molteplicità di significati crea confusione e fa sì che la parola amore denoti cose differenti secondo il contesto e il pensiero di chi la utilizza.

La cultura materialista, purtroppo, ha riempito l’amore di significati utilitaristici, perdendo di vista il sentimento  disinteressato, generoso e libero.

Così oggi, quando sogniamo di vivere l’amore… immaginiamo l’arrivo di qualcuno pronto a riempirci la vita di significato, piuttosto che uno stato d’animo disinteressato, generoso e libero, capace di bastare a se stesso.

Più che un dare, l’amore è diventato un prendere.

Pretendiamo reciprocità e devozione, come se fossero presupposti indispensabili.

Vogliamo essere amati e imponiamo le nostre condizioni, convinti di poterci sentire realizzati, soddisfatti e felici, solo contando su uno scambio che ci garantisca (almeno) la reciprocità.

Ma, quando esigiamo l’amore, armati di pretese, richieste, buoni principi e rivendicazioni, ci riferiamo davvero all’amore o piuttosto parliamo di possesso?

L’amore è un modo di essere, un impulso indomabile che parte dal cuore.

Il possesso invece: reclama, misura, sfrutta, usa, giudica e, infine, impone.

L’amore è l’antitesi del possesso.

Le sue caratteristiche di generosità e libertà, lo rendono un sentimento mal visto di questi tempi.

Nel tentativo di limitarne la portata sovversiva, è stato rivestito di dogmi religiosi e di significati utilitaristici, fino a trasformare la sua energia in una trappola di contratti, regole e doveri.

E’ per questo che oggi confondiamo l’amore col possesso.

Ma amore e possesso sono incompatibili per natura, e sovrapporli genera i drammi che, purtroppo, avvelenano tante storie… d’amore.

L’amore è.

Punto e basta.

Esiste a prescindere dalla volontà.

Cammina danzando con la libertà.

In questa nostra società malata di opportunismo e di avidità, però, tante persone inseguono l’amore per soddisfare il desiderio disperato di riempire un vuoto e dare significato alla propria vita.

Sono uomini e donne spaventati dalla profondità di se stessi, in fuga dalla solitudine e ansiosi di legarsi a qualcuno, nel tentativo di evitare l’ascolto del mondo interiore.

Queste persone scambiano il possesso con l’amore e stabiliscono contratti per incatenare le emozioni e garantirsi la reciprocità.

In questo modo coltivano la dipendenza, intrappolando se stessi e il partner in un’esistenza priva di libertà e di autonomia.

“L’amore è sacrificio…” affermano, convinti di aver trovato la ricetta contro la solitudine.

Ignorano che l’amore è generoso, rivoluzionario, indomabile, libero, capace di bastare a se stesso e di darsi con gioia, senza pretendere nulla in cambio.

Tutto il contrario del sacrificio.

L’amore è un rapimento affettivo.

Un bisogno dell’anima.

Tutto il resto è interesse, scambio, guadagno, conquista, sopraffazione… e delusione!

Volere qualcuno per essere amati o per amare, non ha niente a che fare con l’amore.

E’ piuttosto un egoismo che nasconde l’angoscia della solitudine e trascina dentro gabbie di doveri, regole e dipendenza.

Segnala il bisogno di delegare ad altri le responsabilità e le paure, e l’incapacità di vivere fino in fondo la propria autonomia.

M

STORIA D’AMORE… E STORIE DI POSSESSO

 

Lidia ama Ivan e vuole vivere con lui una storia d’amore.

Insieme giurano l’uno all’altra di amarsi in eterno e vivono momenti magici di tenerezza, coinvolgimento e passione.

Ma, dopo qualche tempo, Ivan sente che il sentimento dolce e pieno di desiderio che lo legava a Lidia si è trasformato in una simpatia, senza il trasporto e l’emozione di un tempo.

Lidia però non sopporta il cambiamento del suo compagno, e tenta con ogni mezzo di ritrovare il pathos dei primi giorni. 

La comprensione tra loro si fa difficile e, per evitare di alimentare in lei aspettative che non riesce più a soddisfare, Ivan decide di chiudere la relazione.

“Mi hai illuso! Sei un egoista e un insensibile! Dovresti vergognarti di te stesso!!! protesta Lidia, arrabbiata, ferita e offesa “Con te ho sprecato il mio amore, i miei sogni e il mio tempo!”

* * *

Anna mi chiede un appuntamento perché sta per sposarsi ma pensa soprattutto al modo di separarsi.

“Come mai si vuole sposare se non va d’accordo con il suo futuro marito?” le domando colpita dalla sua determinazione kamikaze.

“Perché non può farla franca in questo modo!” esclama Anna irritata, stringendo i pugni “Deve almeno passarmi gli alimenti! Io ho rinunciato ai miei anni migliori per stare con lui!!!”

* * *

Maddalena ha appena compiuto cinque anni e, per il suo compleanno, il ragazzo che abita di fronte le ha regalato un uccellino.

E’ un passerotto spaventato e la piccina lo tiene fermo grazie a una cordicella, legata a una zampetta, che gli impedisce di spiccare il volo.

Maddalena lo guarda incantata e, nel tentativo di addomesticarlo, gli porge delle molliche di pane e dell’acqua, che l’animaletto non degna di uno sguardo.

“Non puoi tenere un uccellino così, devi lasciarlo volare! Non vedi che vuole tornare dalla sua mamma?” la nonna la guarda dritto negli occhi.

“Ma io voglio che prima diventi mio amico!” protesta corrucciata la bambina.

“Diventerà tuo amico solo se lo lascerai libero. Gli amici non si tengono legati per una zampa!”

La piccola ha gli occhi lucidi, le piacciono tanto gli animali e quell’uccellino è il regalo più bello che abbia ricevuto!

Per tutto il pomeriggio cerca di non pensare alle parole della nonna ma intanto mille dubbi le frullano nella testa…

“Cosa dirà la mamma dell’uccellino, non vedendolo tornare nel nido quando è buio?”

“ Come farà a diventare grande se non mangia?”

“ Potrà vivere sempre legato?”

Quella notte Maddalena non riesce a dormire… ma la mattina dopo, appena scesa dal letto, libera d’impulso il passerotto fuori dalla finestra.

“Non tornerà più da me, vero, nonna?”

“Verrà a posarsi sull’albero che c’è di fronte a casa e si ricorderà per sempre che tu gli hai voluto bene. Così bene da lasciarlo andare!”

Carla Sale Musio

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RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO DI AVERE UN CUORE!

L’AMORE VIVE CON NONCURANZA

VOGLIO FARMI UNA FAMIGLIA!

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